Inpratica. Noterelle sulla cultura (II)

“Molto spesso, parlando con cinquanta-sessantenni italiani appartenenti alla cosiddetta “classe creativa” e intellettuale, ho come l’impressione che la realtà per loro effettivamente non esista”. L’affondo, l’ennesimo, di Christian Caliandro nella rubrica Inpratica.

Olivier Assayas, Apres May (2012)

Mentre osservava, il ciclo completò il suo corso.
Gli alberi germogliavano dai semi e si elevavano
verso il cielo, portando con sé la malattia e succhiandone
dell’altra dal suolo, e così crescevano e deperivano
nello stesso tempo, contorti, rachitici e malformati.
Morivano, cadevano, si trasformavano in concime e
terriccio, e i radioisotopi si insinuavano nelle nuove piante.

Michael Swanwick, Il tempo dei mutanti (1985)


Oceani di tristezza
. La qualità di questo presente italiano: desolazione, scarsità, diminuzione di opportunità, grigio, durezza, disumanità, stupidità sono ciò che lo rendono tanto interessante e importante. (Il costo dei parcheggi, nelle città e nelle località di vacanza, è stato ed è un chiaro segno di protervia, e di mancanza di immaginazione: il risultato – prevedibilissimo per chiunque fosse un pochino meno ottuso degli amministratori – è la fuga da quei medesimi luoghi. Devo pagare per il privilegio di “sostare” nel vostro paese, nelle vostre strade? Benissimo, non ci vengo più.)

Conflitto generazionale. In questa fase, i sessantenni si sono chiusi a riccio – ancora più di prima, se possibile – nei loro privilegi e nelle loro attività. È per questo che la soluzione creativa individuata da più parti, soprattutto in ambito letterario, nella “claustrofilia” rappresenta di fatto un’ideologia della resa, la declinazione più recente, XXI secolo, della resa totale e incondizionata: è in definitiva il punto di vista di neo-quarantenni che adottano con orgoglio, che assumono con consapevolezza lo statuto di prigionieri psichici. Prigionieri generazionali. Solo che questa estenuazione, questa adozione molto sofisticata degli spazi concentrazionari italiani, materiali e immateriali, non è soddisfacente nell’ottica dello scontro. Naturalmente, costituisce l’ennesima rimozione del conflitto generazionale: un conto è riconoscere nella crisi la propria casa attuale, abitare il disagio e scoprirne i lati inediti, le qualità nuove che sostanziano il presente; un altro conto, affatto diverso, è accettare in tutto e per tutto, come date e immodificabili, le condizioni che ci sono state imposte non da un destino crudele, ma proprio dalle generazioni precedenti – condizioni nostre che continuano ad alimentare e sostenere la loro posizione ancora dominante.

Italiane le più amate! Cartone della pizza
Italiane le più amate! Cartone della pizza

Le donne e gli uomini protagonisti della lunga stagione contestataria (che in Italia, sebbene in forma crepuscolare e assai mutevole, dura oltre la metà degli anni settanta), superata la soglia della maturità hanno più o meno consapevolmente castrato i propri figli, vigilando sulle loro aspirazioni e complicando il loro raggiungimento, anche a livello economico, di una reale emancipazione. Dal loro punto di vista noi saremo giovani per sempre. Nostro malgrado, pur invecchiando naturalmente come tutti gli uomini e le donne prima di noi, ci mancherà il privilegio della maturità” (Alessandro Bertante, Contro il ’68, 2007). Declinare lo scontro e non evitarlo: altrimenti, la cultura italiana come produzione e come fruizione continuerà ad essere, per propria esclusiva responsabilità, una pura e semplice “decorazione” del disagio collettivo, e una complicata giustificazione dell’ingiustizia compiuta e che si compie continuamente.

Pier Paolo Pasolini, Porcile (1969)
Pier Paolo Pasolini, Porcile (1969)

Un aspetto correlato e complementare. Molto spesso, parlando con cinquanta-sessantenni italiani appartenenti alla cosiddetta “classe creativa” e intellettuale, ho come l’impressione che la realtà per loro effettivamente non esista, perché si sono abituati molto presto a rimuoverla. Mi spiego meglio. Non sono affatto interessati ai processi in atto nei territori dell’arte e della cultura, pur occupandosi nominalmente di arte e di cultura. Il punto è che una trasformazione così importante come quella avvenuta nei cervelli delle persone nel corso degli ultimi venti-trent’anni, che ha avuto un impatto determinante anche sullo scenario dell’arte contemporanea, sul senso stesso del fare arte e del fare storia e critica d’arte, viene sostanzialmente liquidata, esclusa dallo sguardo perché troppo “rivoltante” o al massimo compressa in narrazioni di comodo, autoassolutorie e ipersemplificate. Dagli stessi, poi (è bene dirlo, anche se è ovvio), che hanno partecipato attivamente a questa stessa mutazione, configurandone e legittimandone i caratteri fondamentali. Si dà il caso che questo stesso processo storico giudicato troppo “rivoltante” sia la radice del presente: conoscerlo e indagarlo significa banalmente conoscere e indagare noi stessi. Porsi “fuori” da tutto questo – ammesso che sia possibile: e non lo è – significa invece non capire nulla, e addirittura amare la prospettiva di non capire nulla.

Christian Caliandro

 

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • Walter Bortolossi

    ? ?

    • angelov

      e a quei due ganci hai appeso i tuoi dubbi?
      capisco…è inevitabile quando ci si addentra in questioni irrisolvibili.
      Dal canto mio, penso che l’articolo tenti di affrontare un tema molto cruciale della nostra cultura: lo scontro generazionale, che si protrae da parecchie generazioni; una chiave di volta per tentare di capire la nostra società così polarizzata in conflitti e satura di contraddizioni.

      • Walter Bortolossi

        Essendo nato nel 1961 non mi riconosco nella descrizione.
        Di chi si parla? Chi si frequenta? Poi magari ci puó essere qualcuno
        che é in conflitto generazionale con la propria generazione, o no?
        Forse le generazioni non sono eserciti compatti e forse la differenza di generazioni é una differenza derivata piuttosto che una differenza
        fondamentale.

        • angelov

          Nel flusso del trascorrere del tempo, per la cui descrizione, può essere presa in prestito la metafora delle acque, non vi sono entità viventi fisse, se non quelle apparentemente inorganiche, come le pietre e le rocce. E forse le generazioni si susseguono come le onde, con le loro risacche che lasciano sulla spiaggia i detriti del loro lavorio. Quindi: mari da poco a molto mossi, in funzione delle perturbazioni che interessano quell’area in particolare, in quel determinato momento; e guardare il cielo per sapere quello che sta accadendo, è come interrogare la storia ed averne una muta risposta.

        • christian caliandro

          e certo: ancora devo trovarlo un baby-boomer italiano che si riconosca spontaneamente nella descrizione.

          • Luca Rossi

            Io ho reagito a questa “descrizione” generale da tempi non sospetti (ho in mano un mio articolo del 2009 che parla di queste cose uscito su FLAH ART ITALIA) e mi tendono a massacrare tutti. Ma lentamente stiamo procedendo e credo che molte cose siano cambiate dal 2009….

          • Walter Bortolossi

            Ma scusa cosa significa baby boomer?
            Se intendi gli anni del boom economico italiano
            I miei genitori erano emigranti e il boom non l’hanno
            visto di certo.

  • LUCA ROSSI

    Ciao Christian, (chissà poi perchè con l’H)

    hai ragione, condivido, e ne scrivo da almeno 5 anni ovunque. La famosa Nonni Genitori Foundation è un ammortizzatore deregolamentato e fasullo, che crea più danni che altro. Presto uscirà su questa rivista la quarta puntata della mia ricognizione sull’arte italiana. Ed emerge ancora un quadro desolante, dove il remix del passato sembra una forma retorica per essere accettati e pagati in un paese per vecchi. Significativo. Ma che fare? Io sto facendo eccome, ma faccio fatica a collaborare con altri, anche con te. Questa per una forma di ostracismo o di rimozione.
    Il fare non può più prescindere da tre anime: critica (quello che facciamo, ma non basta più ripetere sempre le stesse cose), linguaggio (una via alternativa per risolvere e prendere consapevolezza del presente), un nuovo approccio all’education (su cui sono impegnato da 2-3 anni con Enrico Morsiani) per il pubblico e per i creativi. Education non significa spiegare e insegnare l’arte, ma creare le condizioni per vedere e apprezzare le cose. Ho come l’impressione che siamo come nel libro di Saramago, pensiamo di vedere ma non stiamo vedendo, prolungando un calvario infinito; esattamente come nel libro dove il virus che rende ciechi determina condizioni di vita terribili. Scriviamoci, parliamo, cerchiamo di fare qualcosa di concreto.

    Grazie
    Luca Rossi

  • Roberto Scala

    Dimostrazioni fatti storie tutto e possibile nell’arte contemporanea viva la fotografia alla faccia della pittura R. Scala con le ali