Il pasticcio del museo della Shoah a Roma

Addio al progetto di Villa Torlonia. Il Comune di Roma è alla ricerca di un altro spazio per allestire il Museo in fretta e furia e celebrare, a Gennaio 2015, il 70esimo anniversario della liberazione di Auschwitz. In barba a spese già sostenute e dieci anni di promesse.

Rendering del Museo della Shoah di Roma

Su i dubbi, le opportunità, le lungaggini e le contraddizioni che riguardano la realizzazione del Museo Nazionale della Shoah di Roma avevamo già detto la nostra un anno fa. Ora la situazione sembra essere arrivata all’epilogo più amaro. Il Museo Nazionale della Shoah di Roma non si farà.
Almeno non così come era stato pensato dagli architetti Luca Zevi e Giorgio Maria Tamburini al fianco di Villa Torlonia, già residenza di Benito Mussolini. Da giorni si rincorrono diverse ipotesi su quale sarà la nuova sede ma una cosa è certa, vista la volontà di inaugurare il museo per il 70esimo anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz – il 27 gennaio 2015 – non ci sono i tempi per realizzare un edificio ex novo. La decisione sarebbe – il condizionale è d’obbligo visto che l’assessore ai lavori pubblici di Roma Paolo Masini e quello alla cultura Giovanna Marinelli non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali – di realizzare solo un grande allestimento all’interno di una struttura esistente. Allestimento, peraltro, progettato da chi non è dato sapere. Accreditate indiscrezioni giornalistiche parlano con certezza del Palazzo Mostra dell’Arte Moderna all’Eur, che oggi ospita il centro commerciale in via di chiusura White Gallery, ma nulla è stato ancora confermato ufficialmente.
Si tratta, manco a dirlo, dell’ennesimo spreco dei fondi pubblici, tipicamente italiano. Eppure il progetto, dal 2006 quando l’allora sindaco Veltroni ne propose la realizzazione, sembrava essere finalmente arrivato a una svolta. I terreni erano stati acquistati dal Comune per 15 milioni di euro (pagati con permute e compensazioni, ma pur sempre pagati) e la gara d’appalto per l’aggiudicazione dei lavori era stata avviata a maggio del 2013. Si stava aspettando solo di conoscere il nome dell’impresa vincitrice per procedere alla posa della prima pietra. Ma dall’insediamento della giunta Marino l’iter (già andato piuttosto lento durante tutta la sindacatura Alemanno) si arena e, a fine Agosto scorso, sui quotidiani nazionali escono le prime voci.

Rendering del Museo della Shoah di Roma
Rendering del Museo della Shoah di Roma

Sembrerebbe che l’assessore ai lavori pubblici di Roma si sia attivato per trovare un’alternativa al museo di Villa Torlonia spinto dalle forti pressioni della comunità ebraica. Da più parti era stata espressa la volontà di avere uno spazio commemorativo entro il 70esimo anniversario della liberazione di Auschwitz che ricorrerà tra poco più di un anno. Costi quel che costi (e chissà cosa avrà da dirne la Corte dei Conti, alla quale qualcuno ha già minacciato di ricorrere). Con l’obbiettivo di avere, all’inaugurazione, qualcuno dei superstiti dei campi di sterminio ancora invita.
Ma già in molti si sono mobilitati. Tra questi l’In/Arch, Istituto nazionale di Architettura, ha lanciato una petizione su change.org per chiedere al sindaco Ignazio Marino di mantenere le promesse e realizzare il museo così come era stato concepito e progettato. E per celebrare adeguatamente propongono “una solenne cerimonia di posa della prima pietra in quella data e, contemporaneamente, l’inaugurazione di una sede provvisoria del museo che possa ospitare un’esposizione temporanea dei materiali raccolti, fino alla conclusione dei lavori dell’edificio definitivo.”

Pianta del Museo della Shoah di Roma
Pianta del Museo della Shoah di Roma

Certo è che tutta questa fretta, sorta solo ora, sembra sospetta.
Perché non pensarci prima? Il Settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz era noto. Si sarebbero potuti evitare quasi dieci anni di rinvii e ritardi. O forse ci si è resi conto che la realizzazione di un museo ex novo sarebbe andata per le lunghe protraendo quel senso di frustrazione già esasperato da tutti gli anni passati senza risultati? Il sospetto che le lungaggini siano servite per arrivare a questa conclusione c’è. E forse, dopo tutte le critiche, si è preferito scegliere il male minore. L’operazione non ci convinceva in toto, soprattutto perché non scaturita da un concorso internazionale, ma farle fare questa fine, a questo punto della sua gestazione, è la cosa peggiore che si potesse immaginare. Si dilapidano risorse pubbliche, si lascia un’area ormai di proprietà comunale in abbandono (senza nessun progetto alternativo), si priva la città di una nuova architettura contemporanea. E pensare che la Fondazione che doveva gestire il museo (e che forse gestirà anche l’allestimento nella nuova sede? Chissà) ha la sagoma dell’edificio progettato da Zevi&Tamburini perfino nel logo…

Zaira Magliozzi e Massimiliano Tonelli

http://www.museodellashoah.it

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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.
  • Marco

    Dove sarebbe lo spreco di risorse pubbliche? Facendo il museo all’Eur (a costo zero, per il comune e i cittadini, e nel triplo dello spazio previsto) si risparmierebbero, intanto, i 20 milioni tenuti fuori dal patto di stabilità, che tornerebbero allo stato. I 15 milioni del terreno non sono stati sborsati da nessuno: rientrano nelle compensazioni di accordi fatti con Lamaro (nell’area, per esempio, si potrebbe costruire un parco giochi, un asilo, una biblioteca comunale, etc.). Con le risorse risparmiate, inoltre, si potrebbe investire sull’allestimento (i costi di quest’ultimo non erano ancora stati preventivati nel progetto di villa Torolonia). Se quell’obrobrio di Zevi è una forma di “nuova architettura contemporanea” io sono Buffalo Bill. Informatevi prima di scrivere sotto dettatura.

    • Zaira Magliozzi

      Caro Marco,

      si fidi, ci siamo informati. Questo è il nostro lavoro. E non comprende lo scrivere sotto dettatura.

      Riguardo alla sua obiezione se uno spreco di risorse pubbliche ci sia stato o meno le rispondo così:

      – sono circa dieci anni che il Comune è al lavoro su questo progetto. Impossibile pensare che chi ci lavori abbia fatto tutto gratuitamente.

      – sono da considerare una serie di operazioni già effettuate che hanno previsto anche qui un esborso: la redazione e lo sviluppo del progetto, i sondaggi geologici, quelli archeologici e non ultimo tutta l’organizzazione relativa all’impostazione della gara d’appalto integrato per l’aggiudicazione della progettazione esecutiva e la costruzione dell’edificio. Tutte cose che gravano sempre sulle casse del Comune.

      – per l’acquisto del terreno è vero che non c’è stato un esborso diretto ma è pur sempre stata una permuta immobiliare del valore di 15 milioni di euro. Senza contare che per quell’area è stata contestualmente approvata anche una variante urbanistica che prevede la realizzazione esclusiva di quel tipo di museo. Sarà quindi impossibile (come auspica lei) realizzare un parco giochi o un asilo.

      Se non è uno spreco di risorse questo.

      • Domenico Lussu

        forse non ho capito bene ma lei sta dicendo che zevi e tamburini hanno preso dei soldi dal comune di roma anche se non è stato fatto nessun bando? mi sembra che tutte queste spese che lei cita arrivino con difficoltà ai 30 milioni di euro che si sarebbero spesi per la sola costruzione del cubo

      • Marco

        Mi scusi ma la motivazione della variante mi sembra assolutamente pretestuosa: fatta una variante se ne fa un’altra, non vedo la difficoltà nel prevedere quello spazio a un’attività diversa da un museo. Lei ha la certezza che questa operazione non è possibile e l’area è destinata all'”abbandono”? Mi sembra molto strano.

        Per decidere diversamente, il Comune avrà fatto i suoi calcoli, mettendo sul piatto eventuali penali da pagare contro i 25 milioni previsti dalla costruzione dell’edificio di villa Torlonia (lo ricordo, escluse spese di allestimento). Mi sembra che ancora non ci siano dichiarazioni ufficiali da parte degli interessati (in questi giorni parlano in tanti, ma nessuno con cognizione di causa): aspetterei i dettagli ufficiali dell’operazione per esprimere giudizi così netti, come avete fatto in questo articolo.

        Un’ultima cosa: far leva sugli sprechi, in questo momento, è davvero un colpo basso, soprattutto se non si fa riferimento a dati certi o informazioni ufficiali. Piuttosto, ragionerei se il museo di Zevi è a livello architettonico, strutturale, memoriale, un museo giusto o sbagliato per Roma, per l’Italia.

  • andyw

    scusate ma fate pace col cervello un anno fa avete pubblicato questo articolo qua sotto contro il progetto di villa torlonia dove parlavate di 21 milioni “sperperati”

    http://www.artribune.com/2013/10/perche-spendere-decine-di-milioni-per-edificare-un-museo-della-shoah-nel-quasi-fallito-comune-di-roma-quando-lo-stato-italiano-sta-realizzando-un-medesimo-museo-a-ferrara-gia-perche/

    dimenticando la differenza tra un museo dell’ebraismo e un museo della shoah (uno finanziato dallo stato e un altro dal comune)!!!

    • Massimiliano Tonelli

      A conferma della onestà intellettuale: siamo sempre stati piuttosto scettici, se non contrari, a questo progetto. Ma ci sembra assurdo il modo con cui è stato derubricato. Eppure ci appare di averlo spiegato con chiarezza, no? Fateci sapere e precisiamo meglio.

  • Osservatore critico

    Francamente sono stato sempre contrario a un simile mostruoso progetto, ma ho paura di esprimere la mia opinione e vorrei per questo mantenere l’anomato e non risponderò a probabili repliche. Ho sempre pensato che intanto la scelta di Villa Torlonia, dove Mussolini ha abitato curando la villa, fosse un “dispetto” a Mussolini morto, ce da vivo aveva peraltro avuto un ottimo rapporto con gli ebrei, prima del 1938… In un’epoca in cui si dice cemento zero i signori architetti mi vanno a deturpare una villa storica con un assoluto obbrorio architettonico… Quei 15 o 150 milioni possono avere migliore destinazione a beneficio dei romani, ad esempio realizzando il Parco del Tevere… Mi rendo conto che esiste una lobby fortissima e irresistibile che impone tutto questo… Ma credo che oltre allo spreco di denaro pubblico vi sarà poi un ulteriore incremento dell’edilizia carceraria, considerando le migliaia di persone che nella sola Germania vengono incarcerate per meri reati di opinione… Non vedo nessuno utilità pedagogica e memoriale in un simile museo, dove io metterei una sezione sulla Nakba, a ricordo delle ricadute medio-orientali di un simile ideologia… Non è un caso che i sostenitori di una simile violenza siano anche i sostenitori del ddl Amati, con il quale si vuole affossare il chiaro dettato dell’art. 21 della costituzione sulla libertà di pensiero e di espressione… Un simile Museo è la pietra tombale di ogni rediduo di libertà di pensiero… Ma chissà quante ancora ne dovremo vedere e mi chiedo fino a quando…