Istituti Italiani di Cultura. Qui Berlino

Italiani in Germania, italiani a confronto con una delle capitali mondiali dell’arte contemporanea. Come si promuove la cultura di un Paese come il nostro in una città come Berlino? Ce lo racconta Aldo Venturelli, direttore dell’Istituto di Cultura, mentre prosegue la nostra indagine sugli Istituti Italiani di Cultura.

Istituto Italiano di Cultura, Berlino
Istituto Italiano di Cultura, Berlino

Cosa significa promuovere la cultura italiana all’estero? Chi è il target di riferimento e attraverso quali azioni opera l’IIC?
Promuovere la cultura all’estero significa a mio e nostro avviso innanzitutto riuscire a comunicare con il pubblico “estero” elementi specifici della cultura italiana. Certamente questa comunicazione può altresì coinvolgere e raggiungere anche la nostra comunità italiana residente all’estero. Nel caso specifico di Berlino, si tratta di individuare le possibilità esistenti – e con i mezzi disponibili – di comunicazione culturale e interculturale in una situazione di altissima competitività. Si calcola infatti che ogni sera a Berlino vengano organizzate circa 1.500 manifestazioni “culturali”, pur dando a questo termine un’accezione molto vasta. Questo significa ricercare collaborazioni e individuare le possibili aree e tematiche d’interesse. Questa comunicazione avviene in diversi settori e in diverse forme: letture, mostre, proiezioni cinematografiche, concerti, performance ecc.

Quali sono gli obiettivi?
L’obiettivo principale è evidentemente destare interesse per l’Italia, la sua lingua e la sua cultura, o mantenere realmente desto tale interesse, nella consapevolezza che in una situazione di competitività globale nulla deve essere dato per scontato e definitivamente acquisito. In particolare, è fondamentale mostrare che l’Italia e la sua cultura non sono solo “passato”, ma che proprio attraverso il loro rapporto aperto e fecondo con la tradizione riescono a mantenere un dialogo costruttivo con il presente e il futuro. Una caratterizzazione fortemente europea dell’azione culturale italiana all’estero è fondamentale per raggiungere tale scopo.

Istituto Italiano di Cultura, Berlino
Istituto Italiano di Cultura, Berlino

Com’è  vista l’Italia dalla Germania? La reputazione italiana sta fronteggiando il momento di decadenza? Come questo influisce sul vostro lavoro?
Proprio perché si vive in una situazione di altissima competitività globale, la reputazione e la ricezione di un Paese all’”estero” non può in alcun modo essere considerata come un dato stabile, e tanto meno unitario. Questa ricezione è sempre molto articolata e differenziata, quindi critiche all’Italia devono essere sempre previste, e non di rado riguardano aspetti non ritenuti determinanti nel nostro Paese. Una maggiore attenzione verso l’Italia senza predeterminazioni esclusivamente negative può essere riscontrata in questi ultimi mesi. Innegabilmente l’Italia non appare in una situazione di crescita o di sviluppo, quindi è necessario tentare di mostrare gli elementi di dinamismo, di vitalità, di ricambio generazionale e di qualità che comunque esistono nella società, senza per questo cadere nei facili miti di una presunta “creatività” specifica solamente per l’Italia.

In che modo l’arte contemporanea rientra nei vostri programmi, considerando che Berlino è una delle città più interessanti e competitive sulla scena dell’arte?
Sosteniamo o organizziamo mostre di arte contemporanea, abbiamo collaborato strettamente con l’Ambasciata per la realizzazione negli anni scorsi di un progetto triennale – It/aliens – che ha avuto una vasta eco internazionale e ha dato vita anche ad altre recenti iniziative. Non bisogna però dimenticare la capacità di pianificazione a lungo termine che contraddistingue la scena artistica e culturale berlinese: di fronte a questa capacità, la realtà italiana si dimostra in genere – anche in questo settore – eccessivamente frammentata e non attrezzata per un’azione coordinata e programmata nel corso degli anni.

Istituto Italiano di Cultura, Berlino
Istituto Italiano di Cultura, Berlino

Su quali risorse economiche contate per portare avanti il vostro lavoro? 
Certamente le risorse sono diminuite rispetto al passato, ma fortunatamente non sono ulteriormente diminuite dopo la crisi del 2011. Innegabilmente, queste risorse non rendono possibili progetti di grande dimensione, ma l’”occupazione” capillare e quotidiana di tutte le forme di collaborazione possibili e di tutti gli spazi d’intervento continua a rendere possibile un’attenzione e un interesse del variegato e articolatissimo – oltre che sofisticato – pubblico berlinese verso la cultura italiana.

 

Santa Nastro

 

www.iic-berlino.de

 

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Cortese Santa, fra i modelli che tanto ammiro ci sono sicuramente gli istituti svizzeri sparsi per il mondo nell’ambito delle arti fanno tantissimo, mentre non conosco bene quello che fanno quelli italiani, esiste una programmazione, sai qualcosa? grazie

    • Santa Nastro

      Ciao doattime, dipende da quali istituti intendi. Sono tantissimi, sparsi in tutto il mondo e ognuno di loro ha una programmazione diversa. In questi articoli di primo piano stiamo cercando di raccontare quelli che anche per programmazione (ma non solo) ci sembrano più rilevanti. Fammi sapere come posso aiutarti e sarò felice di darti maggiori informazioni

      • Volevo capire se esisteva un coordinamento unico, ma da quando segnali penso che ognuno lavori in modo indipendente, grazie d.o)

        • Marco Enrico Giacomelli

          Proprio la necessità di fare networking fra i nostri IIC è il tema di un editoriale pubblicato un paio di numeri fa su Artribune Magazine. Ahinoi, per ora nulla pare essersi mosso in questo senso…