Incantare il mondo, ancora una volta. Una mostra d’architettura a Parigi

Fino al 6 ottobre, alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi, i vincitori del Global Award for Sustainable Architecture presentano oltre 200 progetti. Un’esposizione-manifesto, per “réenchanter le monde”.

Réenchanter le monde, formula coniata da Bernard Stiegler, significa letteralmente “re-incantare il mondo”, apportare nuovi contenuti a una situazione di stallo; titola anche l’esposizione-manifesto, patrocinata dalla RATP e concepita dai quaranta vincitori del Global Award for Sustainable Architecture. L’ampio lavoro di cernita e raccolta sfocia nell’allestimento di più di 200 progetti, di ottima fattura e qualità; non mancano certo i contenuti, e sei le priorità a cui dare una risposta: Il mondo globale è veramente diventato piatto?; Acqua, aria, terra, risorse vitali; L’abitazione per tutti: una priorità dappertutto; Architettura, tecniche e società; Utopie per aprire gli orizzonti.
Ed ecco la lettura in filigrana di un’epoca di transizione in cui questioni afferenti alle sperequazioni sociali, all’aumento demografico, ai consumi energetici e alle politiche territoriali, portano a interrogarsi su ruolo e pertinenza dell’architettura contemporanea.
Una domanda primeggia fra tutte: quello occidentale è l’unico modello di sviluppo? Come non reagire ad esso attraverso l’utilizzo del riciclo e della memoria, in virtù di quel genius loci che tanto contrasta con l’alienazione dei luoghi e la proposizione di stampo modernista di un’omologazione di linguaggio ed attribuzione di spazi tipologici data? Nei progetti presentati, non in tutti, si vorrebbe ritornare, per parafrasare, a un regionalismo critico framptonianoe a un rapporto con la natura più conciliante, passando attraverso concetti un po’ meno filosofici come l’anti-globalizzazione e l’ecologismo.
Ricerca e sperimentazione trovano luoghi deputati in workshop, atelier d’artigiani e nuovi metodi intrapresi per uno sviluppo delle città e del territorio in senso lato, partecipativo e concertato con le istituzioni, e meglio ancora, con il tessuto sociale hic et nunc: è il caso del progetto di Boulogne-sur-Mer redatto da Patrick Bouchain, in cui gli utenti partecipano attivamente alla progettazione della propria abitazione.

Resorption of a bidonville of 100 families, Alejandro Aravena, Elemental Iquique, Chile, 2004 © Elemental Chile

Resorption of a bidonville of 100 families, Alejandro Aravena, Elemental Iquique, Chile, 2004 © Elemental Chile

Visioni utopiche o meravigliose scenografie, ipotesi velleitarie di nuovi sviluppi possibili, autoreferenziali e comunicative, non possono più bastare: oggi l’impegno è fondamentale e denota apertura verso mezzi e fini che attingono tanto a nuove conoscenze quanto a quelle più radicate, all’insegna di un’eco-architettura umanista; tra i progetti esposti significativo è l’Istituto di Ricerca sulla Foresta e la Natura di Stefan Behnisch.
Indagando sulla condizione urbana e umana, ci si interroga sulla possibilità di conciliazione tra la sfera pubblica e quella privata, versus l’estensione della città precaria, vista come un impoverimento culturale, economico e sociale. Le dinamiche dovute ai flussi migratori possono bene porsi come scommesse per l’arricchimento contestuale di tessuti da essi coinvolti attraverso forme di micro-sviluppo ed iniziative comunitarie.
I cantieri di frontiera messicani, la rivisitazione del concetto di container abitativi, l’autogestione della domanda abitativa rispetto alla reale offerta, possono ben altresì essere associati ai fenomeni di riconversione di vecchie fabbriche e industrie, in voga nell’ultimo decennio in Europa, per farne veri e propri incubatori di mixité; un esempio tra tanti è la Savonnerie Heymansdi MDV Architecture. Nonché le risorse a disposizione o la concezione di un paesaggio progettato e disegnato a misura e scala umane, vedasi i progetti di Phillippe Samyn – la cui cupola che riprende la geodetica diBuckminster Fuller–e dei Troppo Architects.
Fino ad arrivare alla domanda: come far sì che un’abitazione per tutti diventi una priorità dappertutto? L’architetto cileno Alejandro Aravena, con Elemental,risponde col concetto di riassorbimento delle bidonville, ossia con una co-progettazione che vede protagonisti gli utenti a cui sono destinati gli interventi e il progettista stesso. Riprende genialmente l’idea della “cabanne primitive”: dando infatti forma alla scatola, e mettendo in moto l’estetica “mano a mano”, punta su un’architettura come processo creativo, fatto di mille interazioni.

Una maquette di studio di progetto – Claudia Brivio

Una maquette di studio di progetto – Claudia Brivio

Dunque nessun progetto blasonato o ecletticamente scelto. Differentemente da quanto proposto dalla Biennale di quest’anno – in cui analisi e ricerca mirano alla riformulazione dei fondamenti che costituiscono il linguaggio architettonico, o a riflessioni onnicomprensive sull’assorbimento della modernità – qui ci si interroga su un ruolo, dando evidenza a problematiche pregnanti, se non pressanti, da affrontare nell’immediato. A scapito tuttavia – probabilmente per vastità e varietà di contenuti – di una ricerca più profonda e formale, come principio ispiratore.

Claudia Brivio

Parigi // fino al 6 ottobre 2014
Réenchanter le monde. Architecture, ville, transitions
CITE DE L’ARCHITECTURE ET DU PATRIMOINE
1 place du Trocadéro
+33 (0)1 58515200
www.citechaillot.fr

 

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Claudia Brivio

Claudia Brivio

Claudia Brivio si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 2004. Da anni lavora come progettista e designer viaggiando tra Milano, Londra e Parigi. Da sempre appassionata di arte contemporanea e fotografia, intenta nuovi punti d’incontro tra la…

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