Castello di Sammezzano. Un tesoro nascosto a due passi da Firenze

Sulla cima di una collina nella località di Leccio, in provincia di Firenze, sorge un castello dalla storia e dall’architettura tutta particolare e non abbastanza conosciuta. Qui è stato girato di recente l’ultimo film di Matteo Garrone, dal titolo “Tale of Tales” con Salma Hayek e Vincent Cassel (sulla base del libro “Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille di Giambattista Basile”), e parte della fiction su Oriana Fallaci interpretata da Vittoria Puccini, mentre Massimo Listri ha concepito qui invece un libro fotografico composto di immagini degli straordinari interni di Sammezzano. Che ora giace nel quasi totale abbandono…

Castello di Sammezzano

Il Castello di Sammezzano fu progettato così come lo vediamo ancora oggi dal marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona tra il 1853 e il 1889. Fedele sostenitore della causa nazionale, Ferdinando, animato da un carattere notoriamente non facile, fece di quella che ai tempi di Cosimo I dei Medici era una tenuta di caccia il suo piccolo regno: progettò, finanziò e realizzò l’intera struttura (tutti i materiali furono creati “in loco” con mano d’opera locale adeguatamente istruita, costruendo persino una fornace per cuocere le ceramiche all’interno del parco), ispirandosi a una vasta serie di stili che ebbe modo di conoscere solo attraverso le sue letture (pare infatti che non ebbe modo di viaggiare fuori dai confini nazionali). Deluso dalla politica, e dall’atteggiamento dei fiorentini del suo tempo, decise di ritirarsi in questo mondo di propria creazione, attorniato da un parco di grandi sequoie e piante rare (oltre ad essere architetto, bibliofilo e imprenditore, può essere considerato anche un esperto di botanica). All’interno del palazzo ha disseminato messaggi e parole rivolte ai pochi visitatori ammessi, come la celebre iscrizione “Non plus ultra”, con riferimento all’unicità e all’originalità di questo tesoro dell’umanità, che dopo essere appartenuto al marchese divenne una struttura alberghiera poi abbandonata nel 1990.

Castello di Sammezzano
Castello di Sammezzano

Nel 1999 il Castello fu acquistato da una società inglese, che non si è occupata adeguatamente della preservazione di questo capolavoro architettonico. Le sale, ognuna diversa dall’altra e decorata con scrupolo e fantasia sopraffini, sono state spesso depredate da intrusi, in quanto il Castello non viene tutelato da nessun tipo di sistema di sicurezza. Gli unici che si sono interessati veramente di Sammezzano negli ultimi tempi sono i componenti del Comitato FPXO che, con a capo Massimo Sottani, in attesa di un’opera di recupero e valorizzazione da parte di qualche investitore si occupano delle aperture straordinarie al pubblico in rare occasioni programmate, a cui accorrono persone da tutta Italia e non solo, al fine di ammirare lo splendore e la magnificenza dei colori e delle forme di questa location da sogno.
Mi vergogno a dirlo, ma è vero, l’Italia è in mano a ladri, meretrici e sensali, ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato”. Questo dice un’altra delle iscrizioni volute dal marchese, riproponendo pensieri attualissimi che ispirano riflessioni paragonabili a quelle sulla politica odierna. Il talento visionario di Ferdinando trovò una scappatoia al suo personale scontento guardando all’Oriente e rievocando fisicamente atmosfere da mille e una notte, in cui rifugiarsi al riparo dalle frustrazioni scaturite dal presente. Tanti altri ancora i significati a carattere mistico insiti nei colori e nelle forme fantasmagoriche del castello, affiancati da messaggi d’una incredibile modernità: funzione edificante della bellezza e dell’architettura, rivendicazione della libertà e della dignità dell’uomo, e persino spiritualità e religione sono istanze che vengono prese in esame nelle magnifiche stanze del castello.

Castello di Saraceni – Abandoned Castle from Mike Ruebesam on Vimeo.

Di incommensurabile bellezza sono la Sale dei Gigli, quella degli Amanti, quella delle Stalattiti, quella degli Specchi, quella dei Pavoni. Entrando in ognuno di questi ambienti lo spettatore viene rapito da un’atmosfera di volta in volta peculiare, vuoi per la luce cangiante, vuoi per le iridescenze delle volte, vuoi per il candore immacolato e la perfezione matematica dei singoli elementi architettonici che si intersecano in un delirio di soluzioni mai visto altrove in Italia.
Insomma, avere la possibilità di visitare questo castello costituisce un vero e proprio privilegio ora come ora (la prossima visita guidata sarà possibile solo a ottobre). Magnifico sarebbe invece se questo potesse divenire di patrimonio pubblico, cosicché tutti avessero la possibilità di conoscere il genio del marchese e vivere un’esperienza da favola, contribuendo con il proprio aiuto economico alla sopravvivenza nel tempo di un luogo che adesso giace abbandonato, senza elettricità né acqua corrente. In attesa che questo evento si compia, godetevi un video che vi farà visitare le stanze nascoste di Sammezzano da casa vostra.

Diana Di Nuzzo

http://www.sammezzano.org/

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.