Un archivio in viaggio. Vico Magistretti all’Istituto di Cultura di Los Angeles

Sta facendo il giro del mondo attraverso gli Istituti Italiani di Cultura. È la mostra dedicata a Vico Magistretti e al suo archivio. Una eccellenza del made in Italy che ora è a Los Angeles, pronta a ripartire per Atene e Tirana.

Vico Magistretti, crediti Archivio Studio Magistretti - Fondazione Magistretti

Alla domanda “quale oggetto vorrebbe aver progettato”, una volta Vico Magistretti (Milano, 1920-2006) rispose: “L’ombrello. Per la semplicità dell’ombrello, il niente dell’ombrello, la tensione dell’ombrello”. Ha uno stile pulito ed essenziale, il segno di Magistretti, convinto sostenitore del concept design: un design cioè talmente minimale e ancorato alla funzione da poter essere “comunicato al telefono”, come diceva lui stesso.
Vinse il Compasso d’Oro per tre progetti: le lampade Eclisse (Artemide, 1967) e Atollo (Oluce 1977), il divano Maralunga (Cassina, 1973). Di Eclisse, composta da tre semisfere, Magistretti racconta che si ispirò alle lanterne cieche dei minatori e dei ladri: “Quella che si vede in certi film, come ‘I miserabili’, con una candela dietro uno schermo che si apre e si chiude”.
Tutti e tre questi esemplari, insieme ad altri famosi prototipi come quello per la sedia Selene (Artemide 1969), sono in mostra presso l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, che fino al 31 luglio ospita nella propria sede Vico Magistretti: A Traveling Archive. Si tratta di un’esposizione itinerante progettata dalla Fondazione studio museo Vico Magistretti, basata sui materiali d’archivio e organizzata in collaborazione con alcuni Istituti Italiani di Cultura. Dopo Parigi, Berlino, Los Angeles e San Francisco, prossime tappe nel 2014 saranno Atene e Tirana.

Vico Magistretti in mostra a Los Angeles - Photo Gloria Novi
Vico Magistretti in mostra a Los Angeles – Photo Gloria Novi

Questa mostra nasce per raccontare la storia di progetti e prodotti attraverso il fil rouge del rapporto professionale e personale di Vico Magistretti con le aziende che hanno intrecciato il proprio successo con il suo”, sottolinea Rosanna Pavoni, direttore scientifico della Fondazione. Curatore on-site della mostra a Los Angeles è invece Ilaria Mazzoleni, architetto e docente presso il Southern California Insitute of Architecture, che racconta come è nata l’idea di ricostruire nella mostra lo studio di Magistretti, a partire dalla scrivania fino alla vista su Milano che godeva dalla sue finestre. La Milano dove nacque nel 1920, dove si era formato e per la quale progettò diverse architetture (tra cui la Torre al Parco in via Revere, 1953-56; il palazzo per uffici in corso Europa, 1955-57; l’edificio di piazzale Aquileia, 1962-64). “Per cinque anni ho portato un gruppo di studenti dello SCI-Arc in Italia, alla scoperta del made in Italy nello spirito ‘dal cucchiaio alla città’”, spiega Mazzoleni. “Ho pensato quindi che per questa mostra sarebbe stato bello coinvolgere il territorio nella storia del prodotto di Vico Magistretti. Milano quindi è stata rappresentata con una grande mappa che aiuta a contestualizzare anche la ricca produzione architettonica di Magistretti”. Progetti, prototipi, appunti e frammenti di vita familiare sono collocati perciò in relazione al lavoro quotidiano del designer.

Vico Magistretti, crediti Archivio Studio Magistretti - Fondazione Magistretti
Vico Magistretti, crediti Archivio Studio Magistretti – Fondazione Magistretti

Un pezzo di storia dell’Italian Design fa dunque mostra di sé a Los Angeles, dove in verità è molto apprezzato. Dal 17 settembre fino a gennaio 2015, infatti, questa mostra sarà ospitata dal Pacific Design Center di West Hollywood, prestigioso centro di arte e design internazionali.
Quale sia il segreto di una formula di successo che dagli Anni Sessanta si dimostra vincente ancora oggi, lo si comprende dalle parole di chi ha vissuto quell’avventura in prima persona: “L’Italian Design è nato per il fatto che, evento unico al mondo, in Italia c’è stato un incontro tra i produttori e noi. Una collaborazione veramente di lavoro, che voleva dire fare insieme il lavoro: poter discutere insieme all’origine del progetto”, ricorda Magistretti. Senza dimenticare che a Milano in quel periodo c’era una forte struttura costituita da piccoli artigiani “che sono stati preziosissimi, perché hanno consentito a noi di fare, non dico con le nostre mani, ma con le loro, i nostri modelli, capendo se potevano uscire dallo stampo oppure no”. Gli fa eco Enzo Mari, che in una recente intervista svela come il design italiano in realtà sia stato inventato dagli artigiani meridionali, che producevano gli oggetti essenziali per i contadini e che poi “hanno perso il lavoro a causa dell’inurbamento e della diffusione della tecnologia”.

Emanuela Termine

Los Angeles // fino al 31 luglio 2014
Vico Magistretti – A Traveling Archive
a cura di Rosanna Pavoni e Ilaria Mazzoleni
ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA
1023 Hilgard Avenue
+1 (0)310 4433250
www.iiclosangeles.esteri.it

 

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Emanuela Termine
Emanuela Termine (Roma, 1978) è storica dell’arte e curatrice. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sulle relazioni fra arte e architettura in Italia tra gli Anni Cinquanta e Settanta. Fino al 2013 è stata responsabile della segreteria organizzativa presso la Fondazione Bruno Zevi. Dal 2006 è curatrice senior presso Sala 1 Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, a Roma. Nel 2012 ha curato il progetto “Lingua Mamma”, vincitore del concorso "Arte, Patrimonio e Diritti Umani", indetto da Connecting Cultures con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.