Tradizioni, queste sconosciute. Mostre di fine anno a New York

Ridefinire l’idea di tradizione. Parte da questa premessa l’annuale show di “accademici” della National Academy. Dal nostro corrispondente a New York.

Mae Carrie Weems - Italian Dreams

La prima accademia che la storia dell’umanità ricorda è la scuola filosofica di Platone, fondata nel 387 a.C. Diffusasi in tutto il mondo nei successivi 25 secoli, la nozione di accademia e il suo modo di operare si trova ad affrontare il guado storico attuale, quello dell’inizio di una nuova era, testimone di trasformazioni radicali in ogni area produttiva, compresa quella artistica.
Quali sono oggi per un’accademia le regole da tramandare fedelmente, quelle da assorbire e integrare alle novità tecniche offerte dal presente? Quali quelle da catalogare come obsolete e da non più perpetuare sui banchi di scuola, ma casomai da celebrare consapevolmente dentro spazi museali? In particolare, di quale struttura organizzativa un’accademia consacrata all’arte dovrebbe dotarsi per implementare i tumultuosi quanto continui cambiamenti dei sistemi di comunicazione? Per sapersi difendere, ma anche dirigere dall’invasione tecnologica che l’essere umano sta vivendo in ogni sua interazione sociale?
Cosciente di questi interrogativi e di una nuova quanto in costante rapida trasformazione realtà sociale, la National Academy di New York, insieme alla propria comunità di artisti, architetti, educatori e studenti, ha inaugurato l’annuale mostra dei propri accademici.
L’Annuale, nata 188 anni fa, è ricordata come una delle prime vetrine dell’arte americana contemporanea. Creata dai fondatori Samuel F.B. Morse, Thomas Cole, e Asher Brown Durand, la mostra è stata per molti anni il principale sbocco per artisti e architetti americani.

Beverly Pepper- Homage
Beverly Pepper- Homage

Se l’aumento dell’offerta espositiva di New York ha frammentato in diversi momenti e luoghi della città la possibilità per artisti e architetti di trovare il proprio riconoscimento, l’Annuale della National Academy resta comunque un punto di riferimento per i frequentatori della miglia dei musei e continua a essere un’importante rassegna dedicata all’arte contemporanea americana.
L’Annuale, quest’anno dedicata al concetto di tradizione, riesce a fregiarsi di opere principali di Jack Youngerman, Jessica Stokeholder e Whitfield Lovell per un percorso capace di aprire pagine di storia dell’arte americana e rimandi alla storia di integrazione sociale e di crescita urbana del Paese a stelle a strisce. L’Annuale 2014 ha anche sancito l’esordio come nuovo direttore dell’italiano Maurizio Pellegrin, che ha scelto come co-curatore della mostra il connazionale Filippo Fossati.
Scegliere come focus la ridefinizione del concetto di tradizione significa per un’accademia dalla storia secolare enfatizzare la necessità di dialogo fra vecchie e ultime regole di produzione artistica; offrire nuove direzioni attraverso le quali ripercorrere la storia recente dell’arte contemporanea americana e – perché no? – un anno zero dal quale generare una struttura flessibile capace di autoaggiornarsi attraverso le più attuali novità tecnologiche e saper interpretare e guidare i nuovi modelli di società, quindi di arte, di moda e di design.

Alessandro Berni

New York // fino al 14 settembre 2014
NATIONAL ACADEMY
The Annual 2014: Redefining Tradition
a cura di Maurizio Pellegrin e Filippo Fossati
1083 Fifth Avenue at 89th Street
+1 (0)212 3694880
[email protected]
www.nationalacademy.org

 

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  • nintendo

    tecnologia e creativita’. con una stampante 3d siamo tutti scultori. con instangram siamo tutti fotografi. ogni brufoloso programmatore della silicon valley e’ un potenziale michelangelo. o mi sbaglio io?