Michele Trimarchi intervista Paola Ugolini. Dalla mostra di Chittrovanu Mazumdar al destino del Macro

Va in scena al Macro di Roma la mostra di Chittrovanu Mazumdar, artista indiano con base a Parigi. A curare la mostra c’è Paola Ugolini, qui in conversazione con l’economista della cultura Michele Trimarchi. Due chiacchiere sulla mostra, sull’arte indiana e sul futuro (incerto) del museo romano.

Chittrovanu Mazumdar - And what is left unsaid…
Chittrovanu Mazumdar - And what is left unsaid…

Buio pesto. Si cammina con circospezione in mezzo a scatole nere che evocano i nostri giocattoli di latta, i robot di tante guerre stellari, il caos metropolitano. Prima in modo sommesso, quasi sornione, poi sempre più visibilmente, le pieghe metalliche di questi strani scatoloni urbani rivelano strisce di luce densa, immagini appena percettibili, forme sempre più chiare. E suoni, anch’essi quasi suggeriti. Superata la prima soglia una distesa di cornici nere che contengono immagini gelatinose e morbide, sulla parete una sorta di tavola con una sequenza di luci, un po’ arredo urbano un po’ laboratorio scientifico. Infine, pareti narrative che invitano a girare lo sguardo mescolando percezioni sincretiche. Chittrovanu Mazumdar (Parigi, 1956; vive a Calcutta) espone al Macro sotto il titolo evocativo And what is left unsaid… Abbiamo intervistato la curatrice della mostra, Paola Ugolini.

Le parole non dette sono importanti, nascondono e talvolta rivelano idee, visioni, forse speranze. Gli antichi dicevano: “Fai che la tua ciotola non sia mai piena delle cose belle che non hai detto”. Ogni volta che si dipana la lotta tra parola e silenzio si forgiano le relazioni. Che cosa impariamo?
And what is left unsaid… è il titolo che Chittrovanu Mazumdar ed io abbiamo scelto per questa sua prima personale italiana. Le tre grandi installazioni che compongono il percorso espositivo si riferiscono proprio al non detto, a tutte quelle parole che – per timore, vergogna o mancanza di tempo – non diciamo e che, inevitabilmente, si trasformano in macigni in grado di paralizzarci non solo mentalmente ma anche fisicamente. Il non espresso, il non comunicato è una pietra che pesa sull’anima, è come un amore clandestino passionale e proibito che magari si vorrebbe urlare ma che per decoro si deve tacere.

Chittrovanu Mazumdar - And what is left unsaid…
Chittrovanu Mazumdar – And what is left unsaid…

Tutto il lavoro di Mazumdar è giocato sull’offrirsi e il nascondersi, ed è proprio l’amore il protagonista della prima installazione, Nightskin, in cui lo spettatore è invitato a diventare un “voyeur” per poter interagire con i monoliti di ferro nero che nascondono mondi segreti e anime delicate, i bisbigli che si odono nella scultura in cui si può entrare sono frammenti di un discorso amoroso rubato, ritagliato e regalato alle orecchie di chi ha la pazienza di voler ascoltare. Il lavoro più esteticamente “europeo” è certamente Manifesto,ovvero il libro di piombo che non si può sfogliare appoggiato sul lungo tavolo bianco della seconda sala a sinistra. È una sorta di percorso psicanalitico formalizzato in opera. Pagine illeggibili di cera, ferro e piombo raccontano l’elaborazione del lutto per la morte della madre avvenuta a Parigi mente l’artista si trovava a Calcutta. Quando le parole non dette diventano cosi pesanti da non poterle neanche scrivere e quando i pensieri repressi sono troppi, l’angoscia diventa parte di noi e questo passaggio viene raccontato dalle immagini della videoproiezione finale che con i suoi quattro schermi avvolge lo spettatore in un’esperienza incredibilmente immersiva.

In che punto dell’azione creativa di Mazumdar ci troviamo? Che cosa possiamo aspettarci nei prossimi anni?
Chittrovanu Mazumdar è un artista mid-career che con questi ultimi lavori presentati a Roma ha dato dimostrazione di una grande maturità espressiva. Sono certa che il suo lavoro continuerà seguendo questo filone di ricerca in cui l’opera viene formalizzata in maniera altamente scenografica per far vivere allo spettatore un’esperienza estetica totalizzante, in cui il suono e la luce sono elementi integranti del lavoro.

Chittrovanu Mazumdar - And what is left unsaid…
Chittrovanu Mazumdar – And what is left unsaid…

Il tema dell’evocazione delicata, talvolta sorniona e altre volte drammatica, stabilisce fili e dialoghi con altri artisti. C’è un milieu creativo al quale questa visione euro-indiana fa riferimento, e in che modo?
Mazumdar è nato a Parigi da madre francese ma ha sempre vissuto fra la realtà rurale di Agia e il caos metropolitano di Calcutta; il milieu culturale e creativo in cui è cresciuto è la sua famiglia cosmopolita e coltissima con un padre artista, una madre appassionata di letteratura francese e vari zii scrittori e poeti. Esteticamente il suo lavoro non può che essere totalmente indiano, con il tripudio barocco di stoffe, luci e suoni, ma tutto questo filtrato dalla conoscenza della cultura occidentale e in particolare di quella francese. Certamente un artista occidentale di riferimento è il parigino Jean Jacques Lebel, intellettuale, poeta visivo, direttore del Festival di Polyfonix al Beauburg e raffinato collezionista di arte erotica con il quale Mazumdar condivide la passione per i temi legati alla sfera della sessualità, che nelle sue opere è però solamente suggerita ma che in realtà è molto presente: basti pensare alla scultura con la campana che corona l’installazione delle “hanging boxes rosse”, che quando comincia a suonare e vibrare ha un andamento sonoro dal pianissimo al fortissimo simile a un liberatorio e potente orgasmo.

In che modo il pubblico del Macro digerisce la mostra e il suo orientamento? Il sistema artistico romano ne trae suggestioni?
Purtroppo non posso rispondere con precisione a questa domanda perché al momento ho solo dei riscontri personali, ovvero persone che sono venute all’opening e ne sono rimaste entusiaste. So che c’è molta gente che la va a vedere e i vari gruppi di amici, collezionisti e addetti ai lavori che ho guidato io all’interno dell’esposizione hanno reagito molto positivamente. Soprattutto è molto piaciuto il video finale a quattro proiettori. Spero che il sistema artistico romano ne possa trarre suggestioni, anche se in questo momento molti addetti ai lavori non sono venuti a vedere la mostra al Macro come segno di protesta nei confronti della insensata gestione del museo da parte dell’amministrazione comunale.

Chittrovanu Mazumdar - And what is left unsaid…
Chittrovanu Mazumdar – And what is left unsaid…

Inevitabile guardare al periodo corrusco e paradossalmente paludoso che il Macro sta attraversando. Se venisse la fatina buona, che cosa potremmo chiederle?
La fatina buona, se venisse, dovrebbe far sparire l’attuale sindaco, che in più di un anno di mandato ha brillato per incompetenza e miopia. Al suo posto desidererei un politico dotato di cultura e buon senso, che possa valorizzare l’immenso patrimonio culturale del Comune di Roma. Il Macro ha bisogno di un direttore scientificamente all’altezza con un mandato per lo meno quinquennale, in modo da poter attirare sponsor privati e pubblici.
Il Macro, un museo eccellente pagato con i nostri soldi, non può essere abbandonato a se stesso, non può e non deve diventare un luogo dove fare mostre i cui costi sono coperti in partenza. Ho cercato, nonostante le tante difficoltà, di realizzare una grande mostra internazionale in un museo morente sperando di dare una mano, ma non credo sia servito a nulla, anzi forse è stato peggio, perché probabilmente il sindaco adesso si sentirà autorizzato a pensare che un museo può andare avanti anche solo grazie a improvvise botte di fortuna.

 

Michele Trimarchi

 

Roma // fino al 20 settembre 2014
Chittrovanu Mazumdar – And what is left unsaid…
a cura di Paola Ugolini
MACRO
Via Nizza 138
06 671070400
[email protected]
www.museomacro.org