Manifesta 10: San Pietroburgo alla ribalta

Sede dell’impero e della rivoluzione, luogo dove è avvenuto uno degli assedi più atroci della Seconda guerra mondiale, oggi capitale del turismo in Russia, San Pietroburgo è anche il tema dell’edizione di Manifesta che si è aperta il 28 giugno scorso. Dopo gli updates in tempo reale durante i giorni d’inaugurazione, la recensione a mente fredda dalla nostra inviata Antonella Crippa.

Lara Favaretto all'Hermitage

Per Manifesta 10, la città intera di San Pietroburgo, e in particolare il Museo dell’Ermitage, ospita le opere di una cinquantina di artisti di diverse generazioni. Alcuni lavori saranno visibili ogni giorno. Altri vedranno la luce per un istante, due ore, un weekend, fino al 31 ottobre, quando la mostra chiuderà. In modo più o meno diretto, in quasi tutti si rintraccia un legame con la storia, la cultura e la situazione attuale, tanto da far credere al visitatore di essere stato dotato di app turistica. Una app bella e poetica, ad alta concentrazione di metafore.
Si entra, ad esempio, nel Palazzo dello Stato Maggiore, inaugurato per l’occasione dopo la recentissima ristrutturazione fatta per ospitare giganti. Nella corte coperta è allestito lo spettacolare Abschlag di Thomas Hirschhorn. La facciata interna dell’edificio è trasformata in una rovina di polistirolo e scotch (la firma dell’artista svizzero). Il grigio e il marrone dominanti non possono che ricordare l’architettura brutalista sovietica che si trova ancora in molte strade della città. Là integra, qui collassata.
In una sala precedente sono allestiti i video di Elena Kovylina che allinea uomini e donne facendoli salire su sgabelli di altezze diverse. L’artista li forza a prendere una posizione che esalta il potere e la forma collettiva e non rispetta le individualità. Qualche metro dopo ci si ritrova nei cunicoli dell’Ermitage ricostruiti da Erick van Lieshout. Il lavoro ospita i gatti del museo, introdotti dall’imperatrice Elisabetta e morti o mangiati durante l’assedio. Oggi popolano di nuovo i sotterranei e l’olandese ha costruito per loro confortevoli tane dove rimanere nascosti per allestire esposizioni segrete.
In mostra ci sono opere astratte, come quella di Olivier Mosset. Secondo il curatore Kaspar König, la loro presenza è centrale, poiché il movimento moderno nasce dall’avanguardia russa di Wassily Kandinsky e Kazimir Malevic.

L'intervento di van Lieshout a San Pietroburgo
L’intervento di van Lieshout a San Pietroburgo

Dominante la presenza femminile, soprattutto quella delle artiste guerriere, da Louise Bourgeois a Lara Favaretto. Sono loro ad aver avuto il coraggio di entrare nelle sale intoccabili del Palazzo d’Inverno con la loro eleganza declinata in musica, cemento, acquerello, portando tra i busti antichi questioni di genere e la difesa dei diritti civili.
Il contingente di artisti provenienti dalla Russia, dai Paesi dell’Europa dell’Est e dalle ex Repubbliche socialiste è folto sia nella mostra principale, sia nel Public Program curato da Joanna Warsza. Alcuni più noti di altri in Occidente, si sono installati nel centro e nelle frange della città. Pavel Braila ha trovato spazio alla Stazione Vitebski. Al Razliv Museum, Ilya Orlov & Natasha Kraevskaya hanno allestito le “avventure dell’ideologia sovietica nel periodo post sovietico”.
La mostra principale termina con il riallestimento di una celebre opera di Joseph BeuysWirtschaftswerte del 1980, di proprietà dello S.M.A.K di Ghent. Su scaffali metallici sono allineati prodotti provenienti dall’Est, all’epoca introvabili, e alle pareti dipinti della collezione del museo realizzati negli anni della vita di Karl Marx.

L'omaggio di Manifesta a Joseph Beuys
L’omaggio di Manifesta a Joseph Beuys

L’apertura di Manifesta 10 è un successo per Mikhail Pietrovsky, direttore generale dell’Ermitage, che l’ha accolta e voluta. Hedwig Fijen, la direttrice della Fondazione Manifesta, finanziata dal Programma Cultura, ne ha fatto un avamposto delle migliori intenzioni dell’Europa.
L’unico pericolo che la biennale nomade corre è quello di essere usata per il “turismo del dissenso”. Gli amanti dell’arte siano avvisati: partecipare agli eventi o guardare le opere solo alla ricerca di dichiarazioni politiche è riduttivo. Performance e opere d’arte vanno percepite con tutti i sensi all’erta. Manifesta non è un manifesto.

Antonella Crippa

San Pietroburgo // fino al 31 ottobre 2014
Manifesta 10
a cura di Kaspar König
THE STATE HERMITAGE MUSEUM
2 Dvortsovaya Ploshchad
+7 (0)812 4161303
[email protected]
www.manifesta10.org
www.hermitagemuseum.org

 

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Ha una formazione come storica dell’arte: ha frequentato la facoltà di Conservazione dei beni culturali a Viterbo e la Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta). Successivamente, ha intrapreso l’attività di esperta di arte moderna e contemporanea, lavorando anche come valutatrice di progetti europei. Da otto anni è responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale è anche membro del consiglio di amministrazione. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.