Made in Italy. Passando per Hong Kong

Continua la nostra carrellata per Istituti Italiani di Cultura all’estero. Questa volta vi portiamo a Hong Kong, parlando con il direttore dell’Istituto, Matteo Fazzi. Arte, contemporaneità, tradizione e risorse, temi chiave ormai per tutti. Non senza cercare di capire com’è l’Italia vista da Hong Kong.

Sbandieratori italiani a Hong Kong

Cosa significa per voi promuovere la cultura italiana all’estero? Chi è il vostro target di riferimento e attraverso quali azioni operate?
Quello di rappresentare l’Italia e la sua cultura all’estero può sembrare a prima vista il mestiere più semplice e gratificante del mondo. In realtà il nostro lavoro, che pure affrontiamo con grande entusiasmo, non è privo di difficoltà: il patrimonio culturale del nostro Paese è sterminato, ma le risorse per promuoverlo sono molto limitate. I nostri colleghi francesi, solo per fare un esempio, hanno personale e mezzi decine di volte superiori ai nostri. Questo non ci impedisce di svolgere un’attività molto intensa: organizziamo numerose manifestazioni culturali e abbiamo proficui rapporti di collaborazione con le principali istituzioni culturali di Hong Kong. Il nostro target, ovviamente, è costituito soprattutto dalla popolazione locale.

Quali sono gli obiettivi?
L’obiettivo che perseguiamo è quello di far conoscere gli aspetti meno noti dell’Italia di oggi. Il nostro Paese è apprezzato per la moda, il design, il vino, la cucina, ma in altri settori l’immagine dell’Italia è più legata al passato (l’Opera per la musica, il Neorealismo per il cinema ecc.). La nostra sfida è quella di presentare, accanto al patrimonio culturale “tradizionale”,  le eccellenze culturali legate alla contemporaneità.

Com’è l’Italia vista dal vostro Paese?
Ci troviamo in una realtà geograficamente e culturalmente molto lontana dalla nostra: l’Italia gode generalmente di una buona immagine, ma è difficile andare oltre una percezione superficiale, legata a quegli stereotipi (talvolta anche positivi) che alludono alla creatività e allo stile di vita popolo italiano, e far capire realmente quale sia la ricchezza e la diversità artistica del nostro Paese. Da un punto di vista personale vedo che i media riflettono l’immagine di un Paese in crisi (anche di identità), ma che dispone delle forze e delle risorse per risollevarsi.

Andy Lau
Andy Lau


Credete che la reputazione italiana stia fronteggiando un momento di decadenza? Se sì, come questo influisce sul vostro lavoro?
La nostra immagine certo rischia di appannarsi, e il nostro lavoro consiste proprio nel cercare di evitare che ciò accada. In un mondo globalizzato il prestigio internazionale di un Paese è molto importante, e noi dovremmo fare di tutto per affermare la potenziale leadership culturale dell’Italia. Purtroppo, al di là dei proclami ufficiali, la politica estera italiana (e soprattutto la cosiddetta “diplomazia culturale”) continua a subire tagli: gli Istituti Italiani di Cultura vengono chiusi e il personale ridotto.

In che modo rientra l’arte contemporanea nei vostri programmi?
Questo Istituto non dispone di sale per eventi espositivi, essendo costituito da un piccolo ufficio all’interno del Consolato Generale, nel quale lavorano solo due persone. Il fatto che Hong Kong per l’arte contemporanea rappresenti essenzialmente un mercato limita ulteriormente la nostra capacità d’azione. Se i musei pubblici sono pochi, e principalmente focalizzati sull’arte cinese, esistono numerosissime gallerie private, che legittimamente sono interessate soprattutto alla commercializzazione delle opere d’arte, mentre il nostro ruolo consiste nel lavorare su progetti culturali. In ogni modo talvolta collaboriamo con le gallerie che rappresentano artisti italiani, offriamo il nostro patrocinio istituzionale alle loro mostre e talvolta ospitiamo alcune opere all’interno della sede del Consolato Generale.

Su quali risorse economiche contate per portare avanti il vostro lavoro?
Riceviamo un budget dal Ministero degli Affari Esteri, con il quale però dobbiamo coprire sia la promozione culturale che le spese di gestione della sede, anche se per una struttura molto leggera come la nostra  queste ultime sono ridotte al minimo. Su alcuni progetti riusciamo raccogliere delle sponsorizzazioni, anche se onestamente devo dire che riceviamo maggiore sostegno dai locali che non dalle imprese italiane in loco.

Santa Nastro

http://www.iichongkong.esteri.it/IIC_HongKong

 

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.