La letteratura è elettronica. Ecco cosa sarà il festival OLE.01

Nell’ambito del Forum Universale delle Culture di Napoli, l’artista Lello Masucci presenta OLE.01, il primo festival internazionale di letteratura elettronica. Che si svolgerà dal 1° al 31 ottobre in diversi luoghi della città di Napoli e dintorni.

Napoli

Nel libro La galassia Gutenberg (1962), Marshall Mcluhan poneva l’accento sull’importanza dei media nella storia umana. I digital media condizionano oggi ogni ambito dell’esistenza, dal pubblico al privato sino a toccare la sfera dell’intimo. La letteratura, interprete del rapporto tra realtà e individuo, non è rimasta indifferente a tale cambiamento. Dagli Anni Novanta nascono produzioni letterarie che si affidano al computer come loro strumento di produzione, distribuzione e fruizione. L’artista Lello Masucci (Napoli, 1948), direttore artistico di OLE – Officina di Letteratura Elettronica, ricercatore nel campo delle nuove tecnologie, presenta a Napoli OLE.01, il primo festival internazionale di letteratura elettronica, teso a promuovere la conoscenza di tutte quelle espressioni artistiche in cui è il medium a essere il messaggio: letteratura elettronica, installazioni video e audio, videopoesie, scultura del suono, digital music, poesie digitali interattive ecc. Il contenuto dell’opera è costituito dalla natura stessa dello strumento che ne organizza la fruizione. Summa del progetto sarà l’apertura di uno spazio di creazione per aspiranti autori e artisti, un’officina creativa collocata all’interno del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli.
Ad approfondire il progetto con Artribune è lo stesso Masucci.

Il Maschio Angioino
Il Maschio Angioino

La letteratura ha sempre avuto la capacità di mediare e rendere interpretabile il rapporto tra l’uomo e la contemporaneità. Con l’avvento delle tecnologie nasce e si sviluppa, dagli Anni Novanta, la letteratura elettronica, creata e fruita attraverso un medium digitale: letteratura generativa, ipertesto, cybertesto, database fiction sono alcuni esempi. La tecnologia e i software permeano la realtà e influenzano il modo di percepirla. Nonostante la letteratura elettronica sia ampiamente diffusa, in Italia è ancora pressoché sconosciuta. A cosa attribuisce questa quasi totale assenza?
L’Italia ha il più gran numero di opere d’arte del resto del mondo messo insieme. La nostra storia culturale è stata un vero e proprio crogiuolo, un athanor capace di inglobare e ri-creare culture sparse un po’ dovunque nel mondo. Un tale primato doveva per forza di cose pagare uno scotto alla modernità e al contemporaneo. Le nostre università non hanno saputo, e forse non hanno voluto per paura del nuovo, affrontare con la dovuta forza e competenza le sfide che le tecnologie e il digitale hanno posto già dalla seconda metà del Novecento. Inoltre un nuovo e più pernicioso analfabetismo dilania il tessuto sociale italiano principalmente nelle generazioni più vecchie: la completa incapacità di usare i computer e le reti di computer crea una ignoranza dei sistemi di comunicazione più attuali. Ma anche tra i giovani, a causa dell’analfabetismo dei professori, si ha una competenza superficiale dei linguaggi elettronici e digitali tale da non permettere nemmeno a costoro di poter gestire in maniera completa e autonoma le molteplici opportunità che essi offrono.

La sua ricerca artistica indaga sin dagli esordi le potenzialità espressive delle tecnologie digitali, con particolare interesse per i computer e internet, per approdare all’affermazione di una valenza estetica della comunicazione prodotta dei new media. L’idea di creare un festival di letteratura elettronica può essere considerata come un’estensione della sua ricerca?
Certamente. L’OLE.01 Festival Internazionale della Letteratura Elettronica è una creazione che nasce dall’OLE – Officina di Letteratura Elettronica che è una mia creatura, nata perché in Italia non c’è una struttura capace di occuparsi sistematicamente di ricerca in questo campo, che sembrerebbe di nicchia e invece comprende tutta una serie di  opportunità lavorative che vanno dall’editoria, alla progettazione della comunicazione, alla web tv, alla realizzazione di prodotti in svariati materiali attraverso stampanti 3d ed altre infinite possibilità che potrebbero essere considerate, nel loro insieme, la vera possibile conversione industriale da operare nel contemporaneo. L’OLE dunque è uno spazio incubatore di molteplici ricerche molte delle quali mi hanno visto in prima linea. Oggi, come giustamente dice Mario Costa, l’artista è diventato un ricercatore estetico. E per questo la sua funzione è anche didattica e politica. Le nuove tecnologie sono alla base della progettazione sociale, politica ed estetica dei rapporti interpersonali tra gruppi di persone anche di diversa etnia.

Napoli
Napoli

Il termine “officina” mi porta alla mente la straordinaria figura di Bruno Munari e il suo modo di concepire la vita come un laboratorio ludico e creativo, in cui inventare e sperimentare sono gli elementi fondanti. Come immagina la sua officina per giovani artisti?  Qual è il suo luogo di designazione?
Esiste un progetto, peraltro già presentato al Comune di Napoli, che illustra quello che io chiamo il Palazzo dell’OLE e che è una struttura polifunzionale che prevede spazi per la didattica, per la ricerca, per la conservazione e per l’esposizione. Il progetto interessa parte del Real Albergo dei Poveri, che nell’idea del Comune di Napoli dovrebbe diventare, una volta ristrutturato, la Città dei Giovani.

Il tema del festival è Memoria del futuro: conoscere le proprie radici per progettare il futuro comune, uno dei soggetti del Forum delle Culture. In questo presente apparentemente senza futuro, la parola “memoria” sembra perdere consistenza, eppure la letteratura è di per sé produttrice di memorie. L’uomo conserva elementi del passato per costruire con le sue tracce un orizzonte di progetto, un’ipotesi di futuro. Come pensa di affrontare il tema dell’obsolescenza essendo il suo ambizioso progetto basato sull’uso delle tecnologie?
L’obsolescenza delle tecnologie è un problema legato fortemente a sistemi proprietari che lavorano per la leadership sul mercato di quei prodotti. Ma se guardassimo ad un mondo diverso, basato sull’open source, quella che oggi viene chiamata concorrenza e che viene indicata come il fatto precipuamente più positivo del mercato, sarebbe invece una corsa al bene comune e al miglioramento per tutti. E’ chiaro che in queste condizioni l’obsolescenza non sarebbe che un miglioramento. I linguaggi che sono alla base del digitale (java, c, c++, html, css, javascript, xml ecc.) sono ormai linguaggi aperti, tutti possono utilizzarli e molte società stanno comprendendo che una corsa inutile al primato mercantile non porta da nessuna parte. Comunque ci vorrà ancora tempo per avere una società capace di lavorare e ricercare per il benessere di tutti e non solo di pochi. Ma sarà un processo inarrestabile se si vuole che il genere umano sopravviva…

La letteratura elettronica offre infinite combinazioni di costruzione di racconti e della loro fruizione. Le tecniche di linguaggio indicate nel progetto OLE.01 sono molteplici, installazioni video/audio, poesie elettroniche, computer animation, film d’installazione, digital music and sound art, VJ, elettrodanza ecc. Tale differenziazione potrebbe catturare l’attenzione di un pubblico di diversa estrazione, non necessariamente legato agli spazi dell’arte? E in che modo?
La letteratura elettronica, come quella tradizionale è fatta anche di parti che non sono poesia, opera d’arte, ma sono momenti in qui il flusso tecnologico dà l’opportunità a tutti di partecipare attraverso la conoscenza di tecniche e strumenti tecnologici alla creazione del flusso informativo. Per intenderci l’ebook è una delle soluzioni elettroniche della letteratura, ma non rappresenta la Letteratura elettronica, quest’ultima è legata all’uso fantasioso e estetico delle tecnologie e del digitale. Apre scenari enormi per i creativi e fra questi vi sono gli artisti di oggi e di domani. Essa ridefinisce il concetto di pubblico, che diventa, a causa dell’interattività di molte opere, anche attore e spesso autore delle stesse. Il teatro, la danza, il cinema trovano nuove forme di esistenza che rappresentano ciò che sarà domani la nostra società.

Nella presentazione del progetto sono elencate le sedi di svolgimento del festival, tutti luoghi simbolici di Napoli: Palazzo Reale, Maschio Angioino, Castel dell’Ovo, Complesso monumentale di San Domenico Maggiore, PAN ecc. Quale motivazione l’ha condotta a scegliere tali luoghi?
Grande disponibilità delle istituzioni per un evento importante e che si candida a essere il punto di riferimento europeo nella ricerca e produzione artistica contemporanea. Infatti l’OLE.01 Festival Internazionale della Letteratura Elettronica si terrà durante tutto il mese di ottobre 2014 in sedi prestigiose: Palazzo Reale, Maschio Angioino, Castel dell’Ovo, PAN Palazzo delle Arti Napoli, Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore e nelle ville vesuviane: Villa Bruno e Villa Vannucchi a S. Giorgio a Cremano. Vi saranno conferenze, seminari, workshop, istallazioni, opere di videopoesia, poesia numerica, eTheatre, eDance. In due piazze – piazza Dante e piazza del Gesù – si esibiranno gruppi e artisti di musica elettronica. Tra gli altri saranno presenti all’evento: Fred Forest, Dene Grigar, Olivier Auber, Philippe Bootz, Caterina Davinio, Roberto Paci Dalò, Roberto Gilli.
Avremmo avuto piacere che anche i responsabili dell’arte contemporanea della Reggia di Capodimonte e di Castel Sant’Elmo avessero avuto le competenze e le conoscenze per capire l’importanza rivoluzionaria e contemporanea di quest’arte e degli artisti invitati.

Francesca Blandino 

http://www.olefestival.it/

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Francesca Blandino
Francesca Blandino nasce a Benevento nel 1986. Specializzata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Suor Orsola Benicasa di Napoli, sviluppa un forte interesse per le pratiche artistiche rivolte al sociale. Nel 2012 frequenta il Master in Curatore Museale e di Eventi Performativi presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Roma, per approfondire le dinamiche curatoriali legate all’arte contemporanea e definire meglio la sua ricerca, intenta a scovare e creare quei piccoli mondi possibili in cui il cambiamento del sistema attuale delle cose può essere sovvertito, in quanto “l’opera d’arte rappresenta un interstizio sociale” (N. Bourriaud), uno spazio libero aperto verso possibilità altre. Attualmente lavora presso la Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch di Napoli.