Italian Area. Luca Rossi dà i voti agli artisti (M-P)

Vorrei aprire questa terza puntata con una citazione significativa. Nel catalogo di “Exit”, mostra sulla “giovane arte italiana” curata da Francesco Bonami nel 2002 presso la Fondazione Re Rebaudengo, Massimiliano Gioni definisce così i giovani artisti italiani: “L’Italia e l’arte italiana sembrano condannate a perdere su ogni fronte: non siamo più abbastanza esotici – e allora ecco che di volta in volta si scoprono l’arte cinese, thailandese, messicana e scandinava -, ma non siamo nemmeno abbastanza professionali o cinici da poter competere con l’America, la Svizzera, l’Inghilterra, la Francia e la Germania”.

Adrian Paci, Centro di permanenza temporanea, 2007

Federico Maddalozzo
Una ricerca che ha un certo rigore postmodernista. Per molti aspetti didattica, ma misurata. Probabilmente troppo didattica. Affascinata dall’errore posto sul cavalletto asettico. Vive a Berlino. Senza polemica alcuna, sarebbe interessante capire se artisti come Maddalozzo trovino un sostegno da parte del mercato dell’arte contemporanea. Perché propone opere molto puntuali rispetto una certa tradizione modaiola dell’arte contemporanea.

Voto 5

Marcello Maloberti, Raptus (2009)
Marcello Maloberti, Raptus (2009)

Marcello Maloberti
Sviluppa con coerenza un linguaggio specifico, dalla temperatura tipicamente italiana. Dove alla maglia dell’Italia si accosta il melone e la radiolina; il tutto vicino al guardrail. Una sorta di caos controllato; un immaginario ben costruito, una sorta di Arte Povera colorata e fuori dalle righe. Ma meglio qualche anno fa. Il gioco può divertire, ma fino a un certo punto. Ultimamente a Roma propone una performance dove fa lanciare-distruggere decine di pantere nere in ceramica; e poi una performance-installazione al Padiglione Italia 2013: in entrambe le occasioni poco a fuoco, evanescente. Se si concentra sull’evento piuttosto che sulla composizione, il rischio è quello delle “cose a caso”. Senza la possibilità di reagire alla sovrapproduzione, e quindi subendola.

Voto 5

Miltos Manetas,  Blackberry Paintings, 2012
Miltos Manetas, Blackberry Paintings, 2012

Miltos Manetas
Manetas scompone e ricompone, con risultati alterni, l’immaginario tecnologico. Parla di un nuovo espressionismo, sul suo sito c’è tantissimo materiale, forse troppo; come d’altronde in generale su Internet: significativo. Significativi i suoi Black Berry Paintings, dove con un video del cellulare simula di dipingere la scena fissa che ha davanti. Altre volte si lascia andare a dipingere scene di ordinario uso  “tecnologico”, e quindi cavi attorcigliati, cellulari e gente che gioca ai videogiochi. Un percorso che parte dagli Anni Novanta con personaggi dei videogiochi ripresi in momenti marginali (tipo Super Mario che si siede e dorme). Ultimamente un progetto confuso a Milano. Forse troppe cose, alcune intuizioni interessanti, ma poi si ricade nei soliti modi e rituali. Appare confuso.

Voto 5

Domenica Mangano, CELKAP, 2013, Oil on paper
Domenica Mangano, CELKAP, 2013, Oil on paper

Domenica Mangano
Dalla Storia di Mimmo e altre opere che proponevano sguardi sulla sua realtà siciliana di provenienza, ne è passato di tempo. Oggi vive in Olanda, e il lavoro appare fortemente scollegato, privo di una linea definita. Ultimamente si concentra su singolarità del territorio e della cultura olandese. Anche in questo caso tutto potrebbe andare. Perché non l’emigrazione delle formiche rosse in Europa? L’artista appare come una sorta di “turista” che fotografa e approfondisce ciò che gli interessa. Un ruolo di artista che ancora una volta sembra perdersi in un relativismo paralizzante.

Voto 3

Eva Marisaldi, Grigio non lineare, 2010
Eva Marisaldi, Grigio non lineare, 2010

Eva Marisaldi
Propone una certa sensibilità specifica con partenza negli Anni Novanta. Partecipa alla Biennale di Venezia 2001, curata da Harald Szeemann. A mio parere, una vittima di un sistema Italia per nulla incline a stimolare, valorizzare e promuovere. Dopo gli Anni Zero, meno definita, seppure con una bella personale a Firenze presso Ex3 nel 2010. Esprime una sensibilità specifica (ultimamente si vede poco, a mio parere non ha abbastanza opportunità) e quindi un modo-atteggiamento-visione ben definito. Questo è quello che serve.

Voto 6-

Nicola Martini, Senza titolo, 2013
Nicola Martini, Senza titolo, 2013

Nicola Martini
Nel 2013 riveste una galleria di Milano con il bitume della Giudea. Estremamente affascinato dai materiali. Un certo minimalismo alla Carl Andre incontra un pizzico di informale (googlate “Carl Andre” per vedere una serie di opere che sembrano quelle di Martini ma leggermente più “pulite”). Ancora Giovane Indiana Jones, ma quantomeno rigoroso e coerente nella sua ossessione. Da una parte troppo contemplativo e dall’altra troppo debitore del materiale come feticcio da gestire in mille modi. In definitiva, una contemplazione del feticcio che rimane accademica e fine a se stessa. In questo modo si scivola nel pericolo Ikea Evoluta: “Come risolvo questa parete? Perché non con una colata di bitume della Giudea che compro in una galleria cool alla moda? Se no cosa metto? Boetti costa troppo”.

Voto 4

Andrea Mastrovito, Kickstarting - New York, 2014
Andrea Mastrovito, Kickstarting – New York, 2014

Andrea Mastrovito
Efficace quando usa il disegno come strumento e non come fine o come qualcosa da contemplare. Come per esempio, ultimamente a New York, dove fa disegnare “a pallonate” un grande wallpainting ai bambini di una comunità locale. Può fare di più.

Voto 4,5

Maurizio Mercuri, Happening in una Chiesa di Faenza, 2008
Maurizio Mercuri, Happening in una Chiesa di Faenza, 2008

Maurizio Mercuri
Anche lui, come Eva Marisaldi, vittima di un sistema incapace di stimolare, valorizzare e promuovere. Fosse stato inglese, forse oggi sarebbe osannato. Abile nel delineare anche lui una sensibilità specifica, sorella di quella della Marisaldi (non a caso di area bolognese e stessa classe di Marisaldi). Anche lui poche opportunità ultimamente. Sarebbe interessante coinvolgerlo maggiormente.

Voto 6 (sulla fiducia)

Sabrina Mezzaqui, Ciò che la primavera fa con i ciliegi, 2011, stampa a getto d'inchiostro su carta, ritagli
Sabrina Mezzaqui, Ciò che la primavera fa con i ciliegi, 2011, stampa a getto d’inchiostro su carta, ritagli

Sabrina Mezzaqui
Come per Stefano Arienti e Mario Airò, una certa manualità specifica, che in modo quasi amanuense riporta un certo atteggiamento poverista in cui il piccolo gesto, anche ripetuto ossessivamente, diventa delicata poesia. Anche se spesso una poesia troppo pretesa e cercata tende a spuntarsi. Il ritaglio e il riposizionamento dei libri sembra il dato più ricorrente. Poi, nell’opera che vedete, il titolo è preso da una poesia di Pablo Neruda e il gioco è fatto. Ancora troppo debitrice di una certa Arte Povera, fatta di piccoli gesti minimi su oggetti comuni come i libri. Alla lunga troppo evanescente. Ci pensa poi la blasonata Galleria Continua a tenere invece ben definiti prezzi e valori.

Voto 4

Marzia Migliora, Viaggio intorno alla mia camera, 2012
Marzia Migliora, Viaggio intorno alla mia camera, 2012

Marzia Migliora
Una cleptomania dell’arte contemporanea, capace sempre di adattarsi al “nuovo progetto” innalzando citazioni famose o pratiche ampiamente usate e abusate nel ristretto sistema dell’arte. Si fatica a percepire una personalità tra le opere, seppure sembra a un primo sguardo che ci sia un filo conduttore. Quel che resta è un preparato, e spesso ruffiano, artigianato dell’arte contemporanea. Tutto potrebbe essere, e quindi in definitiva non incidente.

Voto 3

Jacopo Miliani, StageFright, 2013, Performance
Jacopo Miliani, StageFright, 2013, Performance

Jacopo Miliani
Preparatissimo artigianato dell’arte contemporanea. Negli ultimi anni usa anche la danza, ma sempre connessa con installazioni preparatissime rispetto una certa sensibilità mainstream.

Voto 4

Mocellin+Pellegrini, Il più meraviglioso fiore del nostro albero genealogico - 2010
Mocellin+Pellegrini, Il più meraviglioso fiore del nostro albero genealogico – 2010

Mocellin+Pellegrini
Una lunga serie di opere che affrontano frontalmente la relazione a due, la coppia e la famiglia (in cui i due artisti sono loro stessi reali protagonisti). Per entrare nelle opere bisogna leggere lunghi titoli e alcune spiegazioni. Diversamente rimaniamo tagliati fuori, nel campo dell’intimismo “tutto loro”, dove comunque l’identificazione dello spettatore rimane a uno stadio superficiale. Sia esso uno stadio voyeuristico o di reale immedesimazione. Alla lunga questa retorica della relazione, anche se risolta in modalità più o meno originali, stanca e stucca.

Voto 3,5

Liliana Moro, Senza titolo, 2009
Liliana Moro, Senza titolo, 2009

Liliana Moro
Classe 1961, un lavoro che trovo evanescente e poco incidente, seppure spesso giocato con poche scelte precise. E un certo eclettismo. A mio parere sopravvalutata, si percepisce una certa sensibilità ma che si diluisce troppo in scelte eccessivamente eclettiche. Scollegate. Anche se consapevole, sfocia anche lei nel “tutto può andare”.

Voto 4

Andrea Nacciaritti, Untitled [our tribunes our rules], 2014
Andrea Nacciaritti, Untitled [our tribunes our rules], 2014

Andrea Nacciarriti
Se si leggesse il suo percorso fin dall’inizio, potremmo parlare di smart relativism: tante idee diverse che solo forzatamente trovano una linea comune e quindi la possibilità di definire un modo, atteggiamento-visione. Anche per lui si può parlare di artigianato dell’arte contemporanea. Il ruolo di artista sembra perdersi, e quello che fa la differenza (che dà valore alle cose) sembrano essere le pubbliche relazioni che ti invitano al dato progetto. Ultimamente chiamato in una delle tante residenze, questa volta in Marocco: ed ecco che l’artista, come solito, si integra nella comunità locale, parla, ride, scherza e pensa a un lavoro significativo per tutti. In questo caso usa il calcio (come recentemente anche Correale in un progetto similare) per riflettere su come nella comunità di riferimento siano stati perduti alcuni segni del passato. L’artista come “animatore” e attivatore, per poi però partecipare a una sovrapproduzione in cui ogni cosa si mimetizza e tende a perdere di significato (quindi la perdita della cosa che voleva indicare la perdita). Servono modi e atteggiamenti per reagire a questo, e non contribuire o subire questa sovrapproduzione in cui ci si perde.

Voto 4,5

Giancarlo Norese, The Ashley Formula, 2008
Giancarlo Norese, The Ashley Formula, 2008

Giancarlo Norese
Anche lui impegnato dagli Anni Novanta in una sensibilità che è essa stessa una forma di artigianato dell’arte contemporanea. Come fosse un virus diffuso che ha contagiato molti. Tanti interventi, sempre con un piglio da micro-situazionismo folle. Alla lunga restituisce una temperatura e un modo-atteggiamento. Anche se paga l’evanescenza e la disillusione Anni Novanta.

Voto 5

Alek O., If There is a Last Summer Morning, 2014 - Installation view. Photo Roberto Apa, Courtesy l’artista e Frutta
Alek O., If There is a Last Summer Morning, 2014 – Installation view. Photo Roberto Apa, Courtesy l’artista e Frutta

Alek O.
Nome perfetto per infondere subito un certo mistero interessante: Alek O. Anche lei un preparatissimo artigianato dell’arte contemporanea, giocato però con maggiore compostezza ed eleganza. E aiutato da utili pubbliche relazioni. Recupera vecchi tessuti da sdrai da spiaggia e propone forme geometriche; vecchi tessuti come delicati arazzi uniformi. La reiterazione di una certa sensibilità mainstream rischia di far scivolare tutto sul pericolo “Ikea evoluta”. Deve stare attenta, e cercare una compostezza che abbia massima personalità. Non facile.

Voto 5

Valerio Rocco Orlando, Personale è politico, 2011
Valerio Rocco Orlando, Personale è politico, 2011

Valerio Rocco Orlando
Ultimamente affascinato da una certa verve partecipativa e multilivello, dove l’artista diventa ancora una sorta di etnografo, antropologo, archeologo. Però con la tendenza verso una certa superficialità e banalità. Poi ogni tanto il neon sul muro, o il video multicanale con facce in primo piano che parlano, sicuramente in inglese. Anche lui prigioniero di una certa retorica e artigianato dell’arte contemporanea, che ha stancato in modi usati e abusati. Ma che ancora eccita terribilmente alcuni curatori e ristrette cerchie di addetti ai lavori. Questi giovani continuano a lavorare su citazioni e accadimenti per loro significativi, senza mai lavorare sul modo con cui lo fanno. Mentre oggi viviamo una sovrapproduzione che chiama modi per gestirla e non altra sovrapproduzione. Ovviamente tutto è salvo quando possiamo avvalerci delle migliori pubbliche relazioni. E quindi finisce che il neon che vedete sia nella collezione della Nomas Foundation di Roma. Mi chiedo su quali presupposti critici e a quale prezzo. Chissà.

Voto 3

Giovanni Ozzola, Dust Printemps France II, 2013
Giovanni Ozzola, Dust Printemps France II, 2013

Giovanni Ozzola
Anche lui pericolo Ikea evoluta altissimo, soprattutto perché sostenuto dalla blasonata e multi-sede Galleria Continua. Partito anni fa in modo più coerente, poi ultimamente uscito dal binario in una recente personale nella sede cinese della galleria. Improbabili campane con testo scritto a mano. Lastre di rame inciso che sembrano ossidate (perfetto per arredare casa in modo sofisticato). Conformarsi troppo alle richieste istituzionali della galleria rischia di portare a opere che sembrano originali soluzioni d’arredo. Soprattutto per un giovane. Se l’arte contemporanea può dare cento, perché fermarsi a tre o quattro? A mio parere si conferma un ruolo di artista debole. Anche in questo caso vediamo in opere recenti la fascinazione per una certa archeologia del passato, sia essa il feticcio o il codice ossidato dell’arte informale.

Voto 3,5

Adrian Paci, Centro di permanenza temporanea, 2007
Adrian Paci, Centro di permanenza temporanea, 2007

Adrian Paci
Sviluppa coerentemente un certo modo-atteggiamento-visione delle cose, dove l’esperienza d’immigrazione personale diventa strumento per leggere oltre, senza diventare un logo opportunista.

Voto 6,5

Pennacchio Argentato, Set in the Same Universe, 2012
Pennacchio Argentato, Set in the Same Universe, 2012

Pennacchio Argentato
Un preparato mainstream internazionale incontra un buon artigianato dell’arte contemporanea, per soluzioni che procedono secondo lo smart relativism. Idee eclettiche che possono formalizzare, di volta in volta, ogni fascinazione e il contrario di ogni fascinazione. Rischio Ikea evoluta elevatissimo. Soprattutto perché in questo modo ci si mimetizza in una facile sovrapproduzione. Ma anche in questo caso le buone pubbliche relazioni salvano capra e cavoli. Ecco, potrebbero fare una mostra elaborando alla maniera di Moussoscope “capra” e “cavoli”. Proporre poi la mostra alla T293 sarebbe cool. E via andare.

Voto 4,5

Diego Perrone, Pensatori di buchi, 2002.
Diego Perrone, Pensatori di buchi, 2002.

Diego Perrone
Anche lui promessa Anni Novanta partito con un bel piglio che attualizzava la tradizione italiana fornendo un qualcosa in più. Ricordiamo il video Totò Nudo (2003) o la serie fotografica I pensatori di buchi (2002). Poi anche lui adagiato in una prevedibile fascinazione materica, fino ad arrivare a una vena di archeologia all’ultima Biennale di Venezia (2013). Anche lui Giovane Indiana Jones. Recentemente al Museion presenta una scultura di vetro, dove si è divertito a destabilizzare il processo normale di lavorazione. Anche in questo caso la riscoperta di una fascinazione per il dato scultoreo informale, per l’annessione dell’errore; per opere che sembrano abbracciare una certa retorica rassicurante e arrendevole: “Vi faccio un vaso ma lo faccio incasinando tutto. Però è un vaso, tranquilli”.

Voto 5-

Gabriele Picco, The Flag's maker, 2006
Gabriele Picco, The Flag’s maker, 2006

Gabriele Picco
Una certa ironia specifica che dal disegno passa al dato scultoreo con buoni risultati. Restituisce comunque un modo-visione-atteggiamento definito, anche se debitore di un certo mainstream internazional-concettuale. Forse qualche anno fa si è fermato anzitempo. Come diceva Jannacci: “Bisogna esagerare”.

Voto 5+

Cesare Pietroiusti, Quello che penso, quello che trovo, 2010
Cesare Pietroiusti, Quello che penso, quello che trovo, 2010

Cesare Pietroiusti
A volte ottimi guizzi di una certa sensibilità rigorosa Anni Novanta, ma che si riscalda di un fare creativo molto italiano. Forse a volte troppo scientifico e didattico. In ogni caso, molto a fuoco rispetto ad alcuni della sua generazione. Impegnato nello scomporre e nel destabilizzare alcuni rituali. Forse un po’ troppo impelagato in una sensibilità performativa Anni Settanta, ma spesso risolta con una freschezza che lo salva. Forse anche lui vittima di un sistema Italia deboluccio negli ultimi vent’anni.

Voto 6,5

Paola Pivi, What is my name, 2009
Paola Pivi, What is my name, 2009

Paola Pivi
Partita negli Anni Novanta con un certo piacere concettuale a un’esagerazione al limite del banale. Una sorta di Martin Creed mediterranea. Poi negli Anni Zero anche lei scivolata nello smart relativism, con scelte che messe insieme non presentano un quadro definito e pulito. Anche nel suo caso, sembra che le pubbliche relazioni possano giustificare e dare valore a tutto. Questo è molto grave. A mio parere può giocarsela meglio. Negli ultimi anni troppo confusa, o forse distratta.

Voto 4,5

Luca Pozzi, Làputa Pyramid, 2010
Luca Pozzi, Làputa Pyramid, 2010

Luca Pozzi
Affascinanti teorie scientifiche formalizzate in modalità grossolane. In questo caso l’artista-scienziato. Affascinato dal mondo della fisica e della scienza. Il rischio è sempre la banalizzazione pop, soprattutto se le soluzioni formali appaiono pretenziose, ma poco preparate. Potrebbe sicuramente fare di più.

Voto 3

Luigi Presicce, La custodia del sangue nella giostra dei tori, performance per uno spettatore per volta, accompagnato, Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia, Napoli. 2012
Luigi Presicce, La custodia del sangue nella giostra dei tori, performance per uno spettatore per volta, accompagnato, Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia, Napoli. 2012

Luigi Presicce
Partito con una pittura più prevedibile, poi passato alle fascinazioni simboliche dove troviamo alchimia, simbolismo, esoterismo, religione, tradizione popolare; un mix che risulta sempre, inevitabilmente “inconsueto” e strano. Ultimamente troppo debitore della dimensione teatrale, forse per coinvolgere maggiormente lo spettatore. Una sorta di Luigi Ontani 2.0. Efficace quando pensa alla performance per una sola persona, o per un solo bambino alla volta. Ecco il barlume di un modo che protegge da un fast-food indiscriminato.

Voto 4,5

Riccardo Previdi, Test (Yellow Flower), 2010
Riccardo Previdi, Test (Yellow Flower), 2010

Riccardo Previdi
Anche lui, come Pennacchio Argenato, un preparato artigianato dell’arte contemporanea, dove remixa e formalizza in modo mainstream codici del Novecento e fascinazioni del presente. Curioso e significativo che alcuni lavori del suo portfolio potrebbero essere scambiati per Pennacchio Argentato..

Voto 3,5

Luca Rossi

  • giorgio

    Il pericolo ikea evoluta sembra più forte di quello indiana jones, dalla m alla p, però.
    Lucarossi non è che vai a compartimenti stagni? In ogni caso molti dei voti, in particolare al ribasso, li condivido. Su Pietroiusti in particolare, la sufficienza è ben meritata, se ho ben capito dopo il 6 è Arte.

  • giada

    ANDRIAN PACI 10

    • Maskerano

      Ma siete sicuri? A me paiono lavori debolissimi.

      • Artrosi

        L’IKEA evoluta mi sembra più sincera di tante fregnacce, meglio della transavanguardia. Dovremmo sostenerla a mio avviso. È espressione reale non contorsione mentale onanista!
        Ovviamente mi riferisco alle pippe.
        Luca rossi cerca di fare come Achille crea qualcosa invece di darci di mano tutto solo in cameretta.
        Fai un movimento ilea evoluta, mostra catalogo etc, sarebbe la cosa migliore hai la possibilità di girare un negativo in positivo…

        • luca rossi

          Guarda che è già stata fatta una mostra (another new show, placentia arte 2014). A dimostrazione che il problema è la consapevolezza tra intenzioni, opera e contesto. E non prendere un mobile e appiccicargli sopra una citazione da wikipedia!

          • Gilberto

            Aoh!!! Basta de sta a di tutte ste fregnacce!

      • brigatasassari

        forse sei anemico

  • marco gastaldi

    Egr. LUCA Rossi
    La mia critica sarà costruttiva e distruttiva. Prima di tutto non capisco come un giornale come Artribune possa dare spazio ad una classifica fatta da una persona SOLA dando il potere a questa persona. FLASH ART anche aveva una classifica ma era visionato da un comitato scientifico di moltissimi critici credo 100, non provinciale ed individualista così.
    Partendo da questi presupposti ognuno può dire la sua ed il giornale ha il dovere di pubblicare altrimenti si potrebbe accusare il giornale di essere di parte ed un direttore come Tonelli, attento alle vicende politiche , mi sorprende NON ESSERE ATTENTO A QUEL CHE SUCCEDE NEL SUO GIORNALE. Un giornale fatto da gossip e non di vera critica, letto perchè è gratis . ma gratis non vuol dire qualità E LIBERTA’ ma tuttaltro IN QUESTO CASO, vuol dire non pagare gli editori o pagarli bassocosto per poter pubblicare qualcosa, non importa cosa, qualcosa.. E, se una persona si comporta cosi con il proprio giornale IMMAGINO IN POLITICA.

    Luca Rossi fa una classifica a caso, omettendo anche nomi di artisti che si battono fuori il territorio italiano. Luca Rossi è un incompetente e un DISINFORMATO. Ha preso artisti che frequentano il panorama torinese milanese. ma l’italia non è solo questa. E parlo di artisti che hanno nel loro percorso mostre in musei importanti quale Palais de Tokyo, fondazione Merz, New Museum, Maxxi, Macro, BIENNALE DI VENEZIA.. etc…non un RENATO LEOTTA (luca rossi)che avrà fatto due mostre in vita sua o un FASSONE o un INVERNOMUTO….ma quali mostre hanno fatto. un conto è il voto un conto è la scelta che viene fatta.
    se ad artribune mando un video di un artista in mutande lo pubblicano….ma scherziamo o facciamo sul serio? SIAMO TUTTI CATTELAN?
    POI….LUCA ROSSI COME ARTISTA NON ESISTE. in quanto predica bene e razzola male. critica gli artisti “intercambiabili” MA POI LUI SI ASSOCIA A CERTE MOSTRE DI 3 LIVELLO CHE FANNO SISTEMA. LUCA ROSSI CERCA DI ESSERE ARTISTA MA COSA PROPONE DI DIFFERENTE IN ARTE SE NON CRITICARE IL SISTEMA. è FACILE FARE QUESTO SENZA SVELARE IL PROPRIO VOLTO.E’ SOLO UNO CHE URLA CONTRO GLI ALTRI. UN GIOCO SUBDOLO DI DEMOLIRE “I RIVALI” PER AVERE LA STRADA SPIANATA” …QUESTA SI CHIAMA “VIGLIACCHERIA” CARO ROSSI…
    LUCA ROSSI LEI VUOLE SOLO DIVENTARE FAMOSO!!!!!

    • Ruote telluriche

      Un famoso anonimo? Un’anacuto!
      Il misterioso rossi ha detto fin dall’inizio che si occupava
      degli artisti presenti nell’archivio di Italian Area
      E quindi era ovvio che non ci sarebbe stata la pagella
      per i molti altri artisti italiani non presenti in quell’ambito.
      Il problema quindi Ê Italian Area che é una cosa poco seria
      fatta spesso tra amici: infatti molti artisti presenti in quell’elenco
      sono finiti da un pezzo….
      Ma mi domando chi é lei, invece signor Gastaldi,
      lei che preferisce le orride classifiche di Flash art fatte
      da 100 opportinisti che spesso si telefonano tra loro per
      capire chi votare e nega invece ad un singolo di pubblicare
      le proprie opinioni? Cosa chiede lei al signor Tonelli, di applicare
      la censura?
      Come fanno certe riviste e direttori megalomani?
      Provincialismo? Provinciale é Flash Art ! Si legga i criteri
      ben elencati dal suo direttore: le gallerie piú in vista, la presenza
      In questa o quella fiera, l’autorevolezza dei colllezionisti e via con altre
      Minchiate a fingere reti di garanzia perché nessuno é più in grado di
      Ragionare con la propria testa: e dai con articoli sull’ultimo
      Imbecille che fa dei pasticci sulla tela ma é stato collezionato
      Da un’altro imbecille ….

      • Ruote telluriche

        Non anacuto ma anacoluto

    • luca rossi

      @marco gastaldi: io ho semplicemente proposto una ricognizione sull’arte italiana degli ultimi 20 anni. Se qualcuno la pensa diversamente può scriverlo, ma senza offendere ma cercando di stare sul merito. Ho preso come riferimento l’archivio italian area, facendo poi un ulteriore selezione, basata sull’attività nel presente e negli ultimi 20 anni. Tutto questo gratuitamente, come ho fatto negli ultimi 5 anni. L’anonimato è una melanconia da inizio 2000; il vero anonimato è quello della critica d’arte in italia negli ultimi 20 anni! E questi sono i risultati!
      Vigliacco è un sistema matrigno che illude e delude.

      Mi è sembrato molto significativo che alla vista del compenso di Germano Celant (750.000 Euro) siano subito insorti un giovane critico (Daniele Capra) e un critico senior (Demetrio Paparoni), ma quando viene messo in discussione quello che dovrebbe essere il vero patrimonio dell’arte italiana (gli artisti e le opere) nessuno sembra avere nulla da dire. Germano Celant viene criticato perchè si suppone che venga dato al lavoro di un curatore-critico eccessivo valore (attraverso un alto compenso). Si tratta di una scandalo di valore. Ma se viene messo in discussione il valore dell’arte italiana di questi ultimi 20 anni, nessuno dice niente. Mi sembra uno scandalo ben più grande. La risposta è semplice: a nessuno importa molto dell’arte e degli artisti. E inoltre nessuno sa neanche come argomentare minimamente (non si chiedono complicati e noiosi esercizi di critica accademica) il valore di un’opera d’arte. Neanche gli addetti ai lavori lo sanno fare, senza fare riferimento a stanche e banali categorie.

      • Gilberto

        Ma Luca a che ora ti svegli la mattina? Ma vai a lavorare e non preoccuparti della critica, che gli artisti bravi sono sempre andati avanti con il loro talento! Ma che nuva e nuvola basta fregnacce. Stai tranquillo e concentrati sul tuo lavoro

    • emanuela

      e chi lo dice che Luca Rossi è una persona sola?

    • Gilberto

      Enrico, Enrico ! Dai basta! È finita ! Ormai è tutto un po’ ridicolo e un po’ patetico , andiamo a casa.anche tu robi basta per favore!

  • Mr

    Paragonare le riviste nn si fa. Poi nessuno ci garantisce il vero dei 100 critici che visionano e poi cosa , chi ? Una rosa di artisti data da chi? Lui qui “giudica” quello che si trova nell’archivio di Via Farini che poi fino ad ora sono tutti molto noti invece sarebbe interessante vederne anche di altri che Via Farini ha in archivio ma che mai mise online.

    • Maria Benassi

      Se non argomentate sul merito, dicendo dove e perchè Luca Rossi sbaglia, date ragione a Luca Rossi. Mi sembra di leggere un punto di vista critico che nessuno ha il coraggio di argomentare in Italia. L’anonimato di Rossi (presunto, perchè cosa lo determina veramente?) è l’anonimato della critica d’arte in Italia. Diteci perchè il giudizio di Rossi sbaglia. Diteci quale artista è stato ingiustamente criticato negativamente! Ditecelo!

      • ditecelo? è lui che vuole argomentare su tutto, reiterando quello che da anni viene già espresso, per cui nulla di nuovo sotto il sole.

        Mi pare anzi, che si continua sulla strada del dileggio molto più facile che sulla positività..

        Pare non esistere agli occhi di questo gruppo di persone che si firmano “Luca Rossi” e che spesso forse sono le stesse che rispondono,

        basta vedere come siano ben pochi quelli registrati e tantissimi gli anonimi …

        pura finzione, peccato che JLBorges la faceva molto meglio decenni fa…

      • Stanlio

        Infatti nel merito Luca Rossi non sbaglia. Ciò in cui sbaglia è pensare che mediocrità e conformismo siano frutto dei nostri tempi, e non invece la fisiologica condizione di un ambito in cui alla fine ciò che conta davvero è il talento.

        • martino

          Secondo me alla fine contano le PR, con diceva Gaber il talento è sempre più spento. Siamo analfabeti e contemplativi nel vedere. E le scuole formano storici dell’arte pieni di citazioni ma che hanno perso la bussola su cosa l’arte debba essere. Seguo con interesse Rossi.

          • Stanlio

            Ma no, le PR ti portano un po’ su per un po’ di tempo
            Ma poi nelle aste i soldoni si sganciano per chi ha talento. Non ti preoccupare.

          • roseselavy

            alla fine centrano sempre i soldi.

          • l’iride

            Per quanto mi riguarda anche se concordo in parte con alcuni giudizi di Luca Rossi sembra che alla fine il tutto più che produrre un risultato efficace e concreto, di stimolo e crescita, inneschi le dinamiche dell’Italietta dei rotocalchi.

            Cosa veramente non funziona nell’arte italiana?

            Forse mi domanderei prima di tutto cosa non funziona oggi in questo “mondo globalizzato”, in questo impero delle merci in cui stiamo vivendo.

            Sono d’accordo che il sistema dell’arte italiana non funzioni, ma non inneggerei così caldamente altri sistemi stranieri.

            Certo questi sistemi funzionano meglio, sono investiti molti più soldi nella produzione- e assicuro che questo a volte può essere d’aiuto nella crescita o solo sopravvivenza di un artista, sopratutto quando non esiste “alcuna nonni e genitori foundation” – ma può essere anche un arma a doppio taglio.

            Infatti non sono per forza sinonimo di garanzia, ma sono spesso strumentali ad un altro tipo di dinamica, e cioè quella di produrre brands artistici per poter sostenere feroci dinamiche di mercato. Vi è necessità di innescare realtà in grado di produrre arte “COERENTE”, riconosciuta internazionalmente attraverso un sistema di fiere e biennali.

            Il sistema dell’arte italiano invece rispecchia il sistema economico dell’Italia, frammentato, dove pubblico e privato piuttosto di rafforzarsi si indeboliscono a vicenda. Gli artisti spesso sono abbandonati a loro stessi.
            Non ci sono realtà che investano nella loro maturazione.

            Ma non è solo questo il problema, il problema sta proprio in questo conformismo imperante che ci caratterizza come italiani.
            L’Italia è un paese fascista e il fascismo non è unica prerogativa di Mussolini, poi c’è stata la democrazia cristiana, poi Berlusconi e via dicendo.
            I pochi pensatori veramente alternativi, originali, sono stati scarsamente tollerati, alcuni sono stati uccisi o emarginati, oppure lasciati scivolare nell’oblio.
            Siamo troppo presi ad osannare e sostenere lo “sbrilluccichio” di questo sfavillante mondo dei consumi da cui l’arte non è esente, per poter dare proseguo al loro pensiero, al loro operato, alle loro parole con un minimo di serietà.

            Oggi molti professionisti dell’arte vogliono fare questi lavori per essere celebrati dal sistema, non lo mettono in discussione, non si impegnano seriamente per produrre CULTURA, CONOSCENZA, raccontare il mondo e evidenziarne i pregi e le profonde contraddizioni, cercando di capire chi siamo, o dove stiamo andando, a costo di rischiare ogni cosa.
            Siamo figli di una discreta agiatezza, di un falso edonismo, ci crogioliamo nel paese dei balocchi cercando di dimenticare che la barca sta affondando.

            Dire qualcosa che sia significativo spesso comporta anche andare “contro”, e perchè questo sia incisivo è necessario
            prendersene a pieno le responsabilità. Ma può portare a molti rischi perchè vuol dire anche diventare scomodi, essere esclusi da l’unico sistema che sembra poter consacrare un professionista al suo ruolo. Significa prendere posizione, ribellarsi alla rassegnazione, dire di no.

            Pubblico o non pubblico.

            L’arte è reclusa ad un universo per pochi anche perchè questo la rende più facile da strumentalizzare come merce, se l’arte esce dal sistema comincia ad acquistare potere, ad entrare nella vita delle persone, a mettere in discussione la loro visione del mondo, ad incrinare il consenso.
            E credo che questo non dipenda solo da chi la veicola o la fa, ma molto anche da chi la sostiene.

            Il potere non ha interesse a favorire questo. E’ un potere meschino.
            Investire in cultura significa investire in conoscenza, e la conoscenza è potere, che se distribuita diventa potere per molti e non per pochi, andando contro le regole del fascismo.

            Ma dove sono gli artisti disposti ad andare contro ? O i curatori? Vogliamo parlare anche di loro oltre che dei critici? O dei giornalisti?

            Gli artisti Italiani non sono tutti poi così malvagi, è necessario anche dare il tempo al tempo, ma molti di questi artisti non sanno dove stanno andando o perchè lo stanno facendo. Un conto è esprimersi, un conto è sapere di cosa stiamo parlando o a chi stiamo parlando. Ma non solo gli artisti, anche i curatori stessi e tutto il resto.

            E’ giusto però riconoscere che molti cercano di fare quello che possono, in un mondo che per chi vuole lavorare seriamente con l’arte non è certo clemente, e spesso i progetti si ridimensionano, o non vengono realizzati. Dove non tutto è un capolavoro ma ci sono anche molti fallimenti e che l’arte a volte è un percorso come la vita, e come questa in continua trasformazione.

            Il problema non dipende solo dal fatto che l’arte non si apre al grande pubblico, che non c’è chi la veicola, ma che gli italiani ogni giorno non scelgono, non scelgono di spegnere la televisione e di andare al museo, non scelgono di non andare al centro commerciale ma piuttosto a fare una passeggiata tra i boschi, di non comprarsi un iphone ma trovarsi a discutere, a confrontarsi, a leggere un libro.

  • sicuramente molte osservazioni possono essere condivisibili, ma questa critica mi pare sterile, non da sviluppo, la colpa non è solo degli artisti, ma di una strategia globale che penalizza la qualità e la varietà, gli artisti ne sono parte (forse per l’incapacità di andare oltre … )

    Forse sarebbe l’ora che molte gallerie italiane rinfreschino le dinamiche di selezione e abbiano maggior coraggio, che molte scuole non siano lobotomizzate da insegnanti/artisti stanchi e incapaci di visioni più contemporanee.

    Che dire poi dei tanti finte iniziative di promozione, come centri
    culturali, concorsi etc. che non fanno vera selezione ma sostengono
    situazioni di relazioni familiari, più trasparenza sarebbe già un
    grande passo avanti …

    La situazione è articolata, ma vie di uscite ce ne sono tante, ad
    iniziare da te, caro “Luca” che anziché dare risalto a quelli
    che definisci limitati dovresti sostenere chi ritieni valido e dargli
    la dignità che “si meritano”

    Alla fine questa tua classifica non è null’altro che un “modo
    promozionale” nel miglior stile “bene o male” l’importante è
    che se ne parli …

    Via sei un’ennesima macchina celibe …

    roba del primo novecento,

    anche tu non sei poi così innovativo …

    via un 3+ per l’impegno …

    d.o)

    • Gilberto

      Ma Luca che non riesci ad emergere in questo panorama di scarsi che voto ti dai? Sappiamo che hai una vita da artista come quelli che giudichi, ma senza successo! Se poi ti prende zero ti tranquillizzi, sappiamo che hai sottoposto il tuo materiale! Che povertà di spirito! E anche questo sito, a che livelli bisogna arrivare per avere attenzione e qualche commento? Non si dovrebbero pubblicare degli articoli di così basso livello dove anche qui vengono aiutati gli amici, i tuo amici caro Luca! Dai basta non si può continuare così!

      • luca rossi

        Caro Gilberto, se i tuoi sospetti sono giusti sono emerso due volte. Ma io mi chiamo luca, e se ci fossero buone ragioni potremo incontrarci domani. Rilassati e aspetta con calma le prossime puntate! ;)

        • Gilberto

          No Luchino non sono sospetti! Tu hai provato ad entrare nel sistema che contesti senza riuscirci! Quindi purtroppo le tue critiche a volte giuste spesso non sono attendibili. Non sei sereno e sei arrabbiato e questo si vede nei giudizi che dai! Basta per favore basta con questa recita! I tuoi amici sono tutte persone che si sentono ingiustamente escluse ma non puoi prendertela con chi sta lavorando e ottenendo risultati! Tu non sei emerso perché nascondi la tua identità mi dispiace per il tuo disagio ma dai giudizi senza essere informato e questo è gravissimo

          • Luca Rossi

            Ma chi sta ottenendo risultati??? Dimmelo ti prego. Io non sono per niente arrabbiato. Tu invece lo sei, visto che sei più interessato a ridimensionarmi e offendere, piuttosto che rispondere sul merito. Dove il mio punto di vista è sbagliato? Raccontacelo.

        • Gilberto

          Incontrarci dove? E per parlare di cosa? Ti ho toccato nel vivo?

    • luca rossi

      @do: faccio riferimento agli artisti di questi ultimi 20 anni. Quelli che considero più attivi nel presente e più in generale in questi 20 anni. Come ho scritto nella premessa a questi articoli, la responsabilità è al 60% da imputare ad un sistema intorno. Ma anche all’assenza di un pubblico, tanto che anche in questi commenti ci sono solo artisti e addetti ai lavori. Quindi la prima cosa da fare è quella di stimolare e interessare un pubblico (cosa che insieme ad altri sto facendo). Poi bisogna evitare di pensare alla mostra come fosse un momento didattico. E quindi serve un vocabolario che non si preoccupi di fare education. Diversamente abbiamo luna park per adulti.

      Quando diciamo di non capire un’opera d’arte, diamo per scontato di capire tutto il resto. Ne siamo sicuri? O l’opera d’arte agisce come una spia luminosa, che ci avvisa che forse non stiamo capendo tutto il resto?
      C’è la pretesa stupida e romantica che l’arte debba essere diretta, immediata e democratica, quando questo non avviene per nessun ambito umano. Se entriamo in un Tribunale, in una Sala Operatoria o alla Borsa di Milano, possiamo dire di capire tutto? Non credo. E cosa succederebbe se il paziente dovesse capire immediatamente tutte le cose e le pratiche di una Sala Operatoria? Il paziente morirebbe.
      Anche nell’arte servono strumenti, nozioni e conoscenza della storia. L’arte è come una palestra e un laboratorio, dove allenare e sperimentare modi e atteggiamenti che possono avere un valore nella nostra quotidianità”

      • Questo è un sito per “addetti ai lavori” per cui giustamente questi sono, il pubblico” è assente perché, come ben sai, è (stato ed è ) tenuto alla larga da tutti questi “interessi” (soprattutto economici),

        Più che stimolare il pubblico bisognerebbe lasciarlo libero di scegliere, cosa che qui non avviene, come ben avrai notato tutto il sistema del’arte in italia è uniforme a una certa filiera, per cui non c’è varietà e aggiungo “piacere”

        Forse per questo che non concordo sull’idea che un’opera debba essere capita ma deve emozionare, il gesto del “capire” avviene dopo, proprio questa “didattica educativa” è uno dei grandi limiti di tanta arte italiana, che si occupa più di documentazione che di “opera d’arte visiva” perché si parla di arte visiva e non di antropologia, sociologia, storia etc… ambiti che un artista può frequentare ma che non conosce così bene da usarli come spesso avviene …

        Son giusto passato ieri a Rivoli per la mostra “ritratto dell’artista da giovane”, tanti manufatti, anche carini ma ben poche “opere d’arte” …

        • Ora mi viene in mente, in alternativa, anche la mostra che c’è al PAV sempre a Torino, molto bella, “When vegetation is not decorative” di Marco Scotini dove il ruolo degli artisti risulta secondario al percorso storico/culturale, confermando come l’arte visiva di antica data, oggi forse non funziona più, sovrastata ovviamente dalla multimedialità e da tante aperture estetiche per cui forse gli artisti dovrebbero ripensarsi nelle forme e nelle istanze …

        • luca rossi

          Sito per addetti ai lavori???? Dove sta scritto? Io temo che l’arte contemporanea sia un cinema con in platea solo attori, registi, cameraman, sceneggiatori ecc ecc

          Diresti che un bambino in prima elementare debba scegliere liberamente l’Università?????

          Tu stesso Do, sei in competizione con quello che vedi. E cerchi di ridimensionare tutto. Senza un pubblico vero si rimane in un giochino autoreferenziale noioso e sempre sul punto di finire.

          • 1) artribune è un sito che si rivolge agli appassionati di arte, mica a chi gioca a calcio

            2) bambino? ma penserai mica che un bambino abbia concetti di vita o di morte, forse dopo i 10 anni per cui il rapporto che avrà con l’arte non è quello di un adulto, poi stiamo parlando di che cosa di fruizione o di storia…

            pubblico vero é cosa sarebbe?

            se è “educato” non è più vero ma indotto, se è vero forse non gli frega nulla dell’arte che è un concetto cattolico indotto da un sistema di compromessi … oggi legati da una filiera di consumo che ne giustifica fruizione/diffusione/senso

            vedi mettere troppa carne al fuoco si brucia e soprattutto scansare la questione definitiva, che cosa è che trovi positivo?

            il negativo lo stai reiterando da anni, compulsivamente e facendo una finta alternativa (alla fine vale il gioco bene/male/keseneparli ) il fatto stesso che questo sito ti dia spazio è la conferma che sei dentro un “sistema” (non è che sia un male ma è un dato relativo alla tua autenticità … )

            condivido due libri che ti consiglio “la memoria lo sguardo” di federico zeri e il simpatico “arte contemporanea il nuovo millennio” di P.P. Pancotto testi molto diversi ma accomunati da un percorso di cosa era e cosa potrà essere arte … (visiva .. )

            come foto questo scatto da Serie Inversa Torino del Progetto Diogene (interessante fucina d’arte) opere di Francesca Ferreri, Pinuccio Revello e Arianna Uda

          • Luca Rossi

            Do, proprio non riesci a capire: in italia “appassionati d’arte” coincide praticamente con addetti ai lavori (di cui molti artisti e sedicenti tali). Poi ho usato una metafora per spiegare che il pubblico senza strumenti NON PUO’ essere libero di scegliere. Ma finiamola qui che è meglio.

          • Ma non dire sciocchezze, conosco centinai di persone che si appassionano all’arte senza preoccuparsi di essere “addetti / informati/ artisti/ curatori etc”, la vivono serenamente e con piacere

            Pubblico senza strumenti?

            e chi li sceglie, tu?

            ci mancava un revange dittatoriale …

            l’arte è un fatto culturale molto vasto, la sua bellezza è proprio la varietà e non l’omologazione secondo certe “scuole o corsi”, così cadi nel tuo stesso criticismo…

            prima ti lagni perché sono omologati e ora vuoi dare gli strumenti per omologare …

            io mi auguro molta più libertà di espressione, più varietà di gusto …

            tristissimo …

            d.o(((

          • LUCA ROSSI

            strumenti per non essere omologati ovviamente. Do, hai una visione dell’arte “frustrata”. Mi spiace.

          • Visto, scansato di nuovo… andiamo al punto di che cosa è costruttivo …

          • martino

            Do sei frustratissimo appunto…cerchi soluzioni che speri di non trovare per evitare di guardarti allo specchio.

          • doattime2

            visto adesso sarei che cerco soluzioni, poi scusa martino e tu chi sei il 25esimo profilo finto di luca rossi?

          • doattime3

            Caro Luca, prova una volta ad avere una conversazione che arriva ad una conclusione senza uscire dal tema che hai impostato e possibilmente senza dileggiare gli altri, cosa alquanto triste,

            Ennesima dimostrazione di mancanza di coraggio e soprattutto di idee.

            Dici che tutti sono incapaci di andare oltre a certi stilemi e poi tu vorresti fare da maestro…

            Ma su quali basi e soprattutto con quali competenze…

            Parlar male degli altri è sempre molto facile,

            fare delle cose e farle bene è tutt’altra cosa …

          • LUCA ROSSI

            Caro Doattime.

            Io penso che tu le cose non le voglia vedere. Sono 5 anni che il blog che gestisco propone idee e progetti. Se tu avessi voglia; credo che l’aspetto progettuale contiene sia un nuovo rapporto con il pubblico che una lettura critica originale.

            Competenze? Perchè devo mandarti il mio curriculum? Non capisco.

            Parlare male????? Io ho solo proposto un punto di vista critico. Il male dell’arte italiana lo fanno i critici silenti e le persone che sperano sempre che tutto sia mediocre.

            fare bene? Faccio da 5 anni e gratuitamente. Mi interessa una sorta di ecologia dell’arte. Ma su questo visita il blog.

            Ma ripeto, se uno le cose non le vuole vedere per stare al sicuro, io non ci posso fare nulla.

          • doattime4

            Forse viviamo in mondi paralleli, di cose ne vedo tante e alcune molto belle e stimolanti, per cui nel mio blog ( http://doattime.blogspot.it/ ) le metto in risalto, proprio perché penso che bisogna costruire, giustamente criticando, ma dare occasioni e non negarle,

            Fino ad ora non mi pare che tu abbia dato occasioni di critica costruttiva, ed è su questo che ti pungolo, perché bisogna tirarsi su le maniche e operare…

            ognuno con le sue strategie e possibilità, il resto se ci sarà si svilupperà

          • luca rossi

            Ripeto, già tentare di argomentare luci ed ombre è costruttivo. Se visiti Whitehouse trovi diversi esempi costruttivi.

  • Artrite

    Sono contento che da questa palude di idee (LR+Artribune) ne esca come al solito (la storia del mondo) un fiore.
    Questo per dire che da questa rivista senza nessuna idea e il livore finto costruttivo di LR si generano tanti clic.
    Tutti questi clic che vengono fatti per leggere questa serie di stupidaggini portano pubblicità e dunque UNO STIPENDIO a qualcuno.
    La via del tao.

    • luca rossi

      Perché stupidaggini? Invece di offendere e insultare perché non argomentate sul merito? Paura di queste “stupidaggini”?????

      • Gilberto

        Perché sei un simpatico fanfarone, riprova da zero magari la prossima volta ti va meglio! Rabbia? E anche un po’ di invidia.
        Ciao ciao;-)
        Dai trovati una galleria vera così ti metti tranquillo!

        • Luca Rossi

          Questa si chiama paura. Rilassati

          • Artrite

            CLIC clic clic clic clic clic clic clic clic cli PUBBLICITÁ fate ribrezzo

          • Franco

            Il ruolo di Rossi e delle sue sparate è esattamente questo, aumentare i click sulle pagine di Artribune, invece Rossi è convinto che la redazione di Artribune lo prenda sul serio mentre utilizza le sue chiacchiere solo per ottenere più pubblicità. Luca spero ti paghino per l’energia e il tempo che spendi nel tuo delirio. Quando leggo le cose di Rossi mi sembra di sentire la mammina che invece di chiedersi perché il proprio figliolo all’esame di maturità ha preso 65 se la prende con i professori corrotti e i genitori corruttori degli ragazzi che hanno preso un voto più alto.

          • LUCA ROSSI

            Guarda, ho solo proposto una radiografia dell’arte italiana degli ultimi 20 anni (ci saranno ancora tre puntate), non una TAC. Mi è sembrato molto significativo che alla
            vista del compenso di Germano Celant (750.000 Euro) siano subito insorti
            un giovane critico (Daniele Capra) e un critico
            senior (Demetrio Paparoni), ma quando viene messo in discussione quello
            che dovrebbe essere il vero patrimonio dell’arte italiana (gli artisti e
            le opere) nessuno sembra avere nulla da dire. Germano Celant viene
            criticato perchè si suppone che venga dato al lavoro di un
            curatore-critico eccessivo valore (attraverso un alto compenso). Si
            tratta di una scandalo di valore. Ma se viene messo in discussione il
            valore dell’arte italiana di questi ultimi 20 anni, nessuno dice niente.
            Mi sembra uno scandalo ben più grande. La risposta è semplice: a
            nessuno importa molto dell’arte e degli artisti. E inoltre nessuno sa
            neanche come argomentare minimamente (non si chiedono complicati e
            noiosi esercizi di critica accademica) il valore di un’opera d’arte.
            Neanche gli addetti ai lavori lo sanno fare, senza fare riferimento a
            stanche e banali categorie.

            Ed invece l’arte contemporanea
            (anche come capacità di gestire il passato e ogni ambito umano) sarebbe
            una grande opportunità. Ma smettiamola di parlare inglese ed essere
            proiettati in un facile provincialismo esterofilo. Bisogna pensare
            l’Italia come il centro del mondo. Se non si fosse pensato così, il
            Rinascimento sarebbe ancora in Italia. Per questo sto pensando ad un
            Padiglione Italia 2015 dove potranno entrare SOLO GLI ITALIANI sotto i
            45 anni.

          • Artrometrico

            Copia e incolla e clic clic clic clic clic clic clic.
            SEI FINTO più di chi critichi

          • Gibo

            Ma Luca non sprecare la tua vita e la tua intelligenza, esci dal mondo virtuale e vivi senza rancore sei giovane non perdere tempo .Ma di cosa devo avere paura?

          • Luca Rossi

            guarda che scrivo e rispondo dall’aria aperta. Ci sono state diverse invenzioni utili ultimamente in questo senso.

            Paura di argomentare, e di abbattere il muro di omertà e soggezione che spesso circonda l’opera. Io sto solo argomentano un punto di vista che non è ,e non deve, essere la Bibbia. Ma non vedo letture versioni alternative. Ma solo interviste e recensioni assertive, fatte da curatori amici, che fanno e dicono le cose che devono fare e dire. Altre volte elaborazioni di comunicati stampa. Ma la critica non paga..in ogni senso.

            Mi è sembrato molto significativo che alla vista del compenso di Germano Celant (750.000 Euro) siano subito insorti un giovane critico (Daniele Capra) e un critico senior (Demetrio Paparoni), ma quando viene messo in discussione quello che dovrebbe essere il vero patrimonio dell’arte italiana (gli artisti e le opere) nessuno sembra avere nulla da dire. Germano Celant viene criticato perchè si suppone che venga dato al lavoro di un curatore-critico eccessivo valore (attraverso un alto compenso). Si tratta di una scandalo di valore. Ma se viene messo in discussione il valore dell’arte italiana di questi ultimi 20 anni, nessuno dice niente. Mi sembra uno scandalo ben più grande. La risposta è semplice: a nessuno importa molto dell’arte e degli artisti. E inoltre nessuno sa neanche come argomentare minimamente (non si chiedono complicati e noiosi esercizi di critica accademica) il valore di un’opera d’arte. Neanche gli addetti ai lavori lo sanno fare, senza fare riferimento a stanche e banali categorie.

            Ed invece l’arte contemporanea (anche come capacità di gestire il passato e ogni ambito umano) sarebbe una grande opportunità

      • Artrotico

        Stupidaggini perché non supportate da niente.
        Illazioni ti suona meglio? Hai visto tutte le mostre, hai viaggiato così tanto? Conosci il lavoro di tutti questi artisti? trammite cosa? Le fiere? Sono convinto che di molti di questo artisti non hai mai visto una mostra.
        Critica fai la critica ma voglio conoscere i tuoi strumenti!
        Sei come il barista sotto casa che si sente l’allenatore della nazionale e si sente anche nel giusto.
        Rispondi come ti crei un opinione, su che basi?
        Fai una lista e di chi hai visto almeno una dico una mostra.
        Poi si ride!

        • LUCA ROSSI

          Presumi che la malattia non ci sia dicendo che il Dottore non è laureato. Ma la malattia c’è, e ho cercato di definirla in questi 5 anni. Non esiste arte giusta o arte sbagliata, esiste una Nuvola mav (modo-atteggiamento-visione) che può avere valore e da cui precipitano opere di valore come testimoni del valore della nuvola. valore rispetto a cosa? Alla nostra vita di ogni giorno. Diversamente l’arte non serve a nulla. E invece l’arte è una grande opportunità come palestra e laboratorio dove allenare e sperimentare modi atteggiamenti e visioni, che hanno valore nella misura in cui hanno valore nella nostra vita di ogni giorno. Come definire il valore dell’opera? Mettendola in relazione a contesto, intenzioni e opere in sè. Una sola opera non può fare un’opera di valore, in quanto il valore discende dalla nuvola mav, che viene caricata a sua volta da più opere che contribuiscono a formarla. Con i limiti del commento spero di avere dato spunti per capire la mia impostazione critica.

          • Stanlio

            Non c’è nessuna malattia, ma semmai conformismo e mediocrità. Niente di più normale in un ambito, l’arte, in cui alla fine ciò che conta è il talento. Successo mille volte nella storia dell’arte.

          • Artrosi

            Nuvola, atteggiamenti, valore ??? Ma te vaneggi.

            Ha Fatto una classifica, dai I voti, come i professori ti rendi conto?
            RISPONDI ALLE DOMANDE, aggiungi ad ogni voto che dai le mostre che hai visto dell’artista in questione per crearti tutte queste opinioni!!!!
            Non mi fido di chi mi fa una recensione di un libro perche ha letto un commento sulla copertina, DATI Luchino dacci i riferimenti.
            Sei peggio degli artisti e del sistema che critichi.
            Costruisci le tue opinioni sul niente.

          • luca rossi

            Il giudizio-voto serve per proporre una tesi critica definita. Servirebbe un’antitesi, e di conseguenza una sintesi. Ma nessuno fornisce antitesi. I giudizi sono una prudenza verso artisti ancora attivi e verso la storia.

            La nuvola è una metafora.

          • Feluca pozzi

            Non fare i pippotti RIPONDI!!!!!

          • luca rossi

            Conosco il lavoro di questi artisti. Non credo che si debbano fare ore ore di studio visit. Ma ti chiedo su quale giudizio avrei sbagliato e perché. Grazie

          • Patetico.ROSSI

            RISPONDI alla domanda !!! Riferimenti!!!
            Dati!! Dove e è di chi hai visto almeno una mostra.
            Critichi film che non hai visto, sei come i critici che critichi…pA te ti co

          • LUCA ROSSI

            PATETICO SEI TU! Io dovrei dichiarare di 200 artisti dove ho visto le mostre? Servirebbe un libro!!! Guarda che il mio lavoro è gratuito ed è già un grande sforzo questa ricognizione. Ma dimmi, di quali artisti non condividi il giudizio? E perchè?

          • dupalle

            TIENTELO IL TUO LAVORO

      • 1777

        TI BASI SUI LAVORI VISTI IN FIERA O SU INTERNET—-TI SEMBRA SERIETA’?
        se riesci a formarti un’idea con queste basi, hai un delirio di onnipotenza.

      • [email protected]

        PERCHE’ NON CI PARLI DI MORSIANI, CHE NE PENSI?

      • Artlube

        Ti Sei dimenticato il voto a MORSIANI, che ne pensi di lui?
        Nell’archivio ho controllato è presente il tuo Enrichetto.
        Vogliamo il voto per Enrichetto Morsiani !!!!

  • marco neri

    Nessuno presta attenzione alla premessa: “Massimiliano Gioni definisce così i giovani artisti italiani: “L’Italia e l’arte italiana sembrano condannate a perdere su ogni fronte: non siamo più abbastanza esotici – e allora ecco che di volta in volta si scoprono l’arte cinese, thailandese, messicana e scandinava -, ma non siamo nemmeno abbastanza professionali o cinici da poter competere con l’America, la Svizzera, l’Inghilterra, la Francia e la Germania”.”

    Luca Rossi che piaccia o no, è l’unico che cerca di leggere criticamente l’arte italiana degli ultimi 20 anni. Da questa critica discende anche un vocabolario (che piaccia o no) e anche un progetto per allargare il pubblico (ennesimo tabù italiano). Lo fa in modo rocambolesco, andando contro corrente. Dobbiamo pensare che lo fa gratis, senza risorse. La critica oggi non paga, e lui la fa da 5 anni gratuitamente. Chi non è d’accordo avrebbe il dovere di entrare nel merito, e parlare di opere e artisti. Ma c’è un certo cinismo; snobbismo che vuole nascondere vuoto e disinteresse. Tanta esterofilia e provincialismo. Tutti proiettati all’estero prima di risolvere casa propria. Specchio dell’Italia.
    Non vi piace un giudizio? Diteci perché maledizione!

  • giuliano perezzani

    Il “magutt” dell’arte Lucarossi in ogni caso resta sempre uno che fa ridere,e di questi tristi tempi non è cosa di poco conto.
    Del resto: finito il “bunga bunga” e andato in crisi il settore ippico, cos’altro avrebbe dovuto fare questa percepibile gran testa? Intuibile che poteva tentare di fare l’artista,ma,evidentemente, non ci ha mai pensato.

  • Domotico

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    • luca rossi

      È internet baby…

  • DANTE MAFFEI

    Luca Rossi ha il pregio di affermare sull’italian area opinioni critiche condivise da tanti ma che i più per timori assurdi,politically correct non osano esprimere ad alta voce,i danni che un certo sistema dell’arte italiano ha prodotto a fine anni 90 sono evidenti come la debolezza e fragilità dei lavori di questi artisti,sostenuti inspiegabilmente e museificati da piccoli gruppi di potere,ed evidente risulta il valore,come giustamente Rossi sottolinea,e il peso delle pubbliche relazioni nel far emergere l’arte debole prodotta da molti,appoggiati da solide gallerie incapaci di uscire dai soliti schemi rigidi di selezione….età,galleria di riferimento,critica ecc….specchio di un provincialismo italico……

    • luca rossi

      Dante, grazie. Come ho premesso agli articoli la responsabilità è da imputare al 60% da un sistema intorno. Che è quello omertoso che per gare lo snob e il superiore non reagisce a questi giudizi. È quello che incoraggia il giovane artista a rispondere con lo sfottò a questi giudizi. Come una madre matrigna.

      Le soluzioni? Una nuova impostazione per l’education. Senza un pubblico vero non si costruisce qualità. Un contesto critico vitale che vada anche a toccare le scuole d’arte, che oggi fanno danni nello sfornare artisti e curatori.

      • Dante Maffei

        assolutamente…purtroppo le scuole d’arte ed accademie sono oramai guastate da pseudo docenti infilatisi per amicizia col direttore o peggio legami sentimentali con questo o quell’altro docente…vai a vedere nomi e curriculum sono inesistenti,ma occupano cattedre e corsi di vario ambito disciplinare,perchè tutto è gia’ deciso prima delle selezioni…….giustamente come rilevi sistema omertoso…..

  • Faccesapè

    CHE NE DICI DI enrico MORSIANI?

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