Istanbul vista dalla Contemporary Art Fair. Intervista con Ali Güreli

Ali Güreli è chairman della Contemporary Istanbul Art Fair, che quest’anno giunge alla nona edizione. L’abbiamo intervistato per capire dove sta andando la Istanbul dell’arte e quali novità riserva la fiera. Il cui focus quest’anno sarà sulla Cina, e a curarlo ci saranno due italiani: Massimo Torrigiani e Davide Quadrio.

Istanbul Art Fair - vista dall'alto

La città di Istanbul sta da tempo vivendo una forte crescita economica e culturale. La metropoli punta a collocarsi a livello globale tra le città più influenti. Cosa deve fare secondo lei la Istanbul dell’arte, delle collezioni, dei musei, delle fondazioni, delle gallerie e degli artisti per lanciare la sfida alle megalopoli internazionali? Cosa manca? Quali mosse sono auspicabili?
Rispondo per noi. La nostra non è solo una fiera d’arte. Siamo collocati nel cuore della città e Istanbul è sempre più facilmente raggiungibile con voli diretti da tutto il mondo. Vorrei sottolineare che abbiamo anche una responsabilità culturale. Quando abbiamo iniziato la fiera, nove anni fa, non c’era un vero e proprio mercato dell’arte a Istanbul. Non esisteva alcuna forma di associazionismo tra le poche gallerie in città e queste esponevano solo artisti locali che vendevano a compratori locali.
Sulla linea di supportare gli artisti turchi, ma anche di aprire Istanbul al mercato internazionale, abbiamo fondato la fiera nel 2006. In tal modo ci differenziamo anche dalle altre fiere del mondo. Quello che si trova esposto da noi, per buona parte si trova solo da noi. Con orgoglio affermo che il 30% dei partecipanti sono gallerie turche. L’obiettivo è crescere mantenendo la nostra identità di città ponte tra Oriente e Occidente, aumentando progressivamente la qualità. Sebbene necessariamente a discapito della quantità.

Quali sono le novità più interessanti e i cambiamenti rispetto agli anni precedenti che avete in serbo con la nona edizione di Contemporary Istanbul?
Come dicevo, la nostra strategia è di far crescere la qualità dei partecipanti, anche a discapito del numero di spazi affittati. Al momento, molti stand sono ancora disponibili, ma non saranno riempite se non con un’attenta selezione. Anticipo che organizzeremo una mostra-mercato parallela alla fiera, che sarà organizzata da curatori di tutto il mondo e che avrà cadenza biennale. Sta nascendo inoltre una sezione dedicata alle edizioni: molta gente vuole comprare un’opera d’arte ma non ha la possibilità concreta di farlo. Il mercato immobiliare è in crescita a Istanbul e le case vanno arredate, ma non tutti possono farlo con un pezzo unico. Da qui l’idea dell’edizione. Questa sezione sarà distaccata dalla sede della fiera, sarà nello Zorlu Center a Besiktas.

Dopo Siria, Iran, Golfo, Russia e Paesi dell’Est Europa, quest’anno la sezione New Horizons della fiera è dedicata alla Cina. La scelta di due curatori italiani attivi in Cina, Massimo Torrigiani e Davide Quadrio, che sono stati invitati a curare la selezione delle gallerie cinesi, conferma il ruolo di Istanbul come luogo d’incontro tra culture lontane? Com’è nata questa scelta?
I curatori italiani che abbiamo scelto, Massimo Torrigiani e Davide Quadrio, hanno un’ottima preparazione sul mercato cinese e anche un necessario approccio al mondo commerciale dell’arte. Sono stati scelti per le loro esperienze professionali che li legano all’Oriente e all’Occidente al contempo. Ci sono stati segnalati dalla DSL Collection, collezione privata aperta al pubblico che dal 2005 rappresenta un centinaio di artisti cinesi tra i più noti a livello mondiale. Entrambi stanno conoscendo Istanbul per la prima volta e si stanno inserendo perfettamente nel clima di ponte tra due mondi che questa città rappresenta. La Cina è un Paese di importanza ormai imprescindibile, meta di interessi commerciali diffusi internazionalmente, anche nel settore artistico. Molte fondazioni di tutto il mondo stanno supportando gli artisti cinesi, è il momento giusto per includere questo Paese nella sezione dedicata ai “nuovi orizzonti”.

Transformation: a View on Chinese Contemporary Art - veduta della mostra presso l’Istanbul Modern, Istanbul 2012 - photo Muhsin Akgun
Transformation: a View on Chinese Contemporary Art – veduta della mostra presso l’Istanbul Modern, Istanbul 2012 – photo Muhsin Akgun

Il vostro focus sulla Cina risponde anche a un interesse collezionistico? Esistono collezionisti cinesi che puntano anche alla Turchia come luogo dove comprare e investire? Qual è, in generale, la tipologia di collezionismo che frequenta la fiera (e la città) e come state lavorando per incrementarlo e renderlo più maturo?
Puntiamo principalmente sul collezionismo proveniente dall’area del Sud Est Pacifico. Quest’anno saranno presenti gallerie da ventidue Paesi. Il mercato cinese emergente interessa più ai collezionisti di tutto il resto del mondo che a quelli cinesi, ancora molto legati agli storicizzati.
Ovviamente dedicare alla Cina un’intera sezione della fiera ha anche l’obbiettivo di attirare l’attenzione del collezionismo e della stampa cinese, che potranno in questo modo conoscere anche le gallerie turche partecipanti.

Quali saranno le manifestazioni in città durante i giorni della fiera? I grandi musei e le grandi fondazioni cosa proporranno “a latere” della fiera per invogliare collezionisti e appassionati a venire a Istanbul in quei giorni? Qual è, insomma, il rapporto della fiera con le istituzioni della città, ivi compresa la Biennale (tuttora la manifestazione internazionale più importante della metropoli turca) che nell’edizione 2015 sarà curata da Carolyn Christov-Bakargiev?
Tra le altre mostre previste in città, un’antologica su Miró, che conferma l’importanza di conoscere e approfondire l’arte occidentale del Novecento. La veneziana Glass Stress curata da Adriano Berengo arriverà a Istanbul, ma rivista in versione turca con opere in vetro realizzate solo dai nostri artisti. Per ora sono queste le anticipazioni che posso darvi. Per quanto riguarda la Biennale, questa edizione sarà molto interessante, con una forte e significativa curatela. Noi abbiamo una stretta relazione con la Istanbul Culture Foundation che la organizza: la mia catena di alberghi (The Sofa Hotels) ne è stata sponsor tecnico fin dalla prima edizione.

Gezi Park, crollo della lira, sommovimenti politici attorno al governo Erdogan. Nel 2013 molti operatori artistici di Istanbul si sono lamentati di un calo degli affari conseguente al clima di sfiducia internazionale sul Paese. Quanto ha influito e sta influendo questo scenario sul posizionamento della Turchia nello scacchiere internazionale dell’arte contemporanea e del suo mercato?
Nel 2013 tutto è calato: dal real estate fino al mercato dell’arte. Il 10 agosto ci saranno le elezioni presidenziali, le prime in assoluto a svolgersi a suffragio universale diretto. Dopo di ciò, immagino che molte tensioni si allenteranno. L’interesse per Istanbul da parte del mondo resta comunque in crescita progressiva e queste elezioni contribuiranno a stemperare eventuali atteggiamenti di sfiducia.

Lo scorso anno la città ha assistito alla nascita di una nuova fiera d’arte contemporanea, Art International. Per voi è interessante che si creino nuovi momenti di aggregazione o vivete la nascita di nuove fiere a Istanbul come concorrenza?
Sì? Esiste una nuova fiera?

Transformation: a View on Chinese Contemporary Art - veduta della mostra presso l’Istanbul Modern, Istanbul 2012 - photo Muhsin Akgun
Transformation: a View on Chinese Contemporary Art – veduta della mostra presso l’Istanbul Modern, Istanbul 2012 – photo Muhsin Akgun

Güreli…
Ok, scherzo! La concorrenza va sempre monitorata e credo rappresenti un buon segnale di crescita e di confronto, anche se quella di cui parliamo è ancora una piccola fiera. Il fatto che nuove realtà abbiano la spinta a mettersi in gioco è di per sé un segnale molto positivo, che rivela uno sviluppo economico sociale e culturale.

In che modo la nona edizione di Contemporary Istanbul lascia spazio alle realtà non profit? Tra queste, quante sono turche e quante internazionali?
Il primo nucleo della fiera è Art Istanbul, un’associazione non profit di realtà legate all’arte che ho messo insieme per costruire la fiera. Nasciamo, come dicevo, con una valenza duplice, economica e culturale.
Al momento abbiamo dodici istituzioni non profit internazionali partecipanti e una decina di iniziative che coinvolgono gruppi di giovani artisti impegnati nella presentazione di progetti e piattaforme. Le application sono ancora aperte e gratis per tutte le realtà che non fanno profitto. La fiera include anche tre giornate dedicate a incontri culturali, di cui una sarà focalizzata sulla Cina. Abbiamo anche una serie di incontri per il pubblico più giovane, che fungono come orientamento al collezionismo.

La Digital Art, inclusa nella New Media Section per il secondo anno consecutivo, conferma esperienze locali importanti e di caratura internazionale legate a questo tipo di linguaggio. Un esempio per tutti è il lavoro presentato da Ali Kazma alla 55. Biennale di Venezia. Che peso commerciale e quale peso culturale ha nella fiera la sezione di Digital Art?
Il collezionismo turco non conosceva i new media e abbiamo deciso, con quello spirito pionieristico e anche educativo che ci contraddistingue sin dalla prima edizione, di introdurre in fiera una sezione interamente dedicata a questo linguaggio smaterializzato, ancora lontano per noi dall’idea di acquisto dell’opera d’arte unica. Un’apertura necessaria, questa, anche perché – come lei sottolinea – i nostri artisti più importanti e noti a livello internazionale sono molto interessati alla Digital Art come mezzo espressivo.

Federica Forti

Istanbul // dal 13 al 16 novembre 2014
ICC – ISTANBUL CONGRESS CENTER
ICEC – ISTANBUL CONVENTION & EXHIBITION CENTER
contemporaryistanbul.com