BSI Swiss Architectural Award. Intervista a José María Sánchez García

È il vincitore della quarta edizione del BSI Swiss Architectural Award, è spagnolo, ha 39 anni e si è imposto su 27 candidati provenienti da 16 Paesi. È José María Sánchez García, un architetto molto attivo in Spagna, dove nel 2006 ha aperto il suo studio, che ha fatto del rigore geometrico e del rapporto poetico con il paesaggio la sua cifra.

José María Sánchez García

Ogni due anni il BSI Swiss Architectural Award cerca di porre l’attenzione sul lavoro di architetti under 50 la cui opera offra un contributo al dibattito e alla pratica architettonica contemporanee e che dimostrino particolare sensibilità al contesto paesaggistico e ambientale. Il premio, che ammonta a 100mila franchi, sarà consegnato a José María Sánchez García il prossimo 18 settembre all’Accademia di Architettura di Mendrisio. Ne abbiamo parlato con lui.

Una breve auto-presentazione. Chi è José María Sánchez García?
È difficile parlare di se stessi. Spero che dopo questa intervista si capisca meglio chi sono [ride, N.d.R.]!

Meno di quarant’anni e hai già realizzato diversi progetti, come il restauro dell’area archeologica attorno al Tempio di Diana a Merida, il centro per l’innovazione sportiva “el Anillo” a Guijo de Granadilla e il centro per il canottaggio ad Alange. Tutti selezionati per il BSI Swiss Architectural Award. Cosa hanno in comune queste architetture?
Hanno veramente molto in comune. La sistemazione dell’area del Tempio di Diana è stato il primo concorso importante che abbiamo vinto e che ci ha permesso di formare un team fisso e stabile per sviluppare il progetto. Tutto è nato da questo progetto. Ossia, abbiamo definito le tematiche che ci interessano e che si ritrovano anche in altri progetti. Da lì è iniziata la ricerca che abbiamo portato avanti negli ultimi anni nel mio studio.
Per esempio, il Tempio di Diana, un progetto pensato nel 2005 e che si realizza dopo più di sei anni, convive con The Ring, che in meno di un anno è stato pensato, sviluppato e costruito. È per questo che alcuni temi centrali come il paesaggio, il preesistente, la geometria e anche questa tendenza lineare, così marcata nel progetto del Tempio di Diana, si riscontrano anche negli altri due lavori.

Temple of Diana - ph Roland Halbe
Temple of Diana – ph Roland Halbe

Il tuo lavoro sembra caratterizzato da un uso consapevole dei materiali e da una particolare attenzione per la geometria. Tutto concepito in uno speciale rapporto con il paesaggio circostante. Qual è il tuo approccio nello sviluppare un progetto?
La domanda è molto azzeccata. Senza dubbio sono i temi che ci interessano di più. L’approccio a ogni progetto è unico e singolare, così come la sua materializzazione e definizione geometrica. Però questa tendenza è sempre presente in maniera intuitiva in tutti i lavori dello studio. Si può dire che cerchiamo sempre aspetti che vanno al di là dell’architettura, rispondendo a un’esigenza che supera l’entità del mero oggetto architettonico.

Cosa ispira il tuo lavoro?
Non penso che il termine ispirazione sia corretto per l’architettura. Come ho detto, abbiamo delle linee guida che, benché ci sforziamo di non imporre al nostro lavoro, sono fondamentali per il nostro modo di pensare. L’ispirazione è qualcosa di pericoloso, perché può portare l’architettura nel campo del soggettivo. Quello che mi interessa di più è la ricerca di opportunità.

Rowing Centre - Ph. Roland Halbe
Rowing Centre – Ph. Roland Halbe

Quanto il tuo lavoro è influenzato dalla cultura spagnola in cui sei cresciuto?
Credo di esserne assolutamente influenzato. Ogni architetto è un uomo del proprio tempo e come tale risponde a una cultura e a una determinata tecnica. Ho avuto la fortuna di crescere in una dimensione rurale, dove ho potuto sperimentare quegli aspetti artigianali che si stanno perdendo. Dicono che i primi sei anni di vita siano fondamentali per la formazione di un individuo. Se è così, suppongo che le prime esperienze personali siano fondamentali nel modo di pensare e vedere l’architettura.

Quale progetto meglio sintetizza la tua filosofia?
Mi auguro tutti. Forse in The Ring e nell’area del Tempio di Diana si può riscontrare in maniera più chiara il nostro modo di lavorare.

The Ring - ph José María Sánchez García
The Ring – ph José María Sánchez García

Il BSI Swiss Architectural Award è un riconoscimento dato a “chi ha dimostrando particolare sensibilità al contesto paesaggistico e ambientale”. Come traduci questa sensibilità verso il paesaggio in architettura?
Domanda difficile… Quando si arriva in un posto per la prima volta, quello che caratterizza gli architetti è il loro sguardo critico, la capacità di individuare le problematiche che ha, così come le sue potenzialità. Mi piace molto questo sguardo critico e sviluppare i progetti come fossero nuove opportunità.

Cos’è l’architettura per te?
Tutto quello che ho appena spiegato.

 

Zaira Magliozzi

 

www.jmsg.es
www.bsi-swissarchitecturalaward.ch

 

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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.