Marina Abramovic e la mostra sul niente: mistero risolto

L’artista parla alla stampa e svela il programma – o, per meglio dire, il non-programma – della sua imminente performance. La sua residenza questa estate sarà la Serpentine Gallery di Londra e la vedrà aprire le porte la mattina e richiuderle la sera dopo ben otto ore di performance senza pause. Neanche per un bicchiere d’acqua.

Marina Abramovic e Hans-Ulrich Obrist - Serpentine Gallery, Londra 2014

Marina Abramovic (Belgrado, 1946) è considerata una dei pionieri che ha reso la performance una forma d’arte. Usando il suo corpo come oggetto e soggetto delle sue azioni, forza i limiti del razionale e della relazione tra pubblico e arte. 512 Hours rappresenta una linea di continuità dalle prime performance del 1970, ed è ispirata al concetto dell’assenza dell’arte come forma d’arte essa stessa.
Artisti del calibro di Yves Klein, Yoko Ono, Mary Ellen Carroll hanno già esplorato questo ambito, ma l’idea dell’Abramovic viene da un’altra radice di pensiero: “Quando dicevo che faccio una mostra sul niente, intendevo che questo progetto sarà ancora più centrato sullo spettatore”, chiarisce, “nel senso che io starò in questo enorme white cube dove non avrò nessun programma, non avrò niente di pianificato, e questo mi spaventa molto. Tutto sarà deciso dal pubblico, da quello che accadrà al momento, ma alla fine farò tanto”. L’artista quindi non farà niente nel senso che subirà ciò che il pubblico deciderà di fare, come nella sua performance Rhythm 0 (1974).
Marina Abramovic si è sottoposta a un duro training mentale e fisico in preparazione di questa installazione estiva, che la vedrà operare al fianco della sua assistente, Lynsey Peisinger. “Non ci saranno regole”, continua l’Abramovic, “lo spettatore è libero di rimanere quanto vuole e di fare ciò che vuole. Quello che voglio è creare un flusso di energia tra me e il pubblico e tra gli stessi spettatori, di modo che ognuno, compresa me, possa portare via qualcosa di personale a ogni visita”.

I 160 armadietti all’entrata custodiranno gli oggetti degli spettatori, i quali saranno invitati ad abbandonare tutto ciò che li tiene ancorati al mondo esterno, come telefonini e orologi. Un elemento critico che aiuterà lo spettatore, ma anche la stessa artista, a essere presente durante il soggiorno nella stanza. “Il tempo è una tortura”, aggiunge lei, “nel presente il tempo non esiste, e per vivere il presente dobbiamo concentrarci su quello che succede adesso”. Questo processo dovrebbe aiutare il pubblico a svuotare la mente e a prepararsi per l’incontro con l’artista. “Non so quello che accadrà, lo vedo come un esperimento e per ciò considero anche che sia un fallimento, ma se fallirà, non sarà certo per il pubblico, ma per me che ho smesso di credere in quello che faccio”, sottolinea la Abramovic.
L’idea di sperimentare con il pubblico è stata influenzata dalla figura del serbo Nikola Tesla (1856-1943), noto per le dimostrazioni pubbliche durante i suoi esperimenti. Ma Tesla ha ispirato 512 Hours non solo dal punto di vista dell’interattività con il pubblico, ma anche per lo scambio energetico tra diversi elementi. Durante la sua retrospettiva The Artist is Present al MoMA nel 2010, la stessa Abramovic aveva iniziato ad analizzare questo vis-à-vis con il pubblico, il quale era invitato a sedersi di fronte all’artista e sostenere lo sguardo con lei per il tempo desiderato.
Hans-Ulrich Obrist, direttore della Serpentine Gallery, ha aggiunto che “lo straordinario progetto e la performance dell’Abramovic marcheranno sicuramente un momento storico per la Serpentine. Ogni mostra dell’Abramovic continua un filo narrativo che evolve e si rigenera allo stesso tempo. Sono sicuro che anche questa volta Marina non finirà di stupirci”.

Marina Abramovic - Serpentine Gallery, Londra 2014
Marina Abramovic – Serpentine Gallery, Londra 2014

Nella stanza ci saranno telecamere sparse ovunque che filmeranno quello che accade, diffondendolo sul sito della galleria. Inoltre, alla fine di ogni visita lo spettatore potrà lasciare un commento sulla propria esperienza, e anch’esso sarà postato sul web. La stessa Abramovic si sottoporrà a un trattamento simile ogni giorno: rilascerà una dichiarazione sulla giornata in una piccola stanza stile Grande Fratello. “L’elemento di documentazione ricopre un ruolo importantissimo nella performance”, commenta l’artista, “perché le emozioni e quello che vivi sul momento hanno un impatto differente quando ci rifletti all’istante invece che dopo giorni”. Oltre a ciò, l’Abramovic spera di creare una comunità che ruota attorno alla performance: “Le persone sono invitate a tornare quante volte vogliono. Sicuramente sarà curioso vedere come la mostra evolve dal primo giorno all’ultimo. Nell’ultima performance al MoMA ho conosciuto molte persone, con le quali sono ancora in contatto”.

Daniela Amolini

Londra // fino al 25 agosto 2014
Marina Abramovic – 512 Hours
SERPENTINE GALLERY
Kensington Gardens
+44 (0)20 74026075
[email protected]
www.serpentinegalleries.org

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Daniela Amolini
Nel 2011 si sposta da Brescia a Londra per studiare il Master Integrato in Critica della Moda e dell’Arte all’University of the Arts. Nonostante gli studi, collabora attivamente per gli italiani Frizzifrizzi e Vogue e i britannici Rough Magazine e Lomography. La sua creatività e voglia di sperimentare e mettersi in gioco trova nei musei e nelle esposizioni artistiche un perfetto campo di lavoro: dal 2012 collabora con la Brick Lane Gallery come curatrice. Il suo pallino fisso è la relazione tra fine art e moda.
  • angelov

    Trovo inspiegabile il fatto che non venga mai citato un artista come Joseph Beuys, senza il quale l’edificio dell’arte contemporanea crollerebbe, come una struttura a cui venisse meno una trave portante.
    In questo caso poi, si arriva addirittura a citare il grande Tesla, che con l’arte c’entra come i cavoli a merenda: ma forse per dimostrare che anche gli slavi non sono poi così stupidi come sembra?
    Ma, andiamo!…si, proprio il nulla.

    • Ci vedo un po’ di sehgal senza pianificazione della performance… Interessante la totale assenza di oggetti e il concentrarsi sullo spettatore. Certo che invece di farla in museo poteva farla a casa sua, avrebbe ottenuto maggior sincerità nel rapporto che vuole instaurare con lo spettatore e annullava quell’aura di artistar che l’abramovic ha e non mi piace

  • pinoBarillà

    I più importanti curatori al mondo li vediamo ruotare in gallerie, musei,fondazioni, fiere, nelle migliori riviste d’arte e in tutte le manifestazioni biennali,triennali. Al fine di filosofare linguaggi già da tempo esauriti dagli stessi artisti storici.

  • angelov

    Il concetto di Confine; una linea immaginaria tracciata lungo un territorio che ne delimita la forma separandolo dal territorio adiacente; a volte invece, una striscia di terra di nessuno, come un corridoio, e territorio a sua volta, che ne separa due adiacenti.
    E’ come se il compito di certo sperimentalismo artistico, fosse quello di manifestarsi in questa terra di nessuno, e di tentare anche di estenderne la superficie.
    Forse è il caso di questa performance: l’esplorare il confine tra i territori di Privato e di Pubblico, ed il fare esperienza in quella terra di nessuno che li delimiterebbe.

  • k

    questa performance è stata fatta a ottobre 2014 con il titolo: Residenza in Comunione. Curata da Giorgio De Finis al MAAM. Vedere per credere!.. è tale e quale. 11 gg di reclusione artistica, dove il pubblico portava qualcosa: da una poesia, al cibo, opere, balli, performance musicali….il tutto ripreso h24. su http://www.francolosvizzero.com c’è la descrizione!…e la mostra è ancora in atto…

  • Filippo Saccà

    Riflessioni sulla vita e sulle emozioni, scambio di energia tra persone in un luogo dove questi elementi sono ovattati e distorti proprio dall’essere, quel luogo, uno spazio che nulla ha a che fare con la vita…quella vera ! Marina, vuoi raccogliere le energie degli- come li chiami tu- spettatori? vuoi riflettere sulla loro vita e ascoltare le loro storie? vuoi creare un legame con loro?…allora invece di farti 512 ore in una bianchissima e pulitissima e intellettualissima e silenziosissima e rispettosissima galleria d’arte, passa 512 ore in fabbrica, in miniera, in campagna con un contadino o on una decina di maleducati, sporchi e ignoranti operai…allora si che avrai qualcosa da raccontarti e da raccontarci.