Luigi Ghirri nella sua terra. La retrospettiva a Reggio Emilia

“Pensare per immagini”. In questa frase è contenuto il senso di tutto il mio lavoro, come nella frase di Giordano Bruno: “Pensare è speculare per immagini”. Così scriveva Luigi Ghirri in “Kodachrome”. Ora il suo lavoro è in mostra al festival “Fotografia Europea”.

Luigi Ghirri – Roma, 1978. Dalla serie “Kodachrome”, 1970-1978 © Eredi Ghirri. Collezione Eredi Ghirri

La nona edizione del Festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia non soltanto vuole essere, ma senza alcun dubbio è un riuscitissimo omaggio a Luigi Ghirri. Il fotografo di Scandiano ne sarebbe stato certamente soddisfatto, e con lui Paola Borgonzoni, che con convinzione ha dedicato l’intera vita alla valorizzazione dell’opera del marito.
Nel corso di questi lunghi anni (Luigi Ghirri muore nel 1992) diversi e importanti omaggi sono stati tributati in tutto il mondo alla sua opera e alla sua figura. Un susseguirsi ininterrotto di mostre culminato con la grande retrospettiva che il Maxxi quest’anno gli ha dedicato e alla quale la mostra di Reggio Emilia, che reca lo stesso titolo Pensare per immagini, idealmente si collega.
Ma mentre tutte le altre mostre – comprese quelle che lo stesso Festival di Reggio Emilia gli ha dedicato nel corso delle precedenti edizioni – hanno svolto una funzione di valorizzazione, diffusione e celebrazione dell’opera, la rassegna di quest’anno si pone l’obiettivo di evidenziarne in particolare l’eredità culturale.

Luigi Ghirri – Roma, 1978. Dalla serie “Kodachrome”, 1970-1978 © Eredi Ghirri. Collezione Eredi Ghirri
Luigi Ghirri – Roma, 1978. Dalla serie “Kodachrome”, 1970-1978 © Eredi Ghirri. Collezione Eredi Ghirri

Nella cornice suggestiva e imponente dei Chiostri di San Pietro, Luigi Ghirri, con le sue fotografie e con i suoi pensieri, che non prescindono dalle prime ma che le sottendono e le completano, sembra dare il la all’intero festival, il quale come sempre ospita fotografi di grande calibro, siano essi giovani o ancora sconosciuti, ma che mai come quest’anno hanno dimostrato di aver appreso la lezione di Ghirri e di volersi con lui confrontare.
Perché nella fotografia praticata e predicata da Luigi Ghirri c’è posto per tutti. C’è posto per le fantastiche alchimie di Sarah Moon e per gli inquietanti “ritratti” di Andrea Ferrari, per i misteriosi tableaux di Simone Bergantini e per l’ambigua classicità di Herbert List. Perché Ghirri avrebbe ugualmente apprezzato la surreale bellezza delle cartoline di primo Novecento e la Divine Violence di Adam Broomberg & Oliver Chanarin o l’utopia comunista dei CCCP.
Ecco perché mostre così diverse fra di loro, così variegate, presenti con il loro sguardo e con il loro pensiero, magnificamente esplicitato nei saggi critici a catalogo, ben riassumono e/o sussumono il titolo di questa edizione del festival di Fotografia Europea: Vedere. Uno sguardo infinito.

Adriana Scalise

Reggio Emilia // fino al 28 luglio2014
Luigi Ghirri – Pensare per immagini. Icone paesaggi architetture
a cura di Francesca Fabiani, Laura Gasparini e Giuliano Sergio
CHIOSTRI DI SAN PIETRO
Via Emilia San Pietro 44c
0522 456249
[email protected]
www.fotografiaeuropea.it

 

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Adriana Scalise
Adriana Scalise lavora presso l'Archivio della Biennale di Venezia, laureata in Lingue Orientali (Arabo) e in Conservazione dei Beni Culturali (Storia dell'Arte) da oltre dieci anni nutre interesse nei confronti della Fotografia nelle sue varie declinazioni (storia, estetica e pratica fotografica). In qualità di ricercatrice indipendente collabora con diverse riviste del settore (Gente di Fotografia, Artribune, Fotostorica), partecipa a convegni e pubblica saggi (Verri, ed. Marsilio). Scrive poesie e da alcuni anni porta avanti un progetto fotografico dedicato a "se stessa".
  • Posizionate pollice e indice di entrambe le vostre mani a “L” e
    avvicinatele per formare una cornice (la classica posizione del
    fotografo per capire la corretta inquadratura). A questo punto
    guardateci dentro e fissate un’immagine, osservatela e toccate i diversi
    oggetti/soggetti che la compongono, ripetendo continuamente nella
    vostra mente questa frase del fotografo Luigi Ghirri: “vedere per la
    prima e ultima volta”. Poi spostate la vostra “cornice” su un’altra immagine e seguite le stesse indicazioni di prima. Fatelo ogni volta che vi va. (il titolo di questo lavoro è “sGHIRRIamo?”)