LuganoInScena. Parola a Carmelo Rifici

A seguito del concorso aperto a fine gennaio, la Città di Lugano ha designato Carmelo Rifici quale nuovo direttore di “LuganoInScena”, responsabile della stagione teatrale della città, che a partire da settembre 2015 avrà a disposizione un nuovo teatro nel centro culturale del LAC – Lugano Arte Cultura, in fase di realizzazione. Il regista subentra a Renato Reichlin, che lascia l’incarico per pensionamento. Rifici assume la direzione rientrando in Ticino con alle spalle una rapida e importante carriera, che testimonia le competenze e le relazioni professionali intessute con il mondo della produzione teatrale internazionale. Lo abbiamo incontrato.

Carmelo Rifici, ritratto

La sua nomina a direttore artistico di LuganoInScena, avvenuta con bando pubblico, è un importante riconoscimento del suo lavoro. Nelle motivazioni si legge: “La persona ci ha colpiti per la sua grande competenza, la conoscenza della realtà teatrale svizzera e locale, ma anche internazionale”. Quale considerazione ha fatto alla notizia della nomina?
Sono onorato di essere stato scelto e ho accettato con entusiasmo la grande responsabilità di gestire il teatro della città. Sono stato piacevolmente sorpreso dalla serietà del bando, dei colloqui che si sono susseguiti negli ultimi mesi. Il Ticino ha una grande tradizione musicale e ha sviluppato l’arte dell’architettura. Nel panorama teatrale c’è un grande fermento, molte compagnie di teatro e di danza, ma se altre città svizzere come Zurigo, Basilea, Losanna e Ginevra sono riuscite a imporre una tradizione teatrale, in Ticino non esiste una tradizione legata al teatro di parola.
Il teatro ticinese, forse grazie all’attività della Scuola di Verscio, è molto più legato al performativo, all’acrobatico che alla lingua. È la peculiarità del teatro del territorio, né italiano né tedesco. Gli altri cantoni hanno accettato la loro identità linguistica, il Ticino non ancora a pieno. È un lavoro che andrà fatto.

Ci può fare un quadro della realtà teatrale della Svizzera, e non solo italiana?
La realtà svizzera è alquanto differenziata. Esistono tre lingue nazionali, oltre al romancio che non è una lingua teatrale. I teatri della Svizzera tedesca sentono una grande vicinanza con la realtà culturale germanica, come quelli della Svizzera francese con quella francofona. Il Ticino ha un rapporto privilegiato con l’Italia, ma privilegiato non significa che si riconosca nel teatro italiano, anzi è alla ricerca di una sua identità.
Il panorama svizzero non si differenzia per qualità da quello di Monaco o di Berlino, o da quello di Parigi o Bruxelles, cerca nel plurilinguismo e nella contaminazione fra le discipline una propria difficile via. È un teatro colto, attento fin troppo alle mode, ma molto vivo. Christoph Marthaler è svizzero e, prima di dirigere la Volksbühne di Berlino, dirigeva il teatro di Zurigo. L’arte performativa belga, la danza sono fortemente presenti sul territorio. Tra Lugano e Locarno esiste Monte Verità, dove ha sede la Laban Centre e dove ogni anno molti artisti vengono a sperimentare le proprie idee.

La finalità del LAC – si legge nelle note programmatiche – è di promuovere la comprensione e l’interesse per le arti visive, la musica, le arti sceniche e le altre manifestazioni artistiche. Lei si occuperà della programmazione teatrale, ma con un’attenzione alla contaminazione con le altre arti?
In collaborazione con il direttore generale, Michel Gagnon, guarderemo al panorama internazionale con un’attenzione maggiore rivolta alla danza e al teatro-danza, ma il LAC sarà il teatro della città e, forse, di tutto il cantone, quindi il teatro di regia sarà sempre ospitato, sia italiano che tedesco o francese.
Un altro obiettivo è quello di creare una compagnia teatrale della Svizzera italiana, coinvolgendo nelle attività del teatro tutte quelle esperienze territoriali per ora molto frammentate perché prive di interlocutore. Spero di poterlo essere.

LAC Sala teatrale e concertistica - photo Salvatore Vitale, Città di Lugano
LAC Sala teatrale e concertistica – photo Salvatore Vitale, Città di Lugano

Che tempi ha per la programmazione e quale linea progettuale pensa di adottare nella scelta degli spettacoli?
Ho poco tempo, sono entrato in sostituzione di Reichlin in corsa. Cerco di non spaventarmi, anzi di sfruttare al meglio l’occasione. Già la prossima stagione, il pubblico di Lugano potrà assistere a buoni spettacoli. Ospiteremo le opere di Emma Dante e Peter Stein, di De Capitani e Finzi Pasca, con un’attenzione particolare ai grandi interpreti, perché la lingua italiana possa formare un’identità: da Franco Branciaroli a Elisabetta Pozzi. È un bel cartellone che pone attenzione anche alla nuova generazione di scrittori come Mazzarelli-Musella, Granata, Giagnoni. Non saranno dimenticati i mattatori come Neri Marcoré, Antonio Rezza, Moni Ovadia. Molti saranno gli incontri di approfondimento, non solo con gli artisti, ma anche con filosofi, psicoanalisti.
Sto cercando anche di formare un focus sulla danza d’autore, portando a Lugano i coreografi Michele Di Stefano e Raffaella Giordano. Forse avremo la Mark Morris Dance Company di New York e probabilmente Constanza Macras e la sua compagnia Dorky Park, con un lavoro fatto sul Monte Verità. Come dicevo anche l’attenzione al territorio sarà importante e le collaborazioni con gli altri teatri svizzeri.

La programmazione avrà un respiro internazionale?
La programmazione deve avere un respiro, se sarà internazionale lo decideremo mano a mano che si formerà nella mia testa un’idea di stagione. Già il fatto che ci sia uno scambio tra Svizzera e Italia genera una linea internazionale. Voglio vedere spettacoli, parlare con gli artisti, capire il pubblico ticinese e le sue aspettative.
Sarà un lavoro duro, ho quattro anni per impostare una linea che includerà la produzione teatrale. Mi auguro di riuscirci. È una sfida, ma il teatro lo è sempre.

Giuseppe Distefano

www.luganoinscena.com

 

CONDIVIDI
Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).