L’italia al centro: Koolhaas e Zucchi a confronto

Con le sue contraddizioni infinite, con lo splendore, i fasti, le cadute, i non sensi, le paure, le vittorie e le sconfitte, l’Italia è al centro della Biennale. Con quella qualità che ha sempre offerto il plusvalore necessario a renderci unici. Con la sua capacità di innovare e interpretare, trovando modalità originali di intervento sulla materia esistente per dar vita a una forma futura.

I Pink Floyd dal vivo a Venezia nel 1989 © Interpresse agency – Venice

L’Italia vista da dentro, con il lavoro svolto da Cino Zucchi per allestire Innesti/Grafting: il moderno come trasfigurazione,e da fuori con Monditalia, la mostra nella mostra pensata da Koolhaas per l’Arsenale. Entrambe offrono un affresco della storia italiana e della sua evoluzione non lineare, riletta attraverso gli sguardi di chi, da una parte, in questo Paese ci è nato, e di chi, invece, l’ha solo conosciuto.
Con Monditalia, Koolhaas omaggia il Belpaese e chiede ai 41 progetti selezionati – di cui metà curati da italiani e metà da stranieri, così da offrire in simultanea la visione di entrambe le facce della medaglia – di raccontarne le enormi contraddizioni. All’Arsenale viene messo in scena, come fosse il palcoscenico perfetto, un simulacro all’incontrario. Non solo architettura, quindi, ma anche danza, musica, teatro, arte, cinema, economia, religione, tecnologia e industria. Fa parte di questa sua indole, della sua formazione e del suo modo di procedere contaminato, la ricerca di un’ibridazione che offra spunti che travalichino i confini disciplinari, per una Biennale nella Biennale. Rem Koolhaas interpreta così il suo ruolo di curatore: non architettura in purezza, ma passato, presente e futuro legati insieme e osservati da diverse angolazioni spaziali. Non è solo il tema Fundamentals a fare da trait d’union all’intera mostra, è la volontà di rappresentare, in parallelo, ciò che nel linguaggio architettonico ha voluto dire il passaggio dalle identità nazionali all’adozione di un vocabolario universale. Scardinando quelle che un tempo erano le realtà locali – così tipiche e così diverse tra di loro – ma apprezzandone al contempo il valore singolo, Koolhaas racconta il passaggio alla modernità e ciò che questo ha significato nell’ultimo secolo. Un secolo breve, direbbe lo storico britannico Eric J. Hobsbawm, eppure incredibilmente denso: avvenimenti storici, politici, economici e sociali che hanno contribuito a rendere il mondo il posto complesso che è al giorno d’oggi.

Gianni Pettena, Carabinieri - photo Ugo Mulas, courtesy Gianni Pettena
Gianni Pettena, Carabinieri – photo Ugo Mulas, courtesy Gianni Pettena

Nel Padiglione Italia, invece, un collage di proposte racconta le sfaccettature di un Paese che da sempre si trova a fare i conti con la storia: visioni, progetti futuri e passati, video, percorso espositivo e impianto scenico contribuiranno a restituire un unico grande ritratto. Innesti semantici oltre che fisici. Cino Zucchi articola le sezioni in: Palinsesto Italia, Expo 2015 – un laboratorio ambientale, Milano moderna – un laboratorio urbano, Paesaggio Contemporaneo, Ambienti Cut&Paste, Paesaggi Abitati, Cartoline dal Mondo, Giardino Ospitale. Inoltre, come curatore progettista, interviene con due opere site specific – un grande portale d’ingresso e una seduta scultorea nel Giardino delle Vergini – mentre affida a Studio Azzurro la curatela della sezione visual. Innestare è “introdurre elementi culturali nuovi o diversi in un ambito preesistente”. Perché l’Italia questo è: una serie infinita di stratificazioni.

Giulia Mura

http://www.labiennale.org/it/architettura/mostra/ 

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #19
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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.