Italian Area. Luca Rossi dà i voti agli artisti (D-L)

Seconda parte delle “pagelle” stilate da Luca Rossi. A partire da “Italian Area”, l’archivio storico del centro Viafarini/Care Of a Milano. Da parte nostra ribadiamo le parole dell’autore: “I giudizi che leggerete sono relativi alla opere degli artisti e non agli artisti come persone. La tendenza a una negatività di giudizi, trova le responsabilità solo in parte negli artisti. Al 60% la responsabilità è da imputare ad un sistema intorno, che in questi ultimi vent’anni non ha saputo formare, stimolare e promuovere adeguatamente”.

Stefania Galegati Shines, 1001, 2011

Rä Di Martino
Partita 13-14 anni fa con l’attenzione per un certo genere cinematografico “da mostra d’arte”. Brevi video tecnicamente preparati che sembravano riflettere sul’idea di cinema stesso. Poi un po’ perduta e logorata anche lei in un calderone di proposte tutte uguali. Ultimamente la ritroviamo a sorprendersi per vecchi set cinematografici nel deserto. Poco definita e un poco confusa.

Voto 4

Andrea Dojmi, Alan dayroom, 2011
Andrea Dojmi, Alan dayroom, 2011

Andrea Dojmi
Frammenti di strutture prelevati da contesti funzionali e adesso resi “non sense”; a volte rielaborati. Troppo poco rispetto quello che ho potuto vedere.

Voto 4,5

Patrizio Di Massimo, Tripolis, 2008
Patrizio Di Massimo, Tripolis, 2008

Patrizio Di Massimo
Studia a Londra e subito carico di buone pubbliche relazioni (italiane), parte con una riflessione e formalizzazione sul passato coloniale dell’Italia in Libia (anche lui Giovane Indiana Jones, non avevamo dubbi). Ultimamente mette a fuoco meglio un certo immaginario che bascula tra il riferimento storico e l’incursione scanzonata, anche tecnicamente (usa app dell’iPhone, ma anche acquerelli naïf e tappezzerie improbabili). Ultimamente ossessionato da una certa pittura naiïf ma controllatissima, molto di moda; sembra un Chiasera più convinto e definito. Ma comunque non si riesce a uscire dal fumetto intellettuale, carico di citazioni e pretenziosità, anche quando parla si parla di erotismo.

Voto 5

Gabriele Di Matteo, Pag 282, 2008
Gabriele Di Matteo, Pag 282, 2008

Gabriele Di Matteo
Classe 1957, un attento lavoro sulla pittura. Un concettuale che non sembra e non si vede. Forse dovrebbe, doveva, essere più ossessivo ed estremo.

Voto 5,5

Gianluca e Massimo De Serio, Un ritorno, 2014
Gianluca e Massimo De Serio, Un ritorno, 2014

Gianluca e Massimo De Serio
Buone potenzialità, ma anche loro prigionieri tra la mostra e il cinema. Il rischio è di perdersi o mimetizzarsi. Il genere ibrido è difficile (mostra o cinema?) ma servirebbe essere più estremi e radicali. Diversamente tutto dipende dal fatto di essere invitati o meno nel contesto giusto, dal momento che tecnicamente troviamo sempre qualcuno che ci realizza un’idea video più o meno originale. Anche in questo caso bisognerebbe lavorare su i modi, invece che sull’idea di base. Recentemente in crisi creativa (dichiarata da loro stessi) girano un video dove si fanno impnotizzare e i due fratelli gemelli ricordano e recuperano cose perdute. Video un po’ troppo intimista e ripiegato sulla loro biografia.

Voto 5

Ettore Favini, Io che prendo il sole al Crepaccio, 2012
Ettore Favini, Io che prendo il sole al Crepaccio, 2012

Ettore Favini
Anche lui ottimo smart relativist, ma sempre con un’attenzione ecologista che rischia di essere una facilissima moda, un po’ gratuita, per quanto sincera. E poi si formalizza tutto alla maniera di Moussosocope, o in modo un po’ pazzerello, quel tanto per uscire dall’accademia, anche se è l’accademia stessa che ci insegna come uscirne. Non basta proprio.

Voto 4

Roberto Fassone, MERTZ VITONE GIONY BONAMI, 2013
Roberto Fassone, MERTZ VITONE GIONY BONAMI, 2013

Roberto Fassone
Giovanissimo amico del quartierino milanese. Si dimena come un dannato per risultare fuori canone, ma rischia sempre di rielaborare lo schema che vorrebbe distruggere. Inventore di Sibi per creare un’opera rispondendo a tre domande. Una sorta di Permanent Food 2.0. Il rischio è sempre quello delle “cose a caso”, semmai seguendo stili fascinosi e modaioli. Non servono a nulla nuovi stili fascinosi ma modi per selezionare le cose. Come a dire: non servono decori della torta, ma un modo per esprimere la differenza fra una torta al cioccolato e una alle fragole. Ma per questi giovanissimi vorrebbe dire suicidare un certo ruolo, che vogliono vestire a tutti i costi. Sono in qualche modo vittime.

Voto 4,5

Linda Fregni Nagler, La tregua (ragazzo in barca), 2008
Linda Fregni Nagler, La tregua (ragazzo in barca), 2008

Linda Fregni Nagler
Maestra dell’Ikea evoluta che in questo caso è coltissima, e quindi ci distrae dall’Ikea evoluta, ma è proprio tale. Quindi riflettere e selezionare fino allo sfinimento vecchie stampe, cercando il pelo nell’uovo, dando vita a immaginari prelevati dal passato. Avete presente il film The Others con Nicole Kidman? A me sembra una grande masturbazione fatta in punta di spillo. Insomma, possiamo speculare quanto vogliamo su ogni foto. Ripeto, servono modi nuovi che non siano la selezione delle foto dal solito, beneamato, amatissimo mercatino dell’antiquariato. L’estetica dell’archivio storico (come la chiama Marco Scotini) rischia di diventare un facile rifugio da una contemporaneità che non si riesce a risolvere e affrontare.

Voto 4,5

Emilio Fantin, Dynamica (dynamic university), 2008
Emilio Fantin, Dynamica (dynamic university), 2008

Emilio Fantin
Molto legato a una certa sensibilità Anni Novanta, altra faccia della medaglia rispetto alle star della scena internazionale Anni Novanta. E quindi una cleptomania nel cogliere la realtà e creare piccoli cortocircuiti, spesso evidenti solo per un ristretto giro di addetti ai lavori; quasi la controparte maschile di Eva Marisaldi. Molto buona la sua ultima idea Dynamica, università indipendente; ma per parlare di cosa? Come? Perché? Il rischio è ancora comunicare solo all’interno del gruppo-setta di addetti ai lavori; anche per questo, da questo clima Anni Novanta, è deflagrato (schizzando a New York) un certo Cattelan, attentissimo alla provocazione come modo per afferrare il pubblico oltre la solita cerchia degli addetti ai lavori. Alla fine risulta comunque veramente poco a fuoco, se non per una certa sensibilità molto diffusa.

Voto 5-

Lara Favaretto, Momentary Monument IV (Kassel) 2012
Lara Favaretto, Momentary Monument IV (Kassel) 2012

Lara Favaretto
Come Bartolini, regina dello smart relativism. Ultimamente impegnata sull’idea di monumento disfunzionale. Tutto questo però scollegato con altre opere precedenti, in cui si elabora tutto e il suo contrario. Ultimamente abbastanza presente in mostra internazionali, dove la sensazione è che qualsiasi cosa proposta potrebbe andare bene. Confusa.

Voto 4,5

Michael Fliri, Returning from places I've never been, 2013
Michael Fliri, Returning from places I’ve never been, 2013

Michael Fliri
Iniziato bene, con un certo piglio alla John Bock “de noartri”. Poi perduto completamente in poco comprensibili autoriflessioni e speculazioni sull’identità. Mi piacerebbe dirgli: “Michael, fregatene dell’identità e vai oltre…” e vedere cosa farebbe.

Voto 4

Giulio Frigo - Prestigiatore - 2012 - 2 parti, olio su tela, gouache su lino - courtesy Francesca Minini, Milano
Giulio Frigo – Prestigiatore – 2012 – 2 parti, olio su tela, gouache su lino – courtesy Francesca Minini, Milano

Giulio Frigo
Dopo aver superato il fascino per De Dominicis, viene completamente risucchiato in una pittura che vuole essere colta a ogni costo e che ci parla pure di prestigiatori e strani figuri; ma sempre con questo piglio naïf e un po’ inquietante che, messo nella galleria di Francesca Minini a Milano, fa pensare al collezionista manager di turno: “Non ci capisco molto ma c’è una certa atmosfera non male…”. Una pittura molto simile a Roccasalva, Chiasera, Di Massimo; e anche in questo caso si ammicca al dato installativo quasi per salvare la pittura e dire che è qualcosa di comunque “nuovo”. Si esce dal quadro per trovare stampelle al quadro. Anche in questo caso, le buone pubbliche relazioni di Francesca Minini salvano qualcosina e riescono a piazzare qualche opera in collezioni private e musei troppo guidati da amici (vedi Mambo di Bologna, con il denaro nostro e di Unicredit).

Voto 4

Chiara Fumai, I Did Not Say or Mean ‘Warning’, 2013
Chiara Fumai, I Did Not Say or Mean ‘Warning’, 2013

Chiara Fumai
Nato, Onu, Fbi, Cia stano ancora cercando di capire come sia finita all’ultima Documenta. In questa sede le danno un padiglione e pensa bene di intrecciare immaginari da donna barbuta, femminismo spicciolo, B-movie e film horror. Ultimamente si ferma solo sul femminismo, portando avanti una battaglia fuori tempo massimo, dove la semplificazione rende tutto banale e non restituisce la reale complessità delle cose.

Voto 3,5

Flavio Favelli, Doppio Orange, 2013
Flavio Favelli, Doppio Orange, 2013

Flavio Favelli
Recupera le cose di nonni e genitori da tempi non sospetti, prima che arrivasse più prepotentemente la moda del vintage. Elaboratore di feticci usando oggetti dei mercatini dell’antiquariato. Prigioniero di questa idea da quattordici anni. Ma sembra che non ne possa fare a meno, come se fosse un’ossessione personale. Lavori più o meno riusciti.

Voto 4,5

Luca Francesconi,  Europa 3000 (idolo civile — civil idol), 2011
Luca Francesconi, Europa 3000 (idolo civile — civil idol), 2011

Luca Francesconi
Anche lui, dopo anni per trovare una linea definita, si rifugia in un certo poverismo contadino, fatto da piccoli oggetti giustapposti per terra. Apprezzabile il recupero degli antichi miti e idoli contadini, ma spesso troppo rarefatto. Ultimamente gigioneggia troppo con il frammento contadino, sia esso una striscia messa lì, un panno messo là o una piccola bottiglietta di rame messa giù. Biennale 2011 insufficiente con una selezione di ready made posti con apparente casualità. Titolo Europa 3000. L’artista aveva dichiarato che l’installazione esprimeva la sua idea futura di Europa. Tutto troppo casuale, troppo pressapochismo tra intenzioni e progetto finale. Ancora il rischio del “tutto può andare”, molto pericoloso se non consapevole.

Voto 4,5

Christian Frosi, AAAAAAAAAA el fascinante residuo de la pelicula, 2009
Christian Frosi, AAAAAAAAAA el fascinante residuo de la pelicula, 2009

Christian Frosi
Pupillo della Galleria Zero… Una certa cleptomania per restituire una sensibilità tra il cinico e il romantico. Ultimamente si è un po’ perso. Anche se, anche per lui, il rischio è stato che fosse la galleria a museificare e a storicizzare. Buone potenzialità, ma penalizzato da un contesto matrigno che lo ha sovraesposto subito senza ragioni e motivazioni. Dopodiché il rischio è quello di perdersi, perché il sistema ti costringe a cristallizzarti in forme deboli (come lui anche Tadiello o Vascellari, per esempio).

Voto 5

Giuseppe Gabellone, Senza titolo, 2009
Giuseppe Gabellone, Senza titolo, 2009

Giuseppe Gabellone
Tra le promesse Anni Novanta, molto sostenuto da Francesco Bonami. Ha sempre lavorato su questa idea di “scultura mentale”, con alterna efficacia: fotografava sculture semplici in luoghi improbabili e poi le distruggeva. Fece la stessa cosa Gino De Dominicis negli Anni Settanta con la Madonna che ride. Eccessivamente fissato su questa unica idea, declinata in tanti modi.
Ultimamente impegnato su calchi tridimensionali e curiosi che escono dal quadro. Recentemente alla Gamec abbinati a grandi tessuti colorati sparsi per il museo. Meglio quando l’opera non pretende di portarci dove non può, ma solo dove può, e non è poco.

Voto 5

Francesco Gennari - Bestiario Contemporaneo, Museo di Storia Naturale di Venezia
Francesco Gennari – Bestiario Contemporaneo, Museo di Storia Naturale di Venezia

Francesco Gennari
Tra il molto concettuale e l’ironia. In sculture sussurrate cala elementi naturali, e quindi biodegradabili. Preleva sommessamente dalla biografia personale. Forse troppo carico di un simbolismo che pretende eccessivamente. Per molti aspetti ricorda un certo poverismo intelligente. Ultimamente visibile solo nella sua galleria di riferimento (Zero…) che per molti suoi artisti sembra voler fare un’opera da museo. Pochi dati disponibili ultimamente.

Voto 5

Nicola Gobbetto, Rudy, 2013
Nicola Gobbetto, Rudy, 2013

Nicola Gobbetto
Rielabora – secondo un aggiornato mainstream – prima le fiabe, poi la vita di un famoso ballerino di danza classica. Anche in questo caso il giovane artista sembra chiamato a un’archeologia delle proprie ossessioni personali, con le suggestioni che furono della cameretta adolescenziale. Anche in questo caso tutto potrebbe andare bene: perché non elaborare la Cavalleria Rusticana o il Lago dei Cigni?

Voto 4

Paolo Gonzato, Out of Stock
Paolo Gonzato, Out of Stock

Paolo Gonzato
Anche in questo caso, un preparato artigianale dell’arte contemporanea, con momenti molto vicini alla disillusione pop Anni Novanta. Tutto troppe leccato, preparato, sistemato. In una parola: “cool”. Accademico, anche se a volte con un buon artigianato. Artigianato non è un’offesa, quando è consapevole, come gli ho visto fare recentemente.

Voto 4,5

Massimo Grimaldi, Emergency's Bangui And Mayo Paediatric Centres Photos Shown On Two Apple iMac Core 2 Duos, 2010
Massimo Grimaldi, Emergency’s Bangui And Mayo Paediatric Centres Photos Shown On Two Apple iMac Core 2 Duos, 2010

Massimo Grimaldi
Emerge con interessanti riflessioni su arte e artista, poi negli ultimi anni si perde un po’, come se la cosa migliore al mondo fosse donare tutto a Emergency. Come se un chimico o un grande scrittore iniziassero a donare tutto a Emergency. Vince chi dona di più? Sicuramente poco aiutato dal deserto critico italiano, anche se nelle grazie (che ormai contano poco) della Galleria Zero… Praticamente la galleria sembra diventare per molti giovani il momento per la benedizione museale. Meglio agli inizi.

Voto 5,5

Alberto Garutti, In queste sale 28 microfoni registrano tutte le parole che gli spettatori pronunceranno. Un libro a loro dedicato le raccoglierà | 2012
Alberto Garutti, In queste sale 28 microfoni registrano tutte le parole che gli spettatori pronunceranno. Un libro a loro dedicato le raccoglierà | 2012

Alberto Garutti
Grande maestro dei garuttini di prima, seconda e terza generazione. Ha contribuito, forse non volontariamente, tra Anni Novanta e Anni Zero, a creare canali chiusi e privilegiati che hanno, da una parte, cristallizzato precocemente i suoi alunni (Perrone, Berti, Galegati, Frosi, Grimalid, Rubbi, Tuttofuoco) e dall’altra parte soffocato altri artisti fuori da questa cerchia. Il risultato è che, al di là dei garuttini, la situazione italiana è anche peggiore. Il suo lavoro contribuisce alla scesa dal piedistallo di arte e artista, per andare incontro al pubblico. Come dice lui, con atteggiamento “etico e amoroso“. Esprime sicuramente una temperatura specifica. A volte troppo ruffiana e opportunista, quasi sembra che ti voglia prendere in giro da quanto vuole andare incontro al pubblico.

Voto 6

Piero Golia, Clone, 2011
Piero Golia, Clone, 2011

Piero Golia
Dopo qualche lavoro da piccolo Cattelan, emigra a Los Angeles e lavora bene sulle pubbliche relazioni. Il filo del lavoro è quasi completamente perso. Ma sembra essere consapevole che tutto può andare se presentato nella cornice giusta. Il cubo di cemento con il finto oro spagliuzzato dentro, all’ultimo Padiglione Italia. Insomma, un atteggiamento tra Cattelan e Hirst. Stancante, e alla fine gravemente inconsistente. Ma fare l’aperitivo con il direttore di Gagosian sembra davvero essere la cosa più importante.

Voto 4

Stefania Galegati Shines, 1001, 2011
Stefania Galegati Shines, 1001, 2011

Stefania Galegati Shines
Anche lei fra le promesse Anni Novanta, debitrice dell’unica sensibilità che animava molti garuttini rendendolo un gruppo chiuso. Quella chiusura ha fatto sì che fossero tante copie dello stesso artista plasmato e stimolato dal maestro Garutti. Dopo l’inizio degli Anni Zero si è persa e negli ultimi anni ritorna, con questo piglio da etnografa intelligente e scanzonata. Anche lei poco consistente. Non a fuoco. Se non in una certa italianità poverista tra gioco, poesia e colore.

Voto 4

Francesca Grilli, Singing to iron, 2011
Francesca Grilli, Singing to iron, 2011

Francesca Grilli
Opere scollegate, se non con forzature enormi. Estremamente omologata e mimetizzata a un forma di artigianato dell’arte contemporanea, abusato e prevedibile. Anche nel suo caso sembra che le pubbliche relazioni contino più di tutto. Peccato perché la passione e la voglia ci sono.

Voto 3+

Invernomuto, Negus, 2011
Invernomuto, Negus, 2011

Invernomuto
Anche loro giocano abilmente con immaginari che pescano nel passato o nel mito. E poi li strapazzano, con soluzioni formali accattivanti. Troppa importanza all’immaginario: perché non Harry Potter? Non c’è bisogno di nuove citazioni e immaginari, ma di atteggiamenti e modi per risolvere e affrontare la contemporaneità. L’immaginario diventa come il bimbo che non si vuole mai staccare dal suo idolo e pretende di andare in giro sempre vestito da Harry Potter. Alla lunga deve imparare a crescere.

Voto 5

Norma Jeane, #Jan25 (#Sidibouzid, #Feb12, #Feb14, #Feb17…) , 2011
Norma Jeane, #Jan25 (#Sidibouzid, #Feb12, #Feb14, #Feb17…) , 2011

Norma Jeane
Anche lui promessa Anni Novanta. Buona intuizione del potlatch (oggetti elettrici portati all’autodistruzione). Poi anche lui perduto. Vive all’estero. Buona apparizione a una recente Biennale, con pongo che il pubblico poteva manipolare fino a far rigonfiare i battiscopa e a ottenere con la partecipazione del pubblico un gran caos. Significativo. Dati al momento insufficienti.

n.c.

Andrea Kvas, Untitled, 2013 - Frutta Gallery, Roma 2013
Andrea Kvas, Untitled, 2013 – Frutta Gallery, Roma 2013

Andrea Kvas
Una sana archeologia dell’arte informale estremamente di moda fra i più giovani (Becheri, per esempio). Non si sa quanto consapevole. Giovani Indiana Jones. Spesso esagerazione che cercano stampelle fuori dalla tela, scivolando nel laboratorio didattico pazzo e fuori dalla righe.

Voto 4

Luisa Lambri, Untiled (Barragan House #27), 2005
Luisa Lambri, Untiled (Barragan House #27), 2005

Luisa Lambri
Buona idea fotografica declinata in tutte le salse.

Voto 6-

 Armin Linke, Double Bound Economies, 2012-2013

Armin Linke, Double Bound Economies, 2012-2013

Armin Linke
Lavoro sull’archiviazione fotografica, estremamente sopravvalutato. Molto grave che non si ponga il problema della selezione, ma cerchi di archiviare tutto, in un caos paralizzante. Non ha alcun senso contribuire all’inquinamento e alla sovrapproduzione proponendo l’ennesimo archivio (internet stesso lo è) ma servono modi e criteri per gestire tale sovrapproduzione-inquinamento.

Voto 3

Renato Leotta, Piano Piano, (abitare il tempo, calco di una spiaggia dedicato ad una donna), 2014
Renato Leotta, Piano Piano, (abitare il tempo, calco di una spiaggia dedicato ad una donna), 2014

Renato Leotta
Anche lui su e giù per immaginari e scelte formali alla moda. Molto attivo come curatore e animatore di uno spazio a Torino.

Voto 4

Claudia Losi, Other than a thing, 2012
Claudia Losi, Other than a thing, 2012

Claudia Losi
Una certa delicatezza del fare, che però non trova e non ha trovato un punto, un compimento. Delicata, ok, ma forse troppo. Un po’ inconsistente.

Voto 4,5

Luca Rossi

 

  • angelov

    E Fulvio Di Piazza, forse ti è sfuggito?

  • Paolo

    Luca! Quando sarai arrivato alla “z” ci farai poi la classifica degli artisti che ritieni buoni? Insomma quelli che valuteresti dal 6 al 10? Grazie!

    • luca rossi

      La terza e la quarta puntata le vorrei fare argomentando un’opera per ogni artista.

      Penso che l’arte sia una cosa seria (non seriosa) e quindi non è facile prendere i voti dal 6 al 10. Ma tutti potrebbero arrivarci, non vedo il problema.

      • curioso

        chi sono invece secondo te gli artisti che oggi in Italia stanno dicendo qualcosa di cotruttivo?

        • luca rossi

          I voti bassi dipendono anche dal rispetto verso una materia complessa. Sono una prudenza, anche rispetto la storia. A mio parere le opere sono testimoni di modi, atteggiamenti e visioni. La nuvola MAV da cui precipitano le opere come fossero pioggia, neve o grandine. Il valore delle opere sta in quella nuvola. Ed è un valore che è tale perché declinabile nella nostra vita di ogni giorno.

          Da ormai 15 anni il linguaggio dell’arte vive una crisi caratterizzata paradossalmente da sovrapproduzione. Un caos di proposte dove non sembra più possibile fare le differenze. Ed ecco che emerge la figura del curatore come colui che mette ordine, parla con la committenza, seleziona e carica di presunto valore le opere. A mio parere invece servirebbe la critica per tentare e argomentare le differenze; servirebbe un pubblico come secondo termine di confronto e stimolo. In Italia da 20 anni mancano sostanzialmente critica e pubblico. In questa situazione non possono emergere artisti significativi. Io vedo barlumi di valore trasversalmente. Ho scritto recentemente un articolo su Artribune su un possibile padiglione italia. Io mi scuso ma non riesco a vedere artisti italiani dentro questo padiglione. Tolti valori storici come: Morandi, Burri, Fontana, Anselmo. Primi nomi che mi vengono. Nati dopo il 1961? Non riesco a vederci nessuno. Vedo un vuoto. E forse nel 2015 dovremo accettare e affrontare questo vuoto.

          • vialideltramondo

            SIGNOR ROSSI VEDO UN MAGGIORE CONTEGNO… “INFORMALE” RIMANE MA MONDATO DELLE DECADI. CONCETTUALISMO E’ UN TERMINE CHE NON SIGNIFICA UN CAZZO… MA NON CE LA FAI… L’ETICHETTA E’ LA TUA UNICA STAMPELLA.

          • vialideltramonto

            HAI USATO LA CATEGORIA INFORMALE (SU CUI TI HO AMPIAMENTE SPUTTANATO NELL’ALTRA CHAT) ANCHE PER ALIS/FILLIOL. CRITERIO DI LUCA ROSSI PER USARE L’AGGETTIVO “INFORMALE”: DOVE VEDO GRUMI DI MATERIA, UN PO’ DI DISORDINE APPARENTE, COSE BITORZOLUTE… ALLORA POSSO USARE “INFORMALE”
            DAL VANGELO SECONDO LUCA

          • RA

            ciao Luca sono Robi (Ago). ha ha sei sempre ignorato dai critici e curatori italiani, eppure in mostra con Giacinto (a detta degli stessi un number 1). ma te la senti di fare un commento sugli artisti con cui sei in mostra, che sappiamo già non consideri validi? perché tu “con” loro, come spieghi questa schizofrenia (o apparente non critica del giudizio) del curatore?

          • Luca Rossi

            Ciao Bob, la mostra di Giacinto per me è la situazione ideale. Io non ho mai voluto annullare gli altri ma partecipare ad un coro di voci diverse. Tutti devono avere l’opportunità di partecipare; poi ci deve essere una critica vera; e poi persone che sappiano divulgare e coinvolgere un pubblico minimamente ampio. Artisti, esperti e pubblico: un dialogo e una tesnione tra questi tre gruppi determina QUALITA’. Oggi abbiamo solo artisti, mentre quelli che dovrebbero fare i critici sono curatori-artisti silenti, alla ricerca di un posto di lavoro, possibilmente all’estero. Bisogna ribaltare questa impostazione e pensare l’Italia come il centro del mondo. In questo modo fra 10-20 anni avremo artisti interessanti.

          • RA

            Luca non hai risposto. Certo che tutti hanno il diritto di appendere al muro le loro nevrosi, ci mancherebbe. Ma dici che mancano i critici, dai tu l’esempio: te la senti o no di inficiare la mostra a cui partecipi e le scelte del curatore? Sennò non sei credibile. RA

          • LUCA ROSSI

            Ho avuto modo di argomentare spesso su Stampone e Rubbi, eccome. E Giacinto lo sa benissimo. Ma questo non significa che io devo “inficiare” la mostra. Mi comporterei esattamente come coloro che ignorano, osteggiano e censurano il mio lavoro. Il mio intervento nella mostra a Civitella del Tronto, sarà critico in modo autonomo. Spero che Artribune pubblichi la consueta foto gallery.

          • ra

            Luca continui ad eludere la questione. Intanto inficiare o criticare non è ignorare, osteggiare o censurare alcunché, misura quelle differenze che ogni tanto sbandieri. Dico solo che l’idiosincrasia tra il Luca Rossi “critico” e “artista” indebolisce la tua efficacia. Critichi bene e razzoli male. Il fatto che Giacinto ti inviti accanto ad artisti che critichi aspramente e che tu abbia accettato l’invito è sospetto, devi prenderne atto. Ti si mette la museruola. Ne uscite entrambi o come due cinici o come due ingenui, ma forse le due cose vanno assieme. Come che sia non siete credibili, e che non lo sia un curatore possiamo anche aspettarcelo, ma che non lo sia tu che ti sei immolato a paladino del pensiero critico per giunta votandoti all’anonimato, è il colmo. L’artista anonimo che soppianta il critico mascherato rischia di dissolverti una volta per tutte. Pensaci a fondo prima di controbattere. Con affetto, RA

          • luca rossi

            In modo naturale e spontaneo dal 2009 vesto un ruolo che fonde e confonde più ruoli, proprio per bypassare un certo modo di fare. Ho sempre proposto progetti, perché credo che criticare non basta. Ho anche ideato un format per l’education. Non vedo contraddizione in tutto questo. Critica, linguaggio, education. Partecipare ad una mostra significa avere la museruola? Mi sembra di aver dimostrato in questi 5 anni un assoluta indipendenza di giudizio. Anche dopo le lusinghe di Cavallucci, Di Pietrantonio e Cramerotti. Più di così non so cosa devo fare.
            Non vedo il problema.

            Io mi sento uno spettatore attento, un blogger, non certo un artista comunemente inteso. Io sto cercando di definire un nuovo ruolo senza ipocrisie.

          • ra

            Luca lo so bene che sei in buona fede, ma il problema è proprio il tuo doppio mandato, quella confusione di ruoli che per te è un valore aggiunto. Perché se fossi un semplice artista-critico, nulla di problematico, ma siccome sei un critico dichiarato del sistema dell’arte italiano, che si propone di scuotere dall’interno come se la metafora del virus fosse davvero efficace, la cosa non fila come credi. Le tue due anime sono il tuo tallone d’Achille: se cedi alle lusinghe del sistema che critichi, il lato oscuro della forza avrà vinto : ), perché avrà instillato il dubbio nei tuoi tanti spettatori che l’antica ragione del tuo mandato non abiti più in te ma in te-fagocitato-dal-sistema. Se il sistema funzionasse in ciò non sarebbe nulla di male, ma il fatto è che non funziona e tu non sei certo salito alla ribalta tacendolo. Così occhio a non finire come le tante promesse non mantenute che denunci da tempo, la “curatela” italiana in ciò è specialista, quasi fosse un’infermiera killer… La chiudo qui sennò mi danno del paranoico, ciao buon lavoro! RA

          • Luca Rossi

            Caro Bob, capisco cosa vuoi dire. Ma proprio perchè sono consapevole posso partecipare al sistema che critico (ma con cui dialogo, in quanto ci sarà sempre un sistema, quindi tanto vale dialogare criticamente – partecipare- e non voler distruggere tutto). Da tempo ho bybassato questo sistema in modo autonomo (è tutto sul mio blog), ma questo non significa non dialogare con un sistema di riferimento. Il vero problema è che mi muovo in un deserto di critica e di pubblico. In platea ci solo addetti ai lavori, e molti stanno solo attenti affinchè il livello di mediocrità generale venga mantenuto. Tutti vogliono diventare come GIONI-CELANT ( GIONANT che visse nella balena). Gli artisti vengono usati, senza vero interesse nel promuoverli, formarli e valorizzarli. Appena lo capiscono gli artisti siamo a posto :)

          • rossori

            PAZZESCO! QUESTA CONVERSAZIONE AGO ROSSI È COME BERLUSCONI CHE VA A DISCUTERE DA BRUNO VESPA!!!
            SENTITI COMPLIMENTI

          • vialideltramonto

            SIGNORI MA TUTTO E’ CHIARO. LUCA ROSSI SI E’ FATTO STRADA A GOMITATE. CERTO POCA STRADA, MA ALMENO PER QUESTO NON LO CONDANNEREI O CRITICHEREI. NON AVEVA CONOSCENZE (FORSE NON AVEVA NEANCHE IL LAVORO VALIDO -MA QUESTO NON LO SO) E ATTRAVERSO LA POLEMICA SI E’ GUADAGNATO UN SUO POSTICINO. E’ LEGITTIMO, IN FONDO. UN’ANTI-STRATEGIA CHE E’ STRATEGIA A SUA MODO. IL PROBLEMA NON E’ QUELLO. DAVVERO. MA LA SUA IGNORANZA

        • Gilberto

          Luca! E a te che sei un artista che non è riuscito ad emergere neppure in questo paesaggio di scarsi che voto dai? Hai tanto rancore, poveretto

      • Luchino

        Sto guardando italianarea, ma vedo che alcuni gli hai saltati… Quindi questa e’ una selezione degli artisti di Luca Rossi da una selezione di Italian Area? Aiutaci a capire…

        • Luca Rossi

          @Luchino: ho cercato di selezionare quelli più attivi nel presente e storicamente (stiamo parlando degli ultimi 20 anni di arte italiana). Già così è un lavoro enorme, che, solo di per sè stesso, testimonia di essere un atto d’amore e non di odio-disfattismo-rancore-frustrazione.

  • mario

    Luca non da voti dal 6 al 10 perché lui è capace solo a ‘smontare’. non costruisce nulla. Riesce solo a spezzare, fracassare, criticare, etichettare, ma non è in grado di costruire, capire, guardare. carino che l’unico 6 sia per Garutti.
    Quando si smetterà di pubblicare le blaterate di sto povero fallito?????

  • Luca Rossi

    Continuate a sentirvi offesi. Il mio punto di vista vorrebbe stimolare un confronto. Ma gli artisti sembrano intoccabili. Qualcuno scriva perché non ritiene giusto un giudizio. O in italia non si può avere un’opinione critica?
    Inoltre per un giovane Artista questo giudizio deve essere uno stimolo. Possono diventare tutti 10 volendo. Non vedo dove sia il problema. Il problema è che gli artisti italiani non sono abituati e non tollerano alcuna critica. Come proporre una dieta a uno che mangia di tutto da 20 anni.
    Il blog ha proposto in 5 anni più di 20 progetti….
    Ogni critica argomentata è sempre costruttiva….
    Perché non accettate un confronto?
    Non capisco.

  • angelov

    Andrea Kvas non andrebbe liquidato così, in 3 righe; rischi di essere giudicato superficiale.

    • Luchino vi voglio bene Rossi

      Ma non liquido, invito ad approfondire….forza Cile!

      • angelov

        Avere “Occhio Critico”, cioè vedere oltre le apparenze delle cose, è un dono che solo a pochi umani è dato ricevere, e le cui ragioni rimangono pur sempre imperscrutabili.

    • carbone

      Kvas è troppo complesso per rossi, mettici una pietra sopra!
      A lui e a tanti altri

      • balatoni

        Mettere nello stesso ‘ragionamento’ kvas e becheri é sintomo di una superficialità pazzesca. Non è un caso isolato da quanto vedo. A me questa lista mi sembra solo uno stratagemma per farsi notare. E poi che dialogo proponi rossi?

        • luca rossi

          Kvas in modo più totalizzante, con riferimenti a informale ed espressionismo astratto; Becheri solo in alcune opere, ma sempre con piglio da archeologo affascinato, fa riferimento a modi e codici di metà 900. In questi recuperi non c’è nulla di male, basta averne consapevolezza.

          Propongo l’intervento dei critici veri, visto che io sono solo lo scemo del villaggio. Propongo l’intervento degli spettatori, che ci raccontino perché apprezzano certe opere.

          Io temo che questi articoli vengano letti solo da addetti ai lavori, e solo gli artisti -anche con nomi di cortesia- intervengano perché risentiti.

          • balatoni

            E che problema c’è ad avere una tradizione artistica da portare avanti? L’evoluzione per te è un problema? Avere dei padri è una vergogna? Bah..

          • balatoni

            E fai tanto il gradasso e poi non rispondi a questioni fondamentali, eh rossi?
            Tu e I tuoi stupidi slogan.
            Patetico.

          • vialideltramonto

            INCLINAZIONE DELLA PENNELLATA SIGNORI…. INCLINAZIONE DELLA PENNELLATA…. (POI PARLA DI INFORMALE ANNI SESSANTA/SETTANTA) LIVELLI DI CONOSCENZA DELLA MATERIA PARI A TELEMARKET

          • Luca Rossi

            Guarda che con “inclinazione della pennellata” citavo il mio ennesimo hater. Quando parlo di informale parlo di una tendenza sfumata, ma ben presente nel dopoguerra, in modo leggermente diverso in più paesi. Molti artiti sono affascinati da qui codici. E va benissimo. Ma se rapportiamo questo alla crisi generazionale, al conflitto generazionale e alla contemporaneità, emergono criticità significative.

          • rossori

            E complimenti per la supercazzola rossi!
            In dieci righe sei riuscito a dire..NULLA!

          • Luca Rossi

            Quando parlo di “arte informale” parlo di una tendenza ben radicata nel dopoguerra, che in ogni paese prende caratteri specifici. Molti “giovani” artisti sono affascinati da questi codici passatisti. E va benissimo. Ma se rapportiamo questo alla crisi generazionale, al conflitto generazionale e alla contemporaneità, emergono criticità significative. Oggi in Italia le generazioni più anziane mantengono economicamente, ma anche in ostaggio, le generazioni più giovani (sto generalizzando, ma la tendenza è questa); questo è dovuto principalmente alle politiche anni 60-70-80 della Democrazia Cristiana, che per avere voti negli anni 60-70-80, proponeva politiche vantaggiose per i giovani di quegli anni, ma svantaggiose per le generazioni future. Se guardiamo gli artisti italiani che propongono chiari riferimenti passatisti, possiamo parlare di una “sindrome arrendevole” (cit. Italo Zuffi) che attanaglia queste generazioni: da una parte mantenuti ma dall’altra anche vittime. Quindi potremo dire mantenuti in ostaggio. Quindi sembra che la ragnatela di Becheri o il quadro informale di Kvas (ma potrei parlare anche di Francesconi, Borgonovo, Biscotti, Andreotta Calò, Arena, Tolone, ecc) siano espedienti retorici per richiamare l’attenzione ed essere accettati in un “paese per vecchi”. Questa è solo la mia opinione, mi potrei anche sbagliare.

          • vialideltramonto

            MA SE NON CONOSCI CHE COSA E’ VECCHIO, COME CAZZO FAI A CONOSCERE QUELLO CHE DOVREBBE AVVENIRE DI NUOVO? IO CREDO CHE CIO’ CHE TU PRENDI PER NUOVO E’ SOLO QUELLO CHE TI SEMBRA NUOVO PERCHE’ NON CONOSCI IL PASSATO. DUNQUE SMETTILA DI FARE APPELLO A QUESTE CATEGORIE STORICHE PERCHE’ E’ EVIDENTE CHE NON CAPISCI UNA MAZZA DI QUELLE COSE. SE PENSI CHE CI SIA UN PROBLEMA GENERAZIONALE MISURALO IN CIO’ CHE CONOSCI E PUOI VALUTARE MEGLIO: IL CV. VALUTA IL “SUCCESSO” COME COLORO CHE NON NE SANNO NULLA E LA STAMPELLA LA CERCANO NEL CV. PERCHE TI MANCANO I FONDAMENTI CICCIO. SE VUOI FARE UN DISCORSO SOCIOLOGICO, FALLO E BASTA. APPENA TI INOLTRI NELLA VALUTAZIONE CRITICA VIEN FUORI LA TUA POCHEZZA E ROVINI TUTTO. TI PREFERIAMO INCAZZATO SENZA ARGOMENTI, FRUSTRATO CHE SGOMITI. HAI PIU’ VALORE COSI’. COSI’ I TUOI DISCORSI SONO ACCETTABILI. MA SE LI FONDI SU UNA COMPARAZIONE DI STILI PASSATI E PRESENTI, ALLORA CASCA TUTTO IL TUO PICCOLO PALCO.

          • Luca Rossi

            @viadeltramonto: Non hai argomenti. Io ho argomentato in modo approfondito, anche con un articolo dal titolo “Giovani Indiana Jones” proprio su questa rivista. Offendere e dire che “non capisco una mazza” non serve a niente. ARGOMENTARE SUL MERITO, grazie.

            Molti giovani artisti italiani sviluppano una forma di archeologia che scava per cercare codici, modi e tecniche emerse a metà del secolo scorso. Questo non è nè bene nè male, ma ne va preso atto. Se però uniamo questo ad un problema generazionale italiano emerge una situazione critica, dove i giovani vengono letteralmente man-tenuti in ostaggio dalla nonni genitori foundation. “Mantenere” ha una doppia accezione: li aiutano ma li tengono anche al guinzaglio. E questo ai giovani sembra andare molto bene. E quindi ecco una Sindrome Arrendevole che ci rende mediocri e poco significativi “sulla scena internazionale che conta” (cit. Pier Luigi Sacco).

            Non si tratta di cercare il “nuovo” ma una consapevolezza critica tra opera, contesto e intenzioni. Consapevolezza che spesso non esiste. La soluzione? Una retroguardia…ma qui vado off-topic.

          • Luca Rossi

            Ciao Balatoni, non avevo visto la tua seconda risposta. La tradizione la si porta avanti comunque. In ogni caso i giovani dovrebbe tentare di uccidere (metaforicamente) i propri padri, non cercane il loro consenso con proposte retoriche e rassicuranti (pittura informale, il fascino del passaggio delle lumaca, il fascino dei semi contadini, il fascino del materico, il fascino di vecchi idoli di ottone, il fascino dei sumeri, ecc ecc).

            Il gruppo degli Story Story I lov yu e dei New Arcaic vanno benissimo, ma se abbiniamo questo ad un conflitto-accordo generazionale, come sta avvenendo in Italia, la cosa diventa preoccupante. Sembrano giovani MAN-tenuti in ostaggio dalle generazioni più anziane. Sembrano pagati per rimanere affetti da una sindrome arrendevole che porta a soluzioni spuntate.

          • bala

            E come la individui la retoricità e tutto il resto?
            Dall’inclinazione di una pennellata?
            Non entri mai nel fulcro della discussione, resti sempre distante.

          • LUCA ROSSI

            Dall’inclinazione di una pennellata si vede moltissimo. E anche dal numero; e dall’ossessione nel far arrivare il dipinto in un certo punto. Spesso poi si esce dalla tela, cercando stampelle fuori. Ma bisogna vedere come ci si esce. La pittura è la seconda via per esprimere un modo-atteggiamento-visione che può avere una grande valore nella quotidianità di ogni giorno. E quindi nell’unico spazio politico dove è possibile un cambiamento-rivoluzione.

          • vialideltramonto

            HAI USATO LA CATEGORIA INFORMALE (SU CUI TI HO AMPIAMENTE SPUTTANATO NELL’ALTRA CHAT) ANCHE PER ALIS/FILLIOL. CRITERIO DI LUCA ROSSI PER USARE L’AGGETTIVO “INFORMALE”: DOVE VEDO GRUMI DI MATERIA, UN PO’ DI DISORDINE APPARENTE, COSE BITORZOLUTE… ALLORA POSSO USARE “INFORMALE”
            DAL VANGELO SECONDO LUCA

          • ahahhahah

            no non ti rifugiare dietro la figura del paladino della qualità. Che smaschera gli impostori figli del mercato e delle pr! Difendi cattelAn che di questo è il principe, sei un ingenuo con molto rancore. In questa totale mediocrità tu non sei riuscito ad emergere, fai tu i tuoi conti! Sei relegato nell Anonimato, ma il vero problema è che non sei informato su quello che fanno gli artisti, non conosci l’arte , parli più con rancore che con cultura, in sintesi sei un simpatico pasticcione che rischia di fare danni senza neanche saperlo. Lascia che sia il tempo a fare la sua spietata selezione e stai tranquillo

          • LUCA ROSSI

            La definizione di una lettura critica viene subito letta come rancore, ingenuità, “essere pasticcione”. Invece di offendere sempre il Sig. Rossi, rispondete sul merito. Perchè non avrei ragione? Grazie

  • Roberto Fassone

    io ho risposto al mio voto. credo sia giusto iniziare un dialogo no? https://vimeo.com/99413288

    • Santa Nastro

      Roberto Fassone sei veramente un grande!!

      • luca rossi

        Fassone passa a 5,5.

      • Luca Rossi

        Non si è mai chiesto di intervenire agli artisti. Anche se ben venga la risposta del Fasso. Ma dove sta la critica???? Tutti paralizzati da un certo pataculismo precario. Se rompo le balle come avrò un futuro ingaggio????

        • Santa Nastro

          Io apprezzo il sense of humour (in questo caso di Fasso), Luca Rossi. E non capisco cosa c’entri la tua risposta al mio messaggio.

          • luca rossi

            Nel senso che benissimo la risposta di Fassone, ma mi chiedo dove sia la critica oggi in italia. Buttarla sempre sull’ironia non mi sembra una cosa grande e mitica. Tutto qui

          • luca rossi

            La mia operazione è provocatoria rispetto un deserto critico. E in platea vediamo solo addetti ai lavori. E anche su questo stiano lavorando :)

          • Deserto critico non direi, anche qui artribune da sempre spazio alla critica, forse si preferiscono le tue “trovate” ironiche che sono meno impegnative sappiamo bene che argomentare un testo critico richiede impegno rispondere alle tue è molto più immediato …

            Anche tu comunque scansi ad esempio quando ti ho scritto alla tua frase “C’è una via d’uscita. Il mio sogno sarebbe fare una scuola, che sia al contempo education e spazio espositivo. Ma una scuola articolare. Vedremo…”

            Io ho ribattuto ” Scuola per altri dogmatismi? E chi
            sarebbero i professori?” non hai risposto per cui ora aggiungo ma non eri tu che ti lagnavi di questa dipendenza dalle “scuole”?

          • LUCA ROSSI

            Trovo molto significativo (ma molto) che alla vista del compenso di Germano Celant (750.000 Euro) siano subito insorti un giovane critico (Daniele Capra) e un critico senior (Demetrio Paparoni), ma quando viene messo in discussione quello che dovrebbe essere il vero patrimonio dell’arte italiana (gli artisti e le opere) nessuno sembra avere nulla da dire.

            Doattime, mentre questa sarebbe la sede per controbattere ai miei giudizi. Non è la sede per parlare dei miei progetti e tanto meno di una nuova idea di scuola (ma non quella buonista e omnicomprensiva della Marinella).

          • Sai meglio di me che non sono gli artisti il vero patrimonio dell’arte italiana, questi oramai non sono più “italiani” ma emuli di copie e culture importate secondo la moda inglese, gli artisti italiani sono fuori da questi giochi “internazionali” …

          • Gilberto

            Luca Rossi è un simpatico burlone che per fortuna non conta nulla! Mi è super simpatico ! Ma Artribune come fa a pubblicare cose di questo livello! Siamo ridotti a discussioni da parrucchiere ! Attenzione! Il sito perde autorevolezza!
            Gibo

          • Luca Rossi

            @Gilberto: nessun rancore, anzi una dichiarazione d’amore verso gli artisti. In Italia ogni critica viene subito presa come rancore, fallimento, frustrazione ecc ecc.

            Questa continua necessità nel ridimensuionare “Luca Rossi” è molto
            significativa. La mediocrità generale deve sempre essere mantenuta per
            rassicurare.
            Se non conto nulla, ignoratemi e basta.

          • Gilberto

            No no non ti rifugiare dietro la figura del paladino della qualità. Che smaschera gli impostori figli del mercato e delle pr! Difendi cattelAn che di questo è il principe, sei un ingenuo con molto rancore. In questa totale mediocrità tu non sei riuscito ad emergere, fai tu i tuoi conti! Sei relegato nell Anonimato, ma il vero problema è che non sei informato su quello che fanno gli artisti, non conosci l’arte , parli più con rancore che con cultura, in sintesi sei un simpatico pasticcione che rischia di fare danni senza neanche saperlo. Lascia che sia il tempo a fare la sua spietata selezione e stai tranquillo

          • Gail Cochrane

            sono d’accordo che la testata non dovrebbe pubblicare classifiche o quant’altro di livello sicuramente molto discutibile però perché arrabbiarsi, seguiamo il suo consiglio: ignoriamolo.
            abbiamo sicuramente altri strumenti da utilizzare per fortuna!
            (dedicato ai miei studenti e non solo)
            Gail Cochrane

          • ra

            Sig.ra Cochrane, alcuni dei suoi colleghi tra i più stimati del Belpaese, come Giacinto di Pietrantonio e Fabio Cavallucci, considerano il fenomeno Luca Rossi come uno dei più interessanti emersi in Italia negli ultimi anni. Lo penso anch’io tanto da avergli dedicato un breve articolo apparso su Flash Art online. A differenza loro, tuttavia, gradisco più il Luca Rossi critico che l’artista, quest’ultimo purtroppo pervicacemente alle costole del primo. Inoltre non condivido che il “sintomo” Luca Rossi accetti di fare mostre assieme ad artisti che non senza ragioni è uso criticare, perché inevitabilmente va minando la sua autonomia di giudizio e mandato, ma questo è un mio parere personale. E’ invece un fatto e non un parere che se lei afferma quanto afferma allora non può essere d’accordo né con Di Pietrantonio né con Cavallucci. Qualcuno di voi tre evidentemente ha torto e temo sia lei, perché dimostra come tanti altri di non saper vedere oltre un anonimato dal grande valore simbolico. Al di là di una sua comprensione più profonda tutta da verificare, esso non sembra disturbare minimamente i suoi due illustri colleghi. Vengo al punto: poiché immagino bene che non possa ricredersi, se la sente di concluderne che Di Pietrantonio e Cavallucci hanno preso un grosso abbaglio? Esorterei anche i suoi studenti a rinnovarle il quesito, in modo da risponderne pubblicamente giacché non ama l’anonimato.
            Saluti, Roberto Ago

          • luca rossi

            Giusto Bob! Il mio presunto anonimato è una trappola. Perché non ha alcuna ragione diretta. Chi lo indica dimostra di voler guardare il dito invece che la luna indicata dal dito. Luca Rossi non sono propriamente io ma la vittima necessaria per salvare un sistema. Una sorta di vittima sacrificale. La mia partecipazione alla mostra che apre oggi in Abruzzo non cambia nulla, perché dopo 5 anni la mia indipendenza è ampiamente assodata e accettata proprio da coloro che critico ma che hanno la buonafede di guardare la luna e non il dito.

          • rob

            Luca non è vero, cambia eccome. Se comincerai a fare mostre non con i pesi massimi dell’arte internazionale (cosa improbabile), ma con i curatori e gli artisti che critichi attivi per lo più in Italia, perderai credibilità e verrà meno il tuo mandato. Mi spiace non si può avere tutto, la tua libertà/cattività aveva un prezzo/beneficio ben precisi. Oltretutto sul web non sei male, dal vero rischi di suicidarti. Ola vado al lago, RA

          • luca rossi

            Ciao Bob, il tuo discorso era giusto se il blog fosse attivo da un mese. Ma sono più di 5 anni. Quindi il mio mandato è ben definito e non modificabile. La sfida non è distruggere ma dimostrare che si può partecipare diversamente. E in Abruzzo credo di esserci riuscito. Pensa, con un’opera in ceramica. In arrivo la terza puntata di italian area, puntata importante.

          • Gail Cochrane

            Signor Ago, a parte le sue considerazioni sul fenomeno Luca Rossi e sulla mia comprensione di tale fenomeno non comprendo perché lei dia per scontati atteggiamenti che dovrei avere: lei presume, immagina e pensa che debba trarre conclusioni da un mia incapacità di leggere i fenomeni della contemporaneità, mentre molto più semplicemente sono intervenuta in un dibattito pubblico criticando lo strumento utilizzato da Luca Rossi in questo momento, non il suo fenomeno. Giacinto é uno dei professionisti più stimabili di quello che lei chiama il Bel Paese, conosco lui e il suo lavoro da quando lei era adolescente ed ha sempre compreso ed alimentato fenomeni e dibattiti prima di altri, questo fatto é scontato. I miei studenti acconsentiranno con gioia alla sua esortazione e le assicuro, che se ci leggono, si staranno divertendo come dei matti! Riguardo all’anonimato che non amerei, converrà sicuramente con me che le Gail nel mondo dell’arte italiana non sono tante, dunque non ho grandi scelte, a parte quella di inventarmi uno pseudonimo. Allora tanto vale usare il mio nome e cognome le pare? Cordiali saluti, Gail Cochrane

          • rob

            Sig.ra Cochrane, “non si può credere in nulla, se prima non lo si è capito” (Abelardo)

            a) Obi Wan ma avevi bisogno di rispondere a questo artista frustrato che non ha il coraggio di prendersi le sue responsabilità di artista e sotto lo pseudonimo di Luca Rossi si diverte a bacchettare il sistema dell’arte e i suoi professionisti da un ipotetico palcoscenico creato da lui medesimo? la migliore risposta a questi personaggi é ignorarli, n’est pas chèrie?

            b) Sono intervenuta soltanto perchè, come sai, conosco il lavoro di molti artisti di cui parli e ti stimo troppo intelligente e sofisticato per utilizzare lo strumento della classifica…..comunque parliamone volentieri, vieni a trovarmi. Condivido il commento: gli artisti si sveglino. Gail

            Non sono così sicuro che i suoi studenti si divertirebbero nell’apprendere che la loro docente (ma poi cosa insegna?) ha le idee tanto confuse. Non saprei se consigliarle un buon manuale di logica o un trattato di etica, da assorbire sotto l’ombrellone. Comunque le consiglio di chiudere qui la quaestio, con simpatia RA

          • Gail Cochrane

            risponderò ai suoi punti per poi accettare con altrettanta simpatia il suo consiglio di chiudere la questio.
            a) se lei fosse perspicace avrebbe capito che se chiamo Obi Wan rob fassone lo conosco sicuramente bene come gli altri studenti che nomino tra parentesi.( nello specifico gli artisti classificati da Luca Rossi che hanno partecipato ai corsi della fondazione che dirigo) le ribadisco anche che se leggessero mai il nostro scambio le assicuro si divertirebbero come matti perché mi conoscono bene e ho con loro un rapporto intenso di scambio e confronto.
            b) Se lei avesse letto con attenzione le risposte di Luca Rossi avrebbe compreso che conosco Luca da prima che diventasse Luca Rossi, cosa che si evince abbastanza facilmente dal suo “Gail hai la coda di paglia, Invitami a Torino per parlarne, con stima e rispetto Luca” che dice?
            Io non mi permetto di consigliarle nessun testo da leggere sotto l’ombrellone perchè sicuramente sarà molto colto e sofisticato essendo un art critic, curator and artist ma ritengo che il pensiero di Jaques Lacan potrebbe interessarle anche se sicuramente lo conoscerà a menadito. Eloisa

          • Luca Rossi

            E’ sempre strano vedere come le persone invece che rispondere sul merito dicano che luca rossi è un artista frustrato (????). Primo: non mi riconosco nemmeno lontanamente nella categoria “artista” a cui Fassone e altri studenti agognano. Mi sembra che il ruolo veramente mancante sia quello di spettatore, prima ancora che quello di critico. Secondo: il blog nasce nel 2009 da un stato di insoddisfazione (questo sì) per un sistema italiano incapace/disinteressato ad approfondire, formare, promuovere e valorizzare. E con artisti trattati come polli in batteria o pretesti a basso costo per giustificare il contorno di curatori, fondazioni, stipendi e ingaggi. Già dalla culla artisti come il giovanissimo Fassone vengono educati a questo sistema. E se guardiamo il lavoro di Fassone capiamo tutto. Quindi coloro che ineggiano alla risposta ironica e inconcludente di Fassone, sono come una madre matrigna che con una mano accarezza il bambino e con l’altra lo avvelena. A buon intenditor poche parole.

          • rob

            Gail purtroppo sono sommamente ignorante, ma in genere abbastanza sveglio da capire come stanno le cose. Anche se conoscesse Rossi e anzi in tal caso aggravando la sua posizione, lei lo ha offeso e insultato (poi rimediando), mentre lui si è limitato a soppesare con un minimo di buon senso e onestà intellettuale il suo pupillo, senza assolutamente varcare il limite della mala educazione giacché non insulta mai nessuno. Pupillo che farebbe bene ad ascoltare Luca e non lei, che essendo il suo mentore sia pure a tempo determinato non può certo essere oggettiva. Lei come chiunque partecipi alla formazione dei giovani magari curando le mostre degli stessi. Io credo che Rossi abbia dato giudizi e voti troppo bassi e certo un po’ sbrigativi, ma tutto sommato verosimili. Anche alzando la media di un paio di punti, portando cioè gli artisti alla sufficienza, cambierebbe poco perché l’arte è buona solo dal 7 in sù. Del resto la nostra latitanza (salvo una manciata di nomi) dai circuiti internazionali mi pare costituisca quella verifica sperimentale che convalida l’ipotesi di Rossi circa una qualità mediamente scadente dell’arte nostrana ovvero di Italian Area. Ma non è questa la sede, la prego salutiamoci qui, cordialmente, RA

          • Maria Rossa

            Un fenomeno da Baraccone…se Giacinto Di Pietrantonio e Cavallucci si sono piegati alla mitomania di Luca Rossi dimostrano che il loro stesso ruolo di critici/curatori nonché direttori di Museo svolta in questi anni sia stata inutile….Trovo la cosa veramente preoccupante e poi ci lamentiamo che l’Italia è un fanalino di coda in tutto….te credo!!!!! ViVa Drive In, Uomini e donne, Belen Rodriguez, Flavia Vento, Berlusconi con tutte le sue olgettine, la Pascale e Dudù..

          • luca rossi

            Gail coda di paglia! Protagonista di un sistema matrigno che illude e delude. Gli artisti si sveglino!!

          • Gail Cochrane

            perchè coda di paglia? non mi sento protagonista di un sistema che per molti versi non condivido e ho da sempre una posizione defilata. Sono intervenuta soltanto perchè, come sai, conosco il lavoro di molti artisti di cui parli e ti stimo troppo intelligente e sofisticato per utilizzare lo strumento della classifica…..comunque parliamone volentieri, vieni a trovarmi. Condivido il commento: gli artisti si sveglino. Gail

          • luca rossi

            Ciao Gail, la mia non è una classifica ma una ricognizione sull’arte italiana degli ultimi 20 anni. Si tratta di un punto di vista critico, opinabile ma da prendere in considerazione. Perché ignorare? Io vorrei provocare la critica d’arte in Italia, che invece vive un vero anonimato. Mentre l’anonimato su internet è una malinconia da inizio 2000. I miei giudizi risicati sono anche una prudenza rispetto alla storia e al presente. Rispetto la storia perché considero 8-9 alcuni artisti storici. Rispetto al presente perché sono artisti viventi che possono ancora migliorare.
            Se organizziamo un talk pubblico posso intervenire. Ma deve esserci una platea grande, diversamente preferisco mantenere un punto di vista distante e usare internet che permette di comunicare a migliaia di persone. Con stima e rispetto. Luca

          • Gail Cochrane

            Mi sembra una buona proposta organizzare con te un talk pubblico, sento che potrebbe essere utile una riflessione pubblica collettiva su un dibattito che sicuramente sei riuscito a sollevare. Parliamone, sai come raggiungermi perché il mio intervento é momentaneo e finisce quì. Per me é stato interessante lo scambio franco e aperto che abbiamo avuto.Mi ha fatto piacere. Ciao e a presto, Gail

          • Luca Rossi

            Pe questo autunno, ci sarebbe già l’invito da parte di Flavio Favelli a confrontarsi dal vivo. E anche Giacinto di Pietrantonio sarebbe interessato. Potremo organizzare un talk a Milano (come luogo più centrale). Mi farò vivo per vedere come fare. E sicuramente anche Roberto Ago sarebbe una figura da coinvolgere. A presto

          • ra

            Caro Luca ti ringrazio molto ma accetterei di partecipare al talk solo se retribuito, ho di meglio da fare che combattere contro i mulini a vento senza compenso. Gratis c’è solo l’arte di serie A, rara in Italia. Ola, RA

          • luca rossi

            Tutti coloro che partecipano devono essere retribuiti. Diversamente c’è il blog e internet per confrontarsi. Non a caso credo in una certa “ecologia” dell’arte.

          • Gilberto

            Certo, è tutto molto inutile e irrilevante, perché parlare sempre delle stesse stupidaggini? Luca dai quando lavorerai con zero sarai più tranquillo! Tu sei l ultimo prodotto di un sistema che non c e più ! Garuttini nonni pr zero de Carlo artigianato , basta questa autoreferenzialita da poveretti è finito tutto compreso tu Luca , non ti sei accorto?

          • Gilberto

            Certo , ma rimane il fatto che un sito autorevole abbia sdoganato una posizione critica basata sulla diffamazione, non è serio ! Molti giudizi sono prodotti da una forte disinformazione, altri non sono critiche ma offese grAtuite. Il livello è davvero imbarazzante!
            Chi gestisce siti deve fare selezione perché dietro la libertà della rete si nasconde tanta spAzzatura. Opere artigianato nonni pr , ma dove siamo? Al mondo non interessa tutto questo! Si parla più di gallerie che artisti! Sempre le stesse! Più di sistema che di contenuti! Rossi vuole entrare nel sistema? È chiaro! Dategli una galleria e si calmerà , è lui il vero ultimo prodotto di un sistema che è imploso nei fatti e non nelle parole! Se lo prendesse zero sarebbe un uomo felice, basta con le prese in giro! Il mondo va avanti e qui si fanno solo sterili mAsturbazioni da depressi. Per fare gli artisti non c e bisogno della laurea quindi chi ha un sogno si faccia avanti lavori soffra combatta! Ma basta con le stupidaggini per favore!

          • luca rossi

            Gilberto, i giudizi non contengono offese ma solo un punto di vista critico. Dove sta il problema? Se non sei d’accordo con il giudizio argomenta il perché! O esorta un critico italiano…ma dove? La critica d’arte vive un vero anonimato, mentre gli artisti non si rendono conto di essere tronchetti sacrificali per il fuoco del sistema. I nodi critici che propongo sono argomentati da più di 5 anni! Sono chiari non sono offese!

        • sempre

          Non tutti hanno tempo di masturbarsi con la tastiera.
          Tu si perché ho sei ricco di famiglia o sei un dipendente di qualcuno a cui stai rubando lo stipendio.
          Ora dopo questi 5 min di pausa torno a lavorare.

          • LUCA ROSSI

            lavoro di notte. come ieri sera per la terza puntata. Commento scritto in 15 secondi!

    • Ruote Telluriche

      Divertente ma scherzi a parte , chi é sto Fassone?

    • Luca Rossi

      SIBI è un software per creare opere rispondendo a tre domande casuali. Non so se esorbitando la malattia si possa trovare la cura. Il criterio di ordine che fornisce SIBI genera nuova sovrapproduzione, nuovo “inquinamento”. Il cinismo disilluso anni 90 ha veramente stancato. Cattelan faceva intitolare una sua intervista: qualsiasi cosa guardata a lungo diventa interessante. Oggi bisogna chiedersi perché. E bisogna chiederlo parlando con il pubblico, senza paura di banalizzare le opere, queste specie di crocifissi per deboli religioni pagane.

    • christian caliandro

      ahahhahhahah!!! :) mitico!

      • Ruote Telluriche

        caro Caliandro se ti fa ridere questa guardati allora gli intermezzi di Carosello fatti all’epoca
        che studi con dovizia :) tra il boom lo sboom il riflusso e il “sentimento della nazione”

    • Franco Max

      Roberto … buon video! vedo che sei il numero 42593 – , con tendenza negativa … (artfacts.net)
      http://www.artfacts.net/it/artista/roberto-fassone-330177/profilo.html
      Comunque SIA… sei sicuramente sei un voto 6+ … con tutte le possibilità a salire !!!
      Per LR: non capisci una cippa :)

      • Luca Rossi

        No, Fassone se non esce dalla dinamica Permanent Food 2.0 può arrivare solo ad un 6 per la simpatia :)

        • beh almeno non fa finta di non sapere, ci ha messo la faccia, ovviamente ora dialogatene .. d.o))))))

    • Gail Cochrane

      Obi Wan ma avevi bisogno di rispondere a questo artista frustrato che non ha il coraggio di prendersi le sue responsabilità di artista e sotto lo pseudonimo di Luca Rossi si diverte a bacchettare il sistema dell’arte e i suoi professionisti da un ipotetico palcoscenico creato da lui medesimo? la migliore risposta a questi personaggi é ignorarli, n’est pas chèrie?

      • luca rossi

        Cara Gail, mi sembra che tu abbia la coda di paglia. Io non mi nascondo dietro nulla. Invitami a Torino per parlarne. La mia scelta è dettata dal voler mantenere una distanza da un Certo sistema.da cosa dovrei nascondermi e perché??????

  • pinoBarillà

    A causa della ripetizione e delle varianti nei linguaggi dell’arte le opere sono in ritardo infatti riconosciamo manufatti estetici di un’altro periodo storico.

    Possiamo veder nascere nuove generazioni d’installazioni semplicemente trasformando lo spazio.

  • paolo cavinato

    Questa cosa di creare pagelle mettendo voti e inventando classifiche tra artisti mi sembra davvero una cosa da quinta elementare. Ma perché ? Ce n’è di bisogno ?? Sempre a darsi smartellate sulle balle lì in Italia.. e pubblicarle poi.. tanto per creare un po’ di movimento futile.. Che senso ha dire questo è più bravo di quell’altro.. ma và! ma per piacere ! ma vergognatevi

    • LUCA ROSSI

      Ciao Paolo, nessuno ha fatto classifiche, ma è stato riportato un punto di vista critico, che non è la Bibbia e rimane opinabile. Io credo invece che la critica oggi sia fondamentale, come la capacità di evidenziare luci e ombre delle opere. C’è bisogno di distinguere criticamente le cose, di tentare le differenze tra le cose. Questo per reagire alla sovraproduzione di proposte e quindi ad un certo “inquinamento”.

      Facciamo scelte di valore ogni giorno nel nostro quotidiano, non si capisce perchè l’arte debba essere relegata a “religione pagana” dove le opere-crocifisso sono intoccabili. Anche perchè non è così, dal momento che il “sistema” seleziona alcuni e ignora altri. Quindi evidentemente Artribune ha reso pubblico quello che già avviene, ma in modo nascosto. E spesso ipocrita.

  • cane

    mi sento male

  • A mala pena una sufficienza, Alberto Garutti, per lo più insegnate di alcuni di questi classificati…

    Dai siamo realisti, condivido che la realtà italiana sia debole, infatti siamo spariti dalla scena internazionale, ma qualcosa pur si salverà, ma soprattutto dove c’è spazio per crescere, migliorare?

    • LUCA ROSSI

      Il problema è che il voto basso invece di essere preso come stimolo e come saggia prudenza viene visto come disfattismo. Stiamo parlando di un linguaggio e di un format (la mostra d’arte) che sono in crisi in tutto il mondo (tiene un mercato di alto livello, tirano le aste su artisti storici). In italia ci sono state alcune specificità negli ultimi anni che hanno reso la situazione più delicata.

      • Essere pacati può essere corretto, ma mi pare che siamo molto bassi, i commenti non aiutano a capire le alternative, per lo più mi paiono un poco omologati.

        Se la crisi è in tutto il mondo (io non condivido è in crisi un certo sistema di cose, altri sono in completa espansione) perché gli artisti italiani paiono più penalizzati, ovviamente per la loro mancanza di coraggio di andare oltre alla copiatura di gusto “inglese”, la risposta dovrebbe essere nel riscoprire la proprio unicità e non nello scimmiottare (con ritardo) altri stilemi, tu quali uscite supponi/vedi?

        • Luca Rossi

          C’è una via d’uscita. Il mio sogno sarebbe fare una scuola, che sia al contempo education e spazio espositivo. Ma una scuola particolare. Vedremo…

          • Scuola per altri dogmatismi?

            E chi sarebbero i professori?

  • Antonio Guiotto
  • Antonio Guiotto
  • Dilettante

    Per gli artisti che conosco, condivido i giudizi espressi su Di Massimo, De Serio (fin troppo generoso…), Favaretto e Frosi; Favelli e Grimaldi meritano una valutazione ben più positiva; tra gli artisti ignorati e meritevoli di una, sia pur succinta ed ironica, analisi, metterei Gianni Caravaggio, Alice Cattaneo, e, soprattutto, Eva Frapiccini.

  • ruote telluriche

    Proposta: basta con Italian Area!
    Perchè dobbiamo dare la pagella solo agli artisti schedati ?
    Perchè dobbiamo dare la pagella solo agli artisti “più presenti”?
    Perchè occuparci di limitati ambiti anagrafici?
    In questo modo finiamo per dare troppo credito ad Italian Area
    e agli sperti in pubbliche relazioni e a certi giovani arrembanti.
    Va benissimo smontare la presunzione di una certa critica ma proviamo ad allargare il campo d’indagine della pagella:
    mi si dirà che c’è il rischio che qualcuno proponga il nome del fratello o del cognato o dell’amico, ma in fondo questo già accade in Italian Area, no? Quindi , critici e appassionati provate a fare un piccolo sforzo . spremetevi le meningi, andate a cercare in riviste minori, in mostre minori, in ambiti diversi e forse qualcosa di interessante, non schedato e non presenzialista lo trovate!
    Non vi piace il minore, il laterale? tutti bravi a citare Deleuze , che poi non avete letto, e poi siete lì a fare squallidi giochetti di squadra o di famiglia, dimenticando che ” Scrivere nella propria lingua come uno straniero” dovrebbe avere ripercussioni molto concrete nel nostro modo di vivere tutti i giorni.

  • mariarosa

    A Luca Rò ma vuoi fa il critico o l’artista? Per ora ntè sta riuscì né l’uno nè l’altro, ma sei molto utile a fare pubblicità a noi artisti (come si dice “è buono finchè se ne parla”)… ti consiglio di svagarti un pò magari andando a “Uomini e Donne Over”, benchè ho capito che il tuo gusto è sul Trans…