Italian Area. Luca Rossi dà i voti agli artisti (A-C)

“Italian Area è l’archivio storico del centro Viafarini/Care Of a Milano. Una volta più selettivo, oggi, in linea con gli ultimi Padiglioni Italia alla Biennale di Venezia, ha deciso di mettere dentro tutti. Forse anche per evitare le solite critiche del rompiballe di turno, come il sottoscritto”. A scrivere è Luca Rossi. E questi sono gli artisti selezionati, quelli le cui iniziali del cognome vanno dalla A alla C. Seguiranno aggiornamenti alfabetici…

Maurizio Cattelan - Portrait, 2008. Foto Zeno Zotti

I giudizi che leggerete sono relativi alla opere degli artisti e non agli artisti come persone. La tendenza a una negatività di giudizi trova le responsabilità solo in parte negli artisti. Al 60% la responsabilità è da imputare a un sistema che in questi ultimi vent’anni non ha saputo formare, stimolare e promuovere adeguatamente.

A12 - Groot Vijversburg, 2011
A12 – Groot Vijversburg, 2011

A12

Architettura e arte. Tutto poco a fuoco. In fondo tutto potrebbe essere interessante, un vaporetto biblioteca alla Biennale di Venezia o la casa-bosco nel centro di Milano per salvare il mondo. Si tratta di strategie postmoderne che diventano funzionali ai problemi che si vorrebbero risolvere. Come se la Cina organizzasse la più grande fiera per la difesa del pianeta. Sicuramente sono emersi in tempi non sospetti; se fossero stati americani, sarebbero stati portati in trionfo più volte.

Voto 4,5

Alis-Filliol - Occupare il minor spazio possibile, 2010
Alis-Filliol – Occupare il minor spazio possibile, 2010

Alis/Filliol

Il ritorno al lavoro manuale, al materico, al corpo come peso concreto e grave. Spesso però il risultato finale rielabora ancora gli Anni Sessanta-Settanta e in particolare l’Informale. Seguono o sono loro malgrado una moda, forse intuita un attimo prima che fosse così manifesta.

Voto 5

Meris Angioletti - The Curious and The Talkers, 2010. Courtesy Galleria Di Caro, Salerno
Meris Angioletti – The Curious and The Talkers, 2010. Courtesy Galleria Di Caro, Salerno

Meris Angioletti

Mainstream internazionale a manetta. Molti sonori. Teorie psicologiche, possibilmente d’inizio secolo. Non ci siamo.

Voto 3

Francesco Arena - Mare della tranquillità, 2013. Foto Martin Argyroglo. Courtesy Galleria Monitor, Roma
Francesco Arena – Mare della tranquillità, 2013. Foto Martin Argyroglo. Courtesy Galleria Monitor, Roma

Francesco Arena

La problematica politica o sociale che diventa feticcio. Celletta di Aldo Moro, terra che occupa le foibe a formare obelischi, il percorso fatto dall’anarchico che diventa la riga sul pavimento ecc. Il gioco va bene una volta ma poi stanca, anche se si contorce in soluzioni formali impreviste.

Voto 4

Stefano Arienti - Canada, 2010. Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia
Stefano Arienti – Canada, 2010. Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia

Stefano Arienti

Sicuramente ha portato una ventata fresca in un certo fare poverista. Con semplicità si può fare, se non proprio tanto, qualcosa. Arte Povera Anni Novanta.

Voto 6

Micol Assaël - Mindfall, 2007. Courtesy Zero..., Milano
Micol Assaël – Mindfall, 2007. Courtesy Zero…, Milano

Micol Assaël

Sembra la figlia di Pier Paolo Calzolari. Arte Povera 2000. Sottili inquietudini in piccoli padiglioni che sembrano un “luna park per adulti”. Molto aiutata da buone PR.

Voto 4,5

Yuri Ancarani - Vicino al cuore, 2007
Yuri Ancarani – Vicino al cuore, 2007

Yuri Ancarani

Documentarista sofisticato. Che può anche non essere poco. Anche con una certa pulizia specifica, che ha un certo suo sapore. Manca una presa di posizione. Da quando San Maurizio Cattelan ha capito che ne poteva avere bisogno, tutti i favori per lui. Ma San Maurizio sa che una certa pulizia surrealista, a forza di guardarla diventa sempre “interessante”. Lui dice che la cosa non ha cambiato molto, ma non è assolutamente vero: basta guardare il felice caso da arte a cinema di Steve McQueen.

Voto 5

Mario Airò - Il Vago, 2005. Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano
Mario Airò – Il Vago, 2005. Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano

Mario Airò

Stefano Arienti del micro spostamento, del micro ready made… della micro poesia. Però finisce per essere inconsistente e anche poco a fuoco.

Voto 4,5

Giorgio Andreotta Calò - Untitled, 2007
Giorgio Andreotta Calò – Untitled, 2007

Giorgio Andreotta Calò

Anche lui remixa codici del passato, giocando con un immaginario, mentre avremo bisogno di modi. Perché non Harry Potter? Spesso troppo debitore di Long o Matta-Clark. Biennale 2011 pesantemente insufficiente, con la sua voce retorica che spiegava il lavoro, che era una passeggiata dall’Olanda a Venezia. Se è una passeggiata non va raccontata, se no è un racconto in filo diffusione. Molto aiutato dalle pubbliche relazioni. Ultimamente sempre più retorico e legato a codici passatisti o immaginari cupi e un po’ tristi.

Voto 4,5

Salvatore Arancio - An Activ Volcanic Summit in the Valley of Stones, 2010, Courtesy Galleria Federica Schiavo, Roma
Salvatore Arancio – An Activ Volcanic Summit in the Valley of Stones, 2010, Courtesy Galleria Federica Schiavo, Roma

Salvatore Arancio

Ikea evoluta non consapevole, spesso pretenziosa. In salsa giovane Indiana Jones.

Voto 3,5

Francesco Barocco - Senza Titolo, 2012. Courtesy Norma Mangione Gallery, Torino
Francesco Barocco – Senza Titolo, 2012. Courtesy Norma Mangione Gallery, Torino

Francesco Barocco

Ennesima elaborazione degli Anni Sessanta-Settanta-vintage. A volte con buoni risultati artigianali. Sembra veramente di vedere l’Arte Povera: possibile che questi giovani riescano solo a esprimersi come i loro nonni? Problema generazionale? Inconsapevolezza o facile moda?

Voto 4,5

Emanuele Becheri - Untitled #7, 2007
Emanuele Becheri – Untitled #7, 2007

Emanuele Becheri

Anche lui giovane Indiana Jones, il riferimento all’Informale Anni Sessanta-Settanta è imbarazzante: non se ne può più!

Voto 4

Elisabetta Benassi - Obscured by Clouds, 2009. Courtesy Magazzino d'Arte Moderna, Roma
Elisabetta Benassi – Obscured by Clouds, 2009. Courtesy Magazzino d’Arte Moderna, Roma

Elisabetta Benassi

Nelle promesse Anni Novanta, anche lei vittima di un certo sistema. Non ha mai avuto una linea coerente, cose a caso. Oggi potrebbe dire: datemi un archivio storico e vi solleverò il mondo.

Voto 3

Valerio Berruti - Pose, 2004
Valerio Berruti – Pose, 2004

Valerio Berruti

Tutto sommato onesto, quantomeno più coraggioso nell’essere conservatore e passatista. Nel senso che protegge un tratto semplice che si vuol far voler bene. Se i prezzi lievitano, rischio Ikea evoluta molto alto.

Voto 4,5

Luca Bertolo - Maquis, 2012
Luca Bertolo – Maquis, 2012

Luca Bertolo

La pittura è la seconda via. La cornice costringe necessariamente a consapevolezza.

Voto 6.

Botto e Bruno - Deep End, 2012
Botto e Bruno – Deep End, 2012

Botto e Bruno

Le loro periferie si sono ormai consumate. Non se ne può più. Rimasti prigionieri di un logo.

Voto 3,5

Massimo Bartolini - Senza Titolo, 2008. Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano
Massimo Bartolini – Senza Titolo, 2008. Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano

Massimo Bartolini

Cose a caso sostenute da 1-2 buone pubbliche relazioni: estremamente sopravvalutato. Forse dovremmo leggerlo “Massimo De Carlo”. Re dello smart relativism, idee che vogliono essere intelligenti ma risultano scollegate e profondamente in linea con una certa prevedibilità, rispetto a quello che è considerato essere l’arte contemporanea. Ma buone pubbliche relazioni rendono, apparentemente, tutto accettabile. Molto meglio anni fa con quella piccola riflessione sullo spazio, poi perduto. Forse senza idee.

Voto 3,5

Vanessa Beecroft, VB66, 2010-2011 - Courtesy Galleria Lia Rumma Milano/Napoli
Vanessa Beecroft, VB66, 2010-2011 – Courtesy Galleria Lia Rumma Milano/Napoli

Vanessa Beecroft

Come Botto e Bruno, prigioniera di una sola idea, poi attualizzata scivolando in un certo classicismo. Ma l’idea era più buona di quella di Botto e Bruno.

Voto 5,5

Riccardo Benassi - Techno Casa - veduta della mostra presso Marsèlleria, Milano 2013 - photo Carola Merello
Riccardo Benassi – Techno Casa – veduta della mostra presso Marsèlleria, Milano 2013 – photo Carola Merello

Riccardo Benassi

Cerca di uscire da certi modelli modaioli, ma non ci riesce del tutto. Anche lui artigiano dell’arte contemporanea.

Voto 4,5

Simone Berti - Artisti che si ripetono, 2012. Courtesy Vistamare
Simone Berti – Artisti che si ripetono, 2012. Courtesy Vistamare

Simone Berti

Anche lui tra le promesse Anni Novanta, vittima di un certo sistema matrigno. Anche lui rifugiato, intelligentemente, nella pittura e in una scultura un po’ surreale. Non basta.

Voto 5

Bianco Valente - Costellazioni di me, 2010
Bianco Valente – Costellazione di me, 2010

Bianco-Valente

Eccessivamente un cliché.

Voto 3,5

Rosa Barba - Making Worlds, 2009
Rosa Barba – Making Worlds, 2009

Rosa Barba

Ennesima masturbazione intorno al proiettore vintage. Buone pubbliche relazioni. Certi aspetti tra proiezione e testo interessanti, ma non basta.

Voto 4,5

Riccaro Beretta - Il Mare III. Foto Filippo Armellin
Riccaro Beretta – Il Mare III. Foto Filippo Armellin

Riccardo Beretta

Ennesima variazione sul tema, qui è il mobiletto e l’arazzo del mercatino dell’usato che vengono elaborati. Ottime pubbliche relazioni che possono trasformare il legno in oro (soprattutto se intarsiato per un’ottima Ikea evoluta).

Voto 3,5

Davide Bertocchi - Théorie, 2011
Davide Bertocchi – Théorie, 2011

Davide Bertocchi

Fissato con questa storia dei brani più amati dagli addetti ai lavori del mondo dell’arte. Poi combinazioni curiose, tra oggetti, e sempre al centro il vinile. Anche lui mimetizzato in un certo modo di fare, potrebbero essere accostamenti amatoriali, potrebbe essere tutto o niente.

Voto 4,5

Rossella Biscotti - Le teste in oggetto, 2009. Foto Ela Bialkowska
Rossella Biscotti – Le teste in oggetto, 2009. Foto Ela Bialkowska

Rossella Biscotti

Ultimamente ha inanellato una sorta di grande slam: Biennale di Carrara, Premio Maxxi, Manifesta, Documenta, Biennale di Venezia, Biennale di Istanbul. Anche lei, dopo buone intuizioni sul recupero-elaborazione della storia, sta esagerando. E se la sua opera “le teste in oggetto” era centrata, poi progressivamente è scivolata su una retorica fine a se stessa e su soluzioni formali tra Arte Povera e Minimalismo di maniera. Forse la necessità di fare tante mostre l’ha costretta a fossilizzarsi, e quindi a logorarsi, prigioniera anche lei del passato. Significativo sintomo generazionale italiano, peccato che da parte di questi artisti non ci sia consapevolezza, ma solo il desiderio di lavorare più lontani possibile dall’Italia, mentre da alcune cose non si scappa. Anche lei giovane Indiana Jones.

Voto 4,5

Monica Bonvicini – Then to see the days again and night never be too high - veduta della mostra presso la Galleria Massimo Minini, Brescia 2013
Monica Bonvicini – Then to see the days again and night never be too high – veduta della mostra presso la Galleria Massimo Minini, Brescia 2013

Monica Bonvicini

Insieme a Cattelan, Beecroft e Vezzoli, dimostra che in Italia bisognava emigrare per fortificare e far fiorire il proprio lavoro tra Anni Novanta e Zero. Decisamente indebolita negli ultimi anni perché anche lei prigioniera di un certo atteggiamento/immaginario. Biennale 2011 molto insufficiente.

Voto 4,5

Sergio Breviario - Ritratto con paesaggio, 2004
Sergio Breviario – Ritratto con paesaggio, 2004

Sergio Breviario

Una certa follia che sa disegnare bene. Anche se siamo sempre sullo sforzo intellettuale tra il nonsense e l’ironia. Quanto meno a fuoco e delicato.

Voto 5

Danilo Correale, The Game, Colle di Val d’Elsa - photo Maurizio Esposito - Premio Ermanno Casoli
Danilo Correale, The Game, Colle di Val d’Elsa – photo Maurizio Esposito – Premio Ermanno Casoli

Danilo Correale

Poco a fuoco, opere molto diverse, ultimamente un progetto partecipativo per i dipendenti di alcune aziende in Toscana. Anche nel suo caso tutto può andare bene se presentato nei posti giusti: ma c’è una certa intelligenza. Paga lo scotto di un ruolo di artista debole a prescindere.

Voto 5

Gianni Caravaggio - Arte essenziale, 2011
Gianni Caravaggio – Arte essenziale, 2011

Gianni Caravaggio

Un fare poverista troppo dipendente dall’Arte Povera. Per molti aspetti didattico, con alcune idee migliori. Ma sviluppa una forma di preparato artigianato rispetto a un fare Anni Sessanta-Settanta.

Voto 5

Manuele Cerruti - Piede del deserto, 2013. Foto Manuela Leoncini
Manuele Cerruti – Piede del deserto, 2013. Foto Manuela Leoncini

Manuele Cerruti

Una buona pittura in linea con alcune esperienze internazionali. Dovrebbe osare di più, esagerare.

Voto 6

Loris Cecchini - Cloudless, 2006. Courtesy Galleria Continua, San Giminiano
Loris Cecchini – Cloudless, 2006. Courtesy Galleria Continua, San Giminiano

Loris Cecchini

Molto meglio agli esordi negli Anni Novanta, oggi perduto in progetti dalla superficie riflettente e attraente, ma molto vuoti. Forte di una galleria forte come la Continua. A un certo punto è stato evidente che doveva proporre prodotti appetibili, le sue opere sembrano prodotti Apple con un packaging mezzo aperto.

Voto 3,5

Valerio Carruba - Natan, 2010. Courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano
Valerio Carruba – Natan, 2010. Courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano

Valerio Carruba

Arroccato su una sola idea di pittura da anni, coerente, anche se spesso ripetitivo. Ma non è certo facile.

Voto 6

Paolo Chiasera - Màn - veduta della mostra presso la Galleria Francesca Minini, Milano 2012
Paolo Chiasera – Màn – veduta della mostra presso la Galleria Francesca Minini, Milano 2012

Paolo Chiasera

Pupillo delle prima ora di Massimo Minini, che sembra quindi fissato su di lui e non riesce a mettere in dubbio questa scelta. Mentre invece tutti possono sbagliare. Il suo caso è molto significativo della scena italiana degli ultimi quindici anni. Vive ovviamente a Berlino. Dal 2000 va di palo in frasca, prima realtà parallele, poi prende grandi personalità del Novencento e ci formalizza oggetti e pitture. Lo si vede solo nelle gallerie della famiglia Minini (ma capita a molti giovani italiani che vengono musealizzati dal gallerista). Ultimamente lavora con una pittura frontale e un poco naïf, che vuole avere un preteso spessore intellettuale, perché sembra pittura che parla della pittura e dell’artista; atmosfere un po’ come va di moda oggi (vedi Frigo, Roccasalva). Insomma, confuso. Legge e si dedica a ciò che gli piace (se lo può permettere, probabilmente Nonni Genitori Foundation, ma nulla di male essendo l’unico ammortizzatore sociale dell’arte italiana). Se da giovane avesse incontrato un clima critico più vitale, sarebbe sicuramente maturato meglio, ed ecco che la figura di Minini diventa il sintomo di un sistema matrigno.

Voto 4

Roberto Cuoghi - Zoloto - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2012 - photo Matteo Piazza
Roberto Cuoghi – Zoloto – veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2012 – photo Matteo Piazza

Roberto Cuoghi

Anche lui garuttino, conosciuto per la performance in cui cercava di diventare come suo padre. A distanza di anni, anche quel lavoro sembra più debole. Nel 2000 ha continuato a sviluppare un certo immaginario cupo, distaccato e un filo inquietante. Interessante quando riporta questo nelle tecniche. Ma poi ultimamente anche lui perso nelle citazioni dei sumeri, e in digressioni un po’ forzate come la scultura fuori controllo all’ultima Biennale. Anche lui drogato di pubbliche relazioni.

Voto 4,5

Ludovica Carbotta - Arco Rovesciato, 2013
Ludovica Carbotta – Arco Rovesciato, 2013

Ludovica Carbotta

Una serie di lavori che giocano con progettualità più o meno utopistiche rispetto all’idea di città, ambiente umano, democrazia. Tali speculazioni sono meglio quando mettono al centro il corpo dell’artista, in sculture che sono come la vecchia pelle di un serpente. Il problema è che sbanda troppo, mentre dovrebbe approfondire in modo estremo un solo punto.

Voto 5+

Pierpaolo Campanini - Senza titolo, 2007. Courtesy Kaufmann Repetto, Milano
Pierpaolo Campanini – Senza titolo, 2007. Courtesy Kaufmann Repetto, Milano

Pierpaolo Campanini

Lo sviluppo tecnicamente preparatissimo di una sola idea pittorica, come se in fondo ci interessasse effettivamente sempre e solo l’infinita declinazione di una cosa. Forse a volte gigioneggia troppo, troppo leccato, troppo perfetto.

Voto 5

David Casini - Tu non mi conosci, 2012. Courtesy Spazio Morris, Milano
David Casini – Tu non mi conosci, 2012. Courtesy Spazio Morris, Milano

David Casini

Veramente troppo attento nella rielaborazione del pezzo antico da mercatino dell’antiquariato. Cristalli, immaginari d’altri tempi, immaginari svizzeri. Il rischio Ikea evoluta è altissimo: il rischio di sviluppare una linea di oggetti per l’arredamento, o testimoni di un’ossessione del tutto personale, o che le persone possono prendere come si prende un vestito che ci piace, piuttosto che un altro. E quindi si finisce, sempre, per alimentare un certo inquinamento visivo e oggettuale, in cui ci si perde.

Voto 4

Maurizio Cattelan - Portrait, 2008. Foto Zeno Zotti
Maurizio Cattelan – Portrait, 2008. Foto Zeno Zotti

Maurizio Cattelan

Una percorso di vent’anni divisibile in due decadi, meglio la prima. Ma comunque coerente con un linguaggio che gioca a fare il giullare-asino di corte. Uno dei nipotini di Duchamp e Warhol. Una giusta dose di provocazione e pubbliche relazioni permettono di comunicare in un mondo che tende a essere assopito. Cosa farà Cattelan? E l’opera esiste già prima che venga vista, ed esiste come icona ovunque. Ultimamente un po’ troppo inconsistente, forse stanco. I vassoi di Toilet Paper non li doveva fare.

Voto 7

T-Yong Chung - Untitled, 2011. Courtesy Galleria Upp, Venezia
T-Yong Chung – Untitled, 2011. Courtesy Galleria Upp, Venezia

T-Yong Chung

Una scultura del gioco, dello spiazzamento, del nonsense, del remix formale. Veramente troppo poco per non mimetizzarsi e perdersi nella sovrapproduzione odierna.

Voto 4,5

Luca Rossi

  • Vincenzo Del Suddetto Lab II

    orripilante il sud non esiste ovvero l’arte vera esclusa

  • Ruote Telluriche

    Sí ma siamo xxxx solo noi italiani? Lo stesso rasoio andrebbe applicato a moltissimi artisti protagonisti di fiere , biennali e rassegne internazionali. :)

  • Giulia

    Bravissimo!
    Finalmente una lista veloce,onesta e personale

  • qualcuno che dice che il re e’ nudo..finalmente

  • Luca Rosa

    Innanzitutto machissenefrega della lista di Italian Area? É già talmente idiota il concetto di “lista” che quando poi leggi i nomi selezionati (come? Marchette? Mostre in spazi fichetti? Amici di amici? pedigree?) fa venire i brividi. Aritisti inesistenti sheckerati con “mostri” sacri (più mostri che sacri), icone del degrado culturale italiano e a prostitute della cultura (quelle che fanno il prodotto in base alle esigenze per intenderci…). Poi caro Luca riesci a dare un bel 7 ad un pubblicitario venduto al mondo dell’arte per far più grano (chiaro… chi puo toccare sua maetá Cattelan?), un 6 al clone povero di Borremans dicendo che deve osare di più???? ;a se non ha fatto altro che scopiazzare a destra e a manca tutta la sua vita? Prima i graffiti, poi i quadretti ultrapop ed ora appunto i Borremans per i poveri (no, lui non é un prodotto ikea… no…), poi massacri Berruti che quanto meno fa un lavoro suo, orrido ma suo (quindi già meglio di Cerrimans). A Ludovica Carbotta, che conosci solo tu e quelli che han stilato la lista dai un 5+ per un lavoro che é indecente (fragile, sporco, inutile, mal fatto, senza forza e via dicendo) per dare poi 4,5 a Cuoghi??? Per fortuna che poi ti salvi (????) con Correale e Breviario!! A loro sí un giudizio giusto, meritato… ma per favore!!!! RIPIGLIATI

  • Francesco B

    Caro Luca Rossi questo giochetto è assolutamente ridicolo …
    Vuoi giocare al critico? sicuramente dimostri la tronfia arroganza dell’ignoranza …
    Sei sicuramente una persona con poca cultura e studi alle spalle, giudicando dall’italiano scritto e dai tuoi contenuti ripetitivi e vuoti. Un blogger che non parla inglese, perché non è mai uscito dal paese.
    In cerca ossessiva di fama, ti nascondi dietro ad un penoso anonimato infarcito di sola autoreferenzialità,
    Ti gongoli azzerando ‘praticamente’ il lavoro della maggioranza degli artisti decenti di questo paese… (e questi sopra lo sono tutti, come tutti quelli inclusi in Italian Area) .
    E questa cosa non ha -nessuna- logica! Questo tipo d’atteggiamento è di chi è alla porta a guardare! Sono solo chicchere da bar per depressi incompresi ! Speri d’avere attenzione con queste provocazioni? E’ da anni che ci provi e stai anche invecchiando, lascia perdere.
    Nel contempo posso anche capire che artribune usi il tuo servizio gratuito d’animatore, e condivido, a volte fai anche ridere :)
    Luca Rossi hai da poco fatto una mostra .. con risultati -ridicoli-.
    Mamma mia … ma come pensi di giudicare gli altri?
    Noi ti diamo 0 spaccato …caro Luca Rossi !

    • VIALIDELTRAMONTO

      SCUSATE VI PREGO, SCUSATE. MA QUALCUNO PUO’ COMINCIARE A SPIEGARE A LUCA ROSSI CHE COSA E’ L’INFORMALE, SE E’ ESISTITO COME TENDENZA O SE ERA UN’INVENZIONE CRITICA GIA’ ALLORA E SOPRATTUTTO CHE SI PARLA DEGLI ANNI CINQUANTA E NON DEI SESSANTA/SETTANTA!!! IL VERO PROBLEMA IN ITALIA E CHE SI APRE LA BOCCA SENZA STUDIARE! O LEGGERE UN LIBRO! E NON DICO UN LIBRO COMPLICATO, MA UN MANUALE DI STORIA DELL’ARTE DA SCUOLA SUPERIORE. ALLORA DISCUTEREI DEI GIUDIZI DI LUCA ROSSI QUANDO MANIFESTERANNO UNA CONSAPEVOLEZZA SU QUELLO CHE E’ ACCADUTO. COME SI FA A DIRE “HA STANCATO” “E’ SCONTATO” ETC. QUANDO NON SI SA NEANCHE CHE COSA E’ SUCCESSO NEGLI ULTIMI SESSANT’ANNI D’ARTE. MA E’ POSSIBILE CHE SULLE RIVISTE DEBBANO COMPARIRE I GIUDIZI DI GENTE IMPREPARATA E IMPROVVISATA?

      • vialideltramonto

        A LUCA ROSSI, DOPO ASSEMBLEA DEI CONDOMINI, DAREI UN IMPREPARATO. NEANCHE UN VOTO NUMERICO. MA SOLO UN IMPREPARATO. “BISOGNA FARE PRESTO”. E’ VERO. “BISOGNA FARE PRESTO PER LA TUA ISTRUZIONE”. “BISOGNA FARTI LEGGERE” PRIMA DEGLI ESAMI DI RIPARAZIONE A SETTEMBRE. E VABBE’ SOTTO L’OMBRELLONE UN BEL BERTELLI, O UN BRIGANTI O DAI, FACCIAMO ANCHE UN DORFLES.

        • vialideltramonto

          SCUSATE NON AVEVO VISTO…. 7 A CATTELAN! 7 A CATTELAAAAN!!! MINCHIA! SEI PROPRIO UN ANTI-SISTEMA LUCA ROSSI! LE FONDAMENTA DEL POTERE DELLE GALLERIE ITALIANE TREMA. TUTTI CON MENO DI SEI, TRANNE CATTELAN…

          • Luca Rossi

            No, mi senbra ci siano in questo primo gruppo tre sufficenze. Ma argomenta perchè cattelan non merita un 7. E pensa che gli avevvo dato 8 prima di vedere i vassoi di Toilet paper.

          • vialideltramonto

            EHI RAGAZZO! IL SETTE LO HAI DATO TU. COMINCIA TU A SPIEGARE E MEGLIO PER FAVORE! SEI TU CHE FAI IL GIUDICE E CHE TRACCI DELLE DIFFERENZE. HAI DATO TRE SUFFICIENZE DA CUI SI CAPISCE CHE MESTIERE FAI. MEGLIO CHE TU RIMANGA DALLA PARTE DEI VALUTATI E NON DEI VALUTATORI!

      • Luca Rossi

        Guarda che conosco benissimo l’informale che è ovviamente una categoria per semplificare una tendenza. Nasce nel dopoguerra. E non critico i giovani che fanno l’informale ma il fatto di farlo senza consapevolezza e proponendo opere a prezzi assurdi. Critico giovani intrappolati nel passato e man tenuti in ostaggio dalla generazioni più anziane. Critico artisti deboli. Critico un sistema in cui la platea è fatta solo da artisti e addetti ai lavori. E per questo sto lavorando ad un progetto di education per alargare il pubblico. Perchè io posso dire che il re è nudo, ma il villaggio oggi è fatto solo dalla corte del re.

    • ruote telluriche

      francesco b
      tronfio e ignorante sei tu
      qual’è il giocattolino che ti hanno graffiato?
      chi sei, il fratello di Pinco o l’unico colllezzzzzionista di Ceffo o Ceffo in persona?Quante gallerie ci sono in italia fatte da due o tre collezionisti?Parecchie!
      magari qualcuno è anche parente del collezionato!
      “un blogger che non parla inglese”? e allora uno che parla anche il tedesco non va bene? e cos’hai contro il portoghese o l’hindi?
      Se un napoletano fuma una sigaretta in una corsia d’ospedale cosa gli dici? Forbidden? :))
      Ripetitivi e vuoti sono gran parte degli artisti presenti in lista che tu definisci ” la maggioranza degli artisti decenti in Italia”, e siccome si fa finta di non capire questo tenace e noioso sabotatore Rossi ripete e straripete come un mantra purchè penetri non importa se con il guanto o senza e pazienza se il lubrificante non è di qualità :)) e in effetti qualcosa erode alla fine,,,,
      tra l’altro non vedo tra gli irritati che credono di rispondere lampi di scrittura o acrobazie con il congiuntivo della morte ma la semplice rabbia di chi desidera la fama ma ringhia in anonimo: è una battaglia dura combattere chi della fama se ne fotte e rimane persistentemente anonimo!
      Provocazioni? ma se dice cose che chiunque ha un pò di cervello pensa! e poi, tanto piccati ,ma chi è che entra nel dettaglio? nessuno! perchè temono che difendendosi si smaschererebbero!
      Dov’è finito il pubblico dell’arte? mercato crollato,
      promesse disattese,musei vuoti, tutto squagliato alla prima luce del sole! C’è quello che graffiava il polistirolo alla Biennale e ora si è beccato un misero 6!
      chi paga gli stand delle fiere? con i soldi di chi?
      e voialtri chi vi mantiene?
      “Nonni Genitori Foundation” purtroppo è una delle poche definizioni critiche di interesse di questi anni, altro che ‘ste palle sull’Arte Relazionale, concetto utile per chi crede che per trentamila anni l’arte l’hanno guardata solo i muri :)
      “Giovane che guarda Lorenzo Lotto”
      ” Giovane visto da muro afono” :))

      • francesco B

        care Ruote BUCATE …
        tu sei il primo e LR il secondo … che non guadagnate una lira BUCATA!
        HAHAHA
        chi mantiene LR? E TU CHI SEI?
        CHE PENA

        • Ruote telluriche

          Francesco b per uno che dá dell’ignorante agli altri questo
          É il meglio che sai scrivere? Bucate invece di tellluriche?
          Tra l’altro usi ancora il termine lira invece di euro: mi sa che quello che non guadagna niente sei proprio tu!
          Non riesci neanche a inserirti nelle battute,prova almeno
          Ad argimentare sullo specifico, sul dettaglio se sei in grado?
          Luca rossi ha creato un pupazzo virtuale e voi ve la prendete con questo fantasma come fa il toro con la cappa del matador,
          E finite infilzati dalle vostre stesse frasi: che pesate sono poca cosa: siete piú preoccupati di sapere chi é l’interlocutore piuttosto che argomentare . Non avete che questo é un esperimento in doppio cieco? Vince l’argomento non l’attacco
          Personale a chi mai si conoscerá!

          • maria

            LIRA invece di euro ?
            ma vai alla neuro cara rotellina …

        • luca rossi

          solo insulti nessuna contro argomentazione. L’arte in ITALIA è una cadavere truccato.

    • Giula S

      Caro Francesco B,

      sarai sicuramente uno degli artisti, galleristi o curatori che sostiene questo sistema italiano privo di critica e pubblico.

      Luca Rossi è il miglior artista italiano da 5 anni a questa parte, proprio perchè ha messo profondamente in discussione un certo ruolo di artista anacronistico e stantio!

      La mostra che ha curato da Placentia è stata l’unica provocazione possibile! Geniale.

      • VERA GIULIA

        hahahaah
        ma fammi ridere
        giulia … alias LUCA (Luca Rossi è il miglior artista italiano da 5 anni)
        MA RENDETEVI CONTO DI COSA SCRIVE
        PS: comunque consiglio a questa testata di bannare per sempre LR!
        IMBARAZZANTE

  • luca rossi

    Non voglio fare il critico ma innescare un confronto critico che non esiste da almeno 20 anni. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, nella qualità degli artisti, dei critici che non esistono, nell’assenza di pubblico vero e in musei che tendono a chiudere…

    • vialideltramonto

      CHIEDO A LUCA ROSSI A COSA RIFERISCE QUANDO PARLA DI INFORMALE ANNI SESSANTA/SETTANTA. E DI MOTIVARE IL SETTE A CATTELAN (L’UNICO RISPETTO AL RESTO)

      • Luca Rossi

        L’informale nasce nel secondo dopoguerra, negli anni 50, e continua negli anni 60-70. Negli Stati Uniti assume le sembianze dell’espressionismo astratto. L’informale nasce come reazione alla guerra, come rinascita. Ora non mi vorrei dilungare eccessivamente in un commento.

        In Italia abbiamo Burri, Fontana, Manzoni, Sartelli, Vedova, Ceroli. Se guardi in questa galleria di foto, trovi l’uso delle ragnatele di Sartelli, come quelle usate dal giovane Becheri, per fare un esempio eclatante: http://tinyurl.com/nwgk7e2

        Dopo il 1989, come in campo politico con la disgregazione dei due blocchi ideologici, vediamo l’emergere di tante personalità artistiche che attualizzano e remixano le intuizioni di Warhol e di Beuys. Cattelan, insieme a Creed, Sierra, Hirst e tanti altri, è fra questi, e mette a fuoco un modo-atteggiamento-visione-temperatura specifici; e che hanno un valore se riportati alla quotidianità. Ma anche su questo non mi sembra la sede e l’orario per dilungarsi. Bisogna chiedere a qualche editore di commissionarmi un libro :)

        • vialideltramonto

          MA TU SEI UN MEGALOMANE… PIU’ CHE UNA PERSONA INFORMATA…
          COMINCIAMO:
          CAZZATA NUMERO UNO: L’INFORMALE NASCE (GIA’ QUESTA E’ UNA CAZZATA, MA VABBE’, POICHE’ SI TRATTA DI UNA ETICHETTA CHE ARRIVA DALLA FRANCIA INSIEME AD ALTRE, MA NON VOGLIO FARE IL PIGNOLO) DICEVO, NASCE E “PROSEGUE IN AMERICA”. MA SAI DI CHE ANNO SONO I PRIMI DRIPPING DI POLLOCK, PER ESEMPIO? NON E’ DIFFICILE, BASTA ANDARE SU WIKYPEDIA…
          SECONDA CAZZATA: CEROLI INFORMALE. ORA: NON CONOSCO GLI ESORDI DI CEROLI PER CUI PRIMA DEL 1964 NON SAREI SICURO SU CIO’ CHE DICO, MA ANNOVERARLO NELL’INFORMALE… O UNA LEZIOSITA’ STUPIDA O E’ IGNORANZA. SCEGLI TU
          TERZA CAZZATA: SE MANZONI FOSSE IN VITA E TI SENTISSE DEFINIRLO INFORMALE AVREBBE UN MALORE… L’INTERO BAR JAMAICA NON BASTEREBBE PER DIMENTICARE
          QUINTA CAZZATA: ORA LE ALTRE SONO PUNTUALIZZAZIONE E VA BENE. CIOE’ DATI CHE NON CONOSCI MA CHE PURTROPPO NON TI HANNO SCORAGGIATO A PARLARE. MA VABBE. MA QUESTA E’ QUELLA PIU’ GRAVE “L’INFORMALE NASCE COME REAZIONE ALLA GUERRA” LO SCHEMATISMO DI QUESTA FRASE NON E’ NEANCHE DEGNO DEI LIBRI DELLA TASCHEN. E RIVELA TANTA TANTA INGENUITA’. SEI CONVINTO CHE CI SIA UN MOVIMENTO UNICO QUANDO OGNI ARTISTA FECE IL SUO PERCORSO E SEI CONVINTO CHE QUESTA’ UNITA’ REAGISCA TUTTA ALLA STESSA COSA. COME SE ALLA GUERRA SI REAGISSE SFOGANDOSI NELL’ESPRESSIONE ARTISTICA E COME SE CIO’ SIA UN MOVIMENTO ARTISTICO DI PER SE’

          • vialideltramonto

            SCUSAMI, STO SCRIVENDO DI GETTO. HO DOVUTO PRENDERE UNA PAUSA. ADESSO MI DOVRESTI SPIEGARE CHE DIFFERENZA C’E’ FRA L’INFORMALE ANNI CINQUANTA E QUELLO ANNI SESSANTA/SETTANTA. PERCHE’ ALTRIMENTI VUOL DIRE CHE USI LE CATEGORIE A CASO. DI QUALE DISCRIMINE STIAMO PARLANDO?
            CIOE’ IL PROBLEMA ESSENZIALE E’ CHE I TUOI GIUDIZI SEMBRANO UN OROSCOPO CON I VOTI. TUTTO QUA. NON SAI DI COSA PARLI. E’ QUESTO CHE MI INFASTIDISCE. SOTTO MI PRONUNCIO SU SARTELLI

          • vialideltramonto

            AFFAIRE SARTELLI.
            GRAZIE DI AVERLO SEGNALATO MI INFORMERO’ SULLA SUA OPERA. POI SE VUOI TI SCRIVO COSA NE PENSO.

            PERO’ VORREI SPECIFICARE ALCUNI PRINCIPI:
            1) L’ARTE NON E’ UNA GARA. IL PRIMO ARTISTA CHE HA USATO UN MEZZO O UNO STRUMENTO NON E’ PER FORZA UN CAPOSTIPITE O UN PRECURSORE. BISOGNA ANCHE USARE CON CONSAPEVOLEZZA E IN UNA CERTA DIREZIONE GLI STRUMENTI CHE SI TROVANO
            2) OGNI ARTISTA, BECHERI O SARTELLI, VA VALUTATO NELLA CONTINUITA’ DELLE OPERE. NE’ BECHERI, NE’ SUPPONGO SARTELLI, HANNO FATTO SOLO RAGNATELE. AD OGNI MODO LA STORIA E IL PROCESSO SONO ESSENZIALI PER AVVICINARSI ALLE OPERE.
            3) CREDO -MA MI MANCA LA CONOSCENZA DI SARTELLI- CHE CI SIANO MOTIVI PROFONDAMENTE DIVERSI E INTENTI DIVERSI DIETRO A QUESTE OPERE.
            4) LA DATA DI UN’OPERA E’ SIGNIFICATIVA PER RELAZIONARE L’OPERA AD UN CONTESTO.
            5) C’E’ QUALCOSA DI “NUOVO” NELL’ARTE OGGI? COSA? CATTELAN? SE SEI CONVINTO CHE LA NOVITA’ SIA IL CRITERIO DI VALUTAZIONE, L’UNICO RE CHE E’ NUDO SEI TU.

          • Luca Rossi

            Parlo di informale come tendenza, e la tendenza è molto chiara e definita; e in ogni paese prende caratteri specifici. Quindi poche balle: oggi per i giovani va di moda riprendere codici anni di inizio meta novecento. Anche questo nulla di male, ma ci vuole consapevolezza.

            L’arte non è una gara, ma si può argomentare e valutare come ogni altra cosa. E in italia agiscono persone che censurano e agiscono contro altre persone (io posso portare prove di questo).

            Per valutare uso diversi criteri, e la novità c’è eccome. Ma ora devo andare. Ma rispondo più tardi.

          • vialideltramonto

            TU USI UNA CATEGORIA CHE CHIAMI INFORMALE E
            1) NON SAI IN CHE DECENNIO SI E’ SVOLTA (NON C’E’ UN INFORMALE ANNI SESSANTA-SETTANTA) PUO’ DARSI CHE QUALCUNO ABBIA CONTINUATO A DIPINGERE COME DIPINGEVA NEGLI ANNI CINQUANTA.
            2) “POCHE BALLE OGGI PER I GIOVANI” MA CHE CAZZO DICI? RIPRENDERE CODICI -COME LI CHIAMI TU CON IGNORANZA- SI FA DA SEMPRE. ALTRIMENTI RAUSCHENBERG AVREBBE RIFATTO SCHWITTERS E DUCHAMP; LA LEVINE NON AVREBBE FATTO MAI NULLA; CATTELAN STESSO E’ RICORSO A QUESTO.

            DALLA 1 E LA 2 SI DEDUCE -E QUESTO E’ QUELLO CHE VOGLIO METTERE IN LUCE:
            A) CHE SEI IMPREPARATO ED USI CATEGORIE A SPROPOSITO, DUNQUE E’ MEGLIO CHE RITIRI O CHE ESPRIMI GIUDIZI COME FANNO LE RIVISTE TIPO “CIOE'” O “CHI”: TI DEDICHI ALLA VOTAZIONE DI QUELLO CHE TI PIACE E QUELLO CHE NON TI PIACE, SENZA GIUSTIFICARLO COME FANNO I DILETTANTI. PERCHE APPENA LO GIUSTIFICHI SI APRONO LE FALLE DELLA TUA IGNORANZA (CHE HO GIA’ DIMOSTRATO SOPRA)
            B) FAI ATTENZIONE CARO MIO. LA NOVITA’ NON E’ UN CRITERIO E TI DEVI RASSEGNARE. SOPRATTUTTO PER COME LA INTENDI TU. POI VORREI SPECIFICARE UNA COSA: NOVITA’ NON SIGNIFICA QUELLO CHE NON CONOSCI TU. DATO CHE NON CONOSCI UN CAZZO DEL PASSATO, COME FAI A VALUTARE UNA NOVITA’?

            PROPONIMI QUALCOSA DI NUOVO ALLORA. MAGARI SUL TUO BLOG, IMMAGINO CI SARA’ UN SACCO DI ARTE NUOVA.

          • LUCA ROSSI

            @vialideltramonto: la categoria informale, come ogni categoria in arte, è sfumata. Ed è stata declinata diversamente in ogni paese quasi contemporaneamente. Moltissimi artisti giovani OGGI fanno diretto riferimento ad arte povera, minimalismo e informale. Questo NON è un male ma è un dato significativo. Se però guardiamo i giovani in italia, oltre il sistema dell’arte, vediamo giovani precari o mantenuti dalle generazioni di nonni e genitori (Nonni genitori Foundation). In qualche modo le generazione di nonni e genitori mantengono i giovani, ma hanno anche causato questa situazione di precarietà (con le politiche di breve periodo della DC, vedi persone andate in pensione a 49 anni o giù di lì per esempio). Quindi vediamo giovani che fanno riferimento al passato (Francesconi, Arena, Biscotti, Andreottà Calò, Becheri, Borgonovo, Tolone, ecc) e che sembrano MAN-tenuti in ostaggio dalle generazioni passate. Sembra che una certa retorica passatista (vedi la pittura informale che oggi va tanto di moda, esempio Kvas) sia un modo per farsi accettare in un paese per vecchi. E io ci credo quando Becheri dice che rimane affascinato dal passaggio di una lumaca. Questa fascinazione non è NEGATIVA ma è SIGNIFICATIVA. Non esiste arte giusta o arte sbagliata. Esiste un’arte che ha più o meno valore, mettendo in relazione in modo logico:

            – contesto specifico, sociale, politico ed economico

            – altre opere dell’artista

            – opera in sè

            – intenzioni dell’artista (dichiarate o presenti nella didascalia)

            – biografia ed età dell’artista

            Mi spello le dita quotidianamente e gratuitamente da 5 anni (altro che Marina Abramovic, 8 ore pagata al museo) perchè l’arte è una grande palestra-laboratorio per sperimentare modi e atteggiamenti che possono avere una GRANDE VALORE nella nostra quotidianità. Diversamente se questo non fosse potremo eliminare l’arte.

          • vialideltramonto

            STAI SVIANDO DA UN TEMA ESSENZIALE CHE E’ QUELLO PER CUI SONO INTERVENUTO: PARLI DI NOVITA’ E NON CONOSCI IL PASSATO; PARLI DI INFORMALE, MA SEI GENERICO E PENSI CHE CEROLI SIA INFORMALE.
            DUNQUE SE DICI CAZZATE SUL PASSATO E’ ASSAI PROBABILE CHE TU LE DICA SUL PRESENTE E SUL FUTURO.
            SCRIVI SENZA CONOSCERE O DOCUMENTARTI. TUTTO QUI.
            PUOI CONDURRE TUTTE LE BATTAGLIE CHE VUOI. MA NON SEI ALL’ALTEZZA DI POTER DARE GIUDIZI O PARLARE DI STORIA DELL’ARTE. TUTTO QUI

          • vialideltramonto

            Eccoci con Sartelli:

            Sartelli si chiama Germano è un
            artista imolese con una biografia rispettabilissima, anche da un
            punto di vista umano. Ho scoperto anche che molti critici e storici
            d’arte di prestigio hanno scritto su di lui (Calvesi, Castagnoli). È
            attivo dall’inizio dei Cinquanta e dalla seconda metà dei Cinquanta
            incontra Calvesi che insegnava a Bologna e che per primo scrive di
            lui. Sicché vado a riprendere quello che ho trovato nelle ricerche
            di un’oretta che ho fatto. Sottolineo che basterebbe un’oretta per
            chi è pigro e voglioso solo di arrivare al giudizio e non di
            meditare come l’esempio paradigmatico di Luca detto il Rossi. I
            paralleli della critica sono con “Dubuffet e Burri”. Ma ecco la
            descrizione d’epoca di Calvesi: “Qui invece (e in tal modo va
            inteso il parallelismo con Burri) il materiale, benché trasfigurato
            in un rapporto pittorico, ed anzi sapientemente ed intelligentemente
            soccorso, ai fini di tale risultato, dal pennello, conserva e
            denuncia il senso sottilmente consunto del suo esistere”. Due
            elementi: “valore esistenziale” e “soccorso pittorico”.
            Un altro studioso, Andrea Emiliani scrive “qualcosa ha tenuto
            Sartelli attaccato alla natura, anzi a “quel bello di natura”.
            Infatti Sartelli ha usato anche paglia, e altri materiali. Ecco il
            processo descritto sempre da Emiliani che conosceva l’artista da
            anni: “Sartelli raccoglieva lungo itinerari e sentieri impensati,
            oggetti naturali. Potevano essere foglie, cicche di sigarette,
            lamiere arruginite, rami d’albero, fili di ferro. Da un naturalismo
            itinerante, decisamente romantico, l’oggetto transitava ad una
            funzione compositiva, inamovibile”. Dunque la passeggiata
            dell’artista che raccoglie materiali che incontra, succedeva
            già a Picasso, già a Mirò. Poi la composizione pittorica. I
            materiali sono usati come si usa il pigmento. Per fare una
            composizione.

            Castagnoli suggerisce dove Sartelli si
            procurava questo materiale, quando Sartelli la ripropone negli anni
            Settanta avvolgendola in della plastica trasparente: “Ecco la
            vecchia ragnatela di Sartelli riapparire a noi che la pensavamo
            sommersa dai progressi della sua ricerca o tramontata insieme alle
            antiche stalle dove un tempo riposava”. Dunque la ragnatela viene
            prelevata da un ambiente evocativo, la stalla. C’è un senso di
            bucolico trascorrere naturale del tempo e di nostalgia per i
            ritmi della natura. DEVO SEMPLIFICARE PER NON ANNOIARE ALTRI.

            Ora Becheri di cui ho trovato solo su
            internet e non in biblioteca. Le ragnatele si chiamano “impressioni”
            furono esposte da Podnar a Berlino. Una carta adesiva viene fatta
            aderire ad una superficie (una parete suppongo) e poi strappata.
            Tutto ciò che rimane intrappolato da questa “pressione” per cui
            la carta riporta quello che trova, ragnatele, insetti, ragni, etc. e’
            come un’operazione di strappo da un affresco. Tanto per capirci. Se
            la metto insieme a quello che già conoscevo di Becheri, cioè le
            tracce delle chiocciole, gli oggetti bruciati, i video con gli
            accendini, noto semplicemente che questa è una tappa di una ricerca
            più lunga e che non ha un medium prediletto (cioè pittura o video o
            scultura). Tutto avviene indipendentemente dall’artista che avvia
            solo un processo. Becheri più che rimpiangere l’esistenza delle
            ragnatele, indaga l’esistenza del segno, della traccia. Accendini che
            bruciano, chiocciole, strappi. Son tutte tracce.

          • vialideltramonto

            Ora passiamo alle opere. Di Sartelli si
            trova poco, ma mi hai indicato una pagina con una ragnatela. Si vede
            una cosa. Il rapporto con le plastiche di Burri bruciate (che esperti
            ben più preparati di me hanno addirittura paragonato ai buoi di
            Rembrandt), dunque con un senso della composizione che è legato alla
            consunzione della carne e della materia. Ciò che cercano, al di là
            dei procedimenti, è una composizione per lacerazioni, dove la
            materia sia forata, disgiunta, consunta. C’è un ritmo in Sartelli
            (nelle due che si vedono su internet) e il buco ha la sua centralità.
            Non solo: lo sfondo è scuro, grumoso, lavorato molto a nero e ci
            sono interventi pittorici di Sartelli rossi, che come Burri
            “compone”. Becheri ci propone una superficie senza sfondo, una
            sorta di bianco, ciò che c’è c’è, senza composizione. La piattezza
            è molto più forte proprio perché non c’è intento compositivo. Non
            è prevedibile. Infatti il segno che ne deriva è più sottile, meno
            spesso, non lavorato e non corposo e meno evidente e “retorico”
            rispetto a Sartelli.

            Tutto ciò però lo baso solo sulle
            riproduzioni. Se potessi vedere dal vivo i due oggetti del contendere
            potrei dire cose più sensate e precise. Intanto ecco le differenze
            che si possono riscontrare senza una visione dal vivo:

            il primo compone, con un gusto dei
            suoi tempi; il secondo non compone

            il primo ha un sentimentalismo
            verso la natura; il secondo usa indifferentemente materiali che
            hanno a che fare con la “natura” del segno
            QUESTO E’ DAVVERO UN PRIMO LIVELLO BASE. PERCHE SU BECHERI LE COSE SON MOLTO PIU’ COMPLESSE.
            PENSO PERO’ CHE TI POSSA BASTARE COME ANTIPASTO

          • vialideltramonto

            ECCO DOPO QUESTE DOVEROSE PRECISAZIONI SONO IN ATTESA DEL “NUOVO” SECONDO LUCA ROSSI.
            INTANTO ABBIAMO DIMOSTRATO CHE DEL PASSATO CI CAPISCE POCO

          • vialideltramonto

            POI AGGIUNGO LA QUESTIONE NON E’ BECHERI E BASTA. USI LA CATEGORIA INFORMALE ANNI SESSANTA/SETTANTA ANCHE PER ALIS/FILLIOL. MA CHE CAZZO C’ENTRA?

          • Francesco Ribuffo

            Bravo! Critichi Rossi per il metodo e poi fai la stessa cosa, cioè giudichi senza la necessaria conoscenza e dici castronerie forse più grosse di quelle già enormi di Rossi. Non si può fare l’equazione composizione = retorica a meno di non negare il 90% dei capolavori dell’arte della letteratura e della musica. Un confronto su due artisti come Sartelli e Becheri (che meriterebbero come minimo quel rispetto che si deve ai propri simili) si può fare con intelligenza onestà ed interesse oppure come fate voi facendo a gara a chi la spara più grossa e a chi dimostra più ignoranza ed insensibilità.

          • vialideltramonto

            Ciao Francesco RIbuffo, dimmi tutto, sfogati, confidati. Sono qui per accoglierti fraternamente fra le mie braccia. Esiste una cosa che si chiama “denotazione” ed una “connotazione”. “Retorico” può essere un aggettivo non per forza negativo. Ad ogni modo, mi rispiego “retorico” è il tipo di composizione, non la composizione in sé stessa. Ciò è ovvio. C’è una presenza forte, pervasiva, a toni forti, delle ragnatele. Esse hanno immanenza e presenza poiché testimoniano consunzione. E consunzione è atto di tragico sentore della morte. Retorico è il sistema per il quale mi pare che si arrivi a questo sentore partendo dal dato compositivo. Tutto qui. Poi sono d’accordo con te, dovrei vedere dal vivo entrambe. Se ti sembro insensibile io, allora non so che dire. Nel tuo intervento di sensibilità se ne vede poca. Sei solo urtato dal mio commento perché lo hai categorizzato come negativo nei confronti di Sartelli. Ma io mi sono limitato ad aprire dei libri e guardare delle foto. Non e’ tanto lo so. Ma a paragone di quello che si vede qui su questa chat e nel tuo intervento, mi sento rassicurato. E’ sempre meglio di quanto avete SINORA dimostrato. Quindi attendo ulteriori critiche “sensibili” caro Ribuffo.
            DIMENTICHI UNA COSA RIBUFFO: ROSSI NON SAPEVA E NON SA CHI SIA SARTELLI. QUALCUNO GLI HA DETTO DI MENZIONARE SARTELLI E LUI LO HA FATTO. IO HO ATTESO, MI SONO DOCUMENTATO, E UN GIORNO MAGARI AVRO OCCASIONE DI VEDERE LE OPERE, DI CUI SONO CURIOSO. CRITICO ROSSI E INFATTI SONO MOLTO MA MOLTO MA MOLTO PIU’ SERIO DI ROSSI.
            E INOLTRE NON DO VOTI. SE QUESTA NON TI SEMBRA UNA DIFFERENZA, ALLORA DOVETE CHIAMARE UN ALTRO AMICO O AMICA DI RINFORZO.

          • vialideltramonto

            TRA PARENTESI, MI SONO DOCUMENTATO SU VOSTRE PUBBLICAZIONE (SAI BENE A COSA MI RIFERISCO CARO RIBUFFO). E HO CITATO SCRITTI DI CALVESI, EMILIANI, CASTAGNOLI. CARO RIBUFFO, FAI DUE PASSI NELLA STANZA DIETRO E CERCA, FRA LE COSE DEGLI ANNI SESSANTA, SETTANTA…

          • vialideltramonto

            RIASSUMO PER CHI NON AVESSE CAPITO. IO DIREI “CASTRONERIE PIU’ GROSSE” POICHE’ A DIFFERENZA DI ROSSI IO -AMMETTENDO CHE NON CONOSCEVO QUESTO ARTISTA E CHE AVREI DATO UNA PRIMA OCCHIATA- AL POSTO DI GUARDARE SU INTERNET SONO ANDATO A LEGGERE DEI CATALOGHI. ORA IL BELLO E’ SAPERE CHI HA PUBBLICATO QUESTI CATALOGHI. DUNQUE SE IO SONO INSENSIBILE E CASTRONE PERCHE’ VADO A LEGGERE I CATALOGHI… VUOL DIRE CHE QUESTO E’ UN PROBLEMA ANCHE DI CHI LI PUBBLICA (COSA CHE IO NON PENSO, MA PER SILLOGISMO…)

  • Luca Rosa

    Francesco B… dato che lo sai… chi é secondo te Luca Rossi? Faresti a tutti un gran favore… Caro Luca Rossi… anch’io voglio innescare un confronto critico sul tuo lavoro…

  • babolar

    Luca Rossi – voto 4,5 = una critica a volte puntuale ma fondamentalmente debole e superficiale, paga lo scotto della tenacia “ottusa” attraverso il quale inserisce i soliti artisti in categorie predeterminate ed arbitrarie. Potrebbe davvero fare di più, soprattutto interrompendo il circolo vizioso e tautologico nel quale si è cacciato.

  • ko-lip

    Luca Rossi la tua mostra da Placentia era ancor più triste di te, peccato per Baldini, sarà l’età

    • luca rossi

      Non era mia ma selezione proposte IKEA. Quindi molto più sincera di tante cose pretenziose del quartierino milanese. Ma vi prego di argomentare entrando nel merito delle opere.

  • Eiffel

    Solo per il fatto che il performer di Arena é un FIGO avrebbe meritato un 9.
    Mi deludi Luca…mi deludi molto

  • Luca Rossi

    Non esiste arte giusta e arte sbagliata. Ma esiste la possibilità di argomentare un giudizio che si pone molto vicino ad un ‘oggettività. Si tratta di mettere in relazione alcuni aspetti:

    – l’opera in sè
    -il contesto in cui si pone l’opera (specifico, ma anche politico, economico e sociale)
    – le intenzioni dell’artista (espresse da didascalie, interviste e comunicati stampa)
    – età dell’artista
    – altre opere dell’artista

    Una coscienza e una consapevolezza fra questi aspetti determinano il valore dell’opera, che poi dovrebbe andare a contribuire al prezzo. Per tanto un dipinto di Luca Bertolo può avere molto più valore di un lavoro di Francesco Arena o Rossella Biscotti, che parte da importanti eventi storici per poi restituirceli “semplificati”. La pittura costringe sempre a consapevolezza, quando evita semmai di cercare stampelle installative (Roccasalva, Frigo, ecc). Insomma l’opera non ci vuole fregare o portare dove non può (in questo martin creed è molto bravo).

    Queste esercizio critico è del tutto opinabile, ma se innesca un confronto tra artisti, esperti e pubblico, porta ad una crescita. L’arte presiede ogni ambito, quindi l’arte contemporanea è una grande opportunità. Al contrario l’arte viene vista come qualcosa di decorativo, poco serio, marginale e accessorio perchè potenzialmente fa paura. E anche le accademie preparano giovani già amputati e deboli in partenza. Non c’è critica d’arte, mentre ogni sera si sviscera il calcio, perchè il calcio non fa paura. L’arte viene mantenuta volutamente come ambito di nicchia e ben salda sopra torri d’avorio.

    • luca rosa

      Quí ci son degli spunti interessanti…

      – l’opera in sè: utopico dato che son saltati tutti i parametri di valutazione. Nel caso più semplice (o che sembra sia il più semplice a giudizio del mondo fichetto dell’arte) quello della pittura, nessuno sa più nulla di tecnica, di superfici, di materiali. I curatori/critici stessi guardano sempre e quasi solamente il soggetto ma non la qualità tanfo da non sapere più distinguere un olio da un acrilico. Per non parlare poi della stesura, pigmentazione, segno, tratto, sovrapposizione. E tu dovresti saperlo bene… Inoltre io guardo i tuoi lavori ed oggettivamente non trovo nessun mistero. Son semplici, elementari, facili tanto che un tuo assistente può dipingere perfettamente come te senza che nessuno se ne renda conto.
      E poi, adesso, va di moda il “processo” creativo e non l’opera finita…
      -il contesto in cui si pone l’opera (specifico, ma anche politico, economico e sociale): cazzata e lo sai. Il contesto passa, quel che resta é l’opera. E se l’opera non ha la forza di cui al punto precedente per gioco di cose passato il momento storico scemerà perché non funziona per se stessa.
      – le intenzioni dell’artista (espresse da didascalie, interviste e comunicati stampa): altra cazzata. Da che mondo é mondo l’opera se é buona sorpassa (grazie a dio) le intenzioni dell’artista. Generalmente gli artisti dicono solo tante cazzate per rendere “leggibile” e vendibile dal fruitore. Per far questo incasellano il proprio lavoro in una sorta di prigionia obbligata per poter portare a casa la pagnotta. Si sa che il sistema dell’arte ha bisogno di schema elementari riduttivi per criticare, giustificare l’opera. Lasciando stare le mode del momento…
      – età dell’artista: ulteriore cazzatta: come saprai ci sono artisti che han fatto le loro migliore opere i età giovanile ed altri in età avanzata. L’etá non conta nulla! Se non ai fini del mercato… però dovresti ammettere che il mercato é una puttana cieca, al mercato dell’opera non interessa nulla. Al mercato interessa il denaro, quanto grano ci si può fare… che l’opera sia buona o no é un problema secondario (di amicizie, marchette, pedigree etc.)
      – altre opere dell’artista: mezza cazzatta: se é vero che il percorso di un artista può dare indicazioni su i suoi possibili sviluppi l’opera va considerata in se (ovvio, tralasciando una mera logica di mercato… vediamo se qualcuno é capace?). Ci sono artisti “piatti” che non hanno oscillazioni e che mantengono sempre un ottimo/buono/mediocre/pessimo livello ed artisti che oscillano tra opere che pur essendo pessime preparano la strada alla nascita di capolavori.

      Caro Luca, per giudicare l’arte o gli artisti secondo una presunta giustizia critica dovresti innanzitutto liberarti da tutti i preconcetti che hai, dalle logiche di mercato e di investimento, smettendo di far marchette ai galleristi che ti rappresentano o agli artisti che ti stanno simpatici (non conosco Cerruti, ma come fai a non vedere che é il clone economico di Borremans???? Non sarà mica per la Sandretto vero?) e soprattutto iniziando a giudizio critico sul tuo lavoro…

      • Luca Rossi

        Criticare i miei parametri non ha senso. Come se tu criticassi il termometro come misuratore della febbre. Bisogna vedere come lo usi il termometro. Se lo metti sotto al tappeto per misurare la febbre, ovviamente il termometro è “una cazzata”.

        Io non collaboro con nessun museo o gallerista. Sono totalmente indipendente e non prendo denaro da nessuno.

        • luca rosa

          Giudicare i tuoi parametri dal momento che li rendi pubblici come avessi la verità in tasca é solo una conseguenza logica… e non dire che non prendi “denaro” da nessuno… certo che lo prendi se no non faresti l’artista! Sii serio… dai che non hai più vent’anni!!! Matura…

          • Luca Rossi

            ahahahaha. da chi prendo denaro? Dimmelo perchè io non lo so.

            Non ho alcuna verità in tasca, ma cerco di applicare la logica che ognuno di noi applica alle cose di tutti i giorni. E in questo anche l’estetica o l’illogico ha sempre motivazioni logiche e argomentabili. Senza fortunatamente arrivare mai ad giudizi oggettivi. Ma si può argomentare. E il risultato è che gli artisti italiani (ma sono in buona compagnia di artisti internazionali) vivono una crisi mai vista prima. Il Re è nudo, anche se lo scemo del villaggio (luca rossi) si rivolge ad un villaggio fatto solo dalla corte del re. Ma anche su questo stiamo lavorando :)

          • rosa rosa

            si infatti, poveri i tuoi genitori LR !

        • vialideltramonto

          ATTENZIONE AI TERMOMETRI… E ALLA FASE FREUDIANA IN CUI SI E’

  • emanuela

    Perché hai fatto una selezione degli artisti presenti su Italian Area, prendendo solo i nomi dei più conosciuti? (ma poi neanche, metti dentro Botto & Bruno o Campanini, e tralasci Caretto e Spagna, o Stefano Boccalini, non si capisce perché). Ritieni che gli altri non siano meritevoli del tuo giudizio (meglio per loro)?! Non ti sei accorto che forse alcuni dei meno “conosciuti” sono più liberi di coloro che devono continuamente confermarsi di fronte alle richieste oltretutto poco ambiziose del sistema, e riescono a proporre un linguaggio e una metodologia del fare arte più interessante, o quanto meno diversa?
    La cosa più difficile è non avere dei parametri troppo rigidi, e avere tempo, per riuscire a vedere quello che le opere hanno da dire piuttosto che ciò che vogliamo e riusciamo a vedere e riconoscere.
    Oltretutto alcuni artisti bravi manco ci sono su Italian Area. Ricorda che finisci in quella lista solo se in qualche modo hai avuto a che fare con ViaFarini, che fa tanto ma non è la bibbia dell’arte, anzi.

    Un discorso critico sarebbe indispensabile, ma questo non mi sembra un discorso critico. Ne hai fatti di più efficaci, a parte l’estenuante ripetizione (sappiamo che sai che la modalità pubblicitaria in qualche modo funziona). Esistono molti più parametri per osservare e considerare l’arte rispetto ai tuoi due o tre con i quali liquidi il pensiero e l’agire estetico di decine di artisti-persone, anche se ti concedo il merito di aver individuato certe evidenze critiche nelle modalità di fare arte che citi. Poi sono d’accordo sull’inesistenza di certe opere e di certi artisti in quanto tali. Io nel tempo ho spostato il mio sguardo vedendo nella pigrizia e nell’assenza di ricerca-studio di chi seleziona, critica e decide di esporre e di far andare avanti certe opere-artisti piuttosto che altri (per non dire cha a volte i parametri di scelta esulano dai parametri critici e diventano parametri puramente relazionali), il motivo di una ricerca artistica che appare stantia e ridondante, un copia-incolla fatto ad arte (almeno un tempo c’era la “ripetizione differente”) che non aggiunge nulla al discorso sull’arte e al linguaggio artistico. Facciamo la pagella ai curatori e agli spazi di promozione dell’arte? No, apriamo un discorso senza voti. In sostanza penso che l’artista possa fare quello che vuole, ma se chi ha, o si arroga, il compito di selezionare non ha occhi per vedere non si va da nessuna parte. Ma qui la questione si sposta ben fuori dal sistema dell’arte.

    Ho visto la tua mostra da Placentia (da curatore, da artista, non importa), da casa, attraverso il video che hai postato (penso fosse il modo migliore per vederla). Poteva anche essere un buon modo per manifestare nel reale uno dei concetti con cui vedi il rapporto arte-realtà, ma mi è parsa un’operazione un po’ troppo ingenua e non portata fino in fondo, rispetto ai parametri critici che tu stesso usi. La tua operazione problematizza l’incursione del reale (ikea) nell’arte, ma rimane un’operazione critica all’interno di se stessa. Non dovrebbe l’arte offrire spunti critici-estetici nei confronti della realtà, e non solo dell’arte stessa? Preferisco altri tuoi lavori.

    • Luca Rossi

      Ciao, condivido molte cose. La selezione che ho fatto è partita da Italian Area per poi fare un ‘altra selezione rispetto agli artisti “maggiormente attivi”. Ma il punto non è giudicare il singolo artista quanto stimolare uno spirito critico poi applicabile ad ogni artista e ad ogni cosa.

      La mostra che ho curato dal Placentia è l’altra faccia della medaglia rispetto ai progetti del blog. Presto verrà presentata una mostra alla Gamec che mi sembra esaustiva ed efficace in questo senso.

      Il mio metodo critico cerca di spremere modi e atteggiamenti che possano avere un valore nella vita di ogni giorno. E credo che questo sia presente nel linguaggio che uso nei progetti opere che propongo dal 2009. Ma questa non è la sede per parlare di me.

      • emanuela

        Però così susciti in me una facile e provocatoria risposta: ho parlato di te in meno di un terzo di quello che ho scritto, e mi rispondi parlando di te per dire che non è il luogo dove parlare di te!
        E tutto il resto lo liquidi “condividendo molte cose”. E il dialogo critico che volevi instaurare? (c’è tempo, anche nei prossimi giorni..)

  • Massimo Mattioli

    Personalmente, credo che Luca Rossi, prima di proferire i suoi personalissimi aforismi, farebbe bene a prendere in mano un manuale elementare di lingua italiana

    • Luca Rossi

      Caro Massimo, non so a cosa tu ti riferisca. Ma la situazione generale italiana richiede di “fare presto”, e quindi mi devi concedere alcune licenze grammaticali. Questo mio lavoro è del tutto gratuito e ha una mole non indifferente. Mi scuserai.

      • Ufo Robot

        LICENZE GRAMMATICALI?????????
        MA STIAMO SCHERZANDO????

  • pinoBarillà

    h.
    La critica farà il suo ritorno ma quando …..

    Gli artisti dagli inizi del ‘900 esauriscono i linguaggi dell’arte sino
    al loro completo svuotamento ( 70 – 75 )

    I maghi che oggi sono nei paraggi dei 70 anni .
    Arrivati storicamente in netto ritardo hanno fatto scuola replicando quei
    linguaggi e facendo cosi delle belle varianti questo vale anche per le
    generazioni seguenti i Sessant’enni – 50 – 40 – 30 – 20. Fino hai nostri giorni. Il risultato ….centinaia di migliaia di persone alla ripetizione.

  • per LR: mi sembri influenzato dall’atmosfera “mondiali di calcio” che si vive in un bar post partita: voti e poche generiche parole di spiegazione. Non penso sia un grande esempio di approfondimento critico (nulla contro il bar, ma difficile trovare lì qualcuno che sia veramente esperto di calcio, anche se qualcuno si trova e di solito non si mette in mostra). Più che in orizzontale (tanti artisti) si dovrebbero fare approfondimenti verticali (su un singolo artista o meglio ancora su un singolo lavoro). Per dimostrarti come due righe non possono essere sufficienti per liquidare un artista, ti dico che tempo fa ho avuto qui su AT un lungo dialogo con Becheri (lui sotto falso nome) dove anch’io a prima vista valutavo il lavoro con le lumache che tu mostri come informale. Lui è intervenuto e ha motivato chiaramente il suo lavoro (uso di un fondale fotografico su cui le lumache che lui aveva posizionato sopra avevano lasciato la loro scia brillante, che lui trovava affascinante). Tale approfondimento mi ha permesso di capire che il primo impatto visivo (informale/astratto) in realtà era secondario; ciò che voleva mostrare era la bellezza delle strisce lasciate dalle lumache. Con questo non voglio dire che è un capolavoro (io avrei semplicemente suggerito con poche parole di guardare le strisce lasciate dalle lumache senza avere un prodotto finito da vendere e senza generare dubbi “infomrali”), però mi serve per dire che si vuole superare l’attuale impasse critico, il lavoro è lungo e faticoso. Ma sembra che non interessi…

    per gli artisti valutati da LR: ma perchè non intervenite? il silenzio è assenso… fatevi vivi, cercate di supportare il vostro lavoro, difendetelo, serve anche a voi. vi rafforza. e su questo LR ha ragione.

    • luca rossi

      Primo: mai nessuno ha sviluppato una minima azione critica su questi artisti. Io voglio lanciare degli spunti, non pretendere di essere esaustivo.

      Se Becheri rimane affascinato dall’ informale benissimo, basta essere consapevoli di questo. quando parlo di giovani indiana Jones o nonni genitori Foundation, non ne parlo in modo negativo ma solo per averne consapevolezza.

      • ok sugli spunti, ma quello che ritengo utile oggi è un discorso serio, ben ponderato (su questo concordo con vialideltramonto nel suo post più sotto) e buttare lì delle classifiche che potremmo trovare su “donna moderna” non aiuta, anzi danneggia. Mi dispiace dirtelo ma così sembra solo una operazione di marketing solo pro domo tua (ovvero uno dei tanti aspetti che ha rovinato il ns paese negli scorsi anni).
        Per essere propositivo, LR, visto che sei in buoni rapporti con Artribune, fissa con loro interventi periodici prendendo un artista alla volta dando a lui la possibilità di controbattere ai tuoi “spunti”; questo dovrebbe essere finalizzato ad un dibattito via post. Certo che i vari artisti dovrebbero partecipare… invece di starsene zitti quasi sempre.
        Tutto sommato, sembra che a nessuno interessi parlare veramente di arte…

        • Luca Rossi

          Dal 2009 propongo focus sul blog, questa è una ricognizione che lancia input per poi approfondire. Considera che è un lavoro gratuito. Negli ultimi anni la precarietà economica della critica è stata una causa del deserto critico odierno, quindi non voglio caderci dentro. Ho approfondito tante volte, ma procedo liberamente. Il problema è che questa ricognizione critica viene seguita solo da artisti e addetti ai lavori, il pubblico vero è disinteressato ed abbandonato. E questo non perchè l’arte sia di nicchia, ma perchè negli ultimi 20 anni si è voluto tenere distante un pubblico adulto e vero, per paura di un giudizio adulto e vero.

          • Non mettevo in dubbio i tuoi approfondimenti, è il metodo di questo articolo che non mi piace.
            visto che già fai tutto gratuitamente potresti chiedere ad AT di farlo su singoli artisti, periodicamente, contattando gli stessi artisti e chiarendo le loro motivazioni per la loro eventuale non partecipazione.
            perchè non fare un salto di questo tipo?
            Sul ruolo del pubblico, è difficile risolvere una situazione che si perpetua da anni; penso che dovresti partire dalla scuola… lavoro improbo, ma personalmente non mi interessa molto

  • angelov

    Tutto sommato, penso che questo tipo di classificazione serva sopratutto a chi, venendo dall’esterno del mondo dell’arte, e non conoscendo quasi nessuno di questi supereroi del contemporaneo, voglia esserne introdotto; ché del resto non si può sapere, così d’acchito, “tutto di tutto”, no?
    Avevo già proposto in passato la realizzazione di un gioco dell’Arte, un po’ sulla falsariga di Monopoli, dove ognuno poteva allestirsi le mostre con i suoi artisti preferiti, o anche riempire le sale di Musei immaginari o organizzare delle Biennali ad hoc, sempre inserendovi le opere che più riteneva meritevoli; un gioco aggiornabile con figurine colorate in vendita, oltre che nelle edicole, anche negli shop dei musei etc con schede che rievocano le imprese dei singoli artisti o dei movimenti artistici, estensibile anche all’arte d’oltremare, di oltr’alpe, di oltre cortina, cinese, americana, internazionale, insomma un gioco dove ognuno può improvvisarsi curatore, o critico, o quant’altro sia necessario a farlo sentire una persona importante.
    Ovviamente sarebbe sicuramente consentito lo scambio di figurine.

    • And

      mi pareva che non avessi ancora scritto la tua boiata quotidiana :) ti stavo giusto aspettando

      • angelov

        …al varco?

      • angelov

  • ruote telluriche

    Credo che questa anti – pagella sia un soffio di brezza salutare nella palude italiana.
    Molti artisti di questa lista li conosco poco ma certe cose basta vederle con la coda dell’occhio per decidere che non vale la pena di approfondire, considerate le pile di libri arretrati ,molto più interessanti, che mi aspettano e mi chiamano.
    Quindi non mi sento un esperto di tutto quello che qui si tratta, ma così, di primo acchito, il volenteroso Rossi ha fatto un lavoro certosino di demistificazione che mancava in un ambiente asfittico e omertoso. Anche se la sua non è l’unica voce critica nè la prima, ma sicuramente la più tenace :)
    Si può discutere di tanti dettagli, su questo o quello , insomma non si può mica essere d’accordo su tutto! ma quanto abbiamo aspettato per leggere poche stringate ma finalmente sensate e plausibili critiche su cose che perfino l’imbecille medio non faticherebbe a definire “stronzate”?
    il livello dell’arte contemporanea italiano è disastroso e la causa principale è la mancanza di un mercato non pilotato e l’eccessiva importanza delle relazioni, oltre che del conservatorismo della società italiana che da trent’anni a questa parte è ben rispecchiato dalla piccineria del mondo artistico, con i suoi galleristi ignoranti, i suoi critici megalomani e i suoi artisti infantili.
    La logica del giudizio non è più in mano a Kant o fattispece ma a tanti trafficoncelli di basso cabotaggio che lodano quelli con cui lavorano e temono quelli influenti, senza dimenticare i vari aspetti legati alle guerricciole tra bande.
    La forza delle idee e la profondità delle esperienze e dei motivi è schiacciata da classifiche combinate, da curriculum scintillanti, da riviste orrende e stupide,da bottegai e critici analfabeti e sopratutto dall’idea che ciò che conta sono il grano e le relazioni.
    Qua si dice che gli artisti messi in causa dovrebbero intervenire e partecipare al dibattito, ma mi domando come si fa a non vedere che già lo fanno? sono quelli che coprono di insulti luca Rossi! E chi altro vuoi che gli freghi qualcosa di un 4 o di un 3 dato a pincopallino, caciocavallo o pippo che fra qualche mese nessuno più se li ricorda? gli hanno rotto il giocattolino e fanno la figura del maniaco che va fuori di testa perchè gli hanno fatto un segnetto sull’auto nuova! Questo è il livello!

  • ignazio mortellaro

    trovo molto stimolante questo format, pagellina per studenti un pò troppo cocchi del prof. forse avrei evitato il voto finale, banalizza il giudizio.

  • luca è solo uno zombie

    luca … basta … basta
    sei un
    fantasma … good for a spirits event :; go back
    e vai a guadagniate due lire per un panino …
    … vai a lavare piatti (il più nobile dei lavori)
    grazie

    • luca rossi

      La verità fa male lo so….soprattutto quando ti accorgi che ignorare non serve a niente. :)
      Argomentare sul merito invece di insultare lo scemo del villaggio!

    • Vento nel vento

      Luca, stai sereno! Il tuo giudizio nel mondo dell’arte non conta un cazo!

      • Luca Rossi

        Conta conta…se no non avresti scritto questo commento!

  • Giorgio G

    LUCA ROSSI … SEI INUTILE … E DANNOSO!
    UN DISFATTISTA POLEMICO SENZA BACKGROUND…
    PORTI SOLO -SFIGA- ALL’ARTE CONTEMPORANEA ITALIANA
    … CHE E’ SEMPRE VIVACE E FANTASTICA!

    • luca rossi

      Invece il vero male dell’arte italiana è proprio dire che è vivace e fantastica, quando non lo è! Senza argomentare mai nulla. L’arte italiana invece oggi mi sembra un deserto con artisti debolissimi (e questo dipende molto dal contesto critico degli ultimi 20 anni) e curatori che aspirano unicamente a trovare il loro posto fisso, preferibilmente all’estero. Invece di insultare il solito Sig. Rossi qualsiasi, rispondete sul merito. Cosa non condividete di questi giudizi?

      • Giorgio

        caro Luca…
        sei TU che dici questo…
        Ci sono, come vedi (italian area)… molti artisti che LAVORANO!
        Sei TU che sei un mantenuto !
        E l’arte Italiana… ad oggi è ottima e molto interessante!!!
        Alla faccia tua …
        e di qualche poveraccio. Ovviamente mi spiace per te.
        Auguri e spero che troverai pace…
        hai provato l’ufficio collocamento?

        • Luca Rossi

          Caro Giorgio, spiegaci perchè l’arte italiana è “ottima e molto interessante” (!!!!!!!). Spiegacelo perchè io non capisco. Non ci sono partecipazioni a mostre internazionali (se non la biennale che chiede ovviamente “quota rosa” di italiani). Gli artisti di italian area (e presto arriveranno le altre lettere) sono tendenzialmente:

          – legati a codici e modi del passato (informale, arte povera)

          – omologati con la moda internazionale

          – più attenti alle pubbliche relazioni che alle opere

          – estremamente legati alla nonni genitori foundation (ma su questo nulla di male, visto che l’arte contemporanea non viene assolutamente sostenuta da ammortizzatori sociali, come per esempio in francia).

          Io lavoro eccome, e faccio anche il blogger da 5 anni, gratuitamente, pensa un po’. Sono i commenti come i tuoi che abbassano inutilmente il livello.

          • GIANNI MR

            Caro Luca Rossi, Tu sopra dichiari di non ricevere denaro da -nessuno-…
            Quindi l’invenzione del termine nonni genitori foundation è chiaramente autobiografica, riferita anche a te stesso …
            Se no … spiegaci come sostieni economicamente la tua vita, e tutto il tempo che perdi su queste paginette, grazie!
            Tutti i tuoi discorsi sui ‘codici del passato’, moda internazionale etc ect
            ‘Italian area’ infatti è legata ad un qualche cosa che sta avvenendo, ed è vero, a livello internazionale.
            L’evoluzione c’è, ed è continua, e si muove ormai in modo -molto- complesso, attraverso il lavoro e un modo multisfaccettato di tutti gli artisti cui sopra, con scarti più o meno potenti, cui tu critichi, superficialmente con parole ripetitive e vuote, solo parole al vento!
            Luca Rossi, direi che metaforicamente sei un degno personaggio di Miguel de Cervantes, in qualche modo questo è un complimento :)

          • Luca Rossi

            Caro Gianni MR, finiamo sempre a parlare di me e MAI degli artisti che ho cercato di sfiorare criticamente in questo articolo. Dove ho sbagliato? Su cosa non sei d’accordo? Rispondimi specificatamente agli artisti che ritieni malamente delineati. Questi articoli sono INNESCHI per un confronto e non GIUDIZI FINITI.

            Su internet puoi trovare tante spiegazioni su come aprire e gestire un blog gratuitamente. Non serve la Nonni Genitori Foundation.

          • GIANNI MR

            PARLIAMO DI TE… perche questa robaccia sopra… parla di te ….
            IL pane serve, come sai!… tutto il resto diventa una vera vera cazzata!
            Del fatto che TU sei della ‘famosa’ -nonni e genitori- … smonta totalmente la Tua posizione critica ….
            da che pulpito parli :(

  • Roberto Scala

    Ma dove sono le S e R come Roberto Scala opera vivente dell’arte contemporanea

  • Romina

    Sa tutto di finto questo articolo … i commenti vecchi come chi li scrive (che pare ancorato alla pittura) e i tanti post che sono tutti non accreditati, ecco luca rossi inserito nella finzione dell’arte

  • luca rosdi

    Il mio fine è stimolare un confronto critico dove argomentare le opere. Oggi l’arte è una grandissima opportunità. La mia non è mai una critica distruttiva perche nel blog indico anche una strada utile. Una critica continua e argomentata non è mai disfattista e distruttiva. Inoltre insieme ad altri siamo impegnati in un progetto di education per il pubblico.

  • LUCA ROSSI

    Sta creando molto scandalo la PRIMA PUNTATA dei miei giudizi agli artisti italiani. Facciamo scelte di valore ogni giorno, tutti valutano tutto, mentre l’arte sembra intoccabile. Come fosse una religione pagana in cui non si può parlare del crocifisso di turno. La prima ricognizione come questa risale al 2009, e credo che una critica argomentata e continua non sia mai distruttiva o disfattista. Ma costruttiva. Ma gli artisti sono solo il sintomo del loro contesto di formazione e promozione. Quindi la responsabilità del deserto artistico italiano attuale, NON è degli artisti ma soprattutto degli esperti intorno. Dell’assenza di critica, e di addetti ai lavori che hanno , più o meno in malafede, tenuto lontano un pubblico adulto, vero e interessato. La qualità arriva da un dialogo tra artisti, esperti e pubblico. In italia, negli ultimi 20 anni, è mancato un pubblico e gli esperti sono solo “curatori-artisti” nell’affannosa ricerca di un posto fisso o della moda internazionale.

  • giorgio

    io mi diverto con queste liste, continua LR, che tanto voti o non voti, questi artisti tanto “famosi e affamati di visibilità” ogni tanto una strigliata se la meritano ;)

  • angelov

    Giudizi critici in dosi omeopatiche, capaci di provocare quella reazione nel sistema, necessaria a che si ricostituisca l’equilibrio perduto.

  • vito Calabretta

    sé né ché portano accento acuto, ops.

  • enrikov

    a quando le pagelle dei curatori e critici??

  • Dilettante

    Andreotta Calò ormai è divenuto non solo cupo, ma anche angosciante; Cattelan e Beecroft sono più che altro figli del marketing; pietoso velo su Cuoghi; giudizio condivisibile su Biscotti; Gianni Caravaggio merita un giudizio più generoso; assente ingiustificata Alice Cattaneo.

  • Roberto Scala

    Si va bene che nell’arte contemporanea si consentito tutto, ma c’è un limite a tutto, non per far polemica ma spendere milioni di euro o sterline per un teschio di diamanti verso dove viene diretto il messaggio , non per censurare l’opera d’arte di divina aurea ed eclettismo , ma sei vai a visitare su google vedrai delle eccellenti Bad opere del Maestro Roberto Scala non pretendo di sovrappormi al noto artista Damien Hirts ma i miei lavoro sono sotto costo grazie delle cortesi by R. Scala

  • Roberto Scala

    Bravo Maurizio vai alla grande io ti seguirò sempre sei il migliore, quando ci sarà la prossima provocazione io ho pensato di fare un buco davanti al Colosseo ciao Scala

  • Roberto Scala

    Cosa non sono menzionato, ma questa e solo demagogia, non si può pensare. Cose del genere succedono solo in Italia , basta non ci sto al gioco della ruota chi esce fuori per sempre , ritornerò non vi lascerò andare alla deriva, aspettate datemi tempo non mollo .
    ciao Roberto Scala parole di un artist con la A maiuscola