Hirst e Rainer al bagno delle signore. Cinque mesi a Baden bei Wien.

Elogio dello zolfo e del colore, del neoclassico e del post-romantico, del sacro e del profano, del gioco e dell’azzardo. Al Frauenbad di Baden, poco fuori Vienna, l’inedito incontro tra Damien Hirst e Arnulf Rainer.

Rainer e Hirst al FrauenbadArnulf Rainer Museum - Courtesy AR Museum, 2014; Foto Kollektiv Fischka

Al Frauenbad, il “Bagno delle signore” di Baden, fuori Vienna, si son dati appuntamento il britannico Damien Hirst (1965) e l’artista di casa Arnulf Rainer (1929), uno dei protagonisti dell’Aktionismus viennese, autentica stagione d’infernali turbamenti tra le neo-avanguardie novecentesche. Fatalmente, un alito demoniaco turba anche la pacata atmosfera di Baden per via del perenne, lieve, odore sulfureo che esala dal sottosuolo. Eppure, la città – 25mila abitanti – è amena e luminosa perfino sotto un temporale: un buon auspicio per i fattori della sua notorietà mondana, offerti tanto dalle fonti termali di origine naturale, quanto dal suo casinò tra i più grandi d’Europa. C’è, però, ben altro da includere nel paesaggio, ad esempio, una scenografica collina, subito oltre il casinò, posizionata al margine di nord-ovest del centro storico. Qui vi s’inerpica un parco di gusto romantico che pare evocare il luogo letterario dove si combinano e si consumano le affinità elettive tra Edoardo, Ottilia, Carlotta e il Capitano, nel romanzo del 1809 di Johann Wolfgang Goethe.

Damien Hirst e Arnulf Rainer, vista parziale della mostra. Courtesy AR Museum, 2014; Foto Andreas Balon
Damien Hirst e Arnulf Rainer, vista parziale della mostra. Courtesy AR Museum, 2014; Foto Andreas Balon

Solo immaginazione? Baden, luminosa e sulfurea, è una calamita di talenti cosmici: la dimora che a Mozart ispirò la “geniale” – concordano così i musicologi! – ode musicale Ave Verum, composta nel luglio del 1791 ed eseguita per la prima volta proprio là, nell’austera chiesa parrocchiale dalle origini gotiche e dagli sviluppi barocchi. Tre decenni dopo, o poco più, tra gli anni ‘21, ‘22 e ‘23 dell’Ottocento, Beethoven a Baden, già privo dell’udito, vi compose parti consistenti della sofferta, e infine gioiosa, Nona Sinfonia, capolavoro dei capolavori. Anni in cui, d’altronde, stavano montando in impeto musicale i paradigmi di quello che era stato il magnifico circolo romantico jenese di Friedrich Schlegel; costui, uno dei teorici e fondatori del movimento, che tuttavia già dal 1808 era approdato nella capitale asburgica, ormai preso più da ideali politici che estetologici.
Insomma, tocca andare fuori Vienna di una trentina di chilometri, in direzione sud, per poter godere di cose diverse dal solito. Capita di scoprire che anche il momentaneo connubio Hirst/Rainer abbia la sua ragion d’essere in un intreccio dalle radici romantiche. L’incontro tra i due artisti, in virtù di una sessantina di opere equamente ripartite, ha luogo nel singolarissimo edifico neoclassico che fu il bagno termale delle signore, e oggi un museo che la città ha già intestato al suo artista. Così che un Damien Hirst, sorprendente pittore figurativo, rispettoso del cromatismo naturalistico, e un Arnulf Rainer, astrattista impulsivo, frenetico, caleidoscopico, si ritrovino a declinare i medesimi colori, sebbene ognuno insegua il proprio orizzonte.

Frauenbad Arnulf Rainer Museum, Baden - Courtesy AR Museum, 2014. Foto Rainer Mirau
Frauenbad Arnulf Rainer Museum, Baden – Courtesy AR Museum, 2014. Foto Rainer Mirau

In Hirst la pittura si fa linguaggio del mondo esteriore, in Rainer si fa espressione dei sentimenti profondi; il primo con opere tra il 2008 e il 2012, il secondo, con opere tra gli anni cinquanta e i novanta del secolo scorso. Il curatore, l’olandese Rudy Fuchs, accosta le tele tra i due artisti pressoché in funzione di affinità cromatiche o, se si preferisce, di supposte “affinità elettive”.
E allora, torna di proposito l’eclettico Goethe, appena citato nelle vesti di narratore romantico, ma notoriamente anche poeta, drammaturgo, saggista e scienziato. Colui che, con la sua suggestiva e anti-meccanicistica Teoria dei colori, edita nel 1810, sferra un attacco ad Isaac Newton, autore dei Principia (Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, 1687), per aver tradotto la potenza della natura in freddo idioma matematico. Goethe, non ci sta: con la propria Teoria rivendica la centralità dei sensi nell’apprendere i fenomeni naturali. Pertanto i colori non sono puri oggetti della natura, ma prodotti della psiche che nell’uomo supportano attività come il senso estetico e l’arte, ispirando azioni e sentimenti. È anche per questo che ora, tra Hirst e Rainer, i due artisti qui in gioco, ancorati con i propri colori alle pareti del Frauenbad, resta da azzardare una ipotesi sul reciproco grado di “affinità poetiche”, separati come sono da una incolmabile cesura generazionale.

Damien Hirst / Arnulf Rainer
a cura di Rudy Fuchs
25 aprile – 5 ottobre 2014
Arnulf Rainer Museum im Frauenbad
Josefsplatz 5
2500 Baden (bei Wien)
www.arnulf-rainer-museum.at

 

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • Hello Mr. Hirtsh baronetto dell’arte ci hai fatto sognare non ci abbandonare bravo vai alla grande sei il primo