Gibellina: un gioiello fra abitanti smarriti e turisti casuali

Piazze deserte e silenziose, strade vuote, macchine e motorini che si muovono sulle pedonalizzate. Una sfera bianca e rotonda, la “chiesa palla”, che domina la città. Gibellina Nuova, piccolo comune dell’entroterra siciliano rifondato con modelli anglosassoni dopo il terremoto del Belìce, a quarantasei anni dal sisma è ancora alla ricerca di un’identità.

Gibellina Nuova

Si trova a due passi dalla medievale Salemi e alle spalle del tempio greco di Segesta, ma al visitatore che vi arriva si presenta come un piccolo mondo a parte. In ogni angolo di strada si trovano sculture, architetture e installazioni d’arte contemporanea. La pianta urbana di Gibellina Nuova ha la forma di una farfalla e si estende per una superficie dieci volte più grande del vecchio paese. Le strade non convergono verso un centro ma si disperdono, come spinte da una forza centrifuga. Le vie larghe inibiscono i rapporti di vicinato. Le villette, progettate dagli architetti che vagheggiavano la città giardino, hanno cancellato l’abitudine di sedersi davanti alla porta. Gli anziani dicono di essere ospiti della loro città, i giovani si sentono orfani di un modo di vivere che non hanno conosciuto.
Gibellina doveva essere una perla dell’arte contemporanea ma gli abitanti non hanno mai capito la loro città e i turisti non la conoscono. Ad approdare tra le architetture mastodontiche e le sculture colorate della “città farfalla” sono o visitatori casuali o esperti d’arte. I cartelli che indicano come raggiungere le opere sono pochi e i turisti spesso vagano con il naso all’insù tra erbacce e spazzatura alla ricerca dei capolavori di Pietro Consagra, Emilio Isgrò, Arnaldo Pomodoro. Arrivare al Cretto con cui Alberto Burri coprì le rovine di Gibellina Vecchia, poi, è un’impresa quasi impossibile.

Gibellina Nuova
Gibellina Nuova

Dentro la città si trovano due musei d’arte contemporanea, il Museo Civico e quello delle Trame Mediterranee, che ospitano tele e installazioni di artisti del calibro di Mimmo Rotella, Renato Guttuso, Mario Schifano. Sono degli unicum nel panorama museale siciliano ma, nonostante ciò, i visitatori sono pochi e i due musei non riescono a decollare. Il numero di turisti è in calo costante: dal 2011 a oggi i biglietti staccati dal Civico sono diminuiti del 40%, passando dai 1.000 a 600. I dipendenti non hanno neppure un registro per quantificarli. “Li contiamo a mano”, spiegano.
Diversa la situazione del Museo delle Trame Mediterranee. Si trovano praticamente uno di fronte all’ altro, ma il fermento intellettuale che ruota intorno alla Fondazione Orestiadi, che gestisce il museo, lo ha sottratto all’incuria e all’abbandono in cui versano il Museo Civico e, in generale, le opere della città. Nel 2013 ha avuto 6mila accessi, 5.400 in più rispetto a quelli del Museo Civico. Ma anche qui c’è stata una flessione. Negli spazi espositivi si trovano vestiti, gioielli, ceramiche e opere d’arte dei popoli dell’area mediterranea, dalla Sicilia all’Egitto passando per il Marocco e l’Algeria. È un museo/officina con un atelier e spazi destinati a ospitare gli artisti di fama mondiale che arrivano a Gibellina Nuova.

Gibellina Nuova
Gibellina Nuova

Proprio i membri di Orestiadi qualche anno fa avevano dato vita a un festival che richiamava molti visitatori. Gli abitanti raccontano che allora la gente arrivava da tutta Italia per vedere le tragedie greche messe in scena sul Cretto di Burri, una colata di cemento che ricoprì le rovine della vecchia Gibellina, distrutta dal terremoto del 1968. Considerato come una dei più grandi capolavori di Land Art del secolo scorso, il Cretto non è molto conosciuto neppure nella vicina provincia di Palermo. È poco pubblicizzato, non è suggerito dai centri d’informazione turistica e i cartelli stradali che lo indicano sono pochissimi. Percorrere la strada che porta al Cretto è un’avventura e su Tripadvisor sono in molti a raccontare le mille peripezie affrontate per raggiungere quel luogo della memoria dimenticato tra le montagne dell’entroterra siciliano.

Antonella Ferrara

http://www.fondazioneorestiadi.it/it/

 

  • maurizio oddo

    Luoghi comuni, terribilmente comuni, e sempre gli stessi! Affidarsi ai giudizi di Tripadvisor, spesso formulati da abili millantatori, mi sembra paradossale per sentenziare sul Cretto, su Gibellina e sulle sue opere. E’ colpa dell’architettura se nessuno riesce, dalla scala comunale a quella paradossalmente regionale, a renderla nota per quello che realmente vale? E’ colpa degli architetti se uno stramaledetto piano ministeriale ha fissato le dimensioni delle strade e degli isolati per la ricostruzione della città? BASTA!!! Impegniamoci tutti, giornalisti e critici compresi, a cambiare rotta e a fare di questo sublime luogo un punto di riferimento contemporaneo.