Beuys a Expo 2015? Lucrezia De Domizio Durini dice no a Germano Celant

Il sottotitolo potrebbe essere: l’affaire Germano Celant e i suoi addentellati. Sì, perché le opere di Beuys in questione – donate da Lucrezia De Domizio Durini al Kunsthaus di Zurigo – dovevano andare nella mostra curata da Celant per Expo 2015. E invece…

Lucrezia De Domizio Durini con Beuys, esterno Documenta VI Kassel 1977. Foto Buby Durini, courtesy Arch. De Domizio Durini

Ha ritenuto di non acconsentire al prestito per la mostra di Germano Celant in occasione di Expo 2015 delle opere di Beuys che ha donato al Kunsthaus di Zurigo. Di quali opere si trattava?
Per etica professionale ci tengo a precisare che non si tratta di un vero e proprio accordo di prestito di opere di Beuys, ma di una cordiale corrispondenza tra me e Germano Celant avvenuta tra la fine del 2013 e il gennaio del 2014 per un possibile prestito di opere per Expo 2015. Si sarebbe trattato di scegliere fra i trecento lavori del maestro tedesco da me donati il 13 maggio 2011 alla Kunsthaus di Zurigo, rifiutati da musei italiani e dallo Stato.

Quale sarebbe stato il legame tra Beuys ed Expo 2015?
Joseph Beuys è l’unico artista al mondo che poteva rappresentare in toto il tema di Expo 2015 – Nutrire il pianeta, Energia per la vita – sia con opere formali di concettuale trascendenza come Olivestone, Svecciatoio per la fame nel mondo, Scultura Vino FIU, Botticella dell’aceto ecc., sia per il suo pensiero racchiuso in sintesi nell’operazione Difesa della Natura e nella sua famosa Living Sculpture.  Su questi temi esiste un mio libro, Joseph Beuys. The Art of Cooking,edito da Charta nel 1999 per la mostra allestita nel Museo di Salamanca: una pubblicazione antesignana di tutto ciò che si vuole mettere in luce nell’Expo di Milano.

Ma per quale motivo ha deciso di non dare il via libera al prestito?
All’inizio sono stata spinta dai sentimenti… Poi ho riflettuto a lungo e sono prevalsi il rigore e la coerenza, due aspetti che hanno caratterizzato l’intera mia esistenza nell’arte e oltre l’arte.

Beuys e Buby cucinano il famoso Stufato Drake Plarz, Dusseldorf1980. Foto Buby Durini, courtesy Arch. De Domizio Durini
Beuys e Buby cucinano il famoso Stufato Drake Plarz, Dusseldorf 1980. Foto Buby Durini, courtesy Arch. De Domizio Durini

La sua è una posizione di principio nei confronti dell’Italia, colpevole di aver rifiutato la donazione? O anche nei confronti di Germano Celant e magari della stessa Expo 2015?
Si tratta solo e soltanto di essere me stessa, fuori dai sistemi. Sono certa che Celant, con il suo potere, saprà cavarsela… Ritengo che le mie opere e il mio lavoro Difesa della Natura sarebbero anacronistiche in un tale contesto.

Non le dispiace che Beuys non sia presente in un’Esposizione tanto importante?
Beuys ha amato molto l’Italia: è stato il Paese che più ha frequentato, in cui ha più lavorato, ma l’Italia non lo ha mai amato. Oggi il nostro Belpaese vive i concetti “duchampiani” ma non lo spirito beuysiano. Sono profondamente addolorata, ma la sofferenza è terapeutica.

Ha seguito le polemiche circa il compenso che Germano Celant percepirà per curare questa mostra? Qual è la sua opinione?
Non mi interessano le polemiche, non mi sono mai interessate. Dal mio maestro ho imparato a rispettare tutto e tutti. Credo solo nel tempo: “Il tempo è l’unica verità degli uomini e ancor più dell’arte”.
Penso di essere stata esauriente. Il resto è silenzio.

Massimiliano Tonelli

 

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Benedetta

    Peccato… Sarebbe stata un’occasione per far conoscere a un pubblico vasto i lavori di Beuys anche attraverso la testimonianza preziosa della signora Durini di cui ho apprezzato il libro “Perché”. …. Perché non ripensarci?

    • tiziana

      perche’ purtroppo in un sistema così corrotto e senza anima che punta solo alla commercialita’ dell’evento non da spazio alle teorie di Beuys, La signora Durini ha perfettamente ragione, coerenza, la qualita’ assente del nostro bel paese.