Axel Hütte, tra Modena e Venezia. L’intervista al fotografo tedesco

Una mostra alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, un’altra al Foro Boario di Modena, sotto l’egida della Fondazione Fotografia. Un progetto bilocato, due mostre curate da Filippo Maggia. E anche i contenuti rimandano l’uno all’altro. Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato le singole esposizioni, ora lasciamo la parola all’autore.

Il suo vero interesse era rivolto ben altrove, verso la cinematografia, ma per inseguire questo suo sogno Axel Hütte (Essen, 1951) avrebbe dovuto spendere molto più di quello che aveva. E lo capì sin da subito, perché per realizzare un corto per il corso di cinema che stava seguendo all’accademia d’arte di Düsseldorf, l’attrezzatura che già possedeva non bastava. E messo di fronte a un bivio, Hütte abbandonò lo strada del cinema solo per motivi economici, “ripiegando” su un altro modo di interpretare l’immagine. “Ho fatto un passo indietro”, dice, “e ho pensato di cominciare con la fotografia”.
Un inconveniente, se così lo vogliamo chiamare, che gli ha permesso di iniziare una valida carriera che ben presto lo ha reso uno dei più interessanti fotografi tedeschi contemporanei. Tra i suoi primi scatti, opere d’architettura che il fotografo tedesco ha reso concentrandosi sul tema dello “spazio”. Anche se, lui, ama specificare: “Non fotografo solo architettura o paesaggi. Diciamo che dipende da dove mi trovo, che viaggi sto affrontando. A volte è il momento dell’architettura, a volte quello del paesaggio”. Certo è che, siano in bianco e nero o a colori, con giochi di luci e ombre, nelle sue fotografie non compaiono praticamente mai figure umane.
Eppure, fotografare l’architettura, già prodotto umano, in qualche modo racconta oltre allo spazio anche una certa cultura e società. Come accade a Venezia, dove le opere di Axel Hütte, che ritraggono nobili palazzi della città lagunare e saranno in mostra alla Fondazione Bevilacqua La Masa fino al prossimo 5 ottobre, guidano sì l’osservatore in un continuo passaggio tra reale e irreale, ma raccontano uno spazio in un qualche modo vissuto e usufruito anche dall’uomo. Sono giochi di percezione quelli che Hütte ama fare con i suoi scatti, come appare anche nel progetto sul paesaggio che Hütte ha realizzato per Fondazione Fotografia Modena. Qui, l’appennino tosco-emiliano, le alpi austriache, i ghiacciai francesi, le visioni delle acque del Rio Negro e dei ghiacciai norvegesi si mostrano alla “camera” di Hütte come se fossero avvolti nel mistero tra nebbie, luci che enfatizzano il paesaggio e ne esaltano i particolari portando la mente indietro nel tempo.

Parliamo un attimo del tuo lavoro sull’appennino tosco-emiliano. Come hai realizzato questo progetto? Quali difficoltà hai affrontato nel portarlo a termine?
Se sei un fotografo di paesaggi abbastanza esperto, sai bene che se c’è una cosa che non puoi controllare è il tempo, inteso come condizioni climatiche, e il tempo e la luce sono gli aspetti più importanti nel mio mondo. Ho dovuto quindi fare molti sopralluoghi, tornare sul posto diverse volte per capire come muovermi in modo ottimale.

La mostra di Axel Hütte a Modena

La mostra di Axel Hütte a Modena

E tutto questo come lo hai realizzato?
Con una tecnica molto semplice. Ho lavorato su materiale in negativo e una placed camera; questo è un grosso vantaggio, perché attraverso uno schermo collegato piuttosto grande posso già capire bene quale sarà il risultato. Dopodiché, ho scansionato il negativo in digitale per replicare gli esatti dettagli delle nuvole, cosa che mi interessa molto perché non sono solo le montagne i miei soggetti…

Le nuvole, infatti, modificano la percezione ma contribuiscono anche ricreare un aspetto romantico e di mistero. Tanto che il titolo della mostra a Modena è proprio Fantasmi e realtà.
Il significato di “ghost” che intendo io, però, non è proprio quello dei fantasmi, è più qualcosa legato all’allucinazione, alla percezione della realtà attraverso l’allucinazione. Non è un viaggio dell’orrore, insomma, ma un tipo di contrasto che viene a crearsi tra quello che è reale e quello che è sogno. La natura quindi si rivela attraverso l’immaginazione e chi osserva produce la propria immagine mentale.

Ritornando alle fasi del tuo lavoro: per realizzarlo da dove sei partito?
Innanzitutto c’è stato un grosso lavoro di ricerca. Ho percorso, infatti, tutte le strade possibili che potevano condurmi alla zona che volevo fotografare, attraversando le montagne diverse volte. Visto che conosco bene la topografia, alla fine so come muovermi, come reagire quando iniziano ad arrivare le nuvole, quali approcci adottare.

In mostra, oltre a questo progetto, ci sono anche foto tratte da serie già esistenti, tra cui Caves.
Ho voluto allargare un po’ l’orizzonte sulle cose in cui stavo lavorando. Le grotte hanno una diversa struttura e gli scatti sono più legati al riflesso dell’acqua e gli strani effetti del colore, il che dipende dai minerali presenti nelle grotte e la pioggia che cade. Ogni ambientazione, ogni idea, porta ad un’altra soluzione visiva, estetica.

Diverso, invece, è il progetto di Venezia.
A Venezia ho stampato su vetro le immagini e dietro di esse c’è uno specchio. Questo lega le foto alla tradizione veneziana del vetro ma, ancora una volta, si ripresenta anche il dilemma di cosa sia reale e cosa sia un’allucinazione. I due progetti, quindi, sembrano non avere nulla in comune… L’uno tratta di paesaggio, l’altro di architettura, invece c’è un collegamento che li lega. Da una parte sembra tu stia vedendo le montagne nascoste tra le nuvole mentre stai in realtà osservando un muro di nebbia; dall’altro lato, invece, sembra che tu stia osservando un ritratto di palazzo veneziano, ma in realtà è un effetto a specchio e quello che vedi è te stesso all’interno di un palazzo. Quindi la tua visuale è specchiata e crea un effetto ottico che gioca sempre sul concetto di realtà e finzione.

La mostra di Axel Hütte a Modena

La mostra di Axel Hütte a Modena

In entrambi i progetti si nota l’assenza dell’uomo.
La gente, trovandosi davanti qualcosa, fa sempre un raffronto alle dimensioni e se, in una foto, vedi un uomo, un animale, un oggetto comune, puoi farti un idea reale di quello che stai guardando. L’assenza di riferimenti certi, invece, non può darti queste sicurezze. Non saprai mai, ad esempio, quanto una foto di un paesaggio sia ampia. Puoi immaginarlo ma non lo saprai mai con certezza.

Nonostante questo, però, quando rappresenti luoghi fisici come palazzi e chiese, l’aspetto umano, pur non essendoci, si percepisce.
C’è un’intera filosofia su questo e ci agganciamo anche agli studi di Walter Benjamin e dei surrealisti. Sebbene ci sia una persona che manca, c’è l’immaginazione di una persona. Viene scavalcato il controllo della ragione e messa allo scoperto la forza creativa dell’inconscio. C’è sempre più di quello che si vede.

La tua tecnica fotografica sembra molto pittorica.
Oggi il fotografo è un po’ come un pittore e può lavorare su un certo argomento analizzandone determinati aspetti e soluzioni e ancora, concentrarsi sullo stesso argomento con soluzioni differenti. I pittori, però, anche quelli di paesaggio hanno sempre cercato di rendere un soggetto molto veritiero o di dargli un aspetto romantico. Io, invece, mi concentro sulla percezione e sulla limitazione della percezione lasciando che ognuno veda, nella sua mente, ciò che preferisce.

Silvia Parmeggiani

Venezia // fino al 12 ottobre 2014
Axel Hütte – Fantasmi e realtà
a cura di Filippo Maggia
FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA
Piazza San Marco 71c
041 520 7797
[email protected]
www.bevilacqualamasa.it

Modena // fino al 29 giugno 2014
Axel Hütte – Fantasmi e realtà
a cura di Filippo Maggia
FORO BOARIO
Via Bono da Nonantola 2
059 239888 / 335 1621739
[email protected]
www.fondazionefotografia.org

 

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Silvia Parmeggiani

Silvia Parmeggiani

Modenese di nascita, reggiana d'adozione. Abbandonata l'idea di fare l'editor in una casa editrice, e con in tasca una laurea in scienze politiche e una in comunicazione, riempio pagine e pagine di articoli di cronaca e cultura. Giornalista pubblicista e…

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