Le banche, la creatività e la cultura. Anna Pironti racconta un festival

Si svolge proprio in questi giorni la prima edizione del “Festival della Cultura Creativa”, promosso da ABI – Associazione Bancaria Italiana. Fino al 18 maggio, in tutta Italia, una messe di iniziative rivolte ai bambini dai 6 ai 13 anni. Ne abbiamo parlato con Anna Pironti, responsabile capo del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli e membro del comitato scientifico del festival.

Ogni città è un mondo, progetto Essere città in collaborazione con Associazione Pigna Mon Amour e Città di Sanremo, 2013

Un festival diffuso promosso dall’ABI – Associazione Bancaria Italiana e dedicato alla “cultura creativa”. Significa che lo stereotipo del grigio e meccanico impiegato allo sportello sta definitivamente scomparendo?
In realtà il Festival nasce dall’esigenza di proporre una nuova visione della relazione tra banca e territorio di appartenenza. Il senso generale dell’operazione apre a nuove dinamiche relazionali tra i diversi soggetti della comunità. Detto in altre parole la banca, in concorso con gli operatori culturali locali, promuove attività destinate ai più giovani, con l’intento di catalizzare l’energia creativa di giovani e giovanissimi insita nei diversi contesti. Le novità come vedi sono tante, a partire dalla volontà di promuovere la conoscenza dei propri  beni culturali attraverso inedite sperimentazioni e non solo relativamente alle arti visive. In tal senso il progetto coinvolge musei, biblioteche, scuole, associazioni culturali. La banca si apre alla comunità nel senso più ampio e penso che tutto questo servirà anche a demolire i vecchi stereotipi.

In questo periodo di crisi, la percezione delle realtà bancarie è nettamente “dissociata”: da un lato c’è una certa consapevolezza del fatto che, senza le fondazioni a esse legate, il panorama museale (e non solo) sarebbe ancora più disastrato; dall’altra, però, sono considerate – per dirla brutalmente – come le uniche che da questa crisi ci guadagnano. Come si colloca il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli in questo contesto? Si può semplicemente rimandare la questione ad altre sedi di dibattito?
Questo è un periodo di crisi, inutile fare rimozioni in questo senso e non vorrei ricorrere a facili aforismi sulla parola ‘crisi’. Però ci tengo a precisare che questo è un progetto inedito che, pur nella sua essenzialità, intende promuovere nuovi modelli di cooperazione, partendo dal concetto di patrimonio e di condivisione. Da sempre la mission del Dipartimento Educazione si esprime nella volontà di promuovere forme di democratizzazione della cultura. Il nostro motto è trasformare l’esclusivo in inclusivo, lo abbiamo sperimentato tra la gente e nei quartieri, con partner internazionali d’eccezione e piccole scuole al limite tra città e campagna.

Il tema di questa prima edizione del Festival della Cultura Creativa è Il Museo Immaginario. Ci spieghi meglio in che senso va accolto questo stimolo?
L’Italia nel mondo è considerata un museo a cielo aperto, uno straordinario patrimonio estremamente differenziato e diffuso su tutto il territorio. A partire da questa considerazione, il Festival della Cultura Creativa intende valorizzare l’energia creativa insita nei diversi contesti, creando reali opportunità per giovani e bambini, e per istituzioni e operatori che nei diversi territori promuovono la cultura in tutte le sue forme. Un vero cambio di paradigma dove le banche assumono il ruolo di catalizzatori lavorando in sintonia con le risorse materiali e immateriali del territorio, attraverso lo sguardo e la creatività dei più giovani.

E quanto c’è di Malraux?
Come per Malraux (testo e pretesto) il nostro è un Museo senza Muri, uno spazio mentale e sperimentale che, filtrando il patrimonio del passato, cerca di dare forma al presente. Ovviamente tutto va ricondotto ai nostri destinatari e riconsiderato nella dimensione metodologica di educare all’arte con l’arte, tradurre la conoscenza in esperienza.

Ogni città è un mondo, progetto Essere città in collaborazione con Associazione Pigna Mon Amour e Città di Sanremo, 2013
Ogni città è un mondo, progetto Essere città in collaborazione con Associazione Pigna Mon Amour e Città di Sanremo, 2013

Il carattere diffuso dell’evento segue una tendenza che si sta diffondendo in iniziative del genere. E voi avete una particolare attitudine al nomadismo. Che ruolo avrete? Intendo fra le attività al Castello e quelle di coordinamento a livello nazionale.
Il Dipartimento Educazione è noto per la sua metodologia innovativa, dove le molteplici attività rivolte ad avvicinare il pubblico all’arte contemporanea si svolgono sia all’interno del museo che all’esterno, in una stretta relazione con il territorio attraverso le tante partnership sviluppate in una logica di rete. Un territorio senza confini, se pensiamo ad esempio alla recente collaborazione con il Museo del Louvre – DPPEA in occasione della mostra di Michelangelo Pistoletto Année un. Le Paradis sur terre. Su invito dei colleghi parigini abbiamo condiviso un progetto educativo articolato in diverse tappe, tra Italia e Francia, all’insegna della riflessione su un tema comune: il Terzo Paradiso tra natura e artificio. Non possiamo non citare poi i grandi progetti di rete nazionale come Italiae. 150 eventi in piazza per ri-disegnare l’Italia per il 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia, che ci ha portato in tour in tutto il Belpaese, dove siamo entrati in relazione con milioni di persone di tutte le età che hanno partecipato con noi a grandi eventi collettivi per rielaborare la silhouette dell’Italia ispirandoci alle suggestioni provenienti dal lavoro degli artisti contemporanei. In virtù della nostra esperienza consolidata siamo quindi stati chiamati da ABI a far parte del comitato scientifico del Festival della Cultura Creativa: abbiamo contribuito alla progettazione del nascente Festival e alla definizione dei contenuti, mentre l’intera organizzazione a livello nazionale è curata da ABI.

Il target – pessimo termine, me ne rendo conto – del festival sono i bambini e i ragazzi dai 6 ai 13 anni. Perché?
Perché loro potranno essere i protagonisti di un nuovo Rinascimento, perché è proprio a partire dal loro sguardo che potranno originarsi nuove visioni, valorizzando la creatività giovanile ispirata alla bellezza insita in ogni angolo della nostra Italia. Un’idea di cultura sostenibile a Km 0 dove bambini e ragazzi si riappropriano delle risorse artistiche dei loro territori e ne diventano divulgatori. Inoltre dal nostro osservatorio abbiamo potuto notare quanto stia cambiando, in meglio, anche la relazione tra genitori e bambini. Oltre ai bisogni primari, i “nuovi genitori” sono interessati a fornire ai proprio figli un bagaglio culturale e di esperienze, per integrare i normali processi di apprendimento.

Sorprendenti giardini, progetto Essere città in collaborazione con Associazione Pigna Mon Amour e Città di Sanremo, 2013

Come è stato scelto Gek Tessaro per l’immagine guida di questa prima edizione? Sarà una pratica che si ripeterà nei prossimi anni, con artisti sempre diversi?
Gek Tessaro è stato scelto dai responsabili del progetto ABI, scelta che ovviamente condividiamo, anche perché nell’immagine sono restituiti con grande efficacia gli elementi sottesi al progetto, sempre nell’ottica che ci rivolgiamo essenzialmente a bambini e ragazzi. Ovviamente confidiamo nel pieno successo dell’iniziativa immaginando ci sia la possibilità di ricevere da altri artisti importanti suggestioni.

Cosa ti aspetti da questo festival?
La costituzione di un network interdisciplinare diffuso sul territorio nazionale e una reale partecipazione, non intesa solo in senso numerico. Al momento hanno aderito sessanta città e circa settanta agenzie bancarie, ovviamente con proposte molto differenziate che spaziano dalle arti visive alla musica e al teatro, solo per fare qualche esempio.

Quali sono i vostri obiettivi e in cosa speri di essere stupita?
L’obiettivo è sempre lo stesso, portare la gente nei musei (ma anche in tutti i luoghi della cultura) e le attività culturali “come inciampo tra i piedi della gente”. Mi aspetto di trovare gioia e stupore tra chi partecipa. Ancora oggi, dopo trent’anni anni, l’immersione tra le persone continua a stupirmi.

Marco Enrico Giacomelli

www.festivalculturacreativa.it


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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
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