Expo 2015: Demetrio Paparoni sul caso Celant

Pubblichiamo in anteprima la lettera aperta che Demetrio Paparoni ha scritto al Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e ai commissari di Expo 2015. Oggetto? I 750mila euro più iva che spettano a Germano Celant per la direzione artistica del progetto “Food in Art”. Una cifra su cui il critico e curatore chiede di fare chiarezza.

Germano Celant
Germano Celant

Demetrio Paparoni ha recentemente pubblicato con Ponte alle Grazie Il bello, il buono e il cattivo / Come la politica ha condizionato l’arte negli ultimi cento anni. Un capitolo del libro, dal titolo “L’Italia che ha dimenticato di essere stata fascista”, indaga inquietanti comportamenti, nell’ambito della cultura, dell’attuale classe politica italiana, da Silvio Berlusconi e dall’ex ministro Sandro Bondi all’ex assessore del Comune di Milano, Stefano Boeri.

All’attenzione
del Signor Sindaco di Milano,
Avv. Giuliano Pisapia
del Commissario unico dell’Expo di Milano,
Avv. Giuseppe Sala
del Commissario governativo per L’Expo
Dott. Raffaele Cantone

La notizia è talmente incredibile che per mesi si è pensato che fosse la fantasia di un buontempone: per “la curatela e la direzione artistica dell’Area tematica Food in Art”, da realizzare nell’ambito dell’Expo di Milano, al critico Germano Celant verranno corrisposti 750.000 euro più IVA. La cifra, fuori da ogni ragionevole parametro, è stata assegnata con una “procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando”. Il contratto, firmato il 7 marzo 2013, è stato accompagnato da un anticipo di ben 292.000 euro. Giusto per comprendere quanto spropositata sia una somma del genere basti pensare che, per dirigere una rassegna complessa come la Biennale di Venezia, Massimiliano Gioni ha percepito 120.000 euro, e che la stessa cifra è stata stanziata dalla Biennale per il nuovo curatore, Okwui Enwezor, per un incarico che include tutto il lavoro di anni che egli farà dal momento della nomina alla chiusura della manifestazione. Non si fa fatica a capire che la curatela di una “area tematica”, per quanto impegnativa possa essere, non potrà mai comportare più lavoro di quanto ne comporti l’organizzazione della Biennale che è la più importante mostra d’arte contemporanea del pianeta.
Sarebbe stato corretto fornire ai cittadini, sul sito dell’Expo, le motivazioni e i nomi di chi ha proposto, avallato e votato l’assegnazione di una simile cifra in un momento in cui si chiedono agli italiani sacrifici e si tenta di restituire al nostro Paese una credibilità internazionale che, a giudicare da cosa sta accadendo attorno all’Expo, sarà sempre più difficile conquistare. C’è un gran chiacchierare attorno a questa vicenda. Tra le tante chiacchiere gira quella che tale cifra sarebbe giustificata dal fatto che il critico avrebbe trovato personalmente degli sponsor per la mostra. Vero? Non vero? Non saprei. Se fosse così sarebbe stato più corretto fargli due contratti distinti, uno come agente procacciatore e uno come curatore. Spero in ogni caso che non si voglia avallare la tesi che chi porta denaro all’interno di un Ente pubblico poi possa pretendere che lo stesso Ente gli riservi un trattamento di favore. Sarebbe come affermare che se un ricco Presidente del Consiglio versasse come contributo personale diversi miliardi di euro nelle casse dello Stato, facendoli diventare denaro pubblico, potrebbe poi gestire quei soldi come se fossero i propri. È legittimo che un privato faccia del proprio denaro quel che ritiene opportuno, non lo è che dei privati possano condizionare la gestione di denaro versato nelle casse dello Stato.
Resta il fatto che 750.000 euro non sono stati dati come percentuale sugli importi ricavati dagli sponsor, ma per curare una mostra. Non c’è impegno o spese personali da sostenere che possano giustificare una parcella di quel tipo.
Purtroppo la sensazione sgradevole che si ricava da questa vicenda è che ci troviamo dinanzi ai metodi della vecchia politica. Possibile che non si comprenda che, a forza di elargire cifre sproporzionate a personaggi in auge dagli anni della Prima Repubblica, si sta consegnando l’Italia a una deriva qualunquista? È una buona cosa che si sia tornato a parlare di “questione morale”, ma è auspicabile che chi ha il potere di farlo faccia seguire i fatti alle parole. Diversamente la sfiducia nelle istituzioni continuerà a crescere.
Non sono così ingenuo da pensare che si possa arrivare a chiedere al critico di restituire i 290.000 euro avuti come acconto per il suo prezioso, inestimabile e ineguagliabile lavoro, anche se sarebbe giusto farlo.  Spero si possa invece intervenire per fare chiarezza su questa vicenda. Tenendo magari a mente che in Italia ci sono pensioni da ottocento euro al mese; che Pompei cade a pezzi; che la giovane arte italiana è ormai inesistente all’estero, proprio grazie ai mandarini del sistema dell’arte italiano che promuovono solo se stessi; che il direttore della galleria degli Uffizi di Firenze guadagna 1.890 euro al mese e che a Firenze le sale dello stesso museo non sono adeguatamente deumidificate. Per assenza di fondi.

Distinti saluti,

Demetrio Paparoni

  • angelov

    Sorge il sospetto che se dalla cifra di 750.000 euro lordi, si toglie circa la metà, che rientrerà nelle tasche dello Stato sotto forma di tasse, il vero colpevole non è Celant, ma il meccanismo utilizzato dalla burocrazia per autofinanziarsi ed aumentare i propri introiti.
    Si parla anche di pensioni da ottocento mila euro al mese: è forse un refuso di stampa o solo la prova che in questa Italia della crisi i Paperoni sono un po’ dappertutto?

    • Più che Paperoni, direi ladri. La ricchezza non é ripartita ma incentrata su pochi per cui mette nasce spontaneo il dubbio di come si sono costituite le ricchezze

  • Paolo Ferrante

    vorrei non fare commenti razzisti, ma episodi simili non sono nuovi in quel frangente territoriale…e l’expo è un bel pastone in cui si sfamano molte bocche ingorde. mi fermo qui.

    • Ingorde e inutili, pompa magna ma solo per un magna magna collettivo fatto passare per cultura.

  • Lucia Masina

    Buon giorno. Essendo molto interessata al tema gradirei sapere, per cortesia, quale è la fonte di Paparoni circa l’importo concordato con Celant. Dove ha trovato la cifra? Segnalo poi che, purtroppo, l’organizzazione di Expo Milano 2015 non è affidata allo stato ma alla s.p.a Expo 2015 in cui il governo italiano ha solo il 40%. insieme con la Regione Lombardia (20%), il Comune di Milano (20%), la Provincia di Milano (10%) e la Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato (10%).

  • angelov

    Il refuso di stampa è stato corretto: si tratta di pensioni da 800 euro; ma il signor Paparoni non sa che le pensioni partono da 500 euro (pensione sociale e minima), e a ricevere così poco sono in tantissimi, e che per questo l’Italia è stata anche bacchettata dall’Europa?
    Questi argomenti comunque dovrebbero essere lasciati fuori da un contesto culturale come codesto, perché fuorvianti; perché allora non contestare la vendita ad un asta di un telaio di legno con sopra una tela tesa da chiodi, e colorata con pigmenti ad olio o d’altra natura, del valore commerciale di qualche decina di euro, ma poiché dipinta da un certo artista, viene battuta a decine di milioni di euro, mentre in Africa i bambini muoiono di fame? Perché ormai è un ritornello troppo trito e ritrito per liberarsi dai propri complessi di colpa; il disco è ormai rotto…
    Nemo propheta in patria: questa è, secondo me, la vera ragione di questa polemica.

  • Anche l’arte non è più la stessa cosi come l’artista considerando che i ruoli dell’uno e dell’altro, si sono invertiti e perduti. Una volta era il mercato che correva dietro l’artista, oggi è l’artista che corre dietro al mercato e per poterlo fare, accetta i compromessi che il mercato gli impone non solo, ma è costretto a prostituirsi al critico d’arte, (Figura rilevante al servizio del mercato) che grazie al suo potere decisionale sullo svolgimento e il ruolo dell’arte e in più, essendosi interamente sostituito all’artista, utilizza quest’ultimo come manovalanza per la realizzazione dei suoi progetti privando cosi l’artista di una possibile idea e creatività ma anche della sua libertà individuale. Questo gioco forza da parte del mercato, sta producendo un prodotto di mercato effimero, svuotato di qualunque senso, contrario al dialogo, puramente decorativo e antidemocratico in poche parole, un prodotto dittatoriale capace di influenzare l’andamento del mercato a favore del mercato stesso. Dio quando decise di dar vita al creato, lo ha fatto. Hitler quando decise di sterminare sei milioni di Ebrei, chiese ai suoi generali di farlo per lui. Il mercato, fa la stessa cosa.

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  • Andrea

    Ci sono tanti musei in italia che rischiano la chiusura. Importanti istituzioni che non hanno un budget per poter continuare la propria programmazione. Centinaia di dipendenti di musei con contratti precari per la mancanza di fondi per la cultura. Credo che in nessun paese al mondo vengano corrisposti così tanti soldi per una sola curatela. Credo inoltre che senza etica l’Italia e il mondo dell’arte non possa ripartire.

  • Ruggero Gatti

    Io non ho alcun dubbio su certe situazioni, sono radicalmente fermo sulla posizione che l’imperativo è, e quasi sicuramente sempre sarà, il “magna magna”!!E’ una mia fissa del tutto personale, – SARA’ REALISMO ESTREMO O FORSE SONO PARTICOLARMENTE MALIZIOSO-. ma visto che l’essere umano è quello che è non vedo speranze.L’Expo è una delle infinite possibilità di distribuzione di fiumi di denaro e non sarà certo l’ultima e la benzina vicino al fuoco è devastante, …chiaramente Celant riceve un incarico in piena regola e se glieli danno se li prende, lo farei anche io….da essere umano!!Sempre a mio personalissimo parere , per estendere il discorso in linea generale, certe situazioni si verificano in base ad un accordo di spartizione che tende a non creare soggetti insoddisfatti che possano poi far saltare il piano criminale dei corrotti o corruttori. Dove la magistratura, e la parte sana delle istituzioni ,riescono a colpire allora le cose vengono alla luce ma viste la pene ridicole le conseguenze sono ben calcolate nell’importo della mazzetta. Nel caso specifico, visto che nonostante disquisizioni irrilevanti e anche inopportune e fastdiose, a mio parere, che qualcuno fa sulla composizione della nomenclature dell’ Expo, di “pubblico” si tratta e quindi di Stato, altro che no!!, mi dovrebbero spiegare la logica di tali compensi quando i Musei sono alla canna del gas,(ho letto che il direttore degli Uffizi percepisce una miseria!!) Pompei e tanto altro va alla deriva e manifestazioni ben più importanti abbiano compensi enormemente inferiori. Chiaramente non mi attendo lumi vorrei solo che nelle riforme di cui si bla bla bla in continuazione ci fosse quella dell’ onestà, ma sicuramente in quella seduta mancherà il numero legale.

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