DeltArte. Verso un museo diffuso alla fine del Po

Il mix ambiente-arte contemporanea nel Delta del Po, nonostante alcune resistenze locali, si ripete anche quest’anno. Al via la seconda edizione del festival DeltArte, dedicato alla creatività giovanile, tra musica e street art. Ne abbiamo parlato con il suo direttore artistico, Melania Ruggini.

Il 45° parallelo, su cui giace il Delta del Po - foto Matteo Sauli

DeltArte è alla seconda edizione grazie alla vittoria del bando Culturalmente, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Come siete riusciti a convincere nuovamente la giuria della bontà del vostro progetto?
DeltArte è un esperimento creativo di rigenerazione territoriale. Il Delta del Po è uno scrigno ricco di potenzialità e di possibilità legate non solo alle escursioni ambientali, ma anche a una tipologia di turismo culturale, che questo progetto intende sviluppare e promuovere. Credo che il mix ambiente-arte contemporanea sia stato recepito dalla giuria di Culturalmente come un’efficace soluzione per far decollare una tipologia di turismo intelligente e responsabile, offrendo al visitatore molteplici possibilità di fruizione, anche culturale. Un territorio vergine come il Delta del Po necessita di un rilancio culturale, e il progetto incentiva le ricerche artistiche dei giovani under 35 per un cambio di rotta qualitativo nel futuro del Polesine, terra da sempre ai margini e carica di resistenze.

Dalla prima alla seconda edizione c’è stato un avvicendamento di associazioni promotrici (dal Centro Studi Agnese Baggio all’attuale Voci per la Libertà). Come mai questo passaggio di consegne? Che eredità ha lasciato la prima associazione alla seconda?
Il bando Culturalmente intende valorizzare quelle realtà associative che da anni lavorano nel territorio con passione, coraggio e tenacia. E DeltArte ha voluto affiancarsi ad alcune realtà esemplari della provincia di Rovigo. Il Centro Studi Agnese Baggio ha gettato le basi e aperto la strada a questo festival, infondendo ai partecipanti alcuni valori fondamentali per la buona riuscita della manifestazione, come l’amore per la cultura e per l’ambiente, l’educazione alla mondialità, l’intercultura, il rispetto per le diversità (culturali, sociali, antropologiche, etniche). Fra l’altro Agnese Baggio, di cui ho letto alcune testimonianze, era una figura carismatica, sempre in prima linea con i giovani e aperta alle loro problematiche, fondatrice dello scoutismo, ma anche amante dell’arte ed ella stessa artista (ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1940 come scultrice). Quest’anno il testimone è passato all’associazione Voci per la Libertà, altra realtà consolidata del territorio, che stimavo per la missione sociale, portabandiera dei diritti umani, e per la forza della macchina organizzativa, composta da una fitta rete di giovani volontari intraprendenti.

Melania Ruggini
Melania Ruggini

In cosa si distingue principalmente questa nuova edizione, itinerante come la precedente? Musica e street art sembrano molto presenti: come sono stati scelti gli artisti?
La seconda edizione ha notevolmente allargato il programma, con quindici appuntamenti che movimenteranno l’offerta culturale del Delta del Po durante la primavera/estate, fino al 29 settembre. Quest’anno la nuova tematica comune, su cui si confrontano i venti artisti partecipanti, riguarda le geografie ad alto potenziale creativo, ossia le nuove rotte della cultura, di cui il Delta del Po può diventare espressione tangibile. Tra le novità di questa edizione: una mostra collettiva dal titolo la Rovra delle Idee, che inaugurerà sabato 17 maggio dalle ore 17.30 presso il Centro Turistico di San Basilio, dedicata alla Rovra, la quercia farnia di oltre cinquecento anni, scomparsa l’estate scorsa, a cui è stato dedicato il festival; un party a regola d’arte al ritmo dei Beat Addicted che sarà allestito venerdì 30 maggio durante l’inaugurazione della mostra L’energia della creatività, con nomi importanti del panorama internazionale, quali Roger Weiss, Valentina De’ Mathà, Andrea Magnani e Raffaella Rosa Lorenzo al Museo Regionale della Bonifica di Ca’ Vendramin; una monumentale installazione site specific basata sul riciclo degli elementi che sarà realizzata dall’artista DEM nel Parco della Vittoria di Rosolina Mare. Un suo grande murale trasformerà anche una cabina elettrica del centro di Rosolina in un intervento artistico di street art. Tra i comuni del Delta del Po ci sono importanti new entry, come Porto Tolle, che è la location prescelta da Emmanuele Panzarini per la sua opera di land art dal titolo New land, utilizzando cinquecento ombrelli, che sarà inaugurata il 7 giugno alle ore 18.30. Il Comune di Loreo ospiterà da sabato 14 giugno, presso la Biblioteca, una mostra fotografica di Matteo Sauli sull’iconografia degli alberi della strada provinciale Romea: un viaggio inedito alla scoperta delle radici di un popolo.

Perché proprio il Delta del Po può diventare emblema della cultura contemporanea?
La trasformazione dei confini è uno dei fattori più evidenti e costanti dell’area specifica d’intervento. Questa estenuante metamorfosi è stata scelta per avviare un dialogo attivo tra giovani artisti e territorio, attraverso la realizzazione di un festival annuale, dedicato alla creatività giovanile. Il confine è senza dubbio limite geografico, tuttavia può appartenere a una categoria filosofica, tipica della condizione esistenziale dell’attualità, che si basa sulla precarietà, sulle continue migrazioni dei popoli, sul nomadismo fisico e intellettuale. È stato rintracciato, nello studio di questo progetto, un minimo comune denominatore tra la creatività contemporanea e il contesto di ubicazione, intercettato nel cosiddetto “pensiero debole” e ben sviluppato per primo da Gilles Deleuze. “La teoria della complessità assottiglia la linea di confine, spostando continuamente il margine tra due territori, due o più regioni che si toccano”, diceva. Così, di anno in anno, gli artisti selezionati per DeltArte considereranno il Delta come un esempio significativo della tensione tra  precarietà umana e potenzialità – individuali e collettive – di superamento dei confini.

Roger Weiss, Human Dilatations Hd006ph, Switzerland 2013  - Courtesy Roger Weiss
Roger Weiss, Human Dilatations Hd006ph, Switzerland 2013 – Courtesy Roger Weiss

Come è stato coinvolto concretamente il territorio? Ci puoi fare qualche esempio in proposito e raccontarci qualche aneddoto?
Nella prima edizione abbiamo invitato l’artista colombiana Sandra Miranda Pattin in uno sperduto paese del Delta, Santa Maria in Punta, abitato da poche centinaia di persone, perlopiù anziani. Sandra aveva deciso di creare una performance con le donne locali, basata sulle memorie del fiume. Ahimè, all’ultimo momento le signore non se la sono sentita di partecipare. Tuttavia l’artista ha creato un contenitore di memorie, composto da quelle riflessioni a cui loro avrebbero dovuto dare voce. Quest’anno abbiamo cercato di coinvolgere gli abitanti di Porto Tolle mediante una colletta: ogni pescatore doveva donare una boa usata che sarebbe servita a Emmanuele Panzarini per una grande installazione a forma di medusa. Per ora anche questo esperimento è fallito, ma lo riproporremo l’anno prossimo. Come vi ho accennato, esistono parecchie resistenze verso l’arte contemporanea, ma anche noi siamo molto resistenti!

In cosa consiste il progetto di Museo Diffuso e come si realizzerà in concreto? Quali enti coinvolgerà e da chi sarà gestito?
Per ora il festival ha messo insieme i primi tasselli di un più articolato puzzle. Nella provincia di Rovigo manca un museo di arte contemporanea. DeltArte ha l’ambizioso obiettivo di raccogliere le varie opere esposte durante le varie edizioni, e creare una rete museale che possa rendere permanente questo progetto. Nei luoghi prescelti dal festival DeltArte si possono riscontrare talune caratteristiche proprie del “museo diffuso”, a partire dalla variabilità dei confini, dalla pluralità territoriale degli itinerari, dal rapporto simbiotico tra la comunità e le proprie radici, dalla ricchezza della storia dei luoghi. Secondo questa linea di pensiero, anche l’arte contemporanea può uscire dai propri confini, intesi come luoghi deputati alla fruizione e alla contemplazione, quali musei, gallerie, palazzi pubblici, collezioni pubbliche e private, raccolte, inserendosi in un territorio mobile, con il preciso intento di indurre lo spettatore a un confronto fisico, mentale, emozionale, psicologico, percettivo con due risorse fondamentali per la società umana di ieri e di oggi, da sempre: la cultura e l’ambiente. Da questa unione potrà avviarsi, per la seconda edizione, la possibilità di ufficializzare il concetto di Delta del Po come museo diffuso, grazie a un intervento multidirezionale per attribuire delle specificità peculiari a questo territorio. Ovviamente tra i partner ci dovranno essere gli enti e le istituzioni territoriali e poi ci piacerebbe che la capofila fosse sempre la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha reso possibile questo mio sogno nel cassetto.

Claudia Giraud

http://deltarte.com/