Presente e futuro dei musei d’impresa, vol. II

I “musei d’impresa”, oggi e domani. È questa la questione sulla quale proseguiamo a interrogarci. Seconda puntata, quindi, di un ragionamento in forma di “talk show” che coinvolge non solo chi della propria azienda ha voluto raccontare la storia, ma anche gli esperti del settore. Dagli studiosi di politiche culturali ai comunicatori.

Piergiovanni Ceregioli

Piergiovanni Ceregioli
research center director iguzzini
In realtà la iGuzzini non ha al momento un museo aziendale, ma abbiamo puntato già dal 1997 ad avere un archivio digitale e accessibile via web per mettere a disposizione il materiale che abbiamo recuperato agli studiosi della cultura d’impresa. L’archivio inoltre non riguarda soltanto la iGuzzini, ma anche le atre due aziende del Gruppo: Fratelli Guzzini e Teuco. La Fratelli Guzzini ha anche celebrato nel 2012 i cento anni di vita. Come aziende stiamo continuando a investire nella conservazione e valorizzazione di questo materiale storico che dà ragione della forza dei marchi.
www.iguzzini.com

Gianluca Winkler
Gianluca Winkler

Gianluca Winkler
cultural manager
Non credo si debba immaginare un’interpretazione della funzione del museo d’impresa altra dalla sua specificità. L’origine e l’anima dell’impresa della quale il museo è o sarà emanazione è il punto di partenza da cui iniziare a immaginare come sarà disegnata l’istituzione. L’altro asse sul quale immaginare lo sviluppo di un museo d’impresa è relativo ai desiderata della committenza: qual è l’obiettivo che si pone con il museo d’impresa? Ma in generale direi che la differenza sostanziale la fa la storia che si vuole raccontare: dell’azienda e dei suoi prodotti/tecnologie/imprese oppure di quello che la committenza vuole esprimere e rappresentare di se stessa, oggi e nel futuro, per sottolineare o affermare un certo tipo di identità? Museo dell’Automotive o Fondazione Prada, per intenderci?
Purtroppo, in un momento di scarcity si tende a sottrarre investimenti alla comunicazione e alla cultura in generale, quando invece sarebbe il momento di rimodularla e renderla più incisiva. Se è vero come è vero che per ogni euro investito in cultura se ne produce un multiplo dell’investimento, allora non esiste la domanda fin dall’inizio. Tema vero: misurabilità del risultato.

Carlo Enrico De Fernex
Carlo Enrico De Fernex

Carlo Enrico De Fernex
responsabile museo storico reale mutua
Per noi rappresenta la modalità più idonea per raccontare in modo semplice e accattivante la storia della nostra Compagnia, dal Risorgimento ai tempi nostri, e dei suoi protagonisti, documentando aspetti anche poco noti di una realtà, quella assicurativa, a volte gravata da luoghi comuni e pregiudizi. Non solo: è anche luogo di riflessione sui tanti cambiamenti avvenuti nel tempo nel modo di lavorare, nella società e quindi nei bisogni dei clienti; infine, è occasione per “fare cultura” in modo diverso; nel nostro caso, cultura assicurativa e sulla prevenzione dei rischi.
Reale Mutua è particolarmente fiera della sua storia ultracentenaria e dei principi che sono sempre stati alla base della sua attività. L’integrità, la responsabilità, la centralità della persona e la cura nel proprio lavoro sono tra i valori forti e sempre attuali tramandati dai nostri predecessori e, in quest’epoca segnata da tanta insicurezza, rassicuranti e vincenti, come testimonia la solidità della nostra Compagnia. Quanto sopra è ben rappresentato nel nostro percorso museale e, per questo, la Reale Mutua considera la realizzazione del proprio museo non un costo, ma un utile investimento, che rientra in un più ampio progetto di valorizzazione di tutto il patrimonio storico e documentario di proprietà della Compagnia, nonché di diffusione della sua riconoscibilità sul mercato.
www.realemutua.it

Daniela Brignone
Daniela Brignone

Daniela Brignone
curatrice archivio storico e museo birra peroni
L’Archivio Storico e Museo Birra Peroni rappresenta una delle prime esperienze compiute dalle imprese italiane nel campo della valorizzazione del patrimonio storico aziendale. Nato nel 1996, con il vincolo posto dalla Soprintendenza archivistica per il Lazio sui preziosi fondi documentari e le collezioni oggettuali conservate dall’azienda, fondata nel 1846, si è arricchito di uno spazio espositivo nel 2001 e supporta oggi tutta la comunicazione istituzionale e di brand.
Gli anni appena trascorsi sono stati anni cruciali per gran parte delle imprese in Italia: in tale contesto – lo dicono gli esperti – la crisi ha moltiplicato esponenzialmente il valore della tradizione, della storia e delle storie connesse a un prodotto, delle memorie individuali e collettive legate al suo uso, capaci di conferire a un brand e a un’azienda il valore aggiunto e intangibile dell’affezione da parte del consumatore. Valorizzare il proprio heritage per le aziende è diventato un asset permanente della comunicazione d’impresa, la base valoriale per tutte le attività delle aziende, non solo nelle congiunture negative.
www.birraperoni.it

Antonio Calabrò
Antonio Calabrò

Antonio Calabrò
senior vice president cultura di pirelli
direttore della fondazione pirelli
Una sinergia virtuosa tra memoria e contemporaneità, una piattaforma d’identità e di progetti, per costruire un buon futuro. Sta qui il senso profondo di un museo d’impresa e di un archivio storico. Dare spazio e visibilità a un patrimonio culturale (con strutture aperte al pubblico, alle scuole, agli studiosi, oltre che naturalmente ai dipendenti) e testimoniare l’evoluzione delle idee e delle tecniche. È questa la scelta fatta da Pirelli con la costituzione della Fondazione Pirelli, per valorizzare una cultura d’impresa che ha profonde radici lungo il corso della storia d’Italia e continua a costruire valori culturali e sociali sia nel nostro Paese che in tutte le altre aree del mondo in cui esistono stabilimenti industriali e strutture commerciali.
È una cultura d’impresa “politecnica”, forte della consuetudine operativa tra imprenditori, ingegneri, tecnici, operai, manager, persone del marketing e della comunicazione, designer, fotografi, scrittori e artisti, protagonisti di un’innovazione nel senso più ampio del termine, che riguarda cioè prodotti e processi produttivi, materiali e linguaggi. Una scelta strategica che si riconferma, per Pirelli, con l’investimento nell’HangarBicocca: porta aperte all’arte contemporanea, per cercare di capire l’evoluzione dei nostri tempi così contrastanti, stimolanti. Gusto dell’innovazione, anche in questo caso. Per vivere, tra produzione e cultura, i segni del cambiamento.
www.fondazionepirelli.org

Stefano Monti
Stefano Monti

Stefano Monti
monti & taft
I musei d’impresa nascono per conservare e valorizzare la storia produttiva, culturale e progettuale delle aziende a cui sono dedicati ma, se analizzati dal punto di vista della strategia di marketing e comunicazione, testimoniano la messa in campo di un’operazione complessa, che inevitabilmente porta a riflettere sul legame che si instaura fra questa scelta e le più “tradizionali” sponsorizzazioni o partnership sviluppate col settore cultura.
Anziché finanziare attività culturali organizzate da terzi al fine di catturare l’attenzione del pubblico in forma mediata, confidando che questa rimbalzi dall’evento all’impresa, la costituzione di un museo consente di sviluppare un’attività culturale strettamente legata al core business aziendale, con l’obiettivo di generare un maggiore valore aggiunto. Nella realtà dei fatti, una scelta generalmente non esclude l’altra, ma anzi forse proprio dalla combinazione delle due strategie di marketing e comunicazione che si ottiene il risultato più efficace in termini di visibilità, diffusione del brand e corporate reputation.
www.monti-taft.org

Riccardo Costagliola
Riccardo Costagliola

Riccardo Costagliola
presidente fondazione piaggio
Un valido museo d’impresa deve rispondere ai più moderni requisiti di ogni “museo”: deve cioè essere non solo una mostra di oggetti e/o documenti, ma un luogo di cultura e di trasmissione di “messaggi”. Il museo d’impresa deve far leva sul patrimonio documentale e sulle collezioni di prodotti storici aziendali, per ricordare non solo i successi dell’azienda e del suo territorio, ma per trasmettere i valori di tecnologia, di genialità creativa e di dedizione al lavoro che hanno permesso all’azienda di affermarsi negli anni. Non deve pertanto rappresentare solo un luogo della memoria, ma deve essere un luogo vivo e dinamico, un luogo dove non solo si ammira una storia passata, ma ci si incontra, si discute, si progetta, sempre ispirati dallo spirito vincente d’impresa e dalla testimonianza delle capacità di imprenditori, progettisti, tecnici ed operai Italiani. Per diventare e rimanere grande, un’impresa ha infatti bisogno del felice incontro tra imprenditori illuminati e lungimiranti, progettisti geniali, tecnici e operai di assoluto valore, ma anche di un territorio ricco di cultura e di valori etici.
Tutto questo viene mirabilmente rappresentato nel museo d’impresa. A quasi vent’anni dalla sua costituzione, la Fondazione Piaggio si è affermata come una delle realtà culturali più significative del territorio toscano. È infatti visitato annualmente da oltre 40mila appassionati, per oltre la metà stranieri e, oltre all’organizzazione di eventi nelle proprie strutture, collabora alla realizzazione di mostre e convegni in Italia ed all’estero.
www.museopiaggio.it

Alberto Bassi
Alberto Bassi

Alberto Bassi
università iuav di venezia
Musei e archivi d’impresa sono molto importanti per la salvaguardia, lo studio e la valorizzazione di documenti, immagini e artefatti legati delle vicende industriali, produttive, progettuali e culturali del nostro Paese. In Italia ce ne sono molti, con differenti caratteri e modalità organizzative. I più fragili sono certo quelli sorti soprattutto o esclusivamente in relazione alle intenzioni comunicative o pubblicitarie di un brand, oppure alla necessità di “celebrare” una dinastia imprenditoriale. In una fase difficile – anche se vale la pena dire che le risorse non sempre mancano in assoluto; la questione è dove si mettono quelle esistenti – le situazioni costruite per durare sono quelle più idonee: personale qualificato scientifico e operativo, archivio e museo dialoganti, attività continuative appropriatamente comunicate.
Tutto questo genera valore e giustifica l’investimento, legato alla conoscenza della propria identità imprenditoriale, delle proprie risorse e competenze produttive, distributive, comunicative e umane. Perché l’archivio-museo d’impresa funziona se è costruito per avere ruolo, spazio e dimensione all’interno di una più ampia strategia d’impresa, allo scopo di alimentare conoscenza, competenza e formazione interna ed esterna. Insomma, un archivio-museo che vive assieme all’impresa.
www.albertobassi.it

Renzo Iorio
Renzo Iorio

Renzo Iorio
presidente federturismo
Il valore e il senso di un’impresa è anche e soprattutto nella sua memoria, nella sua storia, nella propria cultura identitaria. Molte aziende hanno colto l’importanza di tale dimensione, anche in chiave di valore di marchio, e di conseguenza si sono poste il problema di conservare la propria memoria, di riordinare il ricordo, catalogando e scegliendo i documenti e gli oggetti che hanno segnato nel tempo le fasi della propria attività. Un processo che, nella maggioranza dei casi, porta alla creazione di un archivio strutturato e si conclude con la creazione di un vero e proprio museo.
Particolarmente diffusi in Italia, i musei d’impresa conservano, valorizzano e comunicano il patrimonio storico delle aziende cui appartengono e finiscono per raccontare la storia e la cultura economica e sociale dello stesso territorio in cui operano. Oltre che un indiscutibile segno di responsabilità sociale d’impresa e difesa della propria identità, rappresentano quindi anche un’importante opportunità per lo sviluppo del territorio e del turismo. L’investimento in cultura e nei valori immateriali, anche nei periodi di crisi, non costituisce quindi a mio avviso per le imprese un capitolo di spesa secondario, anzi, al contrario, i musei svolgono una funzione promozionale per l’immagine dell’azienda e soprattutto ne difendono l’identità e il valore di avviamento e perennità.
www.federturismo.it

Francesco Moneta
Francesco Moneta

Francesco Moneta
fondatore di the round table
presidente del comitato cultura + impresa
Il museo d’impresa dovrebbe essere cosa diversa da mero “luogo della storia e della memoria dell’impresa”, condizione ancora oggi prevalente. L’impresa ha necessità di avere un punto di riferimento identitario, dove siano rappresentati non solo le storie del passato, ma anche i valori aziendali, il suo presente e – perché no? – il suo futuro. Ancora oggi il termine ‘museo’ evoca in Italia immagini virate seppia e teche celebrative.
Se invece lo immaginiamo nella concezione moderna e internazionale del termine, ecco che può diventare una sorta di hub multimediale e multidisciplinare delle immagini, delle storie, delle relazioni che rappresentano il capitale più rilevante dell’Impresa. Un luogo fisico e insieme virtuale, che esiste per parlare e interagire con tutti i pubblici dell’impresa: i clienti, i dipendenti, i giornalisti, i business partner, le istituzioni. Uno spazio fluido, in continua evoluzione, come è l’impresa. Ecco che diventa quindi evidente perché l’azienda debba investire nel suo museo: è il cuore dello storytelling d’impresa.
www.theroundtable.it

Gianluca D'Incà Levis
Gianluca D’Incà Levis

Gianluca D’Incà Levis
curatore di dolomiti contemporanee
direttore del nuovo spazio di casso
I musei sono di due tipi, come chi li fa: accesi o spenti. Se la creatività è un moto, il museo non deve contrarsi in uno stato. Un museo statico, che voglia rappresentare un moto (creatività), è un ossimoro, e uno spazio negato (lo spazio è azione). Il museo è, non di rado, una struttura passiva, che custodisce invece di valorizzare. Nel Nord Italia in particolare, alcune grandi aziende, che han fatto la storia della produttività creativa del Paese negli Anni Cinquanta-Ottanta, hanno realizzato il proprio museo. I musei d’impresa raccontano un’epoca che ha cambiato il Paese, innovando.
Come vengono rappresentate queste grandi imprese creative? Spesso, con fotografie, macchinari e prodotti, in allestimenti muti. Lo spirito ideativo archeologicizzato nel cimelio. Ha senso investire risorse per confezionare spazi inerti? Non ne ha. I musei d’impresa sono quindi inutili? Non lo sarebbero, se ne fosse progettato l’uso, oltre ai volumi. Questi musei dovrebbero essere laboratori, non teche. E stare al centro di un flusso dinamico, fatto, ancora, di ricerca e processi produttivi, dove designer, ricercatori, artisti, curatori, interagendo criticamente con le collezioni, ne ribadissero il valore, declinandolo nuovamente, nell’azione.
www.dolomiticontemporanee.net

a cura di Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #18

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