Gisella Borioli racconta Superstudio

Il Temporary Museum for New Design di Superstudio Più, capitanato da Gisella Borioli e Giulio Cappellini, torna a delineare le traiettorie future del design. Senza distinzioni di sorta tra le discipline, sposa arte, design, musica e performance per offrire uno spettacolo lungo una settimana. Nessuna nuova strada viene tralasciata e oltre, alle consuete aziende, potremo scoprire orti urbani d’artista, autoproduzione e persino e-commerce. Ne abbiamo parlato con Gisella Borioli.

Gisella Borioli e Giulio Cappellini

Com’è nata la scelta del tema dell’anno, The world is here – The future is now?
L’idea del tema nasce sempre in modo semplice. Da una parte la constatazione che la presenza straniera nelle nostre sale è sempre più forte. Dall’altra il fatto che molti Paesi, fino a ieri “in via di sviluppo”, oggi rappresentano realtà produttive, creative e commerciali incredibili: sono il nuovo mondo. Il design guarda al futuro in maniera più sensata, pensando all’oggi.

Come convivono arte e design da Superstudio Più?
Questa è sempre stata una nostra prerogativa, fin dalla prima edizione del format Temporary Museum. Credo che i linguaggi della creatività – e non parlo solo di design e arte contemporanea, ma anche moda, musica, performance, video, installazioni e altro – dialoghino molto bene insieme e si valorizzino l’un l’altro. Esploriamo nuove aree, con piccole o grandi inter-action: quest’anno avremo l’eccezionale presenza di Michelangelo Pistoletto col suo Terzo Paradiso inserito in un orto sul roof di Superstudio, e Designer’s Dream, una straordinaria mostra di sculture realizzate da noti architetti internazionali.

L’autoproduzione, che sta prendendo sempre più spazio all’interno del mondo del design, trova un suo spazio anche nel format del Tempory Museum for New Design?
Cerchiamo di creare grandi aree tematiche in cui tutte le tendenze trovino spazio. Prima scegliamo le collezioni o i pezzi che ci sembrano adatti a partecipare, poi verifichiamo se si tratta di produzione industriale o self-production, partendo dal presupposto che ci interessa il progetto, l’idea, l’estetica, l’innovazione, la funzionalità, la qualità, la ricerca.

Gisella Borioli
Gisella Borioli

Ci racconti dell’installazione di Michelangelo Pistoletto? Perché la scelta di un orto urbano?
È un’idea nata pensando all’Expo e a qualcosa che potesse vivere in modo più permanente di una settimana, che potesse interagire col pubblico e, ancora una volta, parlare diversi linguaggi. Ho trovato subito l’entusiastica e competente attenzione del critico e curatore Fortunato D’Amico che, tra lo scetticismo dei più, in pochissimo tempo è riuscito a far nascere questo difficilissimo progetto. E a portarci un maestro di cui tutti siamo orgogliosi.

Come influisce sul design il mondo dell’e-commerce?
Questa, secondo me, è una rivoluzione appena iniziata, ma che avrà una grande influenza per rendere il design più democratico. Un po’ com’è avvenuto con la moda, dove convivono le grandi griffe e i vari Zara e H&M, e tutto si compra anche su Internet e la gente può vestirsi bene spendendo pochissimo. Oggi i siti che vendono design online non si accontentano più di avere un outlet virtuale, ma diventano essi stessi produttori e scopritori di talenti, come nel progetto che presenta da noi eBay.

Il legame con la nuova fiera di Dubai è un’occasione per esportare il made in Italy o per stringere nuove collaborazioni lavorative?
Entrambe. Superstudio ha esportato a Downtown Design Dubai un concept, un’idea, l’essenza stessa della sua ragione di esistere ed esplora le possibilità di allargarsi all’estero. Le aziende che ci seguono scoprono l’opportunità di esportare, anche perché noi stessi li mettiamo in contatto con i distributori locali. Per dare continuità a questa visione, a giugno faremo al Superstudio una convention a numero chiuso riservata alle PMI italiane interessate a svilupparsi a Dubai e nel Middle East.

Gisella Borioli - photo Giovanni Gastel
Gisella Borioli – photo Giovanni Gastel

Cosa ti aspetti dal Salone di quest’anno?
Questo è un anno molto duro, in cui tocchiamo con mano l’effettiva portata della crisi. Le aziende vogliono spendere meno, non investono più in grandi installazioni scenografiche, ma vogliono immediati sbocchi commerciali. I giovani e le start-up sono sempre più numerose ma hanno pochissimi mezzi, i district del design a Milano si sono centuplicati allargando l’interesse ma parcellizzando le presenze, in una gara continua. Una situazione nuova, liquida, accelerata, non facile, che va capita e cavalcata. Dal Salone mi aspetto delle indicazioni, in modo da indirizzare nel modo giusto le prossime scelte.

Valia Barriello

SUPERSTUDIO PIÙ
Via Tortona 27
[email protected]
www.superstudiogroup.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine Speciale design

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.