E ora si fa sul serio. A Verona riapre la Galleria Achille Forti a Palazzo della Ragione

A partire dal 12 aprile Verona avrà di nuovo la sua Galleria d’Arte Moderna, nella rinnovata sede di Palazzo della Ragione. Alla storica Collezione di Achille Forti si affiancano partner prestigiosi, mentre alla direzione è confermato Luca Massimo Barbero. Siamo andati a visitarla in anteprima, per offrirvi il resoconto non solo di un nuovo museo, ma di quello che Verona è e vuole essere per il futuro.

Scala della Ragione, Verona - photo Lorenzo Ceretta

Del particolare caso di Verona nel panorama museale italiano avevamo già parlato a più riprese, e non certo per esaltarne i pregi. Tra mostrifici goldiniani e operazioni “chiavi in mano”, l’ultimo periodo sembrava pure presagire il peggio, con il progressivo diradarsi delle realtà private (ultima in ordine di chiusura, FaMa Gallery). Eppure, proprio mentre a Milano impazza la design week, qualcosa sembra finalmente muoversi nella città scaligera. Nell’ambito del privato c’è da segnalare la riapertura in nuova sede della Galleria Artericambi, nella serata del 12 aprile. Ma in pieno centro storico, nella stessa giornata di sabato, l’appuntamento più importante sarà a due passi da piazza Erbe, con il Palazzo della Ragione portato a nuova vita come sede della rinnovata Galleria d’Arte Moderna Achille Forti.
Da un lato, un palazzo edificato alla fine del XII secolo, vero “cuore pulsante” del centro storico di Verona, un complesso monumentale che riunisce luoghi emblematici come la Torre dei Lamberti, la Scala della Ragione e la Cappella dei Notai. Dall’altro, una collezione che vanta circa 1.400 opere d’arte, fondata nel 1939 attorno al lascito di Achille Forti, cui si aggiungono per l’occasione anche le Collezioni di Fondazione Domus e di Fondazione Cariverona, per restituire alla città una propria Galleria d’Arte Moderna. Questa nuova apertura comporterà una radicale riorganizzazione dell’intero complesso architettonico, in un percorso che unirà idealmente la Cappella dei Notai (col suo ciclo decorativo realizzato tra fine Seicento e inizio Settecento) alle collezioni dell’Otto-Novecento, per poi aprirsi (al prezzo di un unico biglietto) alla vista dell’intera città, dall’alto della Torre dei Lamberti. I lavori di restauro, iniziati nel 2000 dopo vent’anni di chiusura, hanno anche permesso di aggiungere un secondo ingresso, che condurrà fino alle sale espositive al piano nobile del palazzo, passando attraverso la monumentale Scala della Ragione.

Luca Massimo Barbero a Palazzo della Ragione
Luca Massimo Barbero a Palazzo della Ragione

Nel ruolo di direttore artistico, come già anticipato a suo tempo da Artribune, è stato chiamato Luca Massimo Barbero, che ha progettato un percorso espositivo volto a “legare gli spazi del Palazzo alla storia delle Collezioni, in vista di un museo permanente della città e per la città di Verona”. Un allestimento “pensato sia per i veronesi, che incontreranno nuovamente i personaggi e le vicende della loro città narrate in queste opere, sia per un turismo che potrà comprendere gli spessori e le complessità artistiche della città”. Un totale di 150 opere disposte attraverso quattro ampie sale, per coprire un secolo di storia delle arti visive, dal 1840 fino al 1940.
Il percorso si sviluppa secondo un rigoroso ordinamento cronologico e ruota tutto attorno alla Sala della Torre, dominata dalle monumentali pareti della Torre dei Lamberti, vero perno dell’intero complesso architettonico. Qui trovano posto le sculture di Innocenzo Fraccaroli e Torquato della Torre, mentre l’ampia vetrata che illumina il nuovo ingresso collega in uno scorcio vertiginoso la Scala della Ragione con la Meditazione di Francesco Hayez, emblema indiscusso dell’intera Collezione Forti. Entrati poi nel pieno dell’esposizione, sarà facile apprezzare il “principio dialogico” applicato da Barbero per ravvivare l’allestimento: la Sala delle Colonne è dedicata alla “Verona ottocentesca”, e le opere di Ugo Zannoni, Vittorio Avanzi, Giuseppe Ferrari e del Ferrarin, instaurano un dialogo diretto con la vicina piazza Erbe (rappresentata dall’ultimo), con il Cortile del Mercato Vecchio (dipinto dagli altri) e con molteplici luoghi e simboli della città, apprezzabili anche in fotografie d’epoca.
La disposizione dei pannelli lascia ampia libertà di movimento al visitatore, stimolato implicitamente alla ricerca autonoma. Il percorso prosegue poi nella Sala Quadrata, intitolata alla “Luce tardo ottocentesca”, oscillando fra la pittura scapigliata e il nuovo verismo, con il tramite della luce dipinta. Qui trovano spazio le vedute paesaggistiche di Angelo Dall’Oca Bianca e del bolognese Alfredo Savini, ma anche le sculture in cera di Medardo Rosso. Vero culmine di questa sezione sono il dipinto S’avanza di Angelo Morbelli e la tela Grandi manovre di Giovanni Fattori, che conferma il leitmotiv risorgimentale delle prime sale, introducendo direttamente al Novecento.

Di Bosso, Il paracadutista, 1942 - Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona
Di Bosso, Il paracadutista, 1942 – Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona

La successiva Sala Picta è così dedicata alla “Nascita del XX secolo”, tra verismo e avanguardia, tradizione e innovazione, con uno sguardo particolare sempre rivolto alla Verona nei primi decenni del secolo. Sono qui le opere di Ettore Beraldini, Alfredo Savini e Arturo Tosi, ma anche le prime tracce delle tensioni della neoavanguardia secessionista giunta dal nord Europa, con un’ampia selezione delle opere di Gino Rossi e di Pio Semeghini, oltre al raro dipinto Figure veneziane di Ugo Valeri, che testimonia i fermenti attorno alla neonata Biennale. Ma tra i protagonisti di questo periodo vi sono anche i collezionisti veronesi, raffigurati in due ritratti del giovane Felice Casorati. E addentrandosi sempre di più nel Novecento e nei movimenti di avanguardia, s’incontrano poi le opere di Umberto Boccioni, Giorgio Morandi e Gino Severini.
Prima di giungere alla quarta sala, si ha quindi la possibilità di visitare la già citata Cappella dei Notai, con i dipinti sei-settecenteschi di Alessandro Marchesini, Giambattista Bellotti, Santo Prunati, Louis Dorigny, Gianbattista Canziani e Andrea Zanoni. Un balzo temporale inconsueto ma di grande potenza suggestiva, che prelude alla conclusiva Sala Orientale, dedicata al “Realismo e monumentalità tra le due guerre”: una riflessione finale che Barbero ha voluto rivolgere al difficile e contraddittorio rapporto degli artisti con la realtà del regime fascista. Qui trova ancora spazio la pittura paesaggista veronese, rappresentata dalle opere di Augusto Manzini, Guido Farina e Aldo Kessler. Una singolare natura morta di Giorgio de Chirico introduce poi al tema del realismo, in contrasto con l’espressionismo di Ottone Rosai e con la sensibilità poetica di Filippo de Pisis.
Ma l’asse centrale diviene piuttosto il realismo magico, raccontato nelle tele di Antonio Donghi e Ubaldo Oppi, oltre che nelle opere di Cagnaccio di San Pietro. Ulteriori contrappunti sono poi le aeropitture del futurista veronese Renato Di Bosso, le tele monumentali di Guido Trentini e le sculture di Arturo Martini, qui presente con una straordinaria Donna che nuota sott’acqua. E l’ideale conclusione del percorso è nel confronto tra intimità e monumentalità, con un inedito dialogo tra Marino Marini e il pittore veronese Pino Casarini.

Umberto Boccioni, Ritratto dell’avvocato C. M. (Carlo Manna), 1907 - Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona
Umberto Boccioni, Ritratto dell’avvocato C. M. (Carlo Manna), 1907 – Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona

Come questo rapido excursus ha ben dimostrato, il tema principale è e resta Verona. Una città che si prepara oltretutto ad accogliere a luglio una grande mostra monografica sul suo pittore più celebrato, Paolo Veronese. E se un certo campanilismo potrebbe indispettire i visitatori più risolutamente cosmopoliti, l’intera operazione di Palazzo della Ragione dimostra come, scommettendo sul territorio e sulle risorse “a km zero”, si possa mettere in moto un sistema di grande complessità, dalle potenzialità non trascurabili. Barbero ha voluto esaltarlo ulteriormente, coinvolgendo nel circuito dei prestiti grandi e piccole istituzioni venete, da Ca’ Pesaro ai Musei Civici di Vicenza e Padova, fino all’Ulss di Feltre. Che sia questa la ricetta per uscire dalla crisi? Difficile dirlo: ma a Verona, almeno, ci stanno provando.

Simone Rebora

GALLERIA D’ARTE MODERNA ACHILLE FORTI – PALAZZO DELLA RAGIONE
Cortile Mercato Vecchio – Verona
045 8001903
[email protected]
www.palazzodellaragioneverona.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.