Oscar 2014: Sorrentino e Cuarón i protagonisti

Paolo Sorrentino ritira l’Oscar e ringrazia Armando Maradona, ma il vero trionfo è per “Gravity” di Alfonso Cuarón che porta a casa ben sette statuette e si conferma il film più sopravvalutato della storia. Mentre “American Hustle” si piazza al primo posto tra i grandi sconfitti: neanche un Oscar su dieci candidature. E poi c’è Steve McQueen, l’unico artista al mondo ad essersi aggiudicato sia il Turner Prize che un Oscar.

Steve McQueen, 12 Years a Slave (2013)

Uno show così noioso non si vedeva da parecchi anni. Di una prevedibilità avvilente, senza neanche l’accenno a un colpo di scena, tanto che nell’economia della serata Jamie Foxx che fischiettava Chariots of Fire è sembrato uno tsunami.
Paolo Sorrentino con La Grande Bellezza ha sfilato il premio a Vinterberg, vincendo sulla strage civile degli Khmer Rossi di Rithy Panh e ringraziando al ritiro Armando Maradona, ma – ça va sans dire – così va lo showbiz. Molti saranno felici e qualcuno si vergognerà di una certa idea autoesotica dell’Italia: dopo tante polemiche, lasciamo ai posteri l’ardua sentenza e archiviamo il capitolo con un “domani è un altro giorno“.
Miglior film dell’anno 12 Years a Slave di Steve McQueen, ed è la prima volta che un regista nero vince il massimo premio. Del resto si sapeva che il Black Power quest’anno avrebbe preso gli spazi che gli spettavano, e così per lo stesso film anche Lupita Nyong’o ha vinto come attrice non protagonista per il ruolo della schiava maltrattata. Almeno non abbiamo visto Jennifer Lawrence ritirare il secondo Oscar di seguito a ventitré anni. Perché invece Di Caprio aspetta ancora il primo e non l’ha spuntata nemmeno quest’anno: si sa che l’Academy preferisce ruoli sofferti, dove si perdono 40 kg e si soffre di malattie mortali…
Non è che McConaughey non meritasse l’Oscar come miglior attore, l’avrebbe meritato anche solo per i dieci minuti “Fugazi” in the Wolf of Wall Street, ma delle cinque nomination al buon vecchio Scorsese nemmeno una per fare felici i milioni di fan assatanati in attesa davanti agli schermi a casa. Perché in fondo si potevano giustificare tutti i premi tecnici a Gravity, ma qualcosa andava lasciato anche a qualcun altro: magari a Nebraska di Alexander Paine oppure a Philomena di Steven Frears. E invece Cuarón asso-piglia-tutto si è portato a casa sette Oscar: Effetti speciali, Montaggio e Missaggio audio, Fotografia e Montaggio Video, Colonna Sonora Originale e Regia.
Inoppugnabile, invece, il premio come miglior attore non protagonista a Jared Leto in Dallas Buyers Club per la superba interpretazione del transessuale Rayon: ma il suo intervento è stato sparato a salve in apertura e forse sarebbe stato più strategico un intervento posticipato. Dallas Buyers Club, poi, arriva alla terza statuetta con trucco e parrucco.

Spike Jonze, Her (2013)
Spike Jonze, Her (2013)

In barba agli U2, la migliore canzone originale è risultata Let It Go da Frozen di Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho, che, come previsto, è stato riconosciuto anche come il cartone più bello dell’anno, superando Cattivissimo Me 2 e I Croods. Il premio Sceneggiatura Originale a Spike Jonze per Her è qualcos’altro su cui essere d’accordo.
Catherine Martin è stata la miglior costumista 2014 per The Great Gatsby, pellicola che ha vinto anche per le scenografie: entrambi i premi più che meritati.
Un anno da dimenticare, sia per la noia mortale dello show che per le scelte dell’Academy, a parte le eccezioni segnalate sopra. Nella speranza che i prossimi mesi ci riservino qualche sorpresa cinematografica interessante, il countdown per gli Oscar 2015 è già ricominciato.

Federica Polidoro

http://oscar.go.com/

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.
  • andrea bruciati

    che significa idea autoesotica? grazie

    • significa proporre qualcosa di consapevolmente esotico per il mondo…il film che fece Woody Allen su Roma qualche tempo fà (bruttino) è l’altra faccia della medaglia…ma il problema è che vengono proposte solo soluzioni disilluse e ciniche e mai positive-costruttive…

    • Federica Polidoro

      Ciao Andrea, autoesotismo è un termine ereditato dal professore di Cinema Documentario, Marco Bertozzi. Con quello si intendono i cliché folkloristici con cui un popolo si autorappresenta per corrispondere agli stereotipi che il mondo esterno gli attribuisce.

  • angelov

    UN SILLOGISMO – A SILLY JOKES
    Tesi: se la Grande Bellezza ha vinto l’Oscar, vuol dire che si tratta di un film bellissimo.
    Antitesi: se la pellicola ha vinto l’Oscar, nonostante non si tratti di un buon film, allora le ragioni possono essere ricercate altrove: politiche, ideologiche, strategiche, la mano nera, etniche etc.
    Sintesi: speriamo si tratti di un buon film quindi, altrimenti il trovarsi di fronte a qualcosa che trascende tutti i giudizi, e che nessuno può essere all’altezza di giudicare, te le fa proprio girare…ma che diamine!