Krinzinger Projekte. L’arte alle donne, a Vienna

A Vienna, alla Galerie Krinzinger, inaugura una mostra dedicata a sole artiste donne. Una fra le più estese mai realizzate in Europa. La curatrice Ursula Maria Probst ha selezionato lavori di 77 artiste, analizzandone il ruolo all’interno di prestigiose collezioni private. L’abbiamo intervistata.

Katrina Daschner, Flaming Flamingos, 2011, Filmstill. Collection Alexia Stuefer. Photo: Angelika Krinzinger

Vienna, 27 marzo 2014. Nella sede distaccata della Galerie Krinzinger, la curatrice viennese Ursula Maria Probst presenta una collettiva dedicata ad artiste donne. Settantasette lavori selezionati a partire dalle raccolte di collezionisti europei di massimo rilievo. Artribune, grazie alla collaborazione della curatrice Kathrine Oberrauch, approfondisce temi e motivazioni di una delle mostre più estese mai realizzate dedicate al tema.

Potresti brevemente introdurre il percorso che si inaugura alla Galerie Krinzinger?
Call me on Sunday, approfondisce diversi argomenti, focalizzandosi sulla posizione delle artiste all’interno delle collezioni private. Il ruolo delle donne nel mondo dell’arte deve includere il superamento di ricorrenti punti di riferimento, scaturiti dall’analisi di precedenti interrelazioni socio-politiche. Tuttavia non è una coincidenza il fatto che questo tema si stia trasformando in una sorta di concentrato di atteggiamenti da scardinare, a partire, ad esempio, dagli elementi di giunzione creati dall’accostamento di 77 artiste donne provenienti da diverse generazioni, quali, fra le altre, Marina Abramović, Ida Applebroog, Tauba Auerbach, Monika Baer, Clarina Bezzola, Juliette Bonneviot, Louise Bourgeois, Ulla von Brandenburg, Johanna Calle, Beatrice Caracciolo, Naia del Castillo, Angela de la Cruz, Katrina Daschner, Tacita Dean, Aleksandra Domanović, Valie Export, Tatiana Trouvé e Sophie Whettnall.

E quanto al titolo?
Il titolo Call me on Sunday è dedicato a un’abitudine dei collezionisti di comunicare con me solo e soltanto durante la domenica. Si è rivelato essere un giorno della settimana centrale, in cui alcuni di loro mi hanno chiamata, altri hanno aperto le loro collezioni e altri ancora hanno risposto alle mail collaborando sempre di più. All’inizio Call me on Sunday suonava come una sorta di esortazione, un invito a fissare una data. Ma adesso, più in generale, si riferisce a quelle domeniche in cui le comunicazioni si sono in parte ridotte al minimo, lasciando spazio al momento in cui i collezionisti hanno trovato il tempo di indulgere nelle loro passioni, abbandonando riserve e formalità.

Ursula Maria Probst, 2014. Photo Martin Wagner
Ursula Maria Probst, 2014. Photo Martin Wagner

La Galerie Krinzinger è solita esporre lavori di artisti internazionali come Ulrike Lienbacher, Erik van Lieshout, Rosmarie Lukasser, Johnathan Mese, Bjarne Melgaard e Shintaro Miyake. Quale tipo di scopo, invece, cerca di raggiungere organizzando una mostra di lavori provenienti da collezioni private? Quali tipologie di difficoltà, di dubbi o di ostacoli hai riscontrato proponendo un progetto di questa portata?
Call me on Sunday è la seconda di una serie di progetti a lungo termine delle CCC – Curators Collectors Collaborations, iniziative attivate alla Krinzinger anni fa come una piattaforma di interconnessioni per curatori e collezionisti internazionali. I collezionisti, come protagonisti essenziali della scena dell’arte contemporanea, sono ugualmente importanti, per un corretto funzionamento degli scambi, al pari  di artisti, di proprietari di gallerie, di curatori e di critici.
Ma a quale gruppo di specialisti il termine collezionista solitamente fa riferimento? Un approccio ovvio, anche se per certi versi limitato, alla domanda è stato proposto dalla rivista americana ARTnews, pubblicando la lista dei 200 collezionisti più influenti al mondo. Un approccio differente al tema deve riflettere sulla possibilità e sulle intenzioni che sottendono alla pratica del collezionismo d’arte: logiche simili al discorso artistico, al dibattito sulle funzioni del collezionare creando sottocampi. Campi semantici, proprio come succede sulla scena dell’arte globalizzata, nella quale sono sorti incredibili mondi paralleli.
Per me, come curatrice, questa mostra rappresenta un’occasione. Ho goduto della generosità di numerosi collezionisti, che mi ha aperto incredibili spazi privati e mi ha dato la possibilità di apprendere le caratteristiche dei loro approcci individuali, dei loro canali personali per avere accesso ad una passione: l’arte. Ho scoperto che alcuni di loro sono così realmente coinvolti nella promozione dei giovani artisti, da permettergli di vivere, addirittura, sostentati.

Quali caratteristiche presenta la Collezione Finstral? 
Attraverso la Collezione Finstral e un’attiva, molto professionale, cooperazione di Kathrine Oberrauch ha preso forma il punto di partenza del progetto, offrendomi la possibilità di scoprire e presentare posizioni molto importanti di artiste donne all’interno dell’intera collettiva organizzata alla Krinzinger. Grazie a lei ho articolato alcune note essenziali, alcuni concetti chiave di Call me on Sunday riscoprendo lavori di Tacita Dean, Sophie Whettnall e Meg Stuart; pensieri e contenuti mai presentati con così tanta intensità nella città di Vienna fino ad oggi.

Valie Export, Genitalpanic, 1968, offsetprint after a photo from Peter Hassmann. Collection Walter Seidl. Photo: Angelika Krinzinger
Valie Export, Genitalpanic, 1968, offsetprint after a photo from Peter Hassmann. Collection Walter Seidl. Photo: Angelika Krinzinger

Dunque, più in generale, come e perché concepire una mostra di sole artiste donne? Quali temi questo progetto ti ha dato modo di far emergere?
Come formazione sono una storica dell’arte, ho scritto la mia tesi su Louise Bourgeois, sono stata diverse volte a New York, nel suo studio e nella sua casa, per lavorare al suo fianco. Le mie principali argomentazioni, quando lavoro a mostre istituzionali, ma anche quando lavoro a programmi di attività pubbliche legate all’arte, sono il più delle volte connesse all’approfondimento di tematiche inerenti alla femminilità. Ma anche alla relazione tra l’opera d’arte, la pratica artistica, le sue estensioni e le sue intensificazioni in determinati contesti.
Call me on Sunday passa oltre. Ispirata dalle conseguenti attitudini dei collezionisti quali Valeria Napoleone (Londra) e Alexia Stuefer (Vienna), che limitano l’accesso alle loro collezioni alle sole artiste donne, la mostra si focalizza su settantasette posizioni artistiche affermate, registrate da altrettante donne. Gli spazi espositivi della Krinzinger Projekte, inoltre, permettono una disposizione specifica delle opere, offrendo un allestimento intrinsecamente drammaturgico.

Durante gli ultimi mesi trascorsi ad analizzare lavori contemporanei femminili, quali tipi di materiali e di soggetti hai riscontrato più di frequente?
La mostra fa riferimento al leggendario percorso di Eccentric Abstraction, realizzato dalla curatrice e critica d’arte americana Lucy Lippard. Collettiva che venne inaugurata a New York nel 1966 e che ha indirizzando le ricerche visuali dell’esposizione su soggetti autonomi e forti che incarnavano la corporeità e lo stile di vita femminile. Le nostre nozioni di non-fisicità, di intimità e di identità sessuale sono radicalmente cambiate negli ultimi vent’anni, le artiste donne non devono più protestare, scendere in piazza, urlare inni e fare scioperi per destabilizzare il Potere in sé. La mia decisione di esporre solamente donne tuttavia propone una reinterpretazione delle implicazioni e dei temi post-femministi. Sculture, fotografie, dipinti, video e performance danno vita a un progetto trans-mediale, permettendo a Call me on Sunday di dispiegare un’impressionante presenza di contesti e di materiali differenti.

Secondo la tua opinione, come la crisi finanziaria ha cambiato la sensibilità delle artiste e i loro collezionisti di riferimento?
Speculazione è chiaramente la parola del momento, nella filosofia, nell’arte, nel mercato dell’arte così come, ovviamente, nella finanza. Proprio come un’operazione finanziaria, la speculazione è un processo che intende rendere il futuro controllabile. Per fare questo sono necessari calcoli algoritmici che prevedano il prezzo di possibili investimenti sulla base di dati empirici. Sotto questa forma, la speculazione risulta essere uno dei più elementari pacemaker esistenti, creati dal capitalismo d’oggi. In contrasto con la nozione di calcolo delle possibilità, l’arte gioca una controparte preponderante. Gli artisti contemporanei, anche per questo motivo, sono molto interessati a entrare in contatto con i collezionisti, le loro disponibilità e, infine, le loro scelte.
Per me, un forte motivo di stimolo intellettuale si ritrova nello stabilire connessioni tra specifiche categorie di significato e nel distinguere differenti pratiche compositive legate alla raccolta di opere, con lo scopo di comprendere meglio l’intreccio di potenziali artistici, individuali ed economici. Nelle collezioni private, i lavori hanno frequentemente un valore assegnato non solo sulla base di qualità estetiche, ma anche sulla storia individuale e compositiva retrostante. I lavori, come oggetti estetici, reagiscono direttamente a determinate richieste culturali, provvedendo ad avverare strategie ritualizzate che fanno i conti con le sfide di un mondo sempre in cambiamento.

Louise Lawler, Not Cindy, 2002-2008, Digital Cibachrome. Sammlung Gabriele Schor. Photo: Angelika Krinzinger
Louise Lawler, Not Cindy, 2002-2008, Digital Cibachrome. Sammlung Gabriele Schor. Photo: Angelika Krinzinger

Come curatrice e ricercatrice, quali sono i tuoi programmi futuri?
Come curatrice, al momento, lavoro a stretto contatto con alcune artiste e sono anche guest professor all’Università delle Belle Arti di Vienna. Sto lavorando con studenti su un progetto inerente a un percorso espositivo incentrato sulla ricchezza, sul benessere. Come artista del collettivo Female obsession, invece, sono molto occupata a sviluppare il progetto che presenterò nella prossima mostra. Percorso che inaugurerò ad aprile a Vienna, dal titolo Fünf Minuten Wegzeit.

Potresti formulare un augurio che accompagni Call me on Sunday?
Come mai prima d’ora, le artiste donne stanno raggiungendo il successo, un fatto che si riflette come un meta-fenomeno nelle collezioni che prenderanno parte alla mostra. Nonostante questo, le classifiche dell’arte internazionale sono ancora dominate da artisti uomini. Sovrapponendo e intersecando diverse linee tematiche, Call me on Sunday può così essere vista come una richiesta di approfondimento analitico non-intensificato, all’interno di pratiche sempre cangianti. Abitudini e processi di collezionisti con una chiara accentuazione del proprio desiderio d’arte fino a determinare uno stile di vita autonomo e autodeterminante.

Ginevra Bria

Vienna // fino al 31 maggio 2014
Call me on Sunday
a cura di Ursula Maria Probst
KRINZINGER PROJEKTE
Schottenfeldgasse 45
[email protected] 
www.galerie-krinzinger.at

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.