Il futuro è un MAST. Intervista con Isabella Seràgnoli

Durante la terza settimana di aprile inaugura la nuova mostra dello spazio bolognese, a cura di Urs Stahel. In mancanza, solo temporanea, di un direttore artistico, Artribune ha intervistato la riservatissima presidente di MAST, Isabella Seràgnoli.

MAST interni - photo Christian Richters

Mercoledì 23 aprile al MAST di Bologna inaugura Capitale umano, mostra con 160 fotografie che documentano il rapporto tra industria e lavoratori. L’esposizione presenta la terza selezione tratta dalla collezione della Fondazione MAST, curata da Urs Stahel e composta da opere su commissione, scatti d’artista o fotografie documentarie realizzate da 42 artisti. Tra cui Adams, Alpert, Doisneau, Evzeikhin, Goldblatt, Griffin, Hassink, Lewczyński, Mulas, Salgado, Sander e Tuggener. Artribune, nel frattempo, ha intervistato l’ideatrice nonché mecenate dello spazio bolognese, Isabella Seràgnoli.

Quando nasce l’idea di una Manifattura di Arte, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna, un progetto centrato su tecnologia, arte e innovazione che punta a integrare l’impresa all’interno del territorio?
Abbiamo iniziato a pensare a MAST più di dieci anni fa e già allora l’idea appariva coraggiosa. Ci ha guidato la convinzione che l’impresa industriale sia uno strumento di crescita in grado di creare implicitamente valore sociale oltre che economico e che sia un dovere e una responsabilità dell’imprenditore assumersi un proprio ruolo nella società, gestendo imprenditorialmente le risorse che può mettere a disposizione sul territorio e sulla comunità. Con questo spirito è stata concepita l’idea di MAST. Un centro innovativo, iniziato da un progetto di trasformazione di un’area industriale dismessa, che offre servizi avanzati per le persone che lavorano nelle nostre imprese ma che possano essere condivisi con il quartiere e la città, gestito da un ente non profit che ne coordini le attività.

Isabella Seràgnoli
Isabella Seràgnoli

Che significato ha oggi, nel sopito mondo espositivo italiano, dar vita a una nuova realtà culturale?
Il MAST si propone come centro di produzione di cultura e intende sviluppare nuove idee e creare connessioni positive. Uno degli obiettivi di MAST è promuovere un processo culturale che stimoli nelle nuove generazioni la motivazione verso la tecnologia, l’innovazione e l’imprenditorialità, sviluppando i tratti distintivi del territorio e delle imprese della Regione Emilia-Romagna attraverso percorsi esperienziali e ludici. Nella Gallery, che non è un museo d’impresa, viene rappresentata un’astrazione della tecnologia meccanica per narrare le peculiarità virtuose dell’industria meccanica, mediante cultura visuale, installazioni multimediali ed exhibits. Il percorso espositivo continua nell’area della fotografia industriale, dove immagini fotografiche, offrendo un osservatorio sull’evoluzione del lavoro, della produzione, delle architetture, del lavoratore stesso, si trasformano in latori silenti di un messaggio legato all’apprendimento e al divenire consapevoli sul lavorare.

Come dialoga l’architettura del MAST con il territorio? Quale messaggio estetico-formale portano con sé forme e morfologie del complesso?
MAST è un edificio complesso sia sotto il profilo morfologico che programmatico, una sorta di microcittà dedicata alle arti, all’innovazione e alla tecnologia, unitaria nell’immagine esterna ma articolata nei percorsi e nelle funzioni. In risposta alle diverse e complesse istanze funzionali l’edificio è stato concepito come un organismo strutturato a partire dai flussi delle persone e dalle possibili relazioni dinamiche tra le diverse attività ospitate; i numerosi servizi sono stati infatti organizzati in base a logiche di svolgimento e di collegamento capaci di innescare, esattamente come nei tessuti urbani, nuove relazioni funzionali e inaspettati modi d’uso dello spazio. Un percorso continuo che attraversa l’intero fabbricato collega tra loro tutte le attività e queste con la città, spazio pubblico per eccellenza, trasformando così il complesso in un organismo aperto alla comunità, vivo e dinamico.

MAST interni - photo Christian Richters
MAST interni – photo Christian Richters

Il primo percorso espositivo che ha inaugurato il MAST rappresenta l’evoluzione del lavoro dal Novecento a oggi, I Mondi dell’Industria, una selezione di duecento immagini dalla collezione di fotografia industriale di MAST. Quale sorta di dichiarazione di poetica si è rivelata essere questo percorso?
La fotografia fa parte del progetto culturale di MAST. La prima mostra al MAST ha portato all’attenzione del pubblico “il Lavoro”, un soggetto spesso trattato con indifferenza e quasi con distacco dal mondo della fotografia e dagli stessi fotografi. Sono state presentate le opere di 48 fotografi, iniziando la scrittura di una storia dell’industria e aprendo un dibattito a partire dal proprio patrimonio fotografico. Per decenni le foto delle fabbriche sono state trattate con totale indifferenza e non di rado venivano gettate via quando un’impresa cambiava proprietà. È solo di recente che si è cominciato a rivalutarle e recuperarle, rendendo consapevoli che è stata rimossa la testimonianza di quasi una metà del mondo, della storia, dell’universo della produzione industriale: un mondo che fornisce una chiave di lettura preziosa della nostra vita, del nostro pensiero e delle nostre attività.

E la mostra attuale?
In occasione di Arte Fiera, MAST ha inaugurato Mondi Industriali 014, la seconda esposizione sulla fotografia industriale che affronta l’evoluzione dell’industria negli ultimi 150 anni. Nata da una nuova selezione di opere della collezione della Fondazione MAST, curata da Urs Stahel, la mostra presenta 243 opere di 46 fotografi internazionali di grande notorietà come Margaret Bourke-White, Robert Doisneau, Walker Evans, Harry Gruyaert, Naoya Hatakeyama, Lewis Wickes Hine, William Eugene Smith, Walter Vogel. Con questa seconda esposizione viene data continuità alla scrittura di una storia dell’industria, ma con immagini inedite della collezione.

MAST interni - photo Christian Richters
MAST interni – photo Christian Richters

Quali proposte espositive dovranno caratterizzare gli spazi del MAST?
L’area espositiva dedicata alla fotografia industriale ospiterà diverse mostre durante il corso dell’anno sul tema del lavoro, sull’evoluzione della produzione, delle architetture e di come l’uomo si rapporta con l’ambiente in cui opera, con la chiara volontà di sostenere l’attività di ricerca sull’industria e sul valore che essa induce nella società e nel territorio, il ruolo del lavoro umano nello sviluppo economico e produttivo.

In futuro come si articolerà la programmazione artistica del MAST? Quali gli artisti che auspicabilmente potrebbero essere chiamati a collaborare?
Verranno proposte esposizioni di artisti nazionali e internazionali, sia monografiche, sia collettive, tratte dalla collezione privata della Fondazione MAST o provenienti da istituzioni o da altre collezioni private con l’obiettivo di promuovere un processo culturale di riflessione sul lavoro che sia oggetto di conoscenza e consapevolezza.

E la biennale di fotografia industriale?
La Fondazione MAST organizza la biennale di fotografia industriale in collaborazione con Les Recontres d’Arles. La prima edizione si è svolta a ottobre 2013 in occasione dell’inaugurazione di MAST, con 17 mostre in diverse sedi nel centro della città e al MAST. L’evento si ripeterà ogni due anni per condividere nel centro storico e nelle sedi istituzionali della cultura cittadina il dialogo con collezioni private e pubbliche sulla fotografia industriale.

Ginevra Bria

www.mast.org

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.