Iconostasi giordana

In visita ad Amman, non posso fare a meno di osservare gli ubiqui ritratti del re e della regina. La Giordania è una nazione pacifica, ma la coppia reale composta da Abdullah II, laureato a Washington, e dalla bellissima Rania, di origini palestinesi, ha comunque il suo bel da fare.

Rania di Giordania

Sono davvero complicati gli equilibri tra palestinesi e iracheni, i nuovi rifugiati siriani e un numero sempre maggiore di asiatici che convivono nella capitale. La presenza americana è ancora fortissima, ma ora questo stato privo di risorse riceve aiuti anche da russi e cinesi e ospita una gran quantità di servant filippini (!).
Il primo incontro con le foto dei reali lo faccio subito sul taxi che dall’aeroporto mi porta in città. Sul retro del sedile di guida, sei immagini: due della Madonna e quattro dei reali.  Per il taxista, un modo per far conoscere la sua doppia fede: in Cristo (cosa rara, visto che qui i musulmani sono il 90%) e nella Giordania. Sopra Abdullah II in divisa mimetica e basco nero, sotto a sinistra il padre Hussein bin Talal (camicia bianca, giacca e cravatta blu), al centro  di nuovo Abdullah II (camicia bianca, giacca blu e cravatta di un tono più chiaro), a destra il principe ereditario Hussein (camicia bianca, giacca blu, cravatta granata).

Abdullah II di Giordania
Abdullah II di Giordania

Anche Hussein studia a Washington, e difatti lo si ritrova spesso sulle pareti dei McDonald’s, insieme all’altro fratello, alle sorelle, al re e alla regina: in questo  caso sono tutti in abbigliamento frydway, fotografati su un divano da interno ma con uno sfondo di giardino con prato all’inglese. A essere onnipresente è comunque Abdullah II. Sulla facciata di ogni ministero o edificio o arco o porta pubblica in giacca e cravatta, sulle pareti dell’Università con una stola rossa da accademico, a Petra, sui posti biblici meta di tanti pellegrini, o tra le rovine romane (simboli dell’orgoglio giordano) in alta uniforme: casacca bianca, pantaloni neri berretto rigido e medaglie.
Come non pensare a quel che dice Hans Belting ne Il culto delle immagini ? Che qualcuno lo abbia letto anche qui? Magari le foto che li ritraggono tecnicamente non sono un granché, ma l’ufficio marketing della dinastia hashemita sa il fatto suo.

Aldo Premoli
trend forecaster
direttore di tar magazine

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #17

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Milano, Catania, New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste Belfagor di Luigi Russo e Alfabeta di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come L’Uomo Vogue, Vogue Pelle e Vogue Tessuti. Nel 2001 fonda Apstudio che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Per questa attività, oltre ai Paesi europei, sono gli Stati Uniti e la Cina le mete più frequenti dei suoi spostamenti. Nel 2013 e 2014 dirige Tar magazine, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di Huffington Post Italia, nel 2016 ha pubblicato insieme all’economista Maurizio Caserta “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato l’Associazione che porta lo stesso nome.