C’era un cinese all’Armory Show. Al via la prima artweek newyorchese

L’Estremo Oriente, in quel di New York, non è confinato nei limiti sempre più debordanti di Chinatown. Anzi. Tra simposi, focus e la partecipazione di Xu Chen si annuncia protagonista assoluto dell’Armory Show 2014: ecco gli appuntamenti, decisamente esotici, dell’imminente art-week nella Grande Mela.

Folla all'Armory Show 2013

Dio ci scampi dall’affermare che sono in ritardo, fuori tempo massimo; che saranno anche saliti su un treno buono: ma agganciandosi al predellino, lontano dalle carrozze di prima classe. Fa ad ogni modo un po’ specie vedere come oggi – solo oggi – l’Armory Show decida in maniera profonda e massiccia di guardare cosa succede dall’altra parte del mondo. Ai nastri di partenza l’edizione 2014 della fiera newyorchese che, con i suoi 101 anni di storia, vanta record di longevità difficilmente avvicinabili; e che sceglie per questo giro di giostra di concentrarsi sulla scena cinese. Lo fa con un simposio che vede tra i suoi protagonisti gente come Hans Ulrich Obrist e il direttore della K11 Art Foundation di Hong Kong Adrian Cheng; lo rifà con il focus curato, in fiera, dal direttore dell’Ullens Center di Pechino, Philip Tinari, e lo ribadisce con la scelta di Xu Zhen come artista invitato a lavorare site specific negli spazi del Pier 94. Quello dove trovano posto le gallerie che guardano al contemporaneo, là dove il molo 92 viene invece riservato al moderno: per un numero complessivo di espositori che si assesta attorno alle consolidate duecento unità.
Come vuole la tradizione, l’Armory scatena la frenesia di fiere accessorie e collaterali, eventi, appuntamenti vari ed eventuali. Partendo dal solito party inaugurale ufficiale accolto al MoMA (quest’anno con live performance di Dev Hynes, il nuovo talento del folk-pop, già autore per i Chemical Brothers) e arrivando alle installazioni di Ben Tritt a Bryant Park; passando per le equivalenti locali delle notti bianche dell’arte che propongono inediti tour by bight a SoHo e nei distretti di Bushwick e Ridgewood.
Stesso indirizzo ma location rinnovata per Scope, che resta nei locali della Moynihan Station ma sceglie di occupare la Main Hall di quello che un tempo fu ufficio postale. Sessanta le gallerie invitate (tra le novità Peres Project) per la 14esima edizione newyorchese di una fiera giramondo che, forte degli appuntamenti annuali a Basilea, Miami, Londra e agli Hamptons, si appresta a festeggiare il suo milionesimo visitatore. E che lancia, insieme allo sponsor BucketFeet, il contest che vede oltre quaranta artisti competere per disegnare la nuova livrea del celebre marchio di sneaker.

Armory Show, New York 1913
Armory Show, New York 1913

Per un incontro ravvicinato con i boss del mercato a stelle e strisce è imprescindibile una puntata al 643 di Park Avenue: sono oltre settanta, da Marian Goodman a David Zwirner, i galleristi che partecipano alla 26esima edizione di Art Show, vetrina autarchica esclusivamente riservata ai dealer locali; taglio squisitamente newyorchese, ma più indie, anche per il terzo anno di Spring/Break Art Show. Si rinnova l’appuntamento con la freschissima fiera che in venti aule di una vecchia scuola di NoLiTa elude la presenza dei galleristi per presentare peer to peer il lavoro di artisti e curatori di tendenza: passando dalle veterane Eve Sussman e Marlene Dumas a firme di ultima generazione, per un programma che quest’anno indugia sulla dicotomia Public Private. Con un progetto curatoriale a suggerire riflessioni intriganti, sospeso com’è tra Oscar Wilde e la poetica dei selfie.
In tema di eccentricità si distingue, ovviamente, anche la Fountain Art Fair, che l’Economist definisce “the way an art fair should be”: eclettica per definizione, controcorrente, dedicata a gallerie di ricerca spinta e outsider dell’arte. Quest’anno, chissà quanto ingenuamente e quanto invece in implicita risposta alla “cinese” Armory, con uno spiccato aroma speziato, garantito dalla partecipazione di diversi operatori coreani, indiani e giapponesi.

The Italian Futurism 1909-1944, Guggenheim Museum, New York (courtesy Solomon R. Guggenheim Foundation, New York)
The Italian Futurism 1909-1944, Guggenheim Museum, New York (courtesy Solomon R. Guggenheim Foundation, New York)

Compie cinque anni e torna alle origini la ben più seriosa Independent, che dopo il trasloco dell’edizione passata ritrova l’originaria sede nel cuore di Chelsea: una cinquantina le gallerie ospiti della fiera “scenografata” da Andrew Feuerstein e Bret Quagliara; non scherza nemmeno Volta, la solo show fair a SoHo, che tra gli eventi clou di quest’edizione vede le perfomance di Wilmer Wilson IV e Pamela Council.
Il Waterfront Tunnel, a Chelsea, torna a ospitare Moving Image, fiera che guarda in via esclusiva al mondo della videoarte; curiosità, nel quartiere da sempre più artistico della città, per la Clio Art Fair: una trentina gli artisti che non hanno esclusive con gallerie della città (tra loro il nostro Alessandro Del Pero, ma pure un certo Vito Acconci) chiamati a presentare progetti che sfuggono alle gabbie della mostra tradizionale e si articolano secondo schemi più ricchi e complessi.
Quanto alle mostre in città, una è la mostra assolutamente da non perdere: quella sul Futurismo al Guggenheim. Per tutto il resto, rimandiamo ai New York updates.

Francesco Sala

http://www.thearmoryshow.com/

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.