Poltrona Frau. L’ennesima azienda italiana che non è più tale

Aveva appena celebrato il suo centenario, lo storico marchio del design Poltrona Frau, ed è passato in mano agli americani. L’ennesima vicenda di un’azienda del nostro Paese che cambia nazionalità.

Ginger - prod. Poltrona Frau - design Roberto Lazzeroni

Poltrona Frau, azienda marchigiana fondata nel 1912, era uno dei nomi cardine del rinomato made in Italy, tanto che la notizia della recente acquisizione lascia ancora increduli. Giusto in occasione dei festeggiamenti per i cent’anni dalla nascita, Luca Cordero di Montezemolo aveva dichiarato a gran voce, senza nascondere un certo vanto, che “il made in Italy è tutto” e che Poltrona Frau rappresenta il bello del design italiano. Doveva crederlo veramente, visto che ha aspettato pressoché un anno per liquidare il 51,3% per circa 213 milioni di euro.
Poltrona Frau, nel suo lungo percorso aziendale, oltre ad aver prodotto poltrone e imbottiti che sono diventati icone del design, oltre ad aver vinto premi e compassi d’oro, oltre ad aver collezionato collaborazioni con i più importanti maestri del design italiano, ad essersi spinta nel campo dell’automotive, aveva recentemente acquisito altri due celebri marchi.
Aveva cominciato nel 2001 con l’acquisizione della Gebrueder Thonet di Vienna, proseguito nel 2004 con un nome anche più grande del suo come Cappellini e chiuso il cerchio nel 2005 con Cassina, fino a formare un solido gruppo, una potenza nel campo del furniture praticamente imbattibile: Poltrona Frau Group. Nel 2006, infatti, Poltrona Frau e gli altri brand del gruppo venivano quotati in borsa.

Lancia Musa con allestimento Poltrona Frau
Lancia Musa con allestimento Poltrona Frau

Ma tutto questo ormai farà parte della storia italiana dell’azienda, perché Charme ha appena lasciato il comando all’americana Haworth. Il presidente di Poltrona Frau, Franco Moschini, ha dichiarato: “Questa operazione è la realizzazione di un grande sogno iniziato dal 2003 con il fondo Charme, ossia la creazione del più importante polo mondiale dell’arredamento di lusso e questo porterà grandi benefici allo sviluppo internazionale del gruppo e alla conseguente crescita dei nostri siti produttivi”.
Previsioni ottimistiche che di rimbalzo creano qualche scetticismo. Che destino spetterà agli stabilimenti di Tolentino e agli artigiani italiani? Che fine farà la garanzia di qualità di cui andiamo tanto fieri quando dichiariamo che è un prodotto made in Italy? Sono molti gli interrogativi per ora senza risposta. Ci avviciniamo al consueto appuntamento del Salone milanese con un po’ di inquietudine in più. Non dobbiamo più semplicemente temere che Milano possa perdere lo scettro di capitale del design, ma che l’Italia svenda a cuor leggero il proprio made in Italy.

Valia Barriello

www.poltronafrau.com

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.