L’Italia vista dagli States. Secondo Bruce Helander

A colloquio con l’artista e critico d’arte americano Bruce Helander, assiduo contributor per The Huffington Post, presente nelle collezioni del Guggenheim, del Whitney e del Met. Alla domanda “Chi sono, oggi, gli artisti più importanti al mondo?”, compare soltanto un nome italiano.

Bruce Helander e Robert Rauschenberg, courtesy l'artista

Sei mai entrato in contatto con la realtà del mondo dell’arte italiano?
In verità ciò che so dell’arte contemporanea italiana è correlato alle immagini che ho ricevuto da alcuni artisti quando ero caporedattore dell’Art Economist due anni fa. Trascorro gran parte del mio tempo libero a scoprire nuovi talenti a Manhattan e Los Angeles, oppure alle fiere d’arte come Art Basel Miami Beach. Ogni tanto scopro un nuovo artista e gli dedico una mostra in qualche città sconosciuta.
Dalla scena italiana mi aspetto sempre qualcosa che sia “tipicamente” italiano, ma che si possa considerare “forte” da un punto di vista critico. Cerco lo shock della novità e mi sento appagato quando qualcosa di assolutamente creativo e imprevedibile si materializza dall’oggi al domani. Insomma, la portata deve essere servita ben cotta, come nel caso dell’artista Gabriele Picco. Di lui mi è rimasta impressa, con piacere, una scultura a forma d’insetto (elemento artificiale) appoggiata sopra una mela gialla (naturale). Se ben ricordo, lo stesso artista qualche tempo fa aveva creato dei dipinti e una o due sculture che mostravano un personaggio dei cartoni animati colto nell’atto di piangere, con lacrime enormi che scendevano fino al pavimento. Mi piace l’esagerazione che tende al ridicolo, soprattutto quando è resa bene.

E del contesto cosa pensi?
Un vantaggio che hanno gli artisti italiani è il fatto di essere circondati, quasi ovunque, dalle bellezze artistiche più suggestive. Mi sorprende il fatto che, nonostante una tale fortuna, ci siano pochi artisti italiani considerati rilevanti sulla scena internazionale. Ad ogni modo amo la grande pittura, non amo le arti performative, m’intrigano i set e le scenografie di Luigi Presicce. Sono, fra le altre cose, un avido collezionista, molto esigente nella selezione delle opere. Dunque, Gianni Caravaggio: parliamone. Le sue sculture sono pervase dalla medesima tensione che influenzò le opere di Cy Twombly durante la sua permanenza a Roma. Francesco Simeti riesce a trasfigurare gli elementi di un immaginario vintage in qualcosa di straordinario. Le composizioni fluorescenti di Daniele Girardi, che sembrano evocare insetti combinati fra loro su di una piattaforma astratta o espressionista raccontano di certo qualcosa: io scommetterei su di lui. Ma non fate riferimento al range limitato delle mie scelte, poiché evidentemente il talento non scarseggia nel vostro Paese.

Bruce Helander, catalogo, Peter Marcelle Gallery, courtesy l'artista
Bruce Helander, catalogo, Peter Marcelle Gallery, courtesy l’artista

Cosa pensano gli americani dell’Italia?
Per gli americani “Italia” vuol dire arte antica, soprattutto greca e romana. Gli Indiani d’America ancora giocavano con le frecce quando gl’italiani erigevano cattedrali e commissionavano dipinti a Leonardo Da Vinci.

Hai riscontrato un divario concernente la sensibilità estetica in generale?
Poche, impercettibili differenze.

Oltre che artista, sei un critico d’arte affermato. Occuparsi di critica dell’arte negli Stati Uniti è diverso? Il ruolo intellettuale del critico d’arte è secondario rispetto a un eventuale guadagno?
A tale proposito, mi reputo fortunato. Ho cominciato ad analizzare opere d’arte molto presto, ovvero quando mi sono laureato alla Rhode Island School of Design. Cerco di esercitare il mio ruolo in modo costruttivo, evitando le critiche negative. Di recente sono stato invitato dal Guggenheim per scrivere una recensione su una delle ultime mostre di Christopher Wool: il risultato è stato una recensione convincente ma controversa, che ha registrato oltre un milione di visualizzazioni. Un approccio quantomeno intellettuale alla scrittura è una questione di responsabilità verso i lettori. L’Huffington Post mi paga in noccioline, quindi non lo faccio sicuramente per guadagnare. Per me è inebriante riuscire nella creazione artistica e, al contempo, avere la possibilità di commentare le opere altrui.

Chi sono, oggi, gli artisti più importanti al mondo? E a quali gallerie dovremmo dare un’occhiata?
Tony Cragg, Brice Marden, Richard Prince, Maurizio Cattelan, Marlene Dumas, Mark Tansey, Anselm Kiefer, Jenny Saville, George Condo e Albert Oehlen, per nominarne alcuni. La migliore galleria al mondo è Gagosian.

Copertina del libro Learning To See di Bruce Helander, courtesy l'autore
Copertina del libro Learning To See di Bruce Helander, courtesy l’autore

Il mercato dell’arte, in Italia, è morto di una lenta morte del livello qualitativo sia della domanda che della produzione artistica?
Perché, esiste un mercato dell’arte italiano? Il gusto generale è cambiato a causa della divinizzazione dell’artista famoso con accezione pop,una particolare tipologia di artista che produce inquietudine. Per il resto, l’arte poetica non è in conflitto con l’arte commerciale, non è questo il punto: l’arte commerciale perde valore, nel senso di “arte”, proprio quando riesce, suo malgrado, a farsi strada nel circuito di vendita e attecchisce come un’erbaccia, un virus letale.

Consigli per giovani artisti, critici d’arte, curatori e galleristi?
Sintonizzatevi col vostro spirito creativo e non vi preoccupate delle vendite. Robert Rauschenberg una volta mi ha detto, durante una conversazione tenutasi nel suo studio a Captiva Island, che niente può sostituire il duro lavoro (e lui era un workaholic, ossessionato dal lavoro), per cementare il percorso di una vita. I critici d’arte dovrebbero diventare prima artisti. Non credo si possa capire l’arte senza saper “fare” arte (tranne Henry Geldzahler: lui se lo poteva permettere). Anche galleristi e curatori dovrebbero diventare prima artisti, sulla scia di Betty Parsons, artista e art dealer molto stimata per aver capito la differenza fra arte decorativa e arte intellettuale.

Esiste qualcosa al di fuori del continente americano?
Certo, ma le più importanti gallerie sono a Chelsea, un alveare pieno di api e grondante di miele supportato dai media e anche da collezionisti seri. Chi vuole fare l’attore, deve andare a Hollywood. Un artista merita di ampliare il proprio ventaglio di opportunità nel posto giusto al momento giusto e.. imparare a truccare le carte prima di puntare: sapete bene a cosa mi riferisco.

Deianira Tolema

www.huffingtonpost.com/bruce-helander

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Deianira Tolema
Deianira Tolema è nata a Salerno nel 1988. Scrittrice professionista e amante del disegno e della pittura, dal 2007 ha iniziato a pubblicare poesie e racconti, a seguire corsi di arte e partecipare a eventi, concorsi, mostre collettive; a partire dal 2011 si è dedicata all’arte in modo più indiretto, con sguardo critico, mediante la collaborazione con diverse riviste di arte contemporanea italiane (dal 2013 anche americane). Dal 2012 il suo percorso è diventato più specifico, vertendo su letteratura e critica dell’arte attraverso l’elaborazione di cataloghi, brochure, testi per siti web e la traduzione di articoli e libri per artisti e professionisti del settore. Oggi vive fra Italia e Stati Uniti e lavora, su commissione, come autrice, copywriter, giornalista, critico d’arte, traduttrice.