Arte pubblica d’antan

Le città italiane – al di fuori dei centri storici – rimangono chiuse a interventi di forte impegno culturale che ne modifichino la tetra e tradizionale natura di “dormitori urbani”. Perché questa resistenza al digitale? L’opinione di Lorenzo Taiuti.

Art is Open Source

In un incontro al Macro di Roma fra varie associazioni che lavorano sulla Public Art si sono confrontate idee interessanti che si sviluppano però con fatica estrema: il Parco d’Arte Mobile di Corviale, un Graffiti Festival a Bologna, un Progetto Diogene a Torino che ha come sede un tram parcheggiato in periferia e molti altri ancora.
Le iniziative sono sparse fra Roma e il Nord e recuperano l’impegno semplice, diretto e generoso dell’animazione culturale degli Anni Settanta (Passatore, Scabia e tanti altri), passando da un’arte relazionale a un’arte partecipativa. Target: trasforma la città in una rete relazionale. Stranamente i linguaggi della comunicazione per eccellenza utilizzati nell’arte digitale sono quasi assenti. Siamo all’elettricità della manifestazione di Torino Luci d’artista, ma non si fa uso di tecnologie più complesse. Pure vi sono molteplici esempi di uso del digitale in tutto l’Occidente: si va dall’uso di schermi giganteschi o megaproiezioni nelle piazze alle strategie di relazione e contatto a distanza via Internet, utilizzando i diversi strumenti possibili per trasmettere e ricevere.

Knowbotic Research
Knowbotic Research

Ma i progetti non mancano, molte sono le idee che circolano in campo digitale anche in Italia. Il duo Art is Open Source (Salvatore Iaconesi e Oriana Persico) lavora su Metafilosofie delle città, progetto complesso che vuole coinvolgere personaggi della cultura e dell’arte, ascoltare il brusio delle comunicazioni dei social network e raccogliere dati e giudizi, attingere alle grandi quantità d’informazioni che circolano nelle reti digitali. Ma la lista è lunga: in un progetto inglese il GPS era utilizzato per seguire i movimenti di attori nella città, componendo movimenti teatrali a livello urbano. Altri gruppi come i Knowbotic Research misurano i flussi economici fra città e città utilizzando poi i flussi per trasformarli in segno e suono. L’uso delle proiezioni in mapping cambia il rapporto con la città di notte, con le forme dell’architettura e oggi vengono utilizzati da vj come Vj Miko (aka Michele Cirulli), che al centro sociale Intifada di Roma organizza notti di linguaggi digitali, live media e mapping.
Le dinamiche del digitale sono particolarmente adatte a una rimessa in discussione dello spazio cittadino, per riempire il vuoto urbano che circonda il nucleo storico. Quando se ne accorgeranno coloro che della città si occupano?

Lorenzo Taiuti
critico di arte e media
docente di architettura – università la sapienza di roma

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #17

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).