Tutti incatenati

Il conflitto è diventato qualcosa di maleducato, che nessuno vuole veramente. Perché ormai siamo giunti quasi al compimento dell’innesto mediatico di idee che provengono da altrove. E siamo noi stessi a erodere le conquiste ottenute lungo decenni.

Christopher Nolan, Inception (2011)

… la dimensione del nostro disagio era
la dimensione delle nostre energie.
John Steinbeck, Missione compiuta
(Bombs Away, 1942)

Che regno tragico è questo, rifletté. Coloro che vivono qui sono prigionieri, e la vera tragedia è che non lo sanno; credono di essere liberi perché non sono mai stati liberi e non sanno cosa significhi. Questa è una prigione, e pochi uomini lo hanno intuito. Ma io so, si disse. Perché sono qui per questo. Per abbattere le mura, per svellere i cancelli di metallo, per spezzare ogni catena. […] Non sanno chi servono. È questo il nucleo della loro disgrazia: servire sbagliando, servire la cosa non giusta. Sono come avvelenati dal metallo, pensò. Il metallo che li tiene confinati e il metallo nel loro sangue; questo è un mondo di metallo” (Philip K. Dick, Divina invasione, in Trilogia di Valis, Fanucci 2011, pp. 359-360).
Tutti incatenati: schiavi delle proprie vite, convinti di rientrare alla fine – in fondo – nell’1% dei privilegiati. Incatenati ai loro piccoli privilegi, alla simulazione di esistenza agiata che è stata programmata per loro dalle generazioni precedenti. I loro padri vivono nell’incoscienza; essi vivono nell’incoscienza; nell’incoscienza vivranno (presumibilmente) i loro figli.

Occupy
Occupy

Ciò che ha cominciato a succedere più di trent’anni fa sta ancora accadendo: il processo storico sta ancora accadendo, si svolge, si aggancia – determinando la realtà, trasformandola. Cambiandone l’aspetto e la sostanza.
I diritti acquisiti in un secolo vengono liquidati e messi all’asta in un tempo velocissimo, ladresco, frettoloso. E questo accade nell’incoscienza generale, anzi col consenso e l’approvazione dei derubati: un intero dispositivo mediatico e informativo si incarica quotidianamente di ricostruire e perfezionare l’illusione. La gente pensa idee non proprie, “innestate”: la più grande forma di potere è quella di “innestare” l’idea nei cervelli, e farla crescere autonomamente. Come dice Dom Cobb nella scena iniziale di Inception (Christopher Nolan 2010): “Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale?… Un’idea. Resistente, altamente contagiosa. Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla”.
L’analisi e la correlazione di eventi e interpretazioni recedono: sono indietro anni-luce, scomparsi nella nebbia. Sconosciuti, reputati meno di zero. Svalutati. Così, più o meno tutti fanno finta di confrontare i rispettivi punti di vista perché è conveniente e educato fare in questo modo, ma sanno benissimo che il punto di vista è uno e uno soltanto; non possono esistere punti di vista differenti e distinti perché ciò genererebbe istantaneamente una qualche forma anche rudimentale e primitiva di conflitto intellettuale e culturale e questo non è conveniente educato. (Come si fa, infatti, dal momento che stiamo tutti lavorando alacremente alla rimozione, all’eradicazione di ogni forma di conflitto?)

Scontri fra operai e polizia in Corea del Sud
Scontri fra operai e polizia in Corea del Sud

Il codice è il medesimo per tutti, le idee non solo condivise ma proprio le stesse, e in questa maniera il compitino viene svolto efficacemente. Con piena soddisfazione. Perché il compitino vale e conta, il compitino ti fa rimanere in posizione (mai retrocedere, mai nemmeno deviare, per carità). E soprattutto, il compitino ti rende quello che sei, conforme a ciò che sai e alla tua identità fissa, immobile. Il compitino è una costante conferma: niente come il compitino ti difende da ciò che non sai e che potresti scoprire, da ciò che potrebbe mettere in discussione te, gli altri e tutto il castello di pericolose sciocchezze su cui si fonda la – presunta – percezione della realtà in movimento.
“’Il potere del male’ continuò Emmanuel ‘è la cessazione della realtà. E il lento dissolvimento di tutto ciò che è sino a trasformarsi […] in un fantasma” (Divina invasione, cit. pp. 373-374).

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • collettivo Marianna

    L’incompetenza si manifesta con l’uso di troppe parole. E.Pound
    … di altri, aggiungiamo noi :)

    • missy7

      queste sono parole sante

  • Ok, quindi? Queste riflessioni sono giuste, ma una critica, per quanto puntuale, serve oggi a ben poco. Tutti sappiamo cosa succede, ma nessuno lavora su i modi per reagire. L’arte sarebbe una grande opportunità per allenarsi ai modi. Ma vediamo solo elaborazioni di immaginari vintage e artisti che vogliono essere Cattelan.

    Ricostruire il senso delle opere e dei luoghi, significa ricostruire l’Italia e il nostro presente. Forse ricostruire una generazione.

    Personalmente da 5 anni non faccio il compitino,ma cerco di dialogare con un sistema sordo e apatico. Perché penso che un sistema ci sará sempre e che sia assolutamente necessario.

    • Plateaincerta

      @ Antonio Marras…..lasci che sia il tempo a portare un giudizio perché quello sarà certamente più valido del suo o del mio dati in modo affrettato oggi.
      Il problema è che tutti volgono essere storicizzati subito!!!!

  • Oreste

    Il compitino, le idee radicali, il radicalismo per i propri diritti acquisiti poco hanno a che fare con l’Arte e con il suo aspetto socio-culturale. Eraclito …è nei cambiamenti che si trova lo scopo nel lavoro – così è nel FARE che si concretizzano le proprie idee innovative.

  • Giulia

    Lo spirito critico è essenziale per analizzare a fondo la situazione, ma poi occorre immaginare nuove alternative e adoperarsi per farle emergere.

    La forza della fantascienza consiste nella duplice azione di analisi della realtà attraverso potenti metafore e nella costruzione di nuovi scenari, non dimentichiamolo.

    Non si possono costruire nuovi mondi se prima non li si immagina. E questo vale per ogni aspetto della vita.

  • ok mi sembra di capire che siamo tutti d’accordo che dalle parole bisogna passare ai fatti. Ma allora perchè non ci proviamo insieme. Quindi un primo step importante è “fare gruppo”, altrimenti ognuno lavora sul suo blog/rivista/ecc. ma rimangono voci di scarso peso, con poca influenza. Ora se siamo d’accordo anche su questo sarebbe il caso di pensare ad un modo per rendere concreto questo gruppo definendo:
    – i partecipanti (coinvolgendo anche persone di sistema se d’accordo sui principi di cui al punto successivo);
    – i principi fondamentali su cui c’è accordo tra i partecipanti (una specie di statuto societario);
    – le strategie (canali tramite cui mostrare il suo operato: blog, presenze presso le principali exhibition e accademie, articoli/interventi su riviste/blog, pubblicità…).
    Lo so sembra la costituzione di un’azienda, ma il sistema attuale è fondato sull’azienda e si vuole affrontarlo bisogna farlo sullo stesso suo piano.
    Ognuno dovrebbe sforzarsi a “pensare insieme”. Non penso ci siano altre vie d’uscita da questa situazione, ma sono aperto ad altre soluzioni, che siano concrete però.

  • Pneumatici michelin

    Coda ha pefettamente ragione: perché il conflitto
    emerga bisogna darsi un minimo di struttura e di
    organizzazione, bisogna cominciare a riunire i cani
    sciolti.

  • Angelov

    Si sta vivendo in Europa il più lungo periodo di non belligeranza della sua storia; è quindi prevedibile che per una pace così lunga, ci sia anche un prezzo da pagare; perciò, se si è fatta una scelta, non ha molto senso poi, in un secondo tempo, dimenticare le ragioni importanti, e lasciarsi andare in elucubrazioni che, se pur valide esteticamente…

  • Giulia

    Mi sembra prematuro parlare di creare una struttura senza che i membri si conoscano. Secondo me sarebbe più opportuno cercare prima possibilità di incontro e confronto reali e non solo virtuali.

  • vista l’ampia adesione alla mia proposta… direi che non vedo alternative alla situazione attuale, visto che sembra che nessuno voglia “fare”. ok, allora continuiamo a parlare…

  • Caro Coda, scusa, non avevvo visto la tua proposta.

    Quello che proponi è quello che cercano di fare tutti nella realtà. Guarda Gian Maria Tosatti, ma prima di lui molti altri, Francesconi, gli alunni di garutti, Boisi..ecc ecc:

    Tosatti:

    grande passione

    grande generosità e sacrificio

    gusto della vita (le sue cenette sullo skyline di Napoli)

    una residenza a New York

    e poi tanti amici per fare TALK e con cui ha coinvolto tanti artisti storici, per far sì che anche i giovani diventassero importanti e storici.

    ha curato mostre, organizzato talk, scritto articoli pieni di citazioni e nozioni importanti (cerca di vestire ogni ruolo del sistema in modo nascosto per poi proporre la sua arte)

    è diventato amico (penso anche sinceramente) di alcuni giornalisti di Artribune…

    Ed ecco che ogni cosa che fà diventa la migliore e lui è stato nominato “miglior giovane artista” da Artribune….

    Questo viene fatto da sempre: lavorare sulle PR e proporre un buono standard. Anche se la mostra napoletana di Tosatti era pesantemente insufficente e totalmente scollata con i propositi e gli effetti reali. Ma NON IMPORTA! Anche questa è l’italia, e ha voglia Caliandro a scrivere i suoi articoli apocalittici e poi appoggiare queste operazioni.

    Basta che Helga Marsala o Giacomelli dicano che Tosatti è un grande e tutto è OK. Ieri c’era Politi che faceva questa cosa con più eleganza…domani ci saranno altri….

    QUINDI????

    L’unica soluzione è stimolare senso critico VERO e stimolare la formazione di un pubblico VERO.

    Ecco che una CRITICA e un PUBBLICO VERI possono dire che Tosatti è un bravo ragazzo ed è anche generoso, ma rispetto all’arte è un criceto che gira nella sua ruota. Ma questo NON per colpa sua, ma per un contesto critico e formativo pesantemente inadeguati.

    Personalmente cerco di stimolare la critica e partecipo concretamente alla formazione di un corso che avviene tra la gente. Ma per non farlo da semplice blogger amatoriale servono fondi, serve denaro.

  • Caro CoDa: perché scoraggiarsi così presto? Hai un’idea e l’hai ritenuta buona, altrimenti non l’avresti esposta pubblicamente, e allora incomincia a svilupparla ad enunciarne i presupposti minimi ad esempio iniziando a proporre alcuni di quei “principi fondamentali su cui c’è accordo tra i partecipanti (una specie di statuto societario);” .
    Senza questo penso sia davvero impossibile far partire l’idea!
    Soprattutto se ci credi non mollare così presto. Per parlare di due fatti di cui ha parlato Artribune e quindi nė distanti né “storici” : Gian Maria Tosatti ha avuto un’idea ci ha creduto e tutti noi ne stiamo vedendo e seguendo la realizzazione e gli sviluppi e, almeno così è per me, con molto interesse. Più o meno due anni fa Alessandro Bulgini ha avuto un’idea, ci ha creduto ed è nato B.A.R.L.U.I.G.I. In Barriera di Milano a Torino, oggi i B.A.R.L.U.I.G.I. sono undici in Italia e nel mondo e son certo che continueranno a moltiplicarsi.
    Se entrambi si fossero scoraggiati il giorno stesso in cui hanno avuto l’idea non sarebbe accaduto nulla!
    Allora, avanti! Aspettiamo il prossimo tuo passo. :)

  • Non volevo certo essere innovativo, però non vedo alternative a questo continuo bla, bla bla… che facciamo da alcuni anni. Il punto è che, oltre alle PR che comunque sono una condizione necessaria, è fondamentale sviluppare meglio la condizione sufficiente (che penso manchi in Tosatti): un intenso approfondimento dei lavori che vediamo in giro volto a definire un ruolo dell’arte che noi riteniamo importante. Ma questo lavoro che ognuno già fa per conto suo, finisce per perdersi nel dialogo generale. Visto che invece mi sembra di scorgere alcuni punti in comune, potremmo lavorare su questi come prima cosa (il fiume principale) e poi ognuno se vuole definisce la sua via come vuole (ma all’interno dei criteri sopra stabiliti, come un affluente del corso primario).
    Perchè non iniziamo a definire alcuni punti chiave su cui in più persone siamo d’accordo e sulla base di questi punti giudicare le opere esistenti confrontandole con quelle che proporremmo noi? una volta compiuto questo passo, dovremmo raccogliere adesioni e poi, a seconda del gruppo che si forma, definire le strategie

  • lgg

    Molto bene CoDa : “Perchè non iniziamo a definire alcuni punti chiave su cui in più persone siamo d’accordo e sulla base di questi punti giudicare le opere esistenti confrontandole con quelle che proporremmo noi? ” giusto! Mi pare che si debba incominciare proprio da qui … ma, dato che è tua l’idea, mi pare anche corretto che sia tu a dover proporre almeno i punti chiave che tu consideri irrinunciabili.

  • Caro Coda,

    come dice giustamente Gerini, FALLO!

    Oggi tutti possono fare tutto: in dieci secondi fai una pagina Facebook ed ecco che hai un nuovo progetto…Tosatti, Bulgini, nè è pieno il mondo. Tutti oggi FANNO e PROGETTANO, quelli più menageriali parlano di START UP….

    A mio parere il punto è rimanere immobili e NON FARE.

    Prima stimolare e sviluppare senso critico verso tutta questa sovraproduzione di progetti. Davanti a questo l’artista oggi dovrebbe ritrarsi….gli esperti e gli addetti ai lavori di Artribune NON te lo diranno mai…perchè hanno sempre bisogno di Nuovi Tosatti per giustificare tutto il contorno: la rivista, la pubblicità, i talks, i comunicati stampa, ecc ecc….

    Alla fine la finalità è FARE in modo diverso, in modo ecologico.

    • lgg

      Caro wh, non mi pare che CoDa intenda produrre un nuovo lavoro, un nuovo progetto e non mi pare quindi che la sua idea possa incorrere nel tuo (parzialmente condivisibile) ostracismo verso l’eccesso di produzione artistica .
      Ma c’è qualche cos’altro che vorrei chiederti
      Tu dici “A mio parere il punto è rimanere immobili e NON FARE.” però mi pare che, a parte il dirlo agli altri, tu non lo pratichi affatto e che il tuo blog sia pieno dei tuoi progetti di cui hai puntualmente trovato modo di dar notizia anche in questo commentario… e allora? Non capisco, Il “non fare” vale solo per gli altri??

  • @wh: come ben sai, io sto già facendo tramite il mio blog e penso anche di farlo in modo “ecologico” come dici tu (già questo potrebbe essere un punto chiave in comune del ns “statuto”). La mia proposta nasceva dal fatto che tutti parlano parlano (Caliandro, Giacomelli…)ma non agiscono e il fatto che non rispondano alla mia proposta è un segno importante (successe lo stesso qualche anno fa anche con Sacco). È un problema generale: che differenza c’è tra Caliandro e Letta? Tante belle parole e intanto il paese sta morendo. Il tuo inno al “non fare” – che come ho detto sopra lo metto in pratica con le proposte “minime” del mio blog- andrebbe riletto come “non parlare”. O anche in un “fare il minimo possible” altrimenti cadi a fronte della giusta osservazione finale di lgg.
    @gerini: i punti chiave che proporrei sono:
    1) l’arte non è “difficile” per cui chiunque parli di arte deve utilizzare termini semplici, comprensibili a tutti. Chi ascolta, guarda un lavoro artistico (lo spettatore ) non deve aver paura di fare domande semplici (ricordate toni servillo nella grande bellezza quando chiede all’artista ripetutamente “ma che cos’è questa vibrazione?).
    2) l’arte è come tante altre discipline (fisica, economia…) un modo per conoscere e vivere meglio il mondo in cui viviamo tutti i giorni. Si differenzia da queste per il suo approccio che non puó basarsi solo su elementi logico-verbali ma deve coinvolgere intensamente i sensi (se non fosse così basterebbe scrivere quello che si vuole dire).
    3) i musei, le gallerie non sono elementi fondamentali per l’esistenza dell’arte. Essa deve poter esistere anche senza di questi. Uno degli insegnamenti di Duchamp è questo: state attenti ai musei che possono diventare loro gli artisti in quanto possono trasformare una ruota di bicicletta in un’opera (fuori dal museo la ruota rimane solo una ruota). L’arte si deve confrontare con il mondo.
    Ho buttato giù tre punti riguardanti gli elementi chiave del processo artistico (artista, spettatore/critico, istituzioni). Penso che per ora basti come punto di partenza. Vedetela come una bozza e ora tocca a voi proseguire. Una volta definiti i punti andrebbero definite le strategie. Mi piace l’idea della start up anche se, visto l’approccio del fare minimo, potremmo chiamarla una “stART down”.

  • lgg

    Direi che i tre punti sono condivisibili, almeno lo sono per me.
    Aggiungerei forse :

    “La pratica dell’arte e’ onesta perché risponde ad una sincera esigenza, pubblica perché comunicazione e condivisione, gratuita perché non sollecita remunerazione”

    “L’opera d’arte non e’ mai oggetto”

    Vediamo se arrivano altri contributi. ;) :)

  • I progetti del blog nascono da una forma di ECOLOGIA del NON FARE. Tutti fanno e tutti partecipano ad una sovraproduzione caotica, dove neanche la redazione di una rivista specializzata sa argomentare le scelte. Per tanto i progetti avvengono dall’immobilità, e gestiscono la distanza dall’ennesimo spazio deputato. Sono anche una parodia del sistema reale.

    Ma prima dei progetti c’è lo stimolo ad un senso critico, per fare le differenze in questo marasma caotico di progetti.

    • lgg

      … “i progetti [di whitehouse/Luca Rossi] avvengono dall’immobilità, e gestiscono la distanza dall’ennesimo spazio deputato. Sono anche una parodia del sistema reale” … forse, anche se non sempre la cosa e’ cosi’ chiara ed evidente come credi tu …
      “I progetti del blog nascono da una forma di ECOLOGIA del NON FARE.”, ammettiamolo come ipotesi di lavoro, anche se questa tua “ecologia del non fare” oltre che “enunciata” andrebbe spiegata ed approfondita, ma, anche se ammettessimo questo, rimarrebbe sempre il fatto che i tuoi lavori siano oggettivamente “opere” e che esse vadano ad assommarsi a tutte le altre opere prodotte in quella che tu dici essere una “sovrapproduzione caotica”.
      Da quel che scrivi sembri dar per certo che nessun altro pratichi a partire da una “forma di ecologia del non fare” e che tu sia l’unico a “gestire la distanza”, con la conseguenza di portarci a farti la domanda che ti ho fatto e che qui ti riformulo : “saresti quindi tu l’unico con la “licenza” di fare ? Gli altri dovrebbero non fare e guardare a te come modello unico e perfetto?”
      Io sono certo che tu non lo pensi, anche perché sai benissimo che la “sovrapproduzione” di opere non e’ un fenomeno Italiano (unico ambito nel quale tu abbia, se l’hai, una qualche “influenza”) ma assolutamente mondiale, veicolato da una tecnologia che rende l’informazione istantanea, capillare e globale.
      Tu mi dirai che ognuno deve operare nel suo possibile ambito d’influenza e che tu (con Morsiani) con i “corsi” vi muovete proprio per far questo, che Kremlino era una proposta per diffondere un tale atteggiamento… non voglio negare ne’ l’una ne’ l’altra cosa voglio solo dirti: “sei sicuro che voi siete gli unici, anche solo in Italia?” e ancora : “non sarebbe meglio, quando altri propongono qualche cosa, anziché predicare altezzosamente loro il “non fare”, collaborare a far si che il loro fare sia ‘ecologico’ ?”

  • Giulia

    Secondo me il problema fondamentale è uno:

    come promuovere, divulgare e far apprezzare arte e cultura anche ai non addetti ai lavori, a prescindere dalle personalità dei singoli addetti ai lavori? Alla fine si ricade sempre nel particolarismo dei progetti individuali e dell’autopromozione.

    Sinceramente a me piace conoscere le persone, parlarci faccia a faccia, ma leggendo i commenti rabbiosi e le stroncature feroci mi è sempre passata la voglia. Parlarsi addosso e cercare di annichilire le posizioni altrui senza argomentare non porta da nessuna parte. Far emergere i lati positivi, enucleare pensieri e punti di vista anche nelle cose che non ci piacciono, per cambiarle (speranza? utopia?), è decisamente più salutare. Altrimenti i punti condivisibili possono esser molti, ma sono sovrastati dal vocio. Per questo, grazie, coda.

    Ok per quello che si è fatto finora: cosa si può fare ancora e di diverso?

    • lgg

      Cara Giulia
      ” come promuovere, divulgare e far apprezzare arte e cultura anche ai non addetti ai lavori, a prescindere dalle personalità dei singoli addetti ai lavori? Alla fine si ricade sempre nel particolarismo dei progetti individuali e dell’autopromozione.”
      Appunto, e io credo che, prima ancora, occorrerebbe far il possibile affinché almeno gli “addetti ai lavori” (espressione che, onestamente, non sopporto) promuovessero, apprezzassero e divulgassero o anche solo “rispettassero e riconoscessero” la cultura e l’arte… non solo la “loro” ma anche quella degli altri e quella che esiste a loro intorno e questo, oggi, pare essere un’assoluta utopia (il commentario di Artribune te ne da un’ampia prova)
      Non sempre e’ stato cosi’, anche in tempi recenti… se ti risenti le conferenze di Tosatti, nelle parole di Gallo e Kounellis, ad esempio, potrai cogliere qualche accenno a questo ed alle differenze di quello che era la situazione anche solo 40/50 anni fa.

    • Il corso che organizziamo viene fatto un giorno alla settimana nei pub dopo cena. Si parte da alcune opere per porsi domande semplici sul valore delle opere in relazione alla propria quotidianità. Vengono anche dati esercizi pratici da fare a casa e sul luogo di lavoro. I risultati sono straordinari.

  • Ancora una volta si osserva una totale mancanza di visione strategica comune. Ognuno va per la sua strada e basta. Non lamentiamoci dei ns politici, noi siamo uguali. E il paese crolla…

  • abeh

    la condanna del “giornalista”: dover scrivere anche quando non si ha niente da dire