Quando Marilyn incontrò (Anna) Freud

È il 1956. A Londra per le riprese del “Principe e la ballerina”, Marilyn Monroe incontra Anna Freud nella celebre casa/studio del fondatore della psicoanalisi, al numero 20 di Maresfield Gardens. Una mostra racconta questa e altre storie.

Salvador Dalí, Drawing of Sigmund Freud - © Freud Museum London

La villa londinese, acquistata nel 1938 grazie alle ricerche del primo figlio di Freud, Ernst, a cui era stato dato il compito di cercare una residenza “che rispondesse allo stesso tempo ad esigenze complicate e mezzi modesti” e abitata dal fondatore della psicoanalisi fino al 1939, dev’essersi presentata a Marilyn Monroe esattamente come si presenta oggi: una rassicurante residenza borghese degli Anni Trenta. Nostalgici mattoni rossi su forme più solari e orizzontali rispetto all’angusta verticalità vittoriana. Poi, finestre ampie, camere spaziose e la sensazione di approdare in uno spazio privato e pubblico, in cui gli interessi, gli studi e le ricerche di una mente trovano esatta corrispondenza nella scelta e disposizione dell’arredamento, nei titoli dei volumi delle librerie, nella varietà di stampe e vetrine di antichità greche, romane, egizie e cinesi.
Anche l’interno non era cambiato dalla morte di Freud; né è cambiato dopo il ’56, se non nell’uso: da casa-quartier generale per la divulgazione della psicoanalisi a casa-museo consacrata al suo fondatore. Il passaggio da studio a museo era percepibile sin dal ‘56 e se la Monroe, entrando, si fosse imbattuta nel guardaroba-vetrina, con il cappotto di Freud e – sugli scaffali -, il portafogli, un paio di occhiali, il biglietto da visita con il nuovo indirizzo londinese, se ne sarebbe forse accorta anche lei. In quel guardaroba c’erano (e ci sono) le tracce della breve quanto significativa permanenza di Freud a Maresfield Gardens, la quotidianità di un uomo che nell’ultima fase della vita si stava trasformando in un’icona; la pace regalata dalla “magnanima Inghilterra” dopo la fuga rinviata e sofferta da una Vienna irrimediabilmente antisemita.

Il Freud Museum a Londra
Il Freud Museum a Londra

Non c’è materiale che documenti la visita, ma è quasi certo che l’allora neocompagna di Arthur Miller, recentemente convertita all’ebraismo, si sia affacciata nello studio per vedere a occhio nudo il leggendario lettino ricoperto dai tappeti che proseguono sul pavimento dando un senso di mangiatoia, riposo e grembo. Nello studio c’era anche la famosa sedia per molti mostruosa, per tanti surrealista, regalo di un’altra delle figlie di Freud, Mathilde, e progettata da un architetto a cui era stato raccontato che Freud amava leggere con le gambe contro i braccioli e la testa in aria, senza supporto. Poi, la scrivania con le sue file di antichità schierate come armate, perché al padre della psicoanalisi non piaceva guardare i pazienti negli occhi. Da qui la strategica posizione della sedia laterale al lettino e del battaglione di antichità che gli facevano da schermo contro gli sguardi, quando c’era il rischio d’incontrarli.
Nel ‘56, Anna Freud continuava a vivere e lavorare nello spazio che era stato intimamente del padre e a battagliare per l’affermazione della psicoanalisi. L’incontro tra lei e la Monroe fu un’autentica svolta.

Sarah Lucas, Suffolk Bunny allestito nello studio di Freud - © Sadie Coles HQ and Freud Museum London
Sarah Lucas, Suffolk Bunny allestito nello studio di Freud – © Sadie Coles HQ and Freud Museum London

Non solo da lì a un anno, sotto consiglio di Anna, l’attrice cominciò una cura di cinque sedute a settimana con Marianne Kris, famosa specialista nonché amica d’infanzia di Anna e figlia del pediatra della famiglia Freud (la cura più lunga e costante a cui Marilyn Monroe si sia sottoposta), ma soprattutto decise di lasciare il 25% del suo intero patrimonio alla psichiatra che, a sua volta, lo trasferì ad Anna Freud e quindi al museo.
Quasi d’obbligo, quindi, nella mostra Mad, Bad & Sad: women and the mind doctor, ispirata dall’omonimo libro di Lisa Appignanesi (un approfondimento sui rapporti tra donne e psicoanalisi dall’Ottocento a oggi), che ci sia una piccola sezione dedicata al rapporto tra Marilyn Monroe e la psicoanalisi, con un video in cui l’attrice esce in bianco da una clinica psichiatrica di New York nel ‘61, una fotografia scattata da Elliott Erwitt nel ‘56 e la collezione dei suo scritti, Fragments.

Maria Pia Masella

Londra // fino al 2 febbraio 2014
Mad, Bad and Sad: Women and the Mind Doctors 
FREUD MUSEUM
20 Maresfield Gardens
+44 (0)20 74352002
[email protected]
http://www.freud.org.uk/

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Maria Pia Masella
Laureata in Lingue e Letteratura Francese a Roma (La Sapienza), ha proseguito gli studi con un Master in Comparative Literature (University College London) e un secondo Master in Arte Contemporanea (Christie’s Education/University of Glasgow). Scrive per la rivista letteraria In-Arte, collabora con la Fondazione FAP. Vive a Londra dove lavora come curatrice indipendente e consulente d’arte.