Perché Corin Sworn ha vinto il Max Mara Art Prize. Lo spiega Eugenio Viola

Vi abbiamo dato la notizia in tempo reale. Ora però approfondiamo motivazioni e storia. Il soggetto è Corin Sworn e la vittoria del premio Max Mara. A interpretare la scelta, Eugenio Viola, curator at large al Madre, dove l’artista approderà nel suo tour di residenze italiane.

Corin Sworn, Temporal Arrangements, 2010-present - Courtesy of the artist and Kendall Koppe, Glasgow

Avevamo visto, recentemente, il lavoro di Corin Sworn (Londra, 1976; vive a Glasgow) al Padiglione scozzese dell’ultima Biennale di Venezia. Ora è la vincitrice della quinta edizione del Max Mara Art Prize for Women. Organizzato dalla Collezione Maramotti di Reggio Emilia in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, il premio biennale, istituito nel 2005, è dedicato ad artiste britanniche che non hanno ancora presentato il proprio lavoro in una mostra antologica. La giuria, presieduta da Iwona Blazwick, direttrice della Whitechapel Gallery, e composta da Pilar Corrias, Candida Gertler, Runa Islam e Lisa Le Feuvre, ha selezionato l’artista scozzese tra una rosa di finaliste che includeva Beatrice Gibson, Melanie Gilligan, Judith Goddard e Philomene Pirecki.
La ricerca di Corin Sworn è incentrata sulle modalità e sul potenziale metanarrativo degli oggetti, mettendone in questione il significato innanzitutto socio-culturale, come nel caso di The Foxes (2012), esposto in occasione della 55. Biennale di Venezia, nel quale l’artista ha recuperato una raccolta di diapositive scattate nel 1973 dall’antropologo sociale Gavin A. Smith in un villaggio degli altopiani del Perù, relativa a una ricerca sulla riforma agraria peruviana e sulle conseguenti reazioni di ribellione contadina. L’intervento di Sworn rifunzionalizzava il valore documentario di queste immagini, per restituirlo sospeso tra intrinseco potere evocativo, storia personale ed esperienza collettiva.

Corin Sworn - photo Alan Dimmick - Courtesy Whitechapel Gallery
Corin Sworn – photo Alan Dimmick – Courtesy Whitechapel Gallery

La stessa strategia estetica ritorna amplificata nel progetto con cui l’artista ha vinto il Max Mara Art Prize for Women, ispirato alla Commedia dell’Arte, un genere teatrale nato in Italia alla metà del Cinquecento e caratterizzato da un approccio più libero, in cui gli attori non recitavano testi ma improvvisavano i dialoghi in scena, e che portò nel corso del tempo alla codificazione di una serie di tipologie, personaggi fissi ritornanti da uno spettacolo all’altro e costruiti in modo semplice: un costume, un dialetto, una precisa condizione sociale, un mestiere. Queste tipologie, studiate per colpire l’immaginazione del pubblico e successivamente recuperate prima nelle commedie scritte e poi come citazione intellettualizzata nel cinema, non presentavano la complessità dei personaggi inventati dagli scrittori, ma proprio per questo potevano adattarsi a storie sempre diverse e potenzialmente infinite.
A Corin Sworn la vincita assicura un periodo di residenza in Italia, sei mesi, per darle la possibilità di realizzare l’ipotesi progettuale proposta per il premio. Il nuovo lavoro, prodotto dalla Collezione Maramotti, sarà esposto in due tempi e due spazi differenti: alla Whitechapel Gallery di Londra prima e alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia poi, nel corso del 2015.

Corin Sworn, The Foxes, 2012 - Installation at Scotland+Venice, 2013,The Venice Biennale (Palazzo Pisani), Venezia 2013 - Courtesy the artist and Kendall Koppe, Glasgow
Corin Sworn, The Foxes, 2012 – Installation at Scotland+Venice, 2013,The
Venice Biennale (Palazzo Pisani), Venezia 2013 – Courtesy the artist and Kendall Koppe, Glasgow

Novità di questa edizione del premio è il nuovo format in cui è articolata la residenza, suddivisa fra Roma, Napoli e Venezia, riproponendo, in un certo senso, una versione aggiornata di un Grand Tour che si avvale del coordinamento del Museo Madre per l’esperienza napoletana, città chiave per lo sviluppo della Commedia dell’Arte, e della Fondazione Bevilacqua la Masa per lo step veneziano. Così strutturata, la residenza darà la possibilità all’artista di esplorare la scena artistica e la storia culturale di ognuna di queste realtà, in relazione al proprio progetto, che cortocircuiterà questa complessa rete di riferimenti con il suo interesse per l’esplorazione di storie private legate al fenomeno della migrazione. A questo punto, non ci resta che seguire le prossime puntate.

Eugenio Viola