In memoria di Piero Busnelli: una vita per il made in Italy

Si è spento sabato 25 gennaio, all’età di 88 anni, Piero Busnelli. Uno di quegli imprenditori illuminati che hanno contribuito a rendere grande la storia del design italiano.

Piero Busnelli

Nel design, come nell’arte, serve una buona dose di follia per riuscire a superare i confini convenzionali e arrivare a produrre qualcosa di ardito e innovativo, che si distingua dalla massa. Se in artisti e designer siamo abituati a cogliere un po’ di sana pazzia, negli imprenditori, che devono far collimare bilanci con scelte oculate, ci risulta difficile. Eppure è proprio grazie alle scelte visionarie di uomini come Piero Busnelli che il design in Italia è riuscito ad affermarsi e a fare scuola in tutto il mondo.
Nato a Meda, nel cuore della Brianza, che lui stesso contribuì a far progredire da eccellenza artigianale a industriale, Busnelli inizia l’attività di imprenditore nel 1952 al fianco del fratello Franco. Con solo la quinta elementare alle spalle e un passato di tipografo prima e falegname dopo, Piero Busnelli riesce a costruire con il fratello un’azienda per la produzione di imbottiti con cento operai. Ma è solo l’inizio. Nel 1966 fonda assieme a Cassina la C&B, che nel 1973 diventerà B&B, specializzata nella produzione di sedie e divani. Collabora con designer importanti e nello stesso tempo inizia a sperimentare.

Le Bambole di B&B
Le Bambole di B&B

Una delle sue più grandi intuizioni è il poliuretano a freddo schiumato in stampi di cui sviluppa la tecnologia con Bayer e inizia a utilizzare per i suoi imbottiti, rivoluzionando per sempre il mondo dell’arredo.
Un fine tecnico e allo stesso tempo estroso – era solito vestirsi con completi confezionati con le medesime stoffe dei suoi imbottiti – vince il primo Compasso d’oro nel 1972 con le Bambole disegnate da Mario Bellini. La sua art direction aziendale si impone anche sull’advertising per la campagna di presentazione delle Bambole per cui sceglie, suscitando scandalo ai tempi, un’immagine di Doona Jordan a seno nudo, fotografata da Oliviero Toscani.
Nel 1973, dopo i recenti successi, acquisisce le quote dei fratelli Cassina e diventa proprietario unico dell’azienda. Affida il progetto per la sede degli uffici aziendali ai giovani Renzo Piano e Richard Rogers e continua a collezionare collaborazioni con i principali designer.
Con il passare degli anni l’azienda continua a crescere e a vincere altri tre Compassi d’oro: nel 1984 con Sisamo disegnato da Studio Kairos, nel 1987 con Sity di Antonio Citterio e nel 1989 il più importante, per la prima volta assegnato a un’azienda “Per il costante lavoro di integrazione svolto al fine di coniugare i valori della ricerca tecnico/scientifica con quelli necessari alla funzionalità ed espressività dei prodotti”.

La sede di BeB disegnata da Piano e Rogers
La sede di BeB disegnata da Piano e Rogers

Contemporaneamente Busnelli porta avanti nuove sfide: nel 1975 rileva un’azienda di sedie in legno Maspero che trasforma poi in Maxalto; nel 1980 apre ad Ascoli Piceno Xilitalia che produce mobili laccati; negli Anni Novanta inizia a collaborare con la Costa Crociere e realizza arredi per grandi navi.
Alla storia recente di B&B si sono aggiunti ai nomi di Scarpa, Citterio, Bellini, Studio Kairos nomi come Patricia Urquiola, Naoto Fukasawa, Zaha Hadid, Gaetano Pesce che non fanno altro che completare e arricchire la già solida immagine aziendale.
Oggi la B&B perde il suo padre fondatore, un pioniere che ha avuto il coraggio e la lungimiranza di seguire vie non convenzionali. Oggi il design italiano perde un grande maestro che ha in parte costruito e reso celebre il made in Italy in tutto il mondo.

Valia Barriello

http://www.bebitalia.com/

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.
  • Flavia Chieregati

    E’ una grossa perdita, era un eccellente imprenditore. Ha dato un importante contributo al settore del design dove noi siamo tra i primi al mondo per il buon gusto nella scelta stilistica e dei materiali. Una figura di rilievo, uomo elegante e generoso. Lo ricorderò con grande rispetto.