Cracking Art invade Bologna. E quasi quasi mi faccio uno shampoo

Farsi lavare i capelli e vedere appesi sul soffitto un branco di delfini rosa. Tagliarsi i capelli davanti a una schiera di suricati che ti fissa, immobile e ordinata. Tra un balsamo e uno shampoo, abbiamo intervistato Marco Zanardi e Beatrice Baccarani per Orea Malià Art, e Alex Angi per il Cracking Art Group.

Cracking Art Group, Suricati

Dopo un anno di assenza dalla Art White Night, siete tornati con un progetto dentro e fuori il salone Orea Malià. Com’è nata l’idea?
Beatrice Baccarani: Quello che mi è piaciuto di più di questa avventura è stato come è partita: un incontro tra persone che hanno la stessa visione. I Cracking stanno insieme da circa vent’anni, sono un gruppo misto di italiani e francesi che lavorano anche singolarmente a progetti extra Cracking Art. Noi abbiamo incontrato Kicco, italiano, di cui non è dato sapere il nome e cognome. E c’è stata subito intesa.
Marco Zanardi: Molti domandano sia a noi che agli artisti come mai proprio Bologna, cosa ci fosse dietro la scelta della città. Entrambi rispondiamo che non è una questione di città, è una questione di incontri. Io avevo già visto i loro lavori e me ne ero innamorato, una sera ci siamo seduti a cena insieme, abbiamo iniziato a parlarne ed eccoci qua. Semplice, spontaneo e casuale. E con molta umanità.

E dopo vent’anni di lavoro hanno scelto Orea Malià per la loro antologica…
Marco Zanardi: Considera che loro hanno sempre lavorato solo nell’ambiente esterno, anche con animali molto grandi. In questa circostanza ci hanno dato molta fiducia e insieme abbiamo sperimentato una cosa nuova, in uno spazio chiuso.
Beatrice Baccarani: Tutti, anche lo staff di Orea Malià, hanno partecipato, divertendosi moltissimo durante l’allestimento. La sala in fondo poi l’hanno curata direttamente i Cracking e in totale libertà e raccoglie una documentazione scritta e fotografica dei loro interventi più importanti. Hanno scelto così Orea Malià, un contesto non istituzionale e un luogo culto di Bologna, dove sono passati tanti artisti. Non a caso si chiamano Cracking, che significa in generale “rottura”, “cambiamento”, oltre a essere il termine tecnico utilizzato per indicare il processo per cui dal petrolio si ricava la plastica.

Intervistare il Cracking Art Group durante uno shampoo
Intervistare il Cracking Art Group durante uno shampoo

Avete anche fatto da hub per diffondere l’iniziativa e coinvolgere altri soggetti e luoghi di Bologna, dalla suggestiva sede di Hera a pasticcerie e hotel di lusso, fino alla colazione nella dimora dei celebri collezionisti Paola e Marino Golinelli, con una lumaca rosa gigante all’entrata…
Marco Zanardi: Certamente, con un progetto del genere era importante che tutta la città partecipasse, e noi ci siamo attivati in prima persona per ampliare le collaborazioni. E poi l’esposizione e vendita di questi animali è necessaria al successo di ogni loro invasione.

Perché? Come inizia il percorso dei Cracking?
Beatrice Baccarani: Tutto è iniziato al Duomo di Milano. La chiesa, che come istituzione di solito non permette mostre d’arte nei luoghi di culto attivi, ha chiamato il Cracking Art Group sia per richiamare l’attenzione sul duomo, non molto visitato in quel periodo, sia per raccogliere i fondi necessari al restauro delle guglie. Qui a Bologna invece hanno donato trecento rane il cui introito servirà al restauro del portico di San Luca. È bellissimo quando l’arte diventa anche utile alla società.
Marco Zanardi: L’arte spesso crea imbarazzo, la guardi, hai paura di toccarla. La loro arte supera tutto questo, le loro opere le abbracci, le sposti, ci puoi giocare e i Cracking vogliono questa interazione col pubblico. Per esempio, le tartarughe dorate della Biennale di Venezia le hanno trovate sottobraccio a dei giapponesi…

Tutte le opere sono realizzate in plastica riciclata?
Marco Zanardi: Sì, è plastica rigenerata. Adesso si parla in altro modo di riciclo e rispetto per l’ambiente, così come di stampanti 3D, ma nel 1993, quando loro hanno iniziato la loro attività, era un’azione d’avanguardia riciclare la plastica e farne degli oggetti d’arte e di utilità sociale.

Cracking Art Group - Next Level - veduta della mostra presso Orea Malià, Bologna 2014
Cracking Art Group – Next Level – veduta della mostra presso Orea Malià, Bologna 2014

Come accaduto per le mostra di Andy Wharol e Keith Haring, anche stavolta vi siete avvalsi della collaborazione della Galleria Rosini Gutman.
Marco Zanardi: Una parte delle opere che esponiamo provengono dalla collezione della galleria, che segue il lavoro dei Cracking da tantissimo tempo; una parte invece proviene direttamente dalla loro azienda a Biella, dove progettano i prototipi e fabbricano in serie le opere con la plastica riciclata.

Alex, tu sei parte del Cracking Art Group. Come ti trovi a lavorare nella fabbrica a Biella?
Alex Angi: È bellissimo! Abbiamo gli uffici nella fabbrica, mangiamo tutti insieme, con i dipendenti. È molto bello lavorare in un ambiente così, si tiene tutto il processo di creazione compatto, dall’ideazione alla produzione.

Next Level. Antologica Cracking Art in Technicolor. L’arte rigenera l’arte è il titolo della mostra nel salone di Orea Malià e già dice molto sul vostro approccio. Da dove deriva l’idea della plastica rigenerata?
Alex Angi: C’è sempre il discorso di voler rappresentare un momento storico e il concetto di rigenerare è fondamentale nella nostra contemporaneità. Tutto si accelererà moltissimo, arriveremo alla singolarità ma non lo dico io, lo ha detto Raymond Kurzweil, uno delle più importanti futurologi americani. È quello che stiamo vivendo, hanno già fatto la prima bistecca senza la mucca, solo con le cellule, e quello sarà il cibo del futuro. Poi uno può dire che schifo, ma anche il silenzio dell’Ottocento non ce l’avremo più… L’uomo va avanti e questo è anche il senso della chiocciola, della rigenerazione e tutto il resto…

Cracking Art Group, Rana
Cracking Art Group, Rana

Sei un futurologo ottimista, insomma…
Alex Angi: Adesso noi siamo a un bivio. Possiamo cadere e autodistruggerci oppure andare avanti. Con la decodificazione del Dna, per la prima volta l’uomo può decidere del suo futuro, del suo destino genetico. Possiamo salvarci o distruggerci. C’è chi dice che arriveremo a vivere 1.000 anni, e sarebbe bellissimo! Noi guardiamo molto al rapporto fra arte e scienza.

Non hai paura di diventare dipendente dalla tecnologia, come con i famosi occhialini di Google?
Alex Angi: Ma sono bellissimi! Quello è il futuro. Succederà, saremo dipendenti della tecnologia. Se vogliamo salvarci, quando arriveremo a essere 10 miliardi nel mondo, non potremo più produrre e consumare così… Eppure dovremo dare da mangiare a tutte quelle persone. Possiamo solo andare avanti, non si può arrestare questo cambiamento. Anche se io sono convinto che andremo altrove, su altri pianeti…

Cosa ne pensi dell’isola di plastica che si è creata nel Pacifico?
Alex Angi: Quella roba è pazzesca, non si sa neanche quanto sia grande, tu butti una bottiglia di plastica in mare e in qualche modo prima o poi finisce là…

Veronica Santi

http://oreamalia.it/news/crackingart-orea-mali%C3%A0

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Veronica Santi
Laureata in Scienze Politiche e in Storia dell’Arte con il massimo dei voti, Veronica Santi è scrittrice, critico e curatore d’arte contemporanea. Appassionata divulgatrice di artisti sconosciuti al grande pubblico o ignorati dalle grandi istituzioni, nei suoi progetti combina in modo ironico e sofisticato generi diversi tra loro, trovando chiavi di lettura specifiche a seconda dei luoghi e dei committenti. Fra i tanti, si annoverano collaborazioni con Uffizi, MAMbo, neon>campobase, Arte Fiera Bologna e Florence Biennale. Attualmente vive e lavora a New York, dove sta curando esposizioni di artisti italiani e dove ha raccolto la sfida di una galleria non profit nel cuore di Chelsea che, con vertigini visive di artisti emergenti, vuole superare i limiti fisici dello spazio nato dalle ceneri di uno sgabuzzino. Pianista fallita e batterista allo sbaraglio, nel tempo libero coltiva la sua passione per la musica.