Camminare è semplice? Non dappertutto. Intervista con Kyla Davis

Camminare è un bene prezioso. È semplice, ma non facile. Ce lo spiega Kyla Davis, artista sudafricana classe 1981. Venerdì 24 gennaio sarà protagonista – a pochi passi dalla fiera – di una performance che coinvolge oltre 50 partecipanti provenienti da tutta la provincia di Bologna. Frutto di una residenza di tre mesi a Nosadella2.

Kyla Davis, To walk is easy. Just go

To walk is easy. Just go nasce dalla tua residenza a Nosadella2, ma anche grazie alla collaborazione con i Distretti Culturali della Provincia di Bologna. È un progetto che pone in contatto la tua ricerca con il contesto culturale bolognese. Che cosa è accaduto durante il tuo soggiorno?
Ho trascorso gli ultimi tre mesi vivendo e proseguendo la mia ricerca a Nosadella2, esplorando attraverso laboratori teatrali e il contatto con le persone e i luoghi della provincia di Bologna. Ho portato sette laboratori in sette luoghi diversi, nonché visitato il Teatro Valle di Roma e Macao a Milano. Oltre a questo, Nosadella2 ha invitato un certo numero di persone di qui (artisti, architetti, guide, amici ecc.) ad accompagnarmi in “passeggiate speciali” per Bologna, permettendomi di scoprire il paesaggio urbano “attraverso i loro occhi e i loro passi”.

Come hai concepito To walk is easy. Just go?
To walk is easy. Just go è un proverbio africano che ho avuto per la testa per molto tempo. Mi è sempre piaciuta la semplicità di questa dichiarazione. È semplice, ma non facile. La performance, invece, è nata dalla mia esperienza con il gruppo qui a Bologna. La gente, i luoghi, i ricordi, le storie, le esperienze, le emozioni, le relazioni dei partecipanti sono serviti a creare il corpo del pezzo. Per quanto mi riguarda, ho adempiuto il mio ruolo come una sorta di occhio esterno, una guida soggettiva di questa particolare area di mondo. Certo, io non sono un occhio puramente oggettivo, sono ugualmente coinvolta nella performance… L’intero processo è avvenuto, inoltre, all’interno di un determinato contesto, la cornice “eco-sociale” e filosofica che guida la mia ricerca.

Kyla Davis, To walk is easy. Just go
Kyla Davis, To walk is easy. Just go

Chi erano le persone coinvolte e come hai lavorato con ognuno di loro?
In ciascuno dei sette workshop c’erano tra i dieci e i venti partecipanti. Queste persone provenivano da Imola, Porretta, Pieve De Cento, Sala Bolognese, Pianoro, Teatro Delle Ariette e LABAS (uno spazio occupato a Bologna). Ho collaborato con ogni gruppo attraverso – all’incirca – lo stesso processo creativo, grazie a giochi, esercizi teatrali, parole. Abbiamo lavorato insieme per tradurre in immagini le storie personali dei partecipanti. L’obiettivo era raccontare il loro luogo di origine. Alcuni partecipanti erano attori o ballerini, ma certamente non la maggioranza. Insieme abbiamo lavorato sui principi di ritmo, spazio, ascolto profondo, espressione fisica, empatia, intuizione e memoria. Al termine di ogni workshop, sia io che i partecipanti ci siamo ritrovati con una ricca esperienza, ci siamo sentiti individui e parte del gruppo.

Quali sono state le più grandi sfide che avete dovuto affrontare?
Naturalmente il mio italiano è inesistente, così ho bisogno di avere sempre con me un traduttore. In un primo momento questa è stata una sfida, che si è tramutata ben presto in una grande opportunità per mettere in pratica i miei pensieri e rallentare con le istruzioni. Un’altra sfida è stata equilibrare tutte le aspettative dei partecipanti, le paure, le ambizioni nei laboratori in modo che tutti potessero smettere di preoccuparsi troppo e abbandonare l’autocontrollo in favore del gioco e del divertimento.

Kyla Davis
Kyla Davis

E la più grande soddisfazione?
La mia più grande soddisfazione sta nei rapporti personali che ho costruito. Il gruppo che ho formato con tutte queste persone meravigliose… Nei laboratori abbiamo rivelato una parte di noi stessi segreta gli uni agli altri e così abbiamo reso noi stessi un po’ più vulnerabili. Mi ha commosso la generosità di queste persone. Si sono impegnate con me, mettendo a disposizione tempo e sforzi per prendersi un rischio, per fare un salto nel buio insieme a me. Non erano obbligate a farlo, eppure hanno continuato a frequentare i laboratori, giocare (anche quando questi giochi hanno richiesto il superamento di barriere personali o fisiche). Hanno condiviso le loro esperienze in modo gentile e caldo.  E ora conosco più di settanta persone e una parte della loro vita, su questa Terra, qui, in un luogo che non avrei mai conosciuto prima. E questa è una grande ricompensa per me.

Come la tua cultura ha influenzato questo processo?
Johannesburg è un posto molto diverso da Bologna, naturalmente. Il Sudafrica può essere  emozionante, ma anche un luogo difficile da vivere. Proprio come in Italia abbiamo molti, molti problemi sociali, politici, ecologici che dobbiamo affrontare quotidianamente. Siamo una nuova democrazia il che è eccitante ed offre molte opportunità. Tuttavia, la vita quotidiana è dura e ci sono molte libertà personali che mi mancheranno, avendo vissuto in Europa. Come poter camminare dove voglio, quando voglio e senza preoccuparmi del pericolo. Ad esempio, io guido ovunque, ma sento che camminare è un modo veramente umano per spostarsi in una città. Questo vi permette di vedere, sentire, identificarvi e connettervi con le persone e i luoghi intorno a voi molto meglio. Come bianca sudafricana di origine britannica ho lottato con la mia identità in passato. Non ho un mio posto nel mondo, un luogo cui appartengo. Tuttavia, dopo un lungo periodo lontano dal mio paese mi rendo conto che il mio posto adesso è in Africa e  Johannesburg è la città in cui mi sento più utile, amata e curata.

Santa Nastro

Bologna // 24 gennaio 2014 ore 19.30 (replica ore 21.30)
To walk is easy. Just go
SENZA FILTRO / SORTING FOR DIFFERENT ARTS CENTER
Via Stalingrado 59

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.