L’Italia di rigore. Paolo Scheggi da Ronchini, a Londra

Dopo il grande successo di Paolo Scheggi all’Italian sale di Christie’s a Londra lo scorso ottobre, la Ronchini Gallery ospita una mostra dedicata all’artista. Ce ne parla il gallerista, direttamente dalla capitale britannica.

Paolo Scheggi nel suo studio, Milano, 1966 - photo Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas Courtesy Archivio Ugo Mulas – Galleria Lia Rumma

Intersuperficie near (1965) era stimata 20-30mila sterline e ha raggiunto la cifra record di 218.500: un impressionante passo avanti rispetto al precedente record di 49mila sterline.
La personale da Ronchini è la prima a Londra negli ultimi quarant’anni, con opere provenienti da Marco Niccoli, responsabile dell’Archivio Paolo Scheggi, per la maggior parte non in vendita. L’artista morì a soli 31 anni, producendo non più di 300 opere, che sono per la maggior parte custodite in pochissime collezioni italiane e difficilmente visibili sul mercato. In occasione della mostra, abbiamo intervistato Lorenzo Ronchini, direttore della galleria.

Paolo Scheggi, un artista che finalmente vede riconosciuto il proprio valore anche in asta. Come commenti la cifra record di £218.500 battuta da Christie’s in ottobre?
Non posso nascondere che mi abbia un po’ sorpreso, ma non sconvolto. Il valore di Paolo Scheggi è indiscutibile (e lo era anche prima di questa battuta d’asta) e il fatto che abbia raggiunto tali cifre è sinonimo che, finalmente, il grande mercato internazionale sta riconoscendo il valore di questo artista. Dopo la grande rivoluzione culturale di Fontana e Manzoni, Scheggi – assieme a Castellani e Bonalumi – ha caratterizzato un periodo importantissimo dell’arte italiana a cavallo tra gli Anni Sessanta e Settanta.

Lorenzo Ronchini - photo Franck Sauvaire - courtesy Ronchini Gallery
Lorenzo Ronchini – photo Franck Sauvaire – courtesy Ronchini Gallery

Londra, e più in generale il mondo anglosassone, mai come prima è attenta ad alcuni artisti italiani. Quali sono secondo te le caratteristiche più apprezzate dal collezionismo straniero?
Esiste un tratto comune che attraversa l’arte italiana di questo periodo e che è particolarmente apprezzato dal collezionismo internazionale. Mi sembra che si stia sviluppando un profondo interesse per la forma, il rigore, la compiutezza e la modernità che hanno caratterizzato gli artisti italiani di quel periodo. Quello che posso dirti è che oggi i grandi collezionisti internazionali hanno la voglia e la necessità di conoscere meglio le dinamiche culturali dell’Italia di quegli anni, anche per meglio capire gli artisti delle generazioni che li hanno succeduti.

Con questa esposizione a Londra si potranno osservare le rare opere di Paolo Scheggi. Come nasce questa personale? Qual è stato il ruolo dell’Archivio?
La galleria aveva già esposto un’opera di Paolo Scheggi durante una mostra collettiva tenutasi nel settembre 2012 dal titolo Time After Time. Per quella occasione chiesi a Marco Niccoli un’opera di Scheggi, così l’Archivio di Parma diede supporto alla mostra. La personale che inaugurerà il 10 dicembre rappresenta quindi una normale evoluzione di un’idea nata poco più di un anno fa.

Paolo Scheggi, Essere, 1963, (PS 0060), acrylic on overlapping canvas, 90 x 65 x 5.5 cm, Private collection. Courtesy Galleria d'arte Niccoli
Paolo Scheggi, Essere, 1963, (PS 0060), acrylic on overlapping canvas, 90 x 65 x 5.5 cm, Private collection. Courtesy Galleria d’arte Niccoli

Nel 1992 la Galleria Ronchini nasce a Terni, e nel 2012 apre a Londra. Quali sono le differenze più evidenti tra i due mercati?
Esiste ancora un mercato in Italia? I miei collezionisti non comprano più in Italia grazie alle scelte inopportune (per non dire altro) dei governi italiani che si sono susseguiti.

Qual è stato l’impatto con la realtà londinese? Le vostre previsioni sono state rispettate?
Ne ho parlato di recente con una mia amica giornalista italiana, e anche lei confermava il fatto che a Londra è l’intero sistema dell’arte che funziona. Gallerie, musei, fondazioni e piccole istituzioni. C’è una vera collaborazione tra tutti. Per quanto riguarda le mie previsioni, sono contento per come sta andando la galleria ma c’è ancora molto da fare, visto che non sono neanche due anni che è stata aperta.

Paolo Scheggi, Intersuperficie curva bianca, 1966, (PS 0059), acrylic on overlapping canvas 133 x 133 x 6 cm, Private Collection
Paolo Scheggi, Intersuperficie curva bianca, 1966, (PS 0059), acrylic on overlapping canvas 133 x 133 x 6 cm, Private Collection

Ronchini Gallery, anche per sensibilità familiare, è da sempre riferimento per l’Arte Povera, il Minimalismo, lo Spazialismo. La nuova sede londinese è però anche molto attenta ai giovani artisti internazionali. Ci puoi anticipare quali saranno i progetti futuri a loro dedicati?
Questi sono i movimenti artistici che mio padre amava collezionare negli Anni Settanta e che fanno parte della mia storia. Ma visto che sono cresciuto in un contesto familiare attento alle nuove tendenze, la galleria ha da subito dato molto spazio a giovani artisti, soprattutto americani, come Rebecca Ward, Davina Semo, Sam Falls, Jacob Hashimoto, e ad artisti europei come Adeline de Monseignat e Berndnaut Smilde. Per febbraio 2014 è in programma una mostra della giovane artista americana Tamika Norris, a maggio una mostra di Salvatore Scarpitta e a giugno una personale di Will Cotton, in collaborazione con Mary Boone di New York. Per il 2015 mi piacerebbe moltissimo poter presentare una mostra di Pierpaolo Calzolari: speriamo…

Martina Gambillara

Londra // fino all’8 febbraio 2014
Paolo Scheggi – Selected Works from European Collections
RONCHINI GALLERY
22 Dering Street
+44 (0)20 76299188
[email protected]
http://www.ronchinigallery.com/

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.