Herzog & de Meuron aprono il Pérez Art Museum. La più grande novità di Miami 2013

Verrà inaugurato dal 4 al 7 dicembre il PAMM – Pérez Art Museum Miami, nuovo polo culturale progettato dal duo svizzero Herzog & de Meuron, su un lotto di 25mila mq accanto alla Biscayne Bay. Un colpo grosso per la Miami art week.

Pérez Art Museum Miami, view from Watson Island. Designed by Herzog & de Meuron. Photo Daniel Azoulay

Il PAMM – Pérez Art Museum Miami progettato da Herzog & de Meuron è un edificio a tre blocchi dall’accentuato sviluppo orizzontale, costruito su una piattaforma sopraelevata e “schiacciato” da una larga copertura aggettante sorretta da pilastri metallici filiformi. Quasi una veranda che crea davanti al museo una piazza coperta e ombreggiata, in cui la luce naturale filtra dalle fenditure del tetto (costituito da grandi lamelle in cemento e placche di legno) e in cui le piante tropicali sono lasciate libere di arrampicarsi sulle colonne, trasformandola in un giardino multi-dimensionale.
L’intero lavoro è stato infatti concepito in stretta collaborazione con diversi architetti internazionali del paesaggio, proprio per garantire un elevato grado di continuità tra la struttura, il giardino, il cielo e l’acqua. Se, a rendere così speciale la città, sono il buon clima, la vegetazione rigogliosa e la vispa diversità culturale – Miami è un crocevia – come questi elementi potevano essere tradotti in architettura? Piuttosto che concepire un isolato “jewel box” (Schatzkammer) solo per amanti d’arte e specialisti, l’idea che  premeva a Herzog e de Meuron era creare un museo silenzioso, non perché anonimo, ma per il suo essere pensato a crescita organica, in perfetta sintonia con il parco che vi sorgerà accanto, e facilmente espandibile per moduli, senza che questo possa intaccare la coerenza stilistica del progetto iniziale. Prova di elevata sensibilità questa, a dimostrazione dell’esperienza ormai acquisita dai due in ambito di architettura museale e rispetto del contesto in cui si opera.

Pérez Art Museum Miami, focus gallery. (c) Herzog & de Meuron. Photo Daniel Azoulay
Pérez Art Museum Miami, focus gallery. (c) Herzog & de Meuron. Photo Daniel Azoulay

Nato come Center of Fine Arts, nel 1996 viene rinominato Miami Art Museum e si specializza in collezione di opere del XX e XXI secolo provenienti dalle Americhe e dai Caraibi. Oggi il PAAM (prende il nome Pérez dal nome del maggiore dei donors privati –  si parla di decine di milioni di dollari – che ha contribuito soprattutto alla sua collezione) accoglie una raccolta permanente in continua espansione, organizzata in sequenze non-lineari ma divisa per gruppi: Overview, Focus, Project e Special Exhibition. Gli interni sono articolati secondo un susseguirsi di gallerie espositive e public areas (hall, auditorium, shop, caffè, education centre) connesse tra loro da spazi interstiziali che consentono la circolazione fluida da parte dei visitatori.
La trasparenza del primo e del terzo livello – in netta contrapposizione col carattere brutalista del resto della struttura, il cui rivestimento in cemento è lasciato nudo, a vista –  rivelano le funzioni ospitate e il loro ruolo pubblico. La loro materialità può essere considerata un’antitesi al concetto di flessibilità ricercato e all’idea dogmatica del white cube tipica degli spazi per l’arte. Questo perché l’idea di fondo era rendere il PAAM un posto accogliente, un’estensione del parco affacciato sulla laguna e della sua quiete, offrendo ai visitatori una transizione graduale dall’esterno all’interno, dal caldo al fresco, dall’umido al secco, dalla strada all’arte. Su quell’area di Midtown Miami che guarda a Miami Beach.

Pérez Art Museum Miami, project gallery. Photo Daniel Azoulay
Pérez Art Museum Miami, project gallery. Photo Daniel Azoulay

Ricchissimo il bouquet delle mostre inaugurali. Nello Sculpture Garden, due sculture – rispettivamente in bronzo e acciaio – del minimalista Jedd Novatt. Nella project gallery, la videoartista Bouchra Khalili presenta l’ultimo capitolo della trilogia The Speeches Series, prodotto dallo stesso museo; anche per Yael Bartana un’opera inedita, Inferno, film in tre parti dedicato alla “nuove” religioni; e ancora, un lavoro non inedito ma particolarmente centrato per il contesto è l’installazione For Those in Peril on the Sea di Hew Locke, mentre Monika Sosnowska propone una installazione “consisting in over 1,100 pounds of bent steel”. Antologica invece per la modernista cubana Amelia Peláez (1896-1968), mentre ad Ai Weiwei è dedicata una vera e propria retrospettiva con opere degli ultimi vent’anni. Particolarmente interessante la mostra che espone una ampia selezione della collezione di Ruth e Marvin Sackner, incentrata su poesia concreta e poesia visiva, e in genere sul rapporto fra parola e immagine. E per restare in ambito collezione, Image Search raccoglie fotografie dalla permanente del museo e in specie dalla Cowles Collection, mentre Americana espone le opere in deposito al museo e prodotte fra Nordamerica, Sudamerica e zona caraibica.

Giulia Mura

www.paam.org

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.