Charta, addio. La casa editrice milanese chiude

“Alla fine di dicembre, dopo 21 anni e mezzo Charta, casa editrice indipendente, verrà messa in liquidazione. Potevamo trovare un modo più delicato per dirlo, più diplomatico, metaforico, girarci un po’ intorno, forse, ma è la verità nuda e cruda o, se preferite, pura e semplice, né più né meno”. Inizia così la lettera aperta di Giuseppe Liverani, che diffondiamo tutt’altro che volentieri…

Giuseppe Liverani

Siamo sereni perché abbiamo fatto bene il nostro lavoro, eticamente e professionalmente; malgrado la crisi abbiamo accettato con coraggio la sfida della concorrenza radicandoci sul mercato internazionale senza ritagliarci piccoli spazi in patria, andando controcorrente. Abbiamo capito fin dal primo giorno che pensare in piccolo non sarebbe servito a nessuno.
Fino all’ultimo abbiamo difeso ed esportato in tutto il mondo un autentico Made in Italy, un mestiere prezioso, un’eccellenza tutta italiana, un prodotto fatto di idee e qualità che dura nel tempo senza inseguire le mode.
Tutto senza aiuti istituzionali, peraltro – è bene dirlo – mai richiesti, e con le banche sempre più impegnate a tagliare finanziamenti, essenziali per produrre e continuare a esportare. Non solo, ma applicando interessi a volte da usura, come ormai non è più un mistero per nessuno. Senza contare i livelli di tassazione ormai asfissianti.
In questi giorni il “fuori tutto” (la vendita speciale di libri a prezzi imbattibili riservata alla community di Charta) sta rendendo più lieve un momento decisamente difficile: la gioia di centinaia di persone, dagli adolescenti agli ultraottantenni, che affollano il magazzino per scegliere e portarsi via pile di libri ci irradia di energia e conferma che il nostro catalogo è estremamente vitale e pieno di long sellers in ottima salute.
Siamo contenti come bambini, forse come solo ai tempi della prima donazione a Cuba (Centro Wifredo Lam di L’Avana, 2008) quando i nostri libri diventarono una mostra itinerante che attraversando tutta l’isola ha reso felici migliaia di giovani che li hanno sfogliati, ammirati e attentissimi.
Non vi sarà difficile immaginare quindi con quale stato d’animo andiamo verso la fine di quest’anno.
Non ci lamentiamo per partito preso, siamo però consapevoli che aver prodotto ostinatamente i nostri libri in Italia, e nel rispetto della legge, ha impoverito le casse di Charta.
Non ci riconosciamo più in un mondo dove trionfa la finanza invece del lavoro e la competizione sconfina sempre di più nella concorrenza sleale e nel conflitto di interesse, come sempre più spesso avviene in Italia.
Non ci piace questo mercato sempre più distorto, diseguale, ingiusto e corrotto, in un Paese dove vivere e lavorare nella legalità sembra quasi un lusso per pochi utopisti, una fissazione romantico-sentimentale.
Non siamo rassegnati, siamo rattristati perché lasciamo questo mestiere, un’arte, in una situazione a dir poco imbarazzante.

Charta Art Books
Charta Art Books

Oggi affermo, senza rischiare di essere considerato un demagogo, che la nostra serietà e la nostra etica ci hanno lentamente ma inesorabilmente buttato fuori dal mercato.
Quasi tutti quelli che costituiscono la community di Charta saranno dispiaciuti, chi non ha letto dentro e in mezzo alle righe che da tempo lanciamo da questa e-mail si sorprenderà. Eppure più di una volta ci è sembrato di essere stati fin troppo espliciti.
Dal 14 luglio 1992 sono un bel po’ di numeri: anni, mesi, giorni, ore, artisti, autori, redattori, grafici, traduttori, correttori, litografi, cartai, tipografi, legatori, magazzinieri, corrieri, camion, treni, aerei, navi che hanno contribuito alla bellezza dei nostri 917 titoli (il 90% dei quali in inglese!) per centinaia di migliaia di pagine tradotte in quasi tutte le lingue del mondo e distribuite in tutti i continenti, dall’Irlanda al Sudafrica, dalla Cina alla Nuova Zelanda, dagli USA al Cile.
Doveroso ringraziare tutti, dai soci attuali a quelli di un tempo, dai dipendenti ai collaboratori di Charta, quelli che si sono avvicendati in questi anni e quelli che hanno vissuto tutta la nostra avventura.
Doveroso ringraziare New York e gli americani tutti, che hanno creduto in noi, ci hanno accolto e riconosciuto per il nostro valore, mai come stranieri, in una terra piena di contraddizioni difficili da digerire ma con un’incessante voglia di fare e riuscire senza avere o pretendere santi protettori.
È la nostra buona reputazione, conquistata nel corso degli anni, che ha portato all’acquisizione entusiastica, da parte di svariate istituzioni culturali americane, delle donazioni di nostri libri, prima fra tutte la Library of Congress di Washington dove sta trovando casa l’intero nostro catalogo.

Un classico di Charta
Un classico di Charta

Charta Books non è stata una sigla di comodo ma una società sana e attiva che è cresciuta sui mercati internazionali fino ad approdare in Cina, lungo la via della seta… attirando, anno dopo anno, ingenti investimenti stranieri verso il nostro Paese.
Prima di salutarvi ci teniamo a dirvi due o tre cose: stiamo lavorando ad alcuni titoli nuovi che usciranno nel corso dei primi mesi del 2014; le donazioni a istituzioni culturali proseguiranno anche nell’anno nuovo; un container con diecimila volumi partirà alla volta di Cuba; il “fuori tutto” proseguirà nella nostra libreria Charta Books di via della Moscova 27 fino a tutto febbraio.
Infine è di questi giorni un riconoscimento importantissimo che ci onora e riempie di orgoglio, e che forse ci siamo meritati col nostro impegno editoriale senza confini: l’acquisizione dell’intero catalogo da parte dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia.
Charta è una bella storia scritta a più mani che come tutte le storie ha un inizio e una fine, i nostri libri continueranno a raccontarla.

Giuseppe Liverani

http://www.chartaartbooks.it/

  • monica

    Che dolore e che belle le parole di Liverani. Mi dispiace davvero. Quando chiude un editore siamo tutti più poveri.

  • emiliano carta

    Il bello dei momenti di crisi è che tutti i nodi vengono inesorabilmente al pettine. Questi periodi fanno da filtro a tutto il superfluo che abbiamo accumulato preparando il terreno per i grandi progetti nascenti.
    Addio Charta, hai proposto tanti libri di cui al massimo avrei guardato solo le figure per poi riporli per sempre nella libreria.

  • giovanni

    Caro Giuseppe, ora che sei libero ti aspettiamo per una nuova avventura, si è chiuso un ciclo se ne apre un’altro…..buon lavoro!!!!!!!!!!

  • christian caliandro

    credo che questa lettera sia un documento importantissimo, molto alto e molto duro al tempo stesso.

  • Luca

    Solita storia ..fallisce quello bravo e i concorrenti sono corrotti..forse quello bravo non lo era così tanto…

  • michela rizzo

    Sono profondamente dispiaciuta per Giuseppe e il suo staff, che hanno sempre lavorato benissimo, rappresentando l’eccellenza in Italia. Coloro che, come leggo sopra, commentano svilendo il lavoro svolto da Charta in questi anni, dimostrano qualunquismo e meschinità.

  • pietrosergiomauri

    con la stima di sempre rinnovo i miei complimenti &apprezzamento a Liverani e Palombi, una nuova vergogna per la Cultura milanese ricordando anche lo Spazio Forma. IL coraggio e la tenacia non Vi mancano

  • anna

    i commenti detrattivi espressi fin qui sono di una superficialità che riesce ad essere solo offensiva. La vita degli editori è sempre dura, anche se tutte le banche fossero al loro servizio. Un libro è un oggetto costoso che richiede molta cura, non tutti sanno cosa c’è dietro il più umile e banale prodotto finito: molto lavoro che va trattato con rispetto. A questo si aggiungono i molti ostacoli elencati. Rispetto per chi ha cercato di tener duro fino a che ha potuto, e l’augurio che si risollevi e continui a lavorare

  • Sono profondamente dispiaciuto e da imprenditore dello spettacolo condivido igni parola
    Fare il film su olivetti per me e’ stato un lavoro di 10 anni
    E il mio 130 film di produzione eppure banche e istituzioni sono state avverse
    Rilanciate se potete
    Io ci credo ancora
    Siete bravi!!
    Luca

  • Remigio

    Incredibile, solo 10 anni fa era la casa editrice più prestigiosa in Italia. Di gran lunga. Le cose cambiano velocemente. Ma chi avrebbe preso il loro posto, sentiamo…?

  • quenti

    un informazione ma Charta si faceva pagare le pubblicazioni?
    cioè chi pagava la stampa e la distribuzione?
    spero non gli artisti, altrimenti che casa editrice è!

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