Capitali Europee della Cultura. Il punto su Cagliari

Con Siena, Ravenna, Matera, PerugiaAssisi e Lecce, Cagliari è tra le città che ha passato la prima selezione verso l’investitura definitiva che celebrerà la Capitale (italiana) Europea della Cultura 2019. Ne parliamo con Enrica Puggioni, assessore alla Cultura del Comune sardo, “anima” del progetto.

Enrica Puggioni

Cagliari è nella shortlist delle città che concorreranno al titolo di Capitale Europea della Cultura nel 2019: ti aspettavi questo risultato?
Stiamo lavorando da due anni e mezzo sulle politiche culturali e la candidatura è stata una sorte di sintesi a un livello superiore di tutto il lavoro di programmazione fatto finora. Quindi abbiamo lavorato e lavoriamo aspettandoci più che altro il risultato finale: quello di uno sviluppo del territorio su base culturale. Un territorio che ne ha davvero bisogno.

La vostra è stata la candidatura tra le più giovani: come avete lavorato per competere con percorsi molto più di vecchia data?
Abbiamo interpretato la candidatura come lo snodo di un processo di rigenerazione urbana e di riscrittura dei territori. In questo senso il nostro percorso è iniziato due anni e mezzo fa. Un percorso che ha portato a un piano di riscrittura del tessuto urbano su base culturale. La progettazione degli spazi infatti è pensata in relazione ai segni immateriali, sia quelli stratificati e da riscoprire sia quelli nuovi da immaginare. Così il piano delle opere pubbliche del valore di 350 milioni di euro reali restituisce una trama fisica che si intreccia con quella dell’ambizioso e avviato piano comunale per le politiche culturali. Un piano quinquennale che ha come obiettivo ultimo quello di rendere Cagliari un laboratorio di sperimentazione e produzione, dove creare un modello di sviluppo e di crescita che potrebbe essere da stimolo per altre realtà transfrontaliere europee e non solo.
Su questo importante e concreto programma di trasformazione urbanistica e culturale della città si è sviluppata la candidatura di Cagliari a capitale europea della Cultura. Un progetto che come detto preferiamo definire un processo perché si innesta, costituendone in un certo senso una sintesi a livello superiore, su un percorso di sperimentazione, produzione e formazione cominciato  due anni fa, che individua nella cultura e quindi nella creatività e nell’innovazione dei saperi, un motore di sviluppo urbano economico e sociale. Il nostro è un programma all’incrocio tra trasformazione “fisica” e ri-scrittura attraverso i linguaggi artistici.  In tal senso, se è vero che siamo partiti in ritardo con l’obiettivo specifico ma siamo partiti da lontano con l’elaborazione di politiche culturali innovative e di respiro europeo.

Cosa credi che abbia convinto la giuria?
Tre cose: il carattere innovativo del progetto che non si limita a essere un’amplificazione dei progetti dell’Assessorato alla cultura ma che riguarda lo sviluppo di un territorio su base culturale,  la sincerità perché siamo partiti dai nostri punti deboli per renderli punti di forza e infine il “realismo” perché ciò che abbiamo scritto lo stiamo già facendo.

Ericailcane a Cagliari
Ericailcane a Cagliari

Possiamo entrare un po’ nel merito del dossier di candidatura e come questo si inscrive nella vita e nella storia di una città come Cagliari?
I due pilastri sui quali poggia la candidatura sono il patrimonio immateriale e il paesaggio. Una candidatura tesa tra la valorizzazione del passato e la sperimentazione futura vede nel patrimonio immateriale quell’insieme di pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze, che le comunità, i gruppi, gli individui riconoscono come parte del proprio patrimonio culturale e attraverso il quale si fanno promotori del rispetto per la diversità in genere e per la creatività.  Un patrimonio che si inscrive continuamente nel paesaggio, in quel complesso sistema di relazioni, a cui corrispondono sistemi di segni stratificati su un determinato territorio, e su cui gli individui costruiscono la propria esistenza.  Cagliari insieme alla sua area metropolitana e al territorio più vasto che è oggetto della candidatura condensa per dirla con le parole dell’architetto Rainer Banham una collezione di ecologie plurime.

E per quanto riguarda il contemporaneo?
La città di Cagliari ha le potenzialità per reinventarsi a partire dai  suoi spazi aperti e dal loro uso collettivo e pubblico.   Stiamo investendo sulle infrastrutture, e allo stesso modo, sulla costruzione di politiche culturali incentrate sul coinvolgimento attivo delle comunità nei propri spazi di vita. Questa forma di inclusione avviene attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea che innestandosi sul tessuto locale recupera i fili di memorie che si credevano perse e produce nuove storie e nuovi spazi, contribuendo a una riscrittura continua del territorio.  In questo senso la pratica artistica esce dai musei e dagli spazi convenzionali della cultura, per proiettarsi nel vivo dei tessuti abitati o da ri-abitare, con più umanità, realismo e sostenibilità. E lo stesso vale per tutto il territorio del Sud Sardegna per il quale Cagliari non è più confine ma porta di accesso.

Come lavorerete da qui al prossimo anno per consolidare il vostro progetto? Quali saranno le prossime azioni?
Come abbiamo lavorato finora. Stiamo portando avanti la partecipazione, la condivisione e tutte le azioni di trasformazione fisica e “immateriale” dei territori. Ci crediamo molto.

Con quali investimenti in termini economici e che tipo di coinvolgimento a livello Regionale?
Abbiamo cospicui investimenti, in parte con lavori già appaltati, sul piano delle infrastrutture. Pariamo di 350 milioni di euro. E abbiamo anche un buon piano finanziario per tutta la parte di programmazione. Il lavoro fatto finora è diventato la base anche per la nuova programmazione europea. E con la Regione abbiamo accordi e progetti interessanti. Penso per esempio all’accordo di programma sul polo teatrale e lirico del valore di 9 milioni.

Santa Nastro

http://www.capitalicultura.beniculturali.it/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • In tutto l’ articolo non si legge un sola parola che abbia un preciso riferimento al contesto sardo di cui si vorrebbe parlare. Se togliamo il nome Cagliari, questo discorso potrebbe essere valido per qualunque città europea.