S.E.A. of Arts

Lo scorso febbraio, di ritorno da un viaggio a Shanghai e Seoul, ho avuto una premonizione. O almeno così pensavo in quel momento. Se l’Asia del Sud Pacifico si qualifica come una zona di vigorosa crescita economica, come non attendersi una altrettanto vigorosa crescita artistica?

Apichatpong Weerasethakul - Primitive - veduta della mostra presso l'Hangar Bicocca, Milano 2013 - photo Agostino Osio

Ho proposto allora a Elaine W. Ng, direttrice di Art AsianPacific a Hong Kong, di preparare per il numero 10 del magazine che dirigo, TAR, una selezione dei migliori artisti di quest’area complessa di cui fanno parte il Vietnam e l’Australia, e poi Corea, Cambogia, Malesia, Tailandia, Singapore, Birmania, Filippine, Laos e Brunei. Un’area in forte evoluzione socio-politica: dal 2015 – fatta esclusione per l’Australia e la Corea – destinata a divenire, con il trattato ASAEN, una sola economia integrata.
Il risultato della mia “premonizione” è stato straordinario: i nove artisti selezionati da Elaine (Apichatpong Weerasethakul, Leang Seckon, Heman Chong, Fx Harsono, Sopheap Pich, Alfredo e Isabel Aquilizan, Dinh Q. Le, Genevieve Chua, Pornsak Sakdaenprai) si allineano sul magazine in una galleria di grande impatto visivo.
Sul fatto che sia stata una premonizione, però, ho dovuto ricredermi. Lo scorso marzo a Manhattan mi sono imbattuto in una personale di Apichatpong al Met mentre il Gugghenheim esibiva senza pudore un’operazione di shopping condotta in quest’area grazie al supporto della banca svizzera UBS. Un vero e proprio piano quinquennale denominato MAP Global Art Initative per acquisire opere provenienti da sud-ovest asiatico, Sudamerica e Nordafrica. Un meccanismo ben congeniato che prevede uno scouting guidato da curatori ospitati in residenza per due anni.

Danh Vo - Fabulous Muscles - veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 - © Danh Vo, courtesy Galerie Chantal Crousel. Foto Othmar Seehauser
Danh Vo – Fabulous Muscles – veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 – © Danh Vo, courtesy Galerie Chantal Crousel. Foto Othmar Seehauser

Mentre gli spazi del corpo centrale del museo allineavano opere del movimento Gutai, l’esposizione parallela No Country: Contemporary Art for South and Southeast Asia – organizzata dal curatore indipendente di Singapore June Yap – ha raccolto le opere di 22 artisti celebri e meno celebri, mentre al suo fianco era allestita la mini-personale del vietnamita Danh Vo, vincitore nel 2012 del Gugghenheim Hugo Boss Prize. Dimenticavo poi quella dedicata alle delicate opere su carta dell’indiana Zarina HasmiIl. Nessuna premonizione dunque, piuttosto un processo just in time.

Aldo Premoli
trend forecaster
direttore di tar magazine

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #15

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato l’Associazione e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.