Manabile per giovani artisti, VI. Luca Francesconi

All’artista Luca Francesconi spetta l’onore e l’onere di chiudere il ciclo di interventi tratti dal “Manabile per giovani artisti” pubblicato da Libri Aparte. Intervento conclusivo e durissimo.

Luca Francesconi, Untitled, 2010, installazione con ottone, loto, pietra, vetro, orzo, dimensioni variabili

Gli equivoci non sono sempre errori, ma senza equivoci non potremmo fare molte delle cose che facciamo. Anche in questo istante mi trovo a scrivere d’un equivoco: certamente l’idea che la carriera di un artista possa essere tema di discussione è un punto di vista fuori fuoco. Non se ne può trattare in quanto non è una professione.
Altro fraintendimento è che io possa scrivere, o descrivere, il mio percorso. A 33 anni, al massimo, una persona può chiacchierare con un amico, parlando del più e del meno, ma qualsiasi consiglio metta in tavola non può che essere una forma di nostalgia. Ed io non voglio sembrar più nostalgico di quanto già non sono. Penso sia un buon inizio tenersi lontani da chi parla troppo al passato, specie s’è il suo passato.
Nei momenti più neri, momenti, va detto, che penso tutti possano aver trascorso per un motivo o per l’altro, ad esempio professionale, sentimentale, economico, famigliare che sia, in quei momenti, dicevo, anch’io ho fatto il grave errore di parlare della mia situazione ad amici. Culminando in un delta d’inestricabili giudizi, in meandri da cui, comunque, nessuno sarebbe potuto uscire con il buon senso. Arrivati a quel punto era inevitabile la frase dell’amico che consigliava di vedere un film o leggere un libro, perché descriveva le situazioni emotive in cui ci trovavamo. Sono stato su entrambe le sponde di quel “fiume”: quella del consigliante e quella del consigliato. Oggi sono perfettamente convinto che ogni indirizzo che si fornisce a qualcuno, ed in particolar modo se questo tratta della lettura o della visione d’un film, è una forma educata di menefreghismo.

Gian Maria Tosatti, Space #04, 2012, installazione ambientale
Gian Maria Tosatti, Space #04, 2012, installazione ambientale

Adoperare o meno questo menefreghismo è all’origine del lavoro di uno studente d’arte.
Abbassare il più possibile i modelli e le proposte verso gli studenti d’arte è stato un virus malefico, almeno quanto lo è stato quello di alzarli troppo, rendendoli ugualmente irraggiungibili. E’ nata pertanto una spirale al ribasso che in breve tempo ha annullato, rendendola molto ardua, la possibilità degli studenti di riuscire a trasformare in professione la propria passione. Nessuna carriera era decente, fuorché quella di poche intangibili figure del mondo dell’arte, senza mezze vie e senza scale di grigio. Un parametro così trovo faccia comodo ad un’infima classe media di operatori, la quale vive i traguardi del proprio “prossimo” con astio, non si valorizza dall’interno e per tanto mira ad un livellamento verso il basso per darsi ragione nei propri insuccessi. Del resto una buona domanda che io vorrei rivolgere ad uno studente è questa: “Come possiamo accettare l’insegnamento di chi non è mai stato o non è più parte del sistema che dovrebbe rappresentare?”. Io ho lasciato il Dams anche per questo. L’idea che m’ero fatta di Bologna l’avevo costruita attraverso film come Tutti giù per terra, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, o dei miti come il Boccalone di Enrico Palandri, Radio Alice, Radio Città del Capo, l’underground e tutto il resto. Sembrava fosse bello, appena ho avuto una patente per le mani, ancora appeso all’ultimo anno di liceo, frequentare centri culturali come il Livello 57, il Binario Zero e l’Aquarius a Reggio Emilia, soprattutto. I miei canoni estetici erano (purtroppo?) quelli, al tempo in cui internet era ancora inaccessibile. Ed ero davvero speranzoso questa realtà io la potessi vivere in diretta, studiandola all’università.

Cinzia Benigni, Tauromachia, 2013, acquatinta e acquaforte su carta rosaspina, 15 x 20 cm
Cinzia Benigni, Tauromachia, 2013, acquatinta e acquaforte su carta rosaspina, 15 x 20 cm

Ciò in cui mi trovai invischiato – invece – erano inutili file in segreteria, lezioni in oceanici anfiteatri stipati da altri come me, professori assenti, esami rimandati lasciando un biglietto scritto a mano fuori dalla porta, e non posso dire d’aver preso parte a corsi di terz’ordine. Eppure: tant’è. Erano solo i primi assaggi di qualcosa oggi molto più chiaro, ovvero che coloro che “bruciarono” il mondo nel ’68, ora sono un limite che noi paghiamo a prezzo altissimo: andandocene all’estero. Che poi è quello che ho fatto anch’io. Rendendomi conto ch’esiste una formazione non utopica e non distaccata dal reale. Ma non temete, non lo dico con orgoglio: una sconfitta generazionale sbandierata in modo muscolare è solo una forma di giustificazione, e ignoranza. Differentemente, io vorrei svoltare. Ci provo, per quanto posso.
Basta. Non ho nient’altro da raccontarvi riguardo la mia “carriera”, il resto potete vedervelo sul sito. Soprattutto, il mio percorso è talmente breve che rischierei di esser ridicolo a fornire suggerimenti.

Luca Francesconi

Andrea Mastrovito & Cinzia Benigni (a cura di) – Manabile per giovani artisti
Libri Aparte, Bergamo 2013
Pagg. 120, € 8
ISBN 9788895059280
http://www.libriaparte.it/